Il sito dove dovrebbe essere installato il radar dello scudo antimissilistico USA nella Repubblica Ceca è un vecchia base dell’esercito sovietico, adesso terreno di manovra dell’esercito ceco, ad 80 km dalla frontiera tedesca ed a 70 km da Praga. Il terreno confina con il minuscolo (80 abitanti) comune di Trokavec, dove il 17 marzo 2007 si è svolto un simbolico referendum durante il quale 71 dei 72 votanti si sono espressi contro l’installazione del radar. Prendendo esempio dall’iniziativa del sindaco di Trokavec, diversi altri primi amministratori della regione hanno organizzato a loro volta delle consultazioni pubbliche, non prima di aver rifiutato la proposta di aiuti finanziari proveniente dal governo ceco in cambio del loro assenso all’installazione della base. Aiuti che sono stati qualificati come “pizzo”.
Sulle altitudini del vicino paese di Jince ci sono invece le due vecchie caserme, con campi di gioco e parcheggi rifatti a nuovo, che dovrebbero ospitare i 200 soldati statunitensi addetti al radar con potenza di 500 megawatt (tanti da far ipotizzare a molti, effetti non proprio benefici sulla salute, causa inquinamento elettromagnetico).
Secondo i sondaggi più recenti, quasi il 70% dei cechi si oppone all’installazione dello scudo, con l’opposizione socialdemocratica, i comunisti ed i pacifisti che chiedono a gran voce, ma inascoltati, un referendum popolare in merito. Nulla in tal senso è sortito dalla massiccia manifestazione dello scorso 17 novembre 2007, che ha visto scendere in piazza decine di migliaia di persone.
D’altro canto, chi in un referendum (locale) aveva avuto la possibilità di pronunciarsi, come gli ungheresi di Pécs il 4 marzo 2007 a riguardo della prevista costruzione di un’altra stazione radar della NATO (sul monte Tubes), è rimasto deluso. Il mancato raggiungimento del quorum necessario per poterne convalidare l’esito – quasi plebiscitario, con oltre il 90% dei votanti contrari – ha reso inutile lo sforzo e fatto infuriare i promotori. Essi hanno infatti sottolineato che in occasione del referendum (nazionale) per l’ingresso dell’Ungheria nella NATO era stato previsto che, se l’affluenza fosse risultata inferiore al 50%, per renderlo valido sarebbe bastato che almeno il 25% degli aventi diritto si fosse espresso con un voto, favorevole o contrario. Condizioni che effettivamente si verificarono, inducendo in seguito taluni osservatori maliziosi ad affermare che la soglia di accettabilità fosse stata abbassata appositamente tenendo conto dei sondaggi effettuati prima delle consultazioni.
Radar antimissile, dove e come
Maggio 12, 2008 di byebyeunclesam

Abito a 30 km. da Aviano. Da lì sono decollati i bombardieri
che hanno distrutto Belgrado, su ordine del “noto” m.dalema (cameriere baffettato, che lavora per la casa
bianca).Cosa siano queste basi, realmente nessuno lo sa,
in quanto non è tanto quello che vedi in superfice, piste,aerei etc., ma è quello che c’è sotto che veramente
fa paura, quello che non si vede. Km. di tunnel, magazzini
di stoccaggio etc., praticamente è come se la base fosse stata rivoltata, sopra: piste ,aerei militari etc., sotto: ?…..
salute a tutti. Piero
ps) complimenti per gli ottimi articoli.
grazie per i complimenti, piero.
da oggi per alcuni articoli è presente la versione in lingua inglese (vedi categoria “english corner”), speriamo così di dare maggiore diffusione ai contenuti del blog, anche con la collaborazione di voi lettori in un fondamentale passaparola.
500 megawatt ??
Da dove hai preso questa informazione? E’ sicura? Perchè si tratta di un dato incredibile. Sicuramente si tratterà di potenza di picco, ma resta comunque la metà della potenza generata da un reattore nucleare di medie dimensioni. Che poi con le nuove tipologie di radar esistenti possono essere utilizzati come arma EMP. Nel nuovo caccia F-22 è previsto che la potenza di picco di 10/20 kilowatt possa mettere fuori uso un radar di un aereo nemico. Con 500 megawatt possono buttar giù quasi tutto.
così dicono le fonti, precisando che si tratta del radar attualmente installato sull’atollo di Kwajalein nell’Oceano Pacifico il quale subirà apposite modifiche