Mosca, 22 luglio – Il rappresentante russo presso la NATO, Dmitry Rogozin, ha chiesto che i leader occidentali responsabili del bombardamento della Jugoslavia nel 1999 siano processati da un tribunale speciale insieme all’ex presidente della Repubblica serba di Bosnia Radovan Karadzic. Lo riporta l’agenzia Interfax. ”Se il caso di Karadzic merita di essere considerato a L’Aja, allora accanto a lui sul banco degli imputati dovrebbero esserci coloro che hanno preso la decisione di bombardare persone completamente innocenti, centinaia delle quali sono morte durante la ‘democratizzazione’ dei Balcani da parte dell’Occidente”, ha dichiarato Rogozin a Bruxelles.
(ASCA-AFP)
Guai ai vinti
Luglio 23, 2008 di byebyeunclesam

Se sono d’accordo, sbaglio?
stiamo valutando seriamente l’eventualità di emigrare in Russia…
Anche noi paghiamo da 63 anni, con gli interessi, la colpa di aver perso la guerra.
Una Guantanamo che, per un paese come il nostro, può durare fino alla prossima glaciazione mondiale quando anche i nostri carcerieri se la vedranno brutta.
SERBIA: A 5 ANNI DAI BOMBARDAMENTI NATO
Le questioni sociali e le condizioni dei lavoratori
dopo la devastazione della guerra
a cura di Enrico Vigna, Presidente di SOS Jugoslavia
A Kragujevac in Serbia, Enrico Vigna, ha incontrato Cedomir Pajevic, vice segretario del Sindacato Disoccupati Samostalni della Zastava, e Ruzica Milosavljevic, ex segretaria del Samostalni di Kragujevac. Questa è l’intervista che ci dà un drammatico quadro della realtà serba post bellica.
Prima dell’intervista cerco in modo sintetico di dare un quadro informativo generale sulla situazione nel paese.
Il quadro sociale è in continuo peggioramento: aumento costante dei prezzi, processi di privatizzazione e svendita delle grandi aziende pubbliche e delle infrastrutture, smantellamento dello stato sociale, scuole, sanità e servizi ormai di fatto privatizzati o aggrediti da misure di liberismo sfrenato. La città di Kragujevac, che è definita dai giornali la “pianura della fame”, è la città con la più alta concentrazione operaia, non solo della Serbia, ma anche dei Balcani; oltre alla presenza della Zastava ( che era la più grande fabbrica metalmeccanica dei Balcani e al cui interno vi erano lavoratori di 26 etnie diverse), vi erano industrie tessili, alimentari, oltre all’indotto produttivo direttamente legato alla Zastava.
Oggi la situazione in numeri è questa: dei 36.000 dipendenti, ne restano ufficialmente 16.500, gli altri sono stati licenziati o indotti alle dimissioni. Questi 16.500 lavorano a rotazione, cioè mediamente 4-5.000 al mese e poi ne subentrano altri; quando lavorano percepiscono un salario medio di 165 euro mensili e nel periodo di non lavoro 70-80 euro mensili.
Secondo le statistiche ufficiali il paniere, cioè la spesa per soli generi di prima necessità per una famiglia di quattro persone in Serbia oggi è di 270 euro.
Essendo privatizzati o in fase di privatizzazione i servizi sociali, una gran parte delle famiglie non ha più luce e riscaldamento, migliaia sono sfrattate e si registra il dilagare di malattie dovute, da un lato alle conseguenze dei bombardamenti all’uranio, che cominciano ad emergere massicciamente
( tumori, leucemie e malattie della pelle in particolare), e dall’altro alle conseguenze di dieci anni di embarghi, sanzioni e guerre. Purtroppo il processo di privatizzazione della sanità impedisce alla stragrande maggioranza delle famiglie di comprare i medicinali ( che hanno prezzi occidentali) e quindi di potersi curare, ed anche in questo caso i bambini sono i più colpiti.
Acqua, luce, prezzi, affitti, riscaldamento hanno subito dal 2000 ad oggi, aumenti medi del 60-65%.
La stragrande maggioranza delle famiglie passa gli inverni senza riscaldamento o vivendo in una sola stanza riscaldata a legna, non potendo pagare le bollette del teleriscaldamento ( con temperature invernali che arrivano anche a 20° gradi sottozero). Infatti una delle riforme strutturali – sempre ovviamente per “democratizzare” il popolo serbo – è quella che prevede il recupero degli arretrati delle bollette energetiche che il precedente governo aveva “condonato”, in quanto riteneva assurdo far pagare bollette a famiglie che, tra embarghi, sanzioni e conflitti, non aveva salari sufficienti neanche per arrivare a fine mese. Ma ora è arrivata la “democrazia” e la libertà dei profitti…e questo si sa, costa e qualcuno deve pur pagarla. Anche la scuola, in avanzato stato di privatizzazione, sta diventando un lusso, non avendo le famiglie soldi per le tasse, il materiale scolastico e i trasporti quotidiani, che prima erano praticamente garantiti dallo stato o contenuti da programmi di difesa sociale. La stessa università ha ormai, a seconda delle facoltà, un costo che va dai 700 ai 1.500 euro.
I dati ufficiali riferiti all’anno passato sono questi: su una popolazione di circa 10.000.000 di persone( non potendo calcolare il numero dei profughi nel paese, che si aggira intorno al milione) i disoccupati sono 981.340, 1.269.350 risultano occupati con una media giornaliera di 3,5 ore di lavoro e mediamente oltre 200.000 lavoratori non ricevono lo stipendio regolarmente. I 2/3 della popolazione in Serbia spende mediamente 1,5 euro al giorno pro capite e di questi 1/3 di essi spende 0,50 euro al giorno, è cioè in uno stato di povertà grave. Il 60% viene speso per il cibo.
Karadzic non e’ imputato di aver perso la guerra, ma di genocidio e crimini contro l’umanita’.
Non tenere a mente questo e’ indice di scarso equilibrio nel giudizio.
Processarlo all’Aja mi sembra il minimo che la comunità internazionale possa fare per rimediare, si fa per dire perche’ e’ ovviamente e’ tardi, alla sua disfatta morale e strategica nell’ex Jugoslavia
guardate cosa dicono le donne di sebrenica:
Ha senso, 13 anni dopo Srebrenica, gioire per la cattura di Karadzic?
Noi gioiamo della cattura di Karadzic. Per un certo periodo non si è più parlato di Karadzic, ma solo di Mladic. Ma ecco, ora, è stato arrestato Karadzic e ne siamo felici. Per noi, vittime del genocidio questo significa molto. Almeno un pezzettino di giustizia sarà fatto. Lo speriamo, anche se non possiamo prevedere cosa succederà a l’Aja. Temiamo che finisca come con Milosevic e che il processo si prolunghi troppo.
Ci aspettiamo che la Serbia consegni anche gli altri criminali di guerra, come Mladic e Adzic.
Comunque, sappiamo tutti che ci sono, pesci grandi e pesci piccoli. Di pesci piccoli è piena non solo la Serbia, ma anche la Republika Srpska.
http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=11753
“Karadzic non e’ imputato di aver perso la guerra, ma di genocidio e crimini contro l’umanita’.”
secondo lei, è possibile non saperlo?
“Processarlo all’Aja mi sembra il minimo che la comunità internazionale possa fare per rimediare, si fa per dire perche’ e’ ovviamente e’ tardi, alla sua disfatta morale e strategica nell’ex Jugoslavia”
a questi collegamenti trova qualche altra ragione alla base del processo a Karadzic:
Sull’arresto di Radovan Karadzic, di John Laughland
http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EkEylplpAknOIHxWTx.shtml
L’arresto di Karadzic: lo strano modo di Belgrado per entrare nell’Unione Europea, di Andrei Fedyashin
http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EkEyAlFpFFUvLhHuSf.shtml
Karadzic, l’incubo non è finito, di Danilo Zolo
http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EkEyAAyypkUDlPluce.shtml
“guardate cosa dicono le donne di sebrenica:”
guardi cosa dice lo Srebrenica Research Group:
http://www.srebrenica-report.com/
ed in un libro tradotto in italiano:
Il Dossier nascosto del “genocidio” di Srebrenica
di AA. VV.
(traduzione di J. Toschi Marazzani Visconti)
Ed. La Città del Sole, 2007
Pagine 175, € 12.00
Segnaliamo, invitiamo alla lettura ed alla diffusione di questa preziosa e documentata ricerca/studio legata ai tragici eventi accaduti a Srebrenica, presentati dai grandi media occidentali come la peggiore atrocità in Europa dopo la seconda guerra mondiale.
Il testo, tradotto da Jean Toschi Marazzani Visconti, attenta ed esperta osservatrice “sul campo” degli eventi legati alle guerre dell’ex Jugoslavia, è una ricostruzione fondata su fatti, testimonianze, documentazioni, investigazioni, ricerche e studi, elaborati con un lavoro di anni, da un gruppo di personalità anglosassoni indipendenti che formano lo Srebrenica Research Group, in cui ciascuno, secondo le sue competenze professionali o di ricerca, ha cercato senza pregiudizi o “partiti presi” a priori, di lavorare per cercare la verità dei fatti.
Pensiamo siano sufficienti due dati per comprendere l’importanza e la validità di tale lavoro, a chiunque non intende essere un replicante (anche in buona fede) di strategie e scenari funzionali a poteri od interessi geopolitici egemonici.
Il primo è legato alle personalità che in questo testo mettono in discussione l’impianto della “disinformazione strategica” costruito scientificamente attorno alla tragedia (sempre sulla pelle di uomini e donne, musulmani o serbi non ha importanza): da generali NATO, ai massimi responsabili ONU in Bosnia, da professori universitari e studiosi, a giornalisti di grandi testate o reti televisive occidentali, e così via.
L’altro aspetto è legato ai numeri ed ai fatti minuziosi che smascherano in modo inequivocabile le falsità e le menzogne, dette e scritte da disinformatori coscienti e stipendiati o, nel migliore dei casi, da informatori distratti o di parte.