Mentre il famigerato “Camp Delta” di Guantanamo Bay, a Cuba, è ormai destinato alla chiusura e viene oggi progressivamente svuotato dai suoi – cosiddetti – “ospiti”, il Pentagono ha nel frattempo ampliato quella che si può a buon titolo definire la madre di tutte le prigioni statunitensi della vergogna: il centro di detenzione militare presso l’aeroporto di Bagram, a nord di Kabul, dove nel 2002 vennero sperimentate le tecniche d’interrogatorio successivamente esportate – vista la loro “efficacia” –ad Abu Ghraib e nella stessa Guantanamo.
Bagram, con la progressiva dismissione della prigione cubana, ha di fatto preso il suo posto come centro di detenzione in via definitiva: mentre a Guantanamo oggi rimangono 275 degli iniziali 775 detenuti, a Bagram essi sono cresciuti fino agli attuali 630. L’unica organizzazione che abbia un accesso – limitato – a Bagram, la Croce Rossa Internazionale, ha già denunciato che nella “nuova Guantanamo” i detenuti vengono trattati peggio che nella vecchia, sottoposti a “trattamenti crudeli contrari alla Convenzione di Ginevra”.
Ad ideare questi sistemi di interrogatorio fu il capitano Carolyn Wood, una soldatessa di trentaquattro anni, comandante del plotone di interrogazione, che nel 2003 venne pure premiata con una medaglia al valore per il suo “servizio eccezionalmente meritevole”. Nell’estate di quell’anno, la signora – che, a dire il vero, si fa fatica a chiamarla tale – Wood e la sua squadra vennero trasferiti in Irak con il compito di insegnare i loro metodi ai carcerieri di Abu Ghraib. Lì, ella fece affiggere un cartellone d’istruzioni che prevedeva in maniera dettagliata il ricorso alle tecniche sperimentate a Bagram, compresi la sospensione al soffitto e l’utilizzo dei cani. Il fatto che nell’estate del 2007 gli statunitensi abbiano lasciato la gestione di Abu Ghraib in mano agli irakeni, non rassicura comunque sulla sorte di coloro che continuano ad esservi detenuti.
Guantanamo si è spostata in Afghanistan
Giugno 16, 2008 di byebyeunclesam

E questa sarebbe la cultura che, la nazione più democratica
del mondo,vorrebbe esportare da noi.
LaRussa, che è un fascista tosto, non vedeva l’ora di allungare i suoi 2 metri di lingua e leccare per bene il culo
dei rappresentanti dei civilizzatori, eh si! L’amerika (nord)
ha 250 anni di storia mica 2000…. come noi.
Saluti. Piero
beh, veramente anche in america del nord (come in quella centrale e meridionale) c’erano degli indigeni, dalla pelle rossa, che si è provveduto a sterminare.
purtroppo, secoli di storia alle spalle non sono sufficienti a far capire quelle due o tre cosucce fondamentali sugli atlantici che popoli molto meno istruiti e “vissuti” hanno già compreso da un pezzo
Sul numero di questa settimana di Time, c’è una inchiesta sull’uso smodato di psicofarmaci da parte dell’esercito Usa.
Prozac ed altri leccalecca antidepressivi dati senza controllo medico. E ci meravigliamo di quello che combinano! Chissà il Capo come si impasticca. Lo avete visto durante il viaggio in Italia. Finalmente è alla frutta.
il suo potrebbe essere un addio “con il botto”…
a proposito di Guantanamo e degli altri centri di detenzione si legga l’ottimo articolo del professor Danilo Zolo:
http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EkEFylypVuoblCCjPI.shtml
Le torture di Baghram,
di Loretta Napoleoni
Seicento persone sono rinchiuse in celle comuni come animali nello zoo, senza poter incontrare familiari né avvocati
Entro un anno si chiude Guantanamo, un limbo legale dove sono finite 245 persone. Il mondo applaude, ma la prigione è solo la punta dell’iceberg delle violazioni dei diritti umani commesse da George W. Bush.
Nella base di Baghram, in Afghanistan, c’è l’altra Guantanamo, non un limbo ma un girone dell’inferno. Seicento persone sono rinchiuse in celle comuni come animali nello zoo, senza poter incontrare familiari né avvocati.
Tecnicamente sono prigionieri di guerra, ma nessuno in quest’angolo maledetto di sabbia e roccia sa cosa siano le Convenzioni di Ginevra. Qui fino a poco tempo fa la tortura era di casa.
Nel 2002 due prigionieri afgani sono morti per i colpi subiti: i soldati statunitensi li avevano appesi al soffitto e massacrati con spranghe di ferro e mazze da baseball. Era di casa anche la pratica di inviare i prigionieri nei paesi arabi per essere interrogati sotto tortura.
La prigione, infatti, è nata come centro di smistamento dei detenuti e solo nel 2004 è diventata la destinazione dei “terroristi nemici di Bush”. Baghram ha così sostituito Guantanamo, che aveva scatenato troppe polemiche. Speriamo che la chiusura di Guantanamo sia il primo passo verso la fine di tutti gli abusi, e non l’ennesima trovata giornalistica.
http://www.internazionale.it/firme/articolo.php?id=21421
Afghanistan: Ex Detenuti Carcere Usa Bagram Denunciano Torture
(ASCA-AFP) – Londra, 24 giu – Ex detenuti del carcere di Bagram, la piu’ importante base militare americana in Afghanistan, hanno denunciato di aver subito numerose sevizie. E’ quanto emerge da un’inchiesta pubblicata oggi dalla Bbc. Incarcerati a Bagram tra il 2002 e il 2008, questi ex detenuti hanno raccontato alla Bbc di essere stati picchiati, privati del sonno o minacciati con dei cani. L’organo di informazione radiotelevisiva britannico ha interrogato 27 ex prigionieri che vivono in Afghanistan in un periodo di due mesi. Secondo la Bbc, questi ex prigionieri erano sospettati di appartenere ad Al-Qaeda o di essere dei talebani, o di sostenerli. Nessuno e’ mai stato incriminato, ne’ processato, e alcuni non hanno nemmeno ricevuto delle scuse dopo la loro liberazione. Il Pentagono ha respinto le accuse e ha assicurato che tutti i detenuti di Bagram sono trattati in modo umano.
l’inchiesta della BBC:
http://news.bbc.co.uk/2/hi/south_asia/8116046.stm
Lynndie England non è pentita
(ANSA) – ROMA, 14 AGO – L’ex soldatessa Lynndie England, ritratta vicino a prigionieri iracheni nudi nel carcere di Abu Ghraib (Iraq), non e’ pentita. A 5 anni dallo scandalo che fece vergognare l’America, Lynndie vive a Fort Ashby, West Virginia, con il piccolo figlio Carter avuto dal fidanzato, il caporale Charles Graner, del quale era innamorato.
”Lui mi ha detto: se mi ami, fallo. Non volevo deluderlo. E poi loro, gli iracheni, ci avrebbero fatto di peggio”, ha detto in un’intervista alla Bbc.
una mano di vernice fresca, sopra il marcio
(ASCA-AFP) – Washington, 14 set – Il Pentagono dara’ ai circa 600 prigionieri del centro di detenzione statunitense di Bagram, in Afghanistan, la possibilita’ di contestare la propria detenzione. Ad annunciarlo il portavoce del Dipartimento della Difesa, Bryan Whitman.
In virtu’ di certe nuove regole, alcuni responsabili militari americani saranno incaricati di aiutare i detenuti di Bagram, a nord di Kabul, a contestare le proprie detenzioni davanti ad un consiglio di riesame, ha spiegato Whitman confermando le voci trapelate nel weekend sulla stampa americana. Questi responsabili in uniforme ”guideranno” i detenuti nelle procedure amministrative e li aiuteranno a raccogliere informazioni e testimonianze, ha aggiunto. Il Pentagono spera cosi’ di ridurre la popolazione carceraria di Bagram.
The American military compound at and fanning out from the Bagram Air Field has been expanded from 3,993 to 5,198 acres since 2001 and is in the process of further enlargement. It already hosts some 25,000 U.S. troops and contractors and “a new parking ramp supporting the world’s largest aircraft is to be completed this spring….[I]t is continuing to grow to keep up with the requirements of an escalating war and troop increases.”
Regarding non-military personnel at Bagram and elsewhere in the nation, “Contractors in Afghanistan outnumber U.S. troops there” as they do in Iraq.
da Global Warfare USA: The World is the Pentagon’s Oyster.
US military operations in all major regions of the World,
di Rick Rozoff
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=16111
Kabul, 28 nov. – (Adnkronos) – Due ragazzi afghani di 16 e 17 anni hanno denunciato abusi e violenze subite durante la loro detenzione nel base americana di Bagram nel nord di Kabul. Lo rivela il Washington Post che intervistato i due giovani – Issa Mohammad di 17 anni e Abdul Rashid di 16 anni – che hanno raccontato di essere stati malmenati, fotografati nudi, privati del sonno e tenuti in totale isolamento per almeno due settimane di continui interrogatori riguardo ai loro presunti legami con i Talebani.