Europa, destinazione turistica

Vecchia e nuova Europa, non significate nulla, non siete nulla. Siete una colonia americana. Tirate giù le vostre bandiere, esponete quella americana e riconoscete il vostro status coloniale. Siete una destinazione turistica esotica. È l’unica cosa che siete in grado di fare.
Scott Ritter, ex-capo ispettore degli armamenti per le Nazioni Unite.

Nel 2001, George Bush annuncia il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal trattato ABM contro i missili balistici, che fino ad allora aveva garantito una certa stabilità internazionale. Poco tempo dopo, gli Stati Uniti avviano trattative segrete con la Polonia e la Repubblica Ceca per realizzare il cosiddetto “scudo antimissile”, che prevede la dislocazione di missili intercettori nella prima e di una base radar nella seconda.
In seguito, il governo ceco dichiara che il progetto è stato approvato all’interno della NATO, quando a tutt’oggi molti Stati membri continuano ad essere contrari. È stato inoltre detto che non accettare questo piano significherebbe dividere l’Europa: si è visto però come questo di fatto stia già accadendo, nell’ambito della strategia statunitense di “geopolitica del caos” di cui l’indipendenza del Kosovo e Metohija dalla Serbia rappresenta solo l’ultimo tassello.
Il governo ceco ha poi cercato di minimizzare l’importanza della struttura dove dovrebbe essere installato il radar, ma – com’è noto – i governi dei Paesi ospiti hanno un controllo pressoché simbolico sulle basi statunitensi presenti nel loro territorio.
Nel febbraio 2007, il governo ceco ha quindi cominciato a discutere ufficialmente con quello degli Stati Uniti pur sapendo bene che la maggioranza della popolazione è contraria ed oltre il 70% vorrebbe che la decisione fosse presa tramite un referendum.
Da anni viene detto che lo scudo antimissilistico è fondamentalmente pensato come difesa da una minaccia iraniana che appare però solo teorica: secondo il rapporto di sedici agenzie statunitensi di intelligence, l’Iran ha smesso di lavorare alla produzione di armi nucleari già nel 2003 (e nemmeno possiede, e possiederà in tempi brevi, missili in grado di raggiungere il suolo europeo).
Pare dunque evidente che questo sistema non serve come protezione dall’Iran o dalla Corea del Nord, ed alcuni esperti militari arrivano ad affermare che esso sarebbe del tutto inefficace anche contro le migliaia di testate atomiche a disposizione della Russia.

Quali sono le aziende direttamente interessate alla costruzione dello scudo antimissile, e quali i loro strumenti di pressione sull’opinione pubblica?
Qual è la posizione dei Paesi europei, ed in particolare il ruolo dell’Italia?
Cosa possiamo aspettarci nel futuro immediato? Quali sono i mezzi a disposizione dei cittadini e del movimento di protesta?

Questo video, diviso in due parti per una durata complessiva di circa 18 minuti, tenta di fare il punto della situazione e di tracciare le possibili risposte:

La versione americana della colonia è la base militare

Pur in presenza di un debito estero da capogiro, oltre 8.000 miliardi di dollari nel 2007, il bilancio militare degli Stati Uniti ha superato i 625 miliardi durante lo stesso anno e raggiungerà i 640 nel 2008 (in confronto ai 47 della Russia ed ai 43 dell’intera Unione Europea…). Alla fine degli anni settanta, esso ammontava a circa 100 miliardi, era triplicato all’inizio degli anni novanta, nel 2001 era pari a 404 miliardi. Nel 2006 corrispondeva al 3,7% del Pil statunitense ed a poco meno di mille dollari procapite.
Certo, c’è da dire che gli Stati Uniti mantengono 700 e più installazioni militari (il numero non è definibile in modo certo, per motivi di segretezza) in Europa, Africa, Vicino Oriente, Golfo Persico, Asia Centrale, Oceania ed Estremo Oriente, ed in mare una forza aereonavale di 9 portaerei, 75 sommergibili ed uno stuolo di incrociatori, fregate lanciamissili, corvette e naviglio di difesa costiera, scorta ed appoggio.
Secondo il Rapporto Gelman, militari statunitensi sono presenti in 156 Paesi mentre le basi militari sono installate in 63 Stati di quattro continenti. Con quelle del territorio metropolitano e dei loro possedimenti, le basi coprono una superficie totale superiore a 2 milioni di ettari, cosa che fa del Pentagono uno dei più grandi proprietari terrieri del pianeta.
Il numero totale di personale civile e militare statunitense residente in permanenza fuori dal territorio metropolitano è stimato, anche se fluttuante, in 366.000 unità. Di questi, 116.000 sono di stanza in Europa, di cui 75.000 circa in Germania. Secondo le statistiche del Dipartimento della Difesa statunitense, riferite al 31 dicembre 2005, circa 271.000 di queste unità sono di personale militare: 96.000 operano in Paesi Nato, e l’Italia ne ospita più di 11.000. Non meno significativi i contingenti dispiegati in Giappone (35.000) e Corea del Sud (30.000).
L’operazione Iraqi Freedom è condotta da 207.000 effettivi, quella Enduring Freedom in Afghanistan da 20.400: di questi, una percentuale di circa il 10% è stata dislocata a partire dai contingenti statunitensi sparsi nel mondo (in particolare, dalla Germania).
Per la gestione del centro di detenzione di Guantanamo, dulcis in fundo, sono impiegati circa 1.000 soldati.

Le statistiche ufficiali, per quanto accurate, mancano di menzionare alcuni importanti insediamenti: ad esempio, il Base Structure Report del 2003 non nominava l’immensa base di Camp Bondsteel in Kosovo, e diversi altri insediamenti in Afghanistan, Iraq, Israele, Kuwait,  Qatar e Kirghizistan,ed Uzbekistan. Nemmeno citava importanti infrastrutture militari e spionistiche presenti nel Regno Unito, a lungo convenientemente classificate come basi dell’aviazione britannica.
Usando onestà, probabilmente si arriverebbero a contare non meno di 1.000 installazioni militari statunitensi in Paesi stranieri, ma nessuno – allo stato attuale neanche lo stesso Pentagono – è in grado di determinare questa cifra con certezza.

Alcune curiosità, per finire:
– alla base di Camp Anaconda, vicino a Baghdad, sono in funzione nove linee di autobus interne per trasportare i soldati ed il personale civile nel suo perimetro di 25 kmq;
– negli ospedali militari delle basi all’estero è proibito, alle 100.000 donne che vivono in esse (comprese quelle che ivi lavorano, mogli e congiunte dei soldati), sottoporsi ad operazioni di aborto;
– la base di Camp Lemonier a Gibuti, storico insediamento della Legione Straniera Francese, oggi è occupata da quasi 2.000 soldati statunitensi, a presidio dell’ingresso al Mar Rosso;
– fra i numerosi progetti di nuove basi (loro lo chiamano “riposizionamento”), gli Stati Uniti pensano di mettere sotto il loro diretto controllo un’area pari a quasi un quarto dell’intera superficie del Kuwait, dove organizzare i rifornimenti del contingente impiegato in Iraq e consentire ai burocrati della cosiddetta Zona Verde di Baghdad di “ritemprarsi” (lontano dagli ormai quotidiani tiri di mortaio della resistenza irakena…).

Un tempo, era possibile tracciare la diffusione dell’imperialismo contando il numero di colonie sparse per il mondo.
La versione americana della colonia è la base militare.

Una buona ragione per aver rifiutato la Costituzione Europea

Sognate un’Europa che costruisce una politica di pace portando avanti una politica indipendente dagli Stati Uniti?
La Costituzione Europea, sonoramente bocciata dai cittadini francesi ed olandesi nella primavera del 2005, avrebbe permesso all’Unione Europea di impegnarsi in operazioni militari offensive anche a migliaia di chilometri dalle sue frontiere. E, precisava, sarebbero stati rispettati gli obblighi derivanti dal Trattato del Nord-Atlantico per quegli Stati membri dell’Unione Europea che considerano la loro difesa comune realizzata nel quadro di tale patto.
Per essere chiari: l’Europa è sottoposta agli Stati Uniti – ed alla loro supremazia militare – attraverso la NATO.
La pace, invece, dipende dalla capacità dell’Europa di trovare una centralità politica come “grande spazio” autonomo, orientato a svolgere una funzione di equilibrio strategico in un mondo policentrico, o multipolare che dir si voglia. In tal senso, l’Europa dovrebbe essere sempre meno “occidentale” e sempre più “europea”.

Vicenza: i conti non tornano

VICENZA, 26 MAG – Il carteggio relativo alla realizzazione della nuova base USA di Vicenza e’ stato reso disponibile, oggi, al Codacons. Lo ha reso noto lo stesso Codacons indicando che, da una prima visione della carte messe a disposizione dal ministero della Difesa, emergerebbero alcuni aspetti poco chiari.
Sembrerebbe, secondo quanto detto dall’associazione dei consumatori in una nota, che l’autorizzazione al progetto sia avvenuta prima della necessaria valutazione di impatto ambientale (Via). I legali del Codacons hanno chiesto inoltre di ottenere sia il progetto presentato l’11 giugno 2007, sia gli atti emessi dal Commissario governativo, dal comune di Vicenza e dall’esercito americano, oltre che il consenso del Governo.
Il ministero della Difesa – ha riferito il Codacons – ha chiesto 48 ore di tempo per consultare gli organismi superiori al fine di valutare quali documenti siano da considerare riservati e quindi non accessibili. La vicenda amministrativa avra’ un’ulteriore passaggio al Tar il 18 giugno.
(ANSA).

Gente di classe, in culo al mondo

ROMA, 26 MAG – Sabato 7 giugno il Ministro degli Affari Esteri Franco Frattini interverrà alla diciannovesima edizione del Workshop internazionale organizzato dal Consiglio per le Relazioni fra Italia e Stati Uniti, che si terra’ a Venezia presso il San Clemente Palace Hotel, sull’isola di San Clemente. Lo rende noto la Farnesina.
Nel corso del convegno, al quale parteciperanno esponenti del mondo
della politica, della cultura, dell’industria e della finanza italiani e stranieri, verranno affrontati alcuni dei grandi temi di attualita’
internazionale.
I giornalisti e i cine-foto-operatori interessati a seguire l’evento -
informa inoltre la Farnesina – potranno reperire ulteriori informazioni
ed accreditarsi direttamente presso l’ente organizzatore entro il 30
maggio 2008 (tel. 06/3222546, fax 06/3201867, www.veniceworkshop.com).
(ANSA).

Una tigre nel motore

Attraversa 6 Regioni, 17 Province e 136 Comuni italiani. Totalmente finanziato dall’Alleanza Atlantica, e’ stato costruito negli anni Sessanta per rifornire in modo autonomo e continuativo carburante Jet A1 (kerosene) ai velivoli dislocati negli aeroporti militari di tutta Europa.
Il suo nome è NATO-POL (acronimo che sta per Petroleum Oil Lubrificant) ed è un sistema completo di terminal marini, depositi di stoccaggio sotterranei e gruppi di pompaggio: una rete di oleodotti le cui condutture corrono per oltre 11.000 chilometri, dal mare fino al cuore dell’Europa.
Il sistema POL è una delle infrastrutture NATO meno note: la frazione italiana della rete – denominata North Italian Pipeline System (NIPS) – raggiunge le basi USA-NATO di Ghedi (Brescia), Aviano (Pordenone), Rivolto (Udine) e Cervia (Ravenna), nonché altre infrastrutture utilizzate esclusivamente dall’Aeronautica Militare Italiana. Dal terminale marino di Vezzano, in Val Mulinello, nei pressi di La Spezia, giunge al nodo di Collecchio (Parma) e lì si ramifica in tre direzioni, per un’estensione complessiva pari a circa 850 chilometri. Importanti depositi si trovano anche a Mestre, ad Augusta per rifornire la base US Navy di Sigonella, ed a Taranto.
Un braccio arriva fino in Germania, attraversando l’Austria. Un altro capo è in Portogallo, a Lisbona, dove un intero molo è riservato al NATO-POL. Altri depositi sono in Gran Bretagna. Reti analoghe a quella italiana sono inoltre presenti in Norvegia, Grecia e Turchia. Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Olanda sono invece collegate da un sistema centrale europeo.
Di approfondirne la natura si era fatto carico il senatore Severino Galante (PdCI), con un’interrogazione parlamentare in cui chiedeva al governo italiano chiarimenti in merito alla segretezza dell’oleodotto e ad un’eventuale autorizzazione concessa alla NATO per ampliarlo nel tratto che da Vicenza (dove recentemente si è verificato un guasto) porta ad Aviano. L’allora ministro della Difesa Parisi si era affrettato a precisare che “l’aeroporto Dal Molin di Vicenza non è alimentato da tale rete” e che l’opera non riveste “carattere di segretezza” in quanto il tracciato è punteggiato, ogni duecento metri, da un cartello con la dicitura “Amministrazione dello Stato”.
Il combustibile dalle petroliere approdate a La Spezia viene riversato in Val Mulinello fino a 20.000 litri all’ora, quindi stoccato in serbatoi di cemento armato rinforzati da una lamina in acciaio e ricoperti di terra, non solo per impedire eventuali sversamenti ma anche per protezione da ipotetici attacchi. La portata dell’oleodotto nella parte italiana raggiunge, secondo dati aggiornati al 1999 (durante l’aggressione NATO alla ex Jugoslavia) un massimo di 1 milione e 600mila litri al giorno. Logisticamente, esso dipende dall’Aeronautica Militare Italiana (AMI), ed in particolare dal Comando situato presso l’Aeroporto di Parma, in via Cremonese 35.
La gestione e la manutenzione dell’impianto in Italia sono invece affidate alla società privata IG (Infrastrutture e Gestioni) S.p.A., con sede a Roma in via Castello della Magliana 75. Controllata dalla holding francese Technip, la IG vanta una consolidata esperienza tecnica ed organizzativa acquisita in oltre trenta anni di attività nei settori della realizzazione e gestione di impianti industriali ed infrastrutture in Italia ed all’estero, in campo civile e militare.
Il relativo contratto, stipulato nel 2000 con la Direzione Generale degli Armamenti Aeronautici del Ministero della Difesa, ha durata di 14 anni e comprende: l’esercizio con presa in consegna e riconsegna nelle aree di impiego dei prodotti petroliferi; la manutenzione ordinaria e straordinaria;
il controllo delle servitù e concessioni; i servizi tecnici; l’addestramento del personale; la custodia delle aree; il management generale.
Qualcuno, argutamente, ha parlato di “Gladio dei carburanti”.

English version

A tiger in their tank

translation: M. Zanarini

It runs across 6 Regions, 17 Provinces e 136 Municipalities in Italy. Completely funded by the Atlantic Alliance (NATO), it was built in the Sixties in order to supply in a continuous and autonomous way the aircrafts based in the military airbases all around Europe with Jet A1 fuel (Kerosene).
Its name is “NATO-POL”(which means Petroleum Oil Lubricant) and it’s a complete system of marine terminals, underground storage depots and pumping units: a pipeline network that runs for more than 11.000 Km, from the sea to the heart of Europe.
The POL system is one of the least-known parts of NATO infrastructure: the Italian section of the network – called North Italian Pipeline System (NIPS) – carries fuel to the US-NATO bases in Ghedi (Brescia), Aviano (Pordenone), Rivolto (Udine), and Cervia (Ravenna), as well as to other infrastructure used by the Italian Air Force.
From Vezzano marine terminal, in Val Mulinello, near La Spezia, it goes to the Collecchio (Parma) hub, from where it takes three directions, for a total length of about 850 Km.
Some important storage depots are located in Mestre, in Augusta to supply the Sigonella US Navy base, and in Taranto.
One branch goes to Germany, via Austria. Another one arrives in Lisbon, Portugal, where it has been assigned an entire wharf.
More depots are in Great Britain. Other networks, similar to the Italian one, are in Norway, Greece and Turkey, while Belgium, France, Germany, Luxembourg, and the Netherlands are connected by a European central system.
Senator Severino Galante (PdCI) tried to know something more about it, with a parliamentary interrogation in which he seeked explanation from the Government on the secrecy around the pipeline, asking if an authorization had been released to NATO to expand the network in the segment running from Vicenza (where a failure has recently taken place) to Aviano.
The Former Defence Minister Parisi answered that “Dal Molin airport in Vicenza is not supplied by this network” and that the infrastructure is not under “any secrecy order”, because every 200 metres it’s possible to see a sign with the words “State Administration” written on it.
The fuel is carried to Val Mulinello, from the tankers arrived in La Spezia, at a speed of 20.000 litres per hour, and then stored in concrete tanks reinforced with sheet steel and covered with earth, in order to prevent spills and to protect them from possibile attacks.
The maximum capacity on the Italian side is of 1,6 million litres per day, as of 1999 (at the time of the NATO aggression on former Jugoslavia). Logistically, it depends from the Italian Air Force (AMI), precisely from the Command based in Parma airport, at 35, Cremonese Street.
The company entrusted with the management and maintenance of the plant in Italy is “IG” (Infrastrutture e Gestioni) S.p.A., based in Rome at 75, Castello della Magliana Street.
“IG” is a subsidiary of the French engineering company “Technip” and has been working for more than 30 years in the implementation and management of industrial plants and infrastructure, in Italy and abroad, both in civil and in military engineering, developing considerable technical and organizational experience.
The contract, signed in 2000 with the Directorate-General for Aircraft Weapons of the Ministry of Defence, has a duration of 14 years and includes: management of petroleum products, with receipt and delivery in the areas of use; ordinary and extraordinary maintenance; control over easements and concessions; technical services; staff training; area guarding; general management.
Someone sharply called it “Fuel Gladio”.

Italian version