“Quando ero un giovane studente con una borsa di studio della NATO assegnatami per elaborare negli anni Settanta uno studio comparativo dei bilanci della difesa dei Paesi NATO, ebbi l’occasione di leggere il Rapporto Harmel del 1967: rimasi meravigliato dalla lungimirante affermazione che l’area del Trattato del Nord Atlantico non può essere considerata in isolamento dal resto del mondo. Crisi e conflitti che nascono fuori dell’area possono mettere a repentaglio la sua sicurezza sia in via diretta sia intaccando l’equilibrio globale.
Pierre Harmel come Manlio Brosio, allora Segretario Generale della NATO ed ex Presidente del Comitato Atlantico Italiano, erano certamente sulla giusta strada ed oggigiorno ne abbiamo conferma.
Stabilità e sicurezza non dipendono più dall’equilibrio delle forze, ma dalla cooperazione. Esse devono essere assicurate in tutto il mondo.” (grassetto nostro)
Parola del On. Prof. Enrico La Loggia, Presidente del Comitato Atlantico Italiano (C.A.I., appunto).
Si tratta di un Ente che svolge da cinquanta anni attività di studio, formazione ed informazione sui temi di politica estera, sicurezza ed economia internazionale, relativi all’Alleanza Atlantica. In ambito internazionale, il Comitato assicura la presenza dell’Italia in seno all’Atlantic Treaty Association (ATA), che è l’organo di raccordo tra la NATO e le pubbliche opinioni dei Paesi membri. In ambito nazionale, esso svolge attività di studio attraverso commissioni con competenza in diverse materie, dalle tematiche militari a quelle economiche, educative, relative a stampa ed informazione, etc. Quali attività di formazione ed aggiornamento culturale, il Comitato organizza corsi e promuove conferenze e dibattiti presso istituti accademici e scolastici su tematiche atlantiche. Nel campo dell’informazione, infine, esso è attivo su tutto il territorio nazionale attraverso una rete di associazioni periferiche ad esso aderenti, denominate Club Atlantici, dei quali coordina e promuove le iniziative.
Particolarmente attivo appare, in questo senso, il Club Atlantico di Bologna, organizzatore negli ultimi due anni di conferenze su “il ruolo dell’Italia nella NATO e nelle operazioni di mantenimento della pace” oppure su “l’Ungheria nell’ambito dell’integrazione europea ed atlantica” (sic). Appuntamenti centrali del calendario atlantico sono comunque gli annuali Forum Atlantici organizzati in prestigiose “location”. Nel settembre 2006, alla vigilia del Vertice NATO di Riga, ricercatori presso centri di studi strategici od accademie militari, decisori politici e parlamentari con il proprio “staff”, di età fra i venticinque ed i trentacinque anni, si sono riuniti al Centro Alti Studi per la Difesa a Roma ed hanno discusso – per tre giorni – di ruolo, capacità e missione della NATO, in considerazione delle sfide e minacce future. Nell’ottobre 2007, i lavori si sono svolti invece “nella straordinaria cornice di Palazzo dei Normanni” a Palermo, un’occasione di dialogo, di riflessione politica ed un contributo scientifico altamente qualificato, volti a promuovere “nuove prospettive di sicurezza e cooperazione nel Mediterraneo, Medio Oriente ed Asia”. Con la partecipazione, per la prima volta, anche di relatori provenienti dai Paesi aderenti all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, che – evidentemente – comincia a far sentire il proprio peso sullo scacchiere internazionale.
Un altro C.A.I.
Luglio 3, 2008 di byebyeunclesam

Vedo che siete sempre molto centrati sui temi che trattate e per questo ho inserito il vostro sito tra i link preferiti del nostro blog (http://www.velina-azzurra.blogspot.com/). Per simpatia vi consiglio di non perdere il vostro tempo con i comitati atlantici che conosco benissimo:sono un ciarpame inutile, stanze vuote, ammuffite e pure senza soldi, distintivo all’occhiello di vecchi professori e di ex politici super trombati. Già la nomina di La Loggia è stata -credo- frutto di un equivoco: non sapeva dove andava. Questi comitati non hanno mai neppure svolto il loro teorico ruolo istituzionale di fare informazione, pubblicità e lobbyng per conto dell’alleanza (quello che Byebyeunclesam denuncia). Non vi fate impressionare da qualche seminario per studenti. Cose inutili, puttanate senza alcuna influenza. Il discorso quindi va rovesciato: se ne avete voglia potreste partire come spunto dai comitati per spostarvi su Bruxelles e scoprire che l’intera struttura politica (e quindi anche di propaganda) della Nato è una pura finzione, un costosissimo baraccone (non a caso rimasto per mezzo secolo in prefabbricati) costruito fin dalle origini ad un solo scopo: fare da quadro e copertura alle periodiche “istruzioni” del locale ambasciatore Usa ai suoi colleghi “alleati” e agli organi ufficiali: segretario generale, comitato militare e comando unificato Shape. Le vere campagne informative della Nato le fanno i grandi media istituzionali, le agenzie di stampa, i commentatori dei corrieri e delle repubbliche e, un po’ meno rilevante, la rete dei giornalisti specializzati e all’occorrenza embedded. Avete presente il vecchio patto di Varsavia? Beh, dove’è la differenza?.
Cordialità
Claudio Lanti
molte grazie per il link, per l’apprezzamento e per il suggerimento: è certo che a noi serve indagare anche questo, ai diversi livelli, proprio per appurarne il grado di incisività, e non ci distoglie dalle campagne informative NATO svolte pervasivamente con mezzi che sono a un tempo occulti e sotto gli occhi di tutti.
cari saluti,
bbus