Il Trattato sulle armi convenzionali in Europa (CFE), nella sua versione originale, venne siglato nel 1990, un anno prima del collasso dell’Unione Sovietica e tre mesi prima della dissoluzione del Patto di Varsavia. Fu firmato da sedici Paesi membri della NATO e sei appartenenti al Patto di Varsavia, entrando in vigore nel 1992. Esso imponeva strette limitazioni quantitative all’equipaggiamento militare pesante consentito alle parti firmatarie, e stabiliva vincoli ancora più severi al dispiegamento delle truppe russe nei distretti di Leningrado e del Caucaso meridionale, che non potevano quindi essere spostate senza previa notifica e successivo consenso espresso dalla NATO.
La fine della Guerra Fredda e la dissoluzione del Patto di Varsavia privò immediatamente di significato le limitazioni del Trattato CFE. La NATO si è allargata a 26 Stati, con l’ingresso di molti Paesi ex comunisti; sia la NATO che la Russia hanno rapidamente diminuito i loro armamenti scendendo ben al di sotto dei limiti del Trattato.
Per adattare il Trattato CFE alla nuova realtà, nel 1999 ne venne elaborata una versione aggiornata che prevedeva limiti non per blocchi militari ma per singoli Stati. Dei 30 che hanno firmato questa versione “Adattata”, solo quattro – Russia, Bielorussia, Ucraina e Kazakhistan – l’hanno ratificata. I membri della NATO si sono infatti pretestuosamente rifiutati di ratificarla prima che la Russia avesse ritirato le propria presenza militare dalla Georgia (da cui le truppe russe sono state definitivamente sgomberate nel novembre 2007) e dalla Moldavia (dove permane un piccolo contingente di peacekeeping nella regione secessionista della Transnistria), secondo una dichiarazione volontaria che la stessa Russia aveva precisato non ritenere vincolante. Inoltre, quattro nuovi membri della NATO – le tre repubbliche baltiche e la Slovenia – si sono rifiutate di unirsi al Trattato CFE nonostante l’Alleanza Atlantica si fosse pubblicamente impegnata in questo senso.
Il Trattato Adattato non è quindi mai stato operativo ed è servito solo come uno strumento per limitare la libertà russa di occuparsi della propria sicurezza senza imporre simili restrizioni alla NATO, la quale adesso ha un numero tre volte superiore in equipaggiamenti militari pesanti (aerei, carri ed artiglieria) rispetto alla Russia (che, i suoi, li ha pure spostati dietro gli Urali). Ciò ha indotto il presidente Putin a tentare di raggiungere un compromesso con gli altri Stati firmatari nell’ambito di una conferenza convocata nel giugno 2007 a Vienna. La moratoria del Trattato, annunciata nel successivo autunno, è stata provocata dal mancato raggiungimento di un intesa nella capitale austriaca: così facendo, la Russia non si è ritirata ma ha dichiarato che non lo metterà più in pratica sino a quando non sarà ratificato anche dagli altri firmatari. Il principale dei quali, gli Stati Uniti d’America, si sono ritirati unilateralmente dal Trattato anti missili balistici (ABM) nel 2001 ed ora progettano l’installazione di missili intercettori e sistemi radar alle porte del territorio russo.
Al nuovo inviato presso gli uffici NATO di Bruxelles, Dmitry Rogozin, non mancherà certo il lavoro.
Il Trattato sulle armi convenzionali in Europa
Aprile 13, 2008 di byebyeunclesam

Conventional forces treaty a year after Russia’s moratorium
http://en.rian.ru/analysis/20081118/118379982.html
il commentatore militare Nikita Petrov ricapitola la situazione venutasi a creare a distanza di un anno dalla moratoria dichiarata dalla Russia e sottolinea: “Georgia used the situation to build up its offensive capability, buy a huge amount of heavy weaponry in excess of its defense requirements and the CFE quotas, but its partners preferred to disregard these developments. The result was the August war in the Caucasus.”
Patriot missiles in Poland justify CFE moratorium – Russian analyst
MOSCOW, February 26 (RIA Novosti) – The future placement of U.S. Patriot air defense systems in Poland is another reason for Russia to maintain its moratorium on a major arms reductions treaty in Europe, a Russian analyst said on Thursday.
Polish Foreign Minister Radoslaw Sikorski said on Wednesday that a battery of U.S.-manned Patriot systems would be placed in Poland regardless of the prospects for the deployment of a U.S. missile defense base in the country.
“It is another reason for us not to return to the Conventional Forces in Europe treaty [CFE],” said Vladimir Anokhin, vice president of the Academy of Geopolitical Problems, a Moscow-based think-tank.
(…)
According to Anokhin, the possible deployment of Patriot missiles in Poland “will only complicate the current negotiations between Russia and Europe [on the CFE treaty], although the move itself would hardly threaten Russia’s defense capability.”
“We have no plans to attack Poland, so these guys [the Poles] are simply puffing their chests out, trying to create an image of an important country,” the analyst said.
http://en.rian.ru/russia/20090226/120320593.html