“La guerra con la Russia era evitabile”

Tbilisi, 29 settembre – Ha deciso di lasciare l’incarico Erosi Kitsmarishvili, finora ambasciatore georgiano a Mosca: lo ha annunciato lui stesso, affermando di non poter più lavorare per il governo del presidente Mikheil Saakashvili, a suo dire colpevole di “non aver fatto nulla per evitare la guerra con la Russia”. Richiamato in patria l’11 luglio scorso, meno di un mese prima dell’inizio delle ostilità, secondo il diplomatico “se la Georgia avesse speso per la prevenzione del conflitto anche solo l’uno per cento dei fondi assegnati alle spese militari, i risultati avrebbero superato le migliori aspettative“.
Al settimanale ‘Kviris Palitra’ l’ex ambasciatore in Russia ha dichiarato che governanti e alti diplomatici occidentali avevano cercato di dissuadere Saakashvili dall’uso della forza per risolvere la disputa con Abkhazia e Ossezia del Sud, ma che gli avvertimenti avevano breve effetto e “la retorica militaristica prendeva sempre il sopravvento”. Stando a Kitsmarishvili, le cose sarebbero inoltre potute andare diversamente se fosse stato ancora vivo Zurab Zhvania, il precedente primo ministro. “Zhvania non è morto per cause naturali, si è trattato di omicidio”, denuncia il diplomatico sul giornale, pur precisando di “non saper dire chi ha beneficiato della sua morte”.
(AGI)

Siamo tutti vicentini

Appello dal Presidio Permanente Nodalmolin.

Il 5 ottobre, nella città di Vicenza, si svolgerà la consultazione popolare indetta dall’amministrazione per chiedere ai cittadini se vogliono che l’area del Dal Molin – all’interno della quale gli Stati Uniti vorrebbero costruire una nuova base militare – debba essere sottoposta a un processo di acquisizione dal parte del Comune.
Ma la vicenda Dal Molin non riguarda solo la città di Vicenza; a essere in gioco, infatti, è la realizzazione di una nuova base militare statunitense, ovvero di uno strumento utile alle future guerre; ma, anche, il diritto delle comunità locali – di tutte le comunità locali – di potersi esprimere sui progetti che riguardano il proprio territorio e che investono il proprio futuro.
E, del resto, che la vicenda non riguardi solo il capoluogo berico lo hanno dimostrato le grandi manifestazioni che, il 17 febbraio e il 15 dicembre 2007, hanno attraversato la nostra città; da ogni parte, in questi mesi, abbiamo ricevuto solidarietà e sostegno. Sulla realizzazione di una nuova base militare statunitense hanno diritto di esprimersi anche coloro che vivono in Val di Susa, a Chiaiano o in Sicilia*.
La consultazione popolare rappresenta, per noi vicentini, un momento importante della nostra mobilitazione; vogliamo dimostrare che tanti cittadini vogliono impedire la costruzione della nuova base statunitense. Ma siamo anche convinti che questo desiderio debba potersi esprimere in ogni angolo d’Italia.
Sulla nuova base militare al Dal Molin siamo tutti vicentini; chiediamo a tutti coloro che vogliono impedire la realizzazione dell’installazione militare di esprimersi, nel fine settimana del 4-5 ottobre, realizzando iniziative nei propri territori. Dimostriamo, ancora una volta, che la terra, l’acqua, l’aria, la pace sono tutti fatti nostri e che il futuro è nelle nostre mani.

*Tutti, vicentini e non, sono invitati ad esprimere la propria contrarietà alla nuova base USA votando SI: a tal fine cliccare qui.

(Grassetti nostri)

ULTERIORI APPROFONDIMENTI NELLA PAGINA DEI COMMENTI

Trial Imperial Hammer 2008

Si terrà in Sardegna dal 29 settembre al 15 ottobre l’edizione 2008 della Trial Imperial Hammer, l’esercitazione NATO finalizzata a sviluppare ed integrare le attività di intelligence antiterrorismo.
All’esercitazione – nel corso della quale non sarà usato armamento reale, ma al 100% tecnologia – parteciperanno 15 Paesi e dieci agenzie NATO per un totale di circa 1.300 persone coinvolte, di cui 800 italiani. La guerra elettronica contro i terroristi andrà in scena a Cagliari, nella parte militare dell’aeroporto di Elmas e nella base di Decimomannu, e nel poligono interforze del Salto di Quirra, e si articola sulle basi di San Lorenzo e Perdasdefogu.
L’edizione 2008 della Trial Imperial Hammer, nata sotto l’egida SIGINT Electronic Warfare Working Group dell’Alleanza, è stata presentata al quartier generale della NATO a Bruxelles da Peter Flory, segretario generale aggiunto dell’Alleanza per gli investimenti di difesa, e dal colonnello Sandro Sanpaoli, responsabile dell’esercitazione. “La Trial Imperial Hammer è un ulteriore appuntamento nelle esercitazioni di intelligence NATO; la finalità è quella di fornire a comandi ed assetti il sostegno di intelligence necessario a combattere il terrorismo”, ha sottolineato Flory. Su questo punto ha insistito anche il colonnello Sanpaoli, che ha detto: “La Trial rappresenta un passo in avanti per le nostre forze armate; stiamo cercando un coordinamento sempre maggiore per essere sempre più efficienti ed efficaci, in modo tale da ottenere migliori risultati con un minore dispendio di energie”. Sanpaoli ha messo in evidenza che le nuove capacità tecnologiche e di intelligence consentono di snidare e seguire i terroristi con forme non intrusive e ciò potrà fornire più sicurezza “ai nostri soldati impegnati nei vari scenari operativi ed anche alle popolazioni civili”.

ULTERIORI APPROFONDIMENTI NELLA PAGINA DEI COMMENTI

La NATO e l’Afghanistan secondo Mahmoud Ahmadinejad

“Vi dico una frase e vi prego di segnarla: è impossibile che le politiche della NATO in Afghanistan abbiano successo, perché queste politiche sono sbagliate, non tengono conto della struttura sociale e della cultura della popolazione dell’Afghanistan.
Le questione afghane possono essere risolte con finanziamenti molto minori. Non serve questo sforzo militare e che tante persone vengano uccise. La storia dell’Afghanistan non ha mai dimostrato che il popolo afghano tolleri a lungo la presenza delle forze straniere sul proprio territorio. Noi comunque abbiamo aiutato il processo della pacificazione in Afghanistan. Anche adesso siamo in buona collaborazione con l’Italia per quanto riguarda l’Afghanistan, come un Paese amico. Il popolo afghano è un popolo vicino e amico per noi. Il popolo iraniano ha subito i danni più gravi dalla situazione di insicurezza in Afghanistan. Apparentemente oggi alla NATO non ci sono orecchie per sentire. Credono di poter risolvere tutto con le armi.”

La trascrizione dell’intervista al Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, da cui è tratta questa citazione, si trova qui.
Qui, invece, il relativo video.

ISAF

L’assunzione, da parte della NATO, del comando dell’International Security and Assistance Force (ISAF) in Afghanistan nell’agosto 2003, rappresenta uno spartiacque nella storia dell’Alleanza Atlantica. Si tratta infatti della prima operazione mai condotta dalla NATO fuori dall’area euro-atlantica, tale che da molti è stata percepita come la nascita di una NATO veramente globale.
La missione ISAF era stata lanciata diciotto mesi prima a seguito della conferenza di Bonn durante la quale, sotto gli auspici delle Nazioni Unite (risoluzione 1386), si era deciso di dispiegare una forza militare di 5.000 unità volta a stabilizzare il Paese dopo la cacciata del regime talebano.
L’11 agosto 2003, dunque, l’ISAF si è trasformata in una missione di responsabilità della NATO ed ha iniziato ad espandere la sua area operativa a tutto l’Afghanistan. Nel giugno 2004, autorizzata dalla risoluzione ONU 1510, essa si è estesa comprendendo le province occidentali e settentrionali; nel luglio 2006, è stata la volta delle province meridionali, con 12.000 soldati statunitensi precedentemente inquadrati nell’operazione Enduring Freedom che sono stati messi sotto il comando della NATO; infine, nel successivo ottobre 2006, la risoluzione ONU 1707 ha allargato i compiti dell’ISAF anche alle rimanenti province orientali, in modo che tutto l’Afghanistan ora si trova sotto l’autorità della NATO.
Secondo i dati aggiornati a settembre 2008, in Afghanistan sono presenti circa 47.600 soldati – quasi dieci volte la cifra iniziale! – provenienti da 40 Paesi, inclusi tutti i 26 membri della NATO. La componente maggiore è quella statunitense, con poco meno di 18.000 unità sotto il comando ISAF oltre alle 31.000 dispiegate nel quadro di Enduring Freedom (dato, quest’ultimo, aggiornato a marzo 2008). Il secondo maggior contingente è quello britannico, pari a quasi 8.400 uomini. L’Italia si piazza al sesto posto, con un totale di 2.350 soldati, preceduta dalla Germania (3.200), dalla Francia (2.700) ed appena dopo il Canada (2.500).
Qui la descrizione grafica di come sono dispiegati i maggiori contingenti.
Il comando della missione, stabilito nella capitale Kabul, è affidato al generale dell’US Army David McKiernan; vi sono poi quattro comandi decentrati a livello regionale per ciascuna zona territoriale (Nord, Est, Sud ed Ovest). La direzione politica ed il coordinamento delle operazioni sono forniti dal Consiglio Nord Atlantico, il principale organo decisionale della NATO; il comando strategico è invece nelle mani del Supremo Comando Alleato in Europa, lo SHAPE di Mons in Belgio.
Ultima “pensata” dei vertici della NATO, annunciata a Bucarest lo scorso aprile, è la creazione di NATOChannel, emittente televisiva diffusa esclusivamente in rete che punta a recuperare terreno sul fronte della propaganda contrastando l’attivismo mediatico dei gruppi della guerriglia talebana, anche se il promotore dell’iniziativa, il primo ministro danese Anders Fogh Rasmussen, ne assicura la “provata imparzialità”. Affermazione che, in quanto ad attendibilità, potrebbe fare il paio con quella di un piano segreto di “exit strategy” nel tempo massimo di 5 anni, rivelato dal quotidiano tedesco Der Spiegel.

Dispiegamento truppe aggiornato.

Noble Midas 2007 e 2008

Dal 27 settembre al 12 ottobre 2007, con un congruo anticipo sullo svolgimento dei fatti, la NATO ha condotto manovre militari basate sullo scenario di un conflitto in un regione dei Balcani sull’orlo della guerra civile. Chiaro riferimento alla neoindipendente provincia del Kosovo, autodichiaratasi tale unilateralmente lo scorso 17 febbraio 2008. L’esercitazione, denominata Noble Midas 2007, si è svolta nel mare Adriatico ed in Croazia, con la partecipazione di 2.000 militari su 30 fra navi e sommergibili e 20 aerei.
Il contrammiraglio Alain Hinden, comandante francese delle manovre, ha dichiarato che le manovre erano state impostate già da anni per apportare un intervento di “assistenza umanitaria” targato ONU (e NATO) nei Balcani od anche in una qualsiasi altra area del mondo. Il comandante Cunningham, ufficiale a bordo della Illustrious di Sua Maestà Britannica, ha invece sottolineato che “un’integrazione delle forze NATO a questo livello semplicemente mai era avvenuta in precedenza”.
E quest’anno si replica: quindici paesi della NATO parteciperanno dal 26 settembre al 10 ottobre all’esercitazione navale Noble Midas 2008 nel Mediterraneo centrale. Pianificata dal Comando Alleato JFC di Napoli, l’esercitazione sarà condotta dal quartier generale della Componente Marittima Alleata (CC-MAR Napoli). L’obiettivo è l’addestramento delle forze navali che saranno assegnate nel 2009 alla Forza di Risposta NATO (NRF).
Noble Midas 2008 coinvolgera’ circa 3.800 militari, più di 30 navi e quattro sottomarini, supportati da aerei ed elicotteri. Parteciperanno forze di 10 Paesi NATO (Bulgaria, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Romania, Spagna, Turchia, Stati Uniti d’America). Belgio, Estonia, Norvegia, Olanda e Polonia saranno rappresentati o forniranno personale all’esercitazione. Tre paesi del Partenariato per la Pace – Albania, Croazia ed Ucraina – saranno presenti con osservatori.

“Per osservazione, non per bombardamento”

Ne avevamo parlato qua, spiegando come il Panavia Tornado IDS in tutta la sua lunga vita operativa non abbia mai svolto una sola missione di “perlustrazione”.
Ora è diventato realtà.
 

Palidoro (Roma), 23 settembre – Saranno operativi entro la metà di ottobre i 4 aerei Tornado che l’Italia ha messo a disposizione della NATO per le operazioni di ricognizione in Afghanistan. Lo ha confermato il Capo di stato maggiore della Difesa Vincenzo Camporini, a margine della cerimonia dedicata a Salvo D’Acquisto. Gli aerei faranno un volo senza scali dall’Italia fino all’Afghanistan facendo numerosi rifornimenti in volo. Saranno inoltre dotati di un particolare ‘pod’ che consentirà agli aerei di trasmettere le immagini riprese dalle telecamere direttamente a terra senza bisogno di rientrare in aeroporto per guardare le riprese. La missione dei Tornado per tre mesi costerà 13 milioni di euro.
(AGI)

Roma, 23 settembre – L’Italia invia in Afghanistan 4 aerei Tornado “per osservazione, non per bombardamento”. Lo rende noto il ministro della Difesa La Russa. “Finora questo lavoro – aggiunge La Russa – è stato svolto solo dai Tornado tedeschi. Ora ci saranno anche i Tornado italiani”.
(AGI)

Dal Molin: i numeri

Punto per punto ciò che servirebbe per la nuova base USA di Vicenza:

Elettricità: l’allacciamento della corrente elettrica costerebbe 9.360.000 euro, di cui poco più di un quindicesimo pagato dagli statunitensi, tutto il resto (8.730.000 euro) dall’AIM, ovvero dai vicentini. Inoltre, le basi USA acquistano l’energia elettrica in esenzione di tasse e con tariffe agevolate.
Fognature: l’allacciamento alla rete fognaria costerebbe ancora di più e sarebbe interamente a carico di AIM. In aggiunta, i costi per l’utilizzo del depuratore (oltre 500.000 euro annui) se li aggiudicherebbero i vicentini, di nuovo.
Acqua: la nuova base USA ha chiesto da un minimo di 60 ad un massimo di 260 litri/secondo. AIM oggi può servire 7 litri/secondo e con una nuova linea potrebbe arrivare a 30. La quantità d’acqua richiesta è troppo onerosa per la nostra falda acquifera. Senza contare che i costi, circa 350.000 euro, sarebbero sostenuti dai vicentini tramite AIM.
Gas: lo fornirebbero AIM-AMCPS, usando le tasse dei vicentini.
Telefonia: idem.
Immondizie: allo smaltimento di rifiuti e immondizie provvederebbe ancora AIM.
Strade: alla manutenzione delle strade ci penserebbe invece AMCPS, ma poco cambia perché la pagano sempre i vicentini con le tasse.
Spese di gestione: il 41% dei costi di gestione delle basi USA sono a carico del paese che le ospita. Solo per la Ederle l’Italia paga già 65 milioni di euro annui.
Affari: generalmente intorno alle basi USA, autosufficienti in tutto, non fioriscono attività commerciali.
Posti di lavoro: oggi circa 700 cittadini vicentini lavorano direttamente per gli statunitensi, con stipendi per 23 milioni di euro annui. Ma se i 65 milioni di euro/anno spesi per mantenere la Ederle venissero investiti in Sanità, Protezione Civile, Scuola ed altri servizi per la cittadinanza si creerebbero oltre 2.000 posti di lavoro.
Investimenti: dei 475 milioni di euro definitivamente destinati dal Congresso statunitense ad opere edili (tra cui costruzione della nuova base militare ed alloggi per le famiglie dei soldati, ristrutturazione Ederle e Site Pluto) solo 45 milioni li guadagnerebbero ditte vicentine, mentre il grosso del bottino, ben 430 milioni di euro, andrebbe a C.m.c. e Lega delle Cooperative, altre ditte non venete e ditte straniere.
Spese annuali sul territorio: attualmente, le entrate che la città registra grazie all’utilizzo di infrastrutture, beni e servizi ed agli affitti statunitensi sono pari a 127 milioni di euro. Dopo la realizzazione di nuovi villaggi, strutture ricreative ed altri aggiustamenti tecnici previsti, le spese statunitensi sul territorio si ridurrebbero da 127 a 50 milioni di euro/anno. Le 13.400 aziende che operano a Vicenza fatturano 7.000 milioni di euro/anno. Questi 50 milioni rappresenterebbero lo 0,7% dell’economia vicentina.

In attesa della consultazione referendaria indetta dall’amministrazione comunale il prossimo 5 ottobre, con la quale la cittadinanza sarà invitata ad esprimere la volontà di acquisire al patrimonio dell’ente locale l’area destinata alla nuova base statunitense, e della pronuncia del TAR Veneto sul merito della questione (dopo che lo scorso giugno era stata resa quella sugli aspetti di principio).

Fonte: nodalmolin.it

Fabio Mini su Vicenza e dintorni

 

Da un’intervista con Il Giornale di Vicenza:

Allora, che base sarà?
Se l’America non cambia strategia e se mantiene questa visione anacronistica, Vicenza è condannata ad essere una punta avanzata della proiezione militare Usa nel mondo.
Che ruolo giocherà rispetto ai rapporti di politica estera tra Italia e Usa?
Nullo, come nel passato. Sarà la conferma che l’Italia non partecipa al dibattito sulle strategie e sulla sicurezza regionale. Non è una novità.
Cosa pensa del possibile allargamento della NATO fino ai confini della Russia?
Doveva essere uno strumento per aiutare le democrazie deboli e creare un’ampia area di sicurezza e sviluppo in Europa. Per il bene di tutti, e questa volta con la Russia, e non contro. É invece diventato uno strumento col quale la NATO appare provocatoria e aggressiva e gli Stati deboli possono ricattare la NATO. Tutto questo serve soltanto a resuscitare la guerra fredda e non è l’obiettivo che ci si era posti dopo il crollo del Muro.
Come si posiziona la nuova base alla luce degli ultimi conflitti in Georgia?
Come dimostrazione del suo anacronismo. Mentre noi discutiamo a Vicenza su una base militare destinata a soldati pronti al combattimento ovunque e posta al centro di una città d’arte, da cui comunque ci vorranno 24 ore per intervenire in caso di emergenza, tutti i paesi dell’est europeo tentano di convincere amici e alleati a schierarsi militarmente da loro, convinti che i problemi di convivenza con la Russia siano risolvibili solo con le armi. Ci sono altri Paesi, come la Georgia,
che per costringere l’occidente all’azione contro la Russia sono disposti a scatenare un’altra corsa agli armamenti e a distruggere quel poco di sicurezza raggiunta anche grazie agli americani in Europa.
Dobbiamo impedire che questa mentalità impostata sull’intervento armato prevalga e dobbiamo sviluppare un vero soft power in grado di far riflettere prima di agire a vanvera sia gli alleati che i competitori, grandi e piccoli. La dislocazione delle basi americane e NATO deve diventare un elemento di tale soft power e non una nuova minaccia armata. Il problema tuttavia non è soltanto americano. L’Europa potrebbe fare molto, per adesso sta cercando di spacciare per soft power soltanto la propria incertezza. Per questo gli americani si sentono costretti a ricorrere continuamente alla forza in nome e per conto di tutti. Oggi sarebbe il tempo di convincere gli europei ad assumersi qualche responsabilità nella sicurezza continentale e far capire agli americani che i tornei di bocce e i concerti che le basi organizzano per farsi benvolere da tedeschi e italiani sono più utili altrove.”

Qui un breve resoconto della serata presso il Teatro Astra del capoluogo berico che ha visto lo stesso generale Mini protagonista, lo scorso venerdì 19 settembre.

Il Piano Marshall e la “NATO culturale”

Silenziate le interpretazioni che esso fosse uno strumento dell’egemonia statunitense in Europa, è oggi opinione largamente condivisa che il Piano Marshall – ricordato lo scorso giugno a Parigi dal presidente George W. Bush nel sessantesimo anniversario – in realtà fu essenziale per consentire alle economie occidentali stremate dalla guerra di migliorare grandemente il tenore di vita delle popolazioni, rappresentando un fondamentale elemento di stabilità politica. Vengono perciò messi in secondo piano gli interessi strategici di medio e lungo termine, alla base del Piano presentato dal segretario di Stato generale George Marshall nel 1947, messo in atto l’anno successivo e portato a termine nel 1951.
Furono almeno 12 miliardi di dollari del tempo (circa altrettanti ne sarebbero venuti sotto altri capitoli, specie bilaterali) le risorse distribuite, soprattutto in forma di generi alimentari, a 17 Paesi dell’Europa occidentale. Il maggiore beneficiario fu la Gran Bretagna, con 3,3 miliardi di dollari, seguita dalla Francia (2,3), dalla Germania (1,5) e dall’Italia (1,2). Gli aiuti giunsero attraverso vari programmi, tra i quali l’ECA (Economic Cooperation Administration), l’ERP (European Recovery Program) e l’OEEC (Organization for European Economic Cooperation).
Tra i destinatari, contrariamente agli orientamenti di chi a Washington propugnava la linea dura verso le nazioni che avevano scatenato il conflitto, prevalse il progetto del generale Marshall, molto più fine politico rispetto ad altri suoi colleghi militari, il quale riteneva che una eventuale esclusione sarebbe stata percepita come ingiustamente punitiva ed avrebbe soltanto favorito l’avvicinamento di Germania ed Italia alla sfera di influenza sovietica.
Inoltre, del programma beneficiarono anche Paesi come la neutrale Svizzera ed il Portogallo, il cui leader Antonio Salazar, benché ispiratosi alle idee di Mussolini e Hitler, era rimasto fuori dal conflitto. E’ curioso ricordare che, nel 1950, la grande cantante di fado Amalia Rodrigues fu tra gli artisti che effettuarono una tournée europea per pubblicizzare il Piano, che nel 1953 avrebbe fatto guadagnare a Marshall il premio Nobel per la pace.
Un episodio che ben si inquadra nella storia di ciò che legittimamente può essere chiamata la “NATO culturale”. E che prosegue oggi in forme “più moderne” e globali.

A scuola dalla NATO, 2° parte

La finalità del NATO Defense College (NDC) è di contribuire all’effettività e coesione dell’Alleanza Atlantica sviluppando il proprio ruolo di principale centro di educazione, studio e ricerca sulle questioni di sicurezza transatlantiche.
Ogni anno, esso offre corsi e seminari sulle tematiche rilevanti per la sicurezza transatlantica, a cui partecipano alti ufficiali delle forze armate, importanti funzionari governativi, accademici e parlamentari. Le attività della scuola sono aperte a partecipanti provenienti non solo dai Paesi NATO ma anche da quelli del Partenariato per la Pace e del Dialogo Mediterraneo, e di altri Paesi ancora del Vicino e Medio Oriente nel quadro dell’Iniziativa per la Cooperazione di Istanbul.
Il NATO Defense College fu creato a Parigi nel 1951 e venne trasferito a Roma nel 1966. E’ posto sotto la direzione del Comitato Militare, che nomina il comandante della scuola per un periodo di tre anni. Il comandante è un ufficiale con grado almeno di tenente generale o equivalente, che è assistito da un civile con mansioni di preside e da un militare quale dirigente, entrambi del Paese ospitante.
La scuola concentra il suo impegno nelle tre principali aree dell’educazione, studio e ricerca. Le attività di educazione e ricerca sono coordinate con l’Allied Command Transformation (ACT), adeguatamente rappresentato all’interno del Senato accademico al fine di contribuire agli obiettivi complessivi della NATO in tema di educazione e ricerca.
Per quanto riguarda i suoi programmi educativi, la scuola organizza corsi su tematiche politico-militari destinati a formare personale selezionato per la NATO e gli eventi legati alla stessa Alleanza. La principale attività educativa è il Senior Course, frequentato da un massimo di 90 corsisti scelti da ciascun governo sulla base di una quota nazionale. I corsisti sono sia militari con il grado di colonnello o tenente colonnello, oppure funzionari civili di livello equivalente provenienti da importanti dipartimenti governativi od istituzioni statali.
Lezioni giornaliere sono tenute da docenti universitari, politici, funzionari militari e civili di alto grado. Grande importanza è attribuita al raggiungimento di un consenso tra i corsisti durante le discussioni, riflettendo in ciò la rilevanza che il principio del consenso possiede attraverso tutte le strutture NATO. Alcune parti del Senior Course sono organizzate quali corsi a moduli che prevedono la presenza per una settimana di ufficiali e funzionari dal quartier generale della NATO e dai comandi strategici per affrontare una particolare tematica di strategia.
Nel 1991, la scuola ha introdotto un corso delle durata di due settimane riservato ai membri della Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE). L’anno seguente, il corso è stato esteso ad esponenti del Partenariato per la Pace e del Dialogo Mediterraneo, in modo da favorire una percezione comune della regione euro-atlantica. Sono inoltre organizzati, due volte all’anno, in primavera ed in autunno, corsi per diplomatici destinati a rafforzare la stabilità regionale attraverso la promozione del dialogo e della comprensione.
Come parte del programma di studio della scuola, viene svolta annualmente una Conference of Commandants che riunisce i comandanti delle accademie militari dei Paesi sia della NATO che del Partenariato per la Pace e del Dialogo Mediterraneo per scambiare opinioni ed esperienze sulle filosofie accademiche ed i metodi educativi. Sempre annualmente, a febbraio, la scuola svolge un corso internazionale presso l’Accademia Militare di Kiev in Ucraina. Infine, essa offre anche corsi di studio erogati per via telematica.
La scuola ha significativamente migliorato il proprio contributo nel campo della ricerca ed ambisce a fornire agli alti gradi della NATO quelle nuove prospettive che emergono dai rapporti elaborati a partire da conferenze e seminari incentrati sulle maggiori sfide che riguardano l’Alleanza Atlantica.
Attraverso le attività delle associazioni nazionali di diplomati ed un incontro annuale riservato agli ex allievi, il NATO Defense College è capace di creare un forte spirito di corpo tra i suoi corsisti, molti dei quali oggi ricoprono posizioni di responsabilità all’interno della NATO.

NATO Defense College
Via Giorgio Pelosi, 1
00143 Roma
Tel: +39 06 505259
Fax: +39 06 50525799
Sito internet: www.ndc.nato.int

“La Guerra Infinita” su Raitre

Un anno di lavoro tra preparazione, sopralluoghi, riprese e montaggio, cinque Paesi attraversati – Kosovo, Macedonia, Serbia, Turchia ed Afghanistan – e tre ore di reportage trasmesse in due puntate il 19 ed il 26 settembre alle 21.05 su Raitre.

In “Kosovo nove anni dopo”, in onda venerdì 19 settembre, Riccardo Iacona ricostruisce minuziosamente la pulizia etnica di cui sono stati vittime i Serbi del Kosovo. Dal 1999 – da quando la NATO ha vinto la guerra contro la ex Jugoslavia ed insieme alle Nazioni Unite ha preso il controllo del Kosovo – 250.000 Serbi sono stati cacciati dal Kosovo. Le loro case sono state bruciate, le loro terre devastate, le loro chiese distrutte, anche le più antiche e preziose, i loro cimiteri profanati a colpi di pala e di piccone, interi quartieri messi a ferro e fuoco per impedire ai Serbi che vivevano lì da centinaia di anni di poterci ritornare. Nonostante la presenza della NATO, gruppi armati di Albanesi hanno messo in atto una delle più sistematiche e feroci pulizie etniche che l’Europa ha vissuto dopo la seconda guerra mondiale, distruggendo così l’idea stessa di un paese multietnico che pure dicevano fosse all’origine della campagna militare della NATO.
Ma c’è di più: in questi nove anni il Kosovo è diventato la principale porta di ingresso della droga nel nostro Paese ed in tutta Europa; e, sempre nonostante la presenza della NATO e delle Nazioni Unite, si è trasformato in una piccola Colombia, un narcostato nel cuore dell’Europa. I numeri sono impressionanti: l’80 per cento di tutta la droga prodotta in Afghanistan passa dalle valli e dalle montagne del Kosovo “liberato”. Le enormi ricchezze accumulate con il traffico della droga hanno reso potenti all’estero ed in patria i clan mafiosi albanesi del nuovo Stato nato il 17 febbraio di quest’anno con un atto unilaterale.

Nella seconda puntata dal titolo “Afghanistan”, in onda venerdì 26 settembre sempre in prima serata, Iacona riprende il viaggio proprio dalle strade della droga e delle armi, le stesse utilizzate dai gruppi armati kosovaro albanesi che stanno cercando di destabilizzare la Macedonia con azioni militari di grande respiro. Intervisterà in esclusiva i nuovi terroristi dell’UCK ancora in armi sul territorio macedone e racconterà la capillare infiltrazione nei Balcani dei movimenti islamici più radicali, con il sostegno attivo delle organizzazioni caritatevoli dei Paesi del Golfo Arabico. E poi, risalendo le strade della droga che dal Kosovo passano per la Turchia e per l’Iran, ci conduce in Afghanistan.
La guerra, i bombardamenti, sette anni di presenza militare della NATO non sono riusciti ad impedire che l’Afghanistan diventasse il più grande produttore mondiale di oppio ed eroina.

AGGIORNAMENTO (2/10/2008):
A questo indirizzo è possibile leggere una lunga intervista a Riccardo Iacona e rivedere la prima puntata de “La Guerra Infinita”, divisa in otto parti.
Se qualcuno conosce un collegamento riguardante la seconda puntata, è pregato di comunicarcelo.

Sputa il rospo, Jaap!

Bruxelles, 15 settembre – In un’intervista al Financial Times il segretario generale della NATO Jaap De Hoop Scheffer, definisce ”non accettabile” l’accordo siglato tra Unione europea e Russia sul ritiro delle truppe russe dalla Georgia.
In particolare Scheffer ritiene che il dispiegamento di alcune migliaia di soldati russi in Ossezia del Sud ed Abkhazia, le due regioni separatiste georgiane rappresenti una rottura rispetto alla situazione precedente l’inizio della guerra tra Georgia e Russia.
”Se i russi staranno in Ossezia del Sud con così tante forze, non considero ciò un ritorno allo status quo”, ha detto Scheffer citato dal quotidiano. ”L’opzione di tenere le forze russe in Ossezia del sud e Abkhazia non è accettabile”.
La scorsa settimana il ministro degli Esteri russo ha annunciato che 7.600 truppe russe stazioneranno nelle due regioni separatiste. ”Lasciatemi dire che questo è molto difficile da ingoiare”, ha sottolineato Scheffer.
(ANSA)

A partire da oggi, De Hoop Scheffer sarà per una due-giorni in Georgia alla guida di una delegazione composta dai rappresentanti di tutti i ventisei Paesi membri della NATO.
All’ordine del giorno i colloqui con Saakashvili ed alti funzionari governativi per l’ammissione della Georgia al Membership Action Plan (MAP), che dovrebbe traghettare il Paese caucasico verso la piena adesione alla NATO. In programma anche incontri con i partiti di opposizione e le organizzazioni non governative, nonché una visita all’università statale di Tbilisi (erudizione pupi).

Intanto Mahdi Darius Nazemroaya, autore dell’articolo con il quale abbiamo inaugurato il blog, presenta su globalresearch alcune significative fotografie di contractors statunitensi che addestrano i militari georgiani alla preparazione di atti di sabotaggio, come quello avvenuto ieri ai danni di un veicolo per il trasporto di truppe russe in Abkhazia.
Qui le immagini con un commento introduttivo.

Tbilisi, 16 settembre – La strada per la Georgia che conduce alla NATO “è completamente aperta”. Lo ha affermato il segretario generale della NATO, Jaap de Hoop Scheffer, a Tbilisi per la sua missione di solidarietà al paese. “Non permetteremo ad altri Paesi di rompere i legami tra noi e loro. Il processo di allargamento della NATO continuerà – ha affermato incontrando nel suo secondo giorno di visita avvocati e studenti – e nessun paese metterà il veto”.
Ieri Scheffer insieme al presidente georgiano Mikheil Shakashvili ha istituito ufficialmente la Commissione NATO-Georgia. Scheffer non ha comunque dato il ‘timing’ dell’ingresso della Georgia nell’alleanza. A dicembre i ministri degli Esteri della NATO si riuniranno per esaminare se la Georgia abbia le caratteristiche per aderire alla NATO e farà le sue raccomandazioni. Scheffer ha infine sottolineato l’importanza della scelta di Tbilisi, fatta ad aprile alla riunione di Bucarest, come sede di un Consiglio dell’Alleanza atlantica, decisione, ha detto “che concretizza il sostegno dell’organizzazione al Paese”.
(AGI)

Il punto di vista russo
Mosca, 17 settembre – La visita in Georgia da parte di una delegazione ad altissimo livello della NATO, guidata dal segretario generale Jaap de Hoop Scheffer, ha un carattere “anti-russo” e dimostra la “mentalità da Guerra Fredda” che sussiste in seno all’Alleanza Atlantica: è quanto si afferma in un duro comunicato diramato oggi dal ministero degli Esteri di Mosca.
“Riteniamo che, nelle attuali circostanze, la missione della NATO a Tbilisi sia intempestiva e non assecondi gli interessi di una stabilizzazione nella regione”, recita la nota. “Le decisioni prese in tale occasione hanno confermato come nella NATO siano ancora operanti i riflessi dell’epoca della Guerra Fredda sul genere ‘noi e loro’, oppure ‘amici e nemici’”.
All’Alleanza la Russia imputa inoltre di aver voluto effettuare una stima dei danni di guerra soltanto in territorio georgiano, senza visitare allo stesso scopo l’Ossezia del Sud, provincia ribelle della quale il Cremlino ha unilateralmente riconosciuto l’indipendenza al pari di quella dell’altra entità secessionistica, l’Abkhazia. “Anti-russo”, in particolare, sarebbe stato il sopralluogo compiuto da de Hoop Scheffer nella strategica città di Gori, nel centro della Repubblica caucasica, teatro durante il conflitto dei combattimenti più aspri.
(AGI)

A scuola dalla NATO, 1° parte

La NATO Communications and Information Systems School (NCISS) prepara a livello avanzato il personale militare e civile alla conduzione ed alla manutenzione dei CIS (sistemi di informazione e comunicazione) della NATO. La Scuola fornisce anche corsi di orientamento e di amministrazione sui CIS NATO ed offre corsi di orientamento ai Paesi alleati.
Istituita nel 1959, la Scuola da allora ha subito varie trasformazioni ed esiste con l’attuale nome dal 1989. Nel 1994 sono stati introdotti nuovi corsi nell’ambito del Partenariato per la Pace. Dal 1995, con l’inizio della proiezione della NATO in Bosnia-Erzegovina, la Scuola ha anche fornito corsi di sostegno alle forze NATO in ruoli operativi. Attualmente propone più di 50 corsi che durano da una a dieci settimane ed accoglie circa 2.700 studenti all’anno.
La Scuola è costituita da due dipartimenti, Addestramento e Supporto. L’Addestramento è a sua volta suddiviso in una sezione Network Domain, responsabile dei corsi relativi ai sistemi di trasmissione, sistemi di commutazione e controllo di rete; una sezione User Domain, responsabile dei corsi relativi ai sistemi di informazione di comando e controllo, della gestione e programmazione del software engineering; ed una sezione Infosec Domain, responsabile dei corsi relativi alla conduzione, manutenzione e riparazione di attrezzature crittografiche. Il dipartimento Addestramento offre anche corsi per ufficiali CIS e di orientamento, corsi di frequency management e un corso CIS per Paesi alleati.
Il dipartimento Supporto è responsabile del supporto logistico ed amministrativo del dipartimento Addestramento.
Il comandante della Scuola è un ufficiale italiano con il grado di colonnello o equivalente. Un esperto di telecomunicazioni gli fa da consulente tecnico. Il Training Management Office della Scuola si occupa di aspetti amministrativi come l’elaborazione del programma dei corsi annuali, i documenti per l’addestramento ed il monitoraggio delle statistiche.
La Scuola opera come sistema di istruzione e preparazione per entrambi i comandi strategici NATO. Riceve supporto amministrativo dal quartier generale dell’Allied Joint Force Command di Napoli e ricade sotto la responsabilità operativa della NATO CIS Services Agency, in stretto coordinamento con l’Allied Command Transformation. La Scuola riceve supporto dal Ministero della Difesa italiano attraverso il Reparto Addestramento dell’Aeronautica Militare Italiana a Latina, presso il quale ha sede.

NATO CIS School
04010 Borgo Piave
Latina
Tel: +39 0773 6771
Fax: +39 0773 662467

Enciclopedia delle nocività, voce “Aviano”

1. Il 17 febbraio 2003, Hassan Mostafa Osama Nasr, egiziano, ex imam della moschea di via Quaranta e del centro di cultura islamica di viale Jenner a Milano con il nome di Abu Omar, viene sequestrato in pieno giorno nello stesso capoluogo lombardo ad opera di 22 agenti della CIA, appoggiati dai servizi segreti militari della Repubblica Italiana.
Abu Omar, scaraventato su un furgone, viene portato nella base di Aviano e qui subisce (la prima serie di) torture. Viene quindi caricato su un Learjet 95 – di proprietà di una società privata statunitense ed affittato alla CIA per un’altra ottantina di voli segreti (extraordinary renditions) in Europa – che parte attorno alle 18.20 con destinazione la base di Ramstein in Germania. Lì trascorre soltanto qualche minuto e, trasbordato su un Gulfstream, alle 21.00 riprende il viaggio per Il Cairo.
2. Il 19 aprile 2007, la polizia di Pordenone blocca tre individui ubriachi di cui due appartenenti alla cosiddetta “famiglia statunitense” di Aviano. Qualche settimana dopo, il settimanale della base The Vigileer diffonde presso i militari un manuale sintetico per trascorrere in sicurezza il triennio di permanenza.
3. Il 19 agosto, il militare statunitense Sens Harold Price, trent’anni, entra nell’abitazione dell’imprenditrice cinquantenne Maria Luisa Della Valentina, residente a Sacile, afferrandola per la gola e facendole perdere conoscenza a causa della forte stretta. Il Price prima scappa, poi si consegna alla polizia militare USA di Aviano ammettendo le proprie responsabilità. “Ero annebbiato dall’alcool e non sapevo ciò che facevo” sarebbe stata la sua giustificazione di fronte al magistrato che lo ha accusato di tentato omicidio e violazione di domicilio.
4. Il 19 ottobre, presso la cantina Gelisi di San Quirino – principale fornitore di vino alle basi statunitensi in Italia -, si riuniscono italiani ed americani impiegati ad Aviano. L’idea è scaturita in seguito ai diversi incidenti stradali, con conseguenze anche mortali, che hanno avuto come protagonisti militari statunitensi alla guida con un tasso alcoolico al di sopra del limite consentito.
5. Il 12 novembre, due avieri di stanza ad Aviano – Craig James Larcelaire, 21 anni, e Christian Charles Ivory, 22 anni – rimangono gravemente feriti dall’esplosione di un ordigno rudimentale. L’”incidente” avviene in un campo di fronte alla chiesa della frazione Coltura di Polcenigo, vicino all’abitazione del secondo. L’ordigno, dalle dimensioni di una palla da tennis, riempita di polvere pirica e chiusa con carta stagnola, sarebbe stato realizzato con una miccia troppo corta. Un terzo militare, Robin Emmis di 21 anni, che accompagnava i commilitoni rimasti feriti, ha un ripensamento e si allontana dal luogo dell’incidente dopo aver inutilmente tentato di convincere gli altri due a desistere.
Fabio del Puppo, titolare del panificio situato proprio a fianco della chiesa, davanti al teatro dell’esplosione, dichiara: “Erano in tre? Mah, secondo me erano di più, sentivamo invocazioni di aiuto lungo la strada, ma anche dal campo. L’importante, comunque, è che i due giovani guariscano, anche se non riesco a capire come mai possano aver fatto una cosa simile in quel posto e, magari, non vicino a casa loro dal momento che uno non abita tanto distante e che ha campi attorno a casa sua”.
6. Esattamente quattro giorni prima, un elicottero Black Hawk partito da Aviano era precipitato, causando la morte di sei militari statunitensi ed il ferimento di altri cinque, sul greto del fiume Piave, presso Santa Lucia in provincia di Treviso.
7. Il giorno successivo, ad Aviano, i Carabinieri perquisiscono l’abitazione di Edward Daniel Macias, paracadutista statunitense in congedo, sposato con una soldatessa impegnata in Irak, e rinvengono una pistola, ordigni di vario genere, munizioni, componenti per armi da guerra in dotazione all’esercito USA. Nel corso della medesima operazione, vengono anche trovate sostanze stupefacenti (cocaina ed ecstasy) ed una serie di documenti definita “di grande interesse” da parte degli inquirenti, utili a scoperchiare ulteriori attività considerate fuorilegge, con possibili sviluppi giudiziari clamorosi. Il delicato fascicolo d’indagine è in mano alla Procura della Repubblica di Pordenone.
8. Licenziato nel novembre 2003 per avere rifiutato di partecipare ad una esercitazione antiterrorismo, nel dicembre 2007 il vigile del fuoco Angelo Zaccaria, al momento dei fatti addetto antincendio presso la base di Aviano, si vede accogliere il ricorso presentato al giudice del lavoro, il quale ritiene nulli sia il licenziamento che una sanzione disciplinare precedentemente comminatagli. Il giudice, inoltre, condanna il datore di lavoro ad un risarcimento di 7.200 euro quale danno biologico. Lo Zaccaria era stato licenziato per non aver partecipato, ritenendolo un servizio dal quale i dipendenti civili debbano essere esclusi, ad una esercitazione che coinvolgeva il personale militare della base. Dopo qualche tempo, egli era stato riassunto ma con un livello retributivo e mansioni decisamente inferiori a quelle ricoperte in precedenza.
9. Il 13 febbraio 2008, D.D., 22 anni, militare in servizio presso la base di Aviano, sfila il portafogli ad un giovane di Villanova di Pordenone e, all’esortazione da parte di quest’ultimo di riavere il maltolto, rincara la dose strappandogli anche la catenina d’oro. Da questi episodi scoppia una rissa tra giovani statunitensi ed italiani che termina con l’arresto del militare statunitense.
10. Il 25 marzo, i consiglieri di minoranza del Comune di Porcia, della bassa Pordenonese, presentano una mozione volta a far sospendere i voli di addestramento degli aerei militari della vicina base di Aviano, nei periodi in cui le condizioni atmosferiche non permettono la dispersione naturale nell’aria delle polveri sottili. “Per cercare di contenere il fenomeno nocivo, alcuni Comuni (…) hanno dato esecutività al piano congiunto del traffico – sottolineano i consiglieri – ma nulla, però, viene fatto nei confronti degli aerei di stanza ad Aviano, che continuano i loro voli sui nostri cieli anche nei periodi di targhe alterne”. Nel successivo mese di aprile, viene sottoposto all’attenzione del sindaco di Aviano anche il problema dell’inquinamento acustico generato dai jet, i cui voli di addestramento non vengono fermati neanche nelle ore tradizionalmente riservate al riposo.
11. All’inizio di aprile, in un locale di Fontanafredda, da un diverbio fra un militare statunitense, Timothy Lee Daviss, ed un albanese reo di aver esternato in modo plateale il suo apprezzamento nei confronti della moglie del primo, scoppia una rissa furibonda. Complice l’alto tasso alcoolico dei protagonisti, il parapiglia coinvolge tutti i clienti presenti, estendosi anche all’esterno del locale.
12. Domenica 27 aprile, alle cinque del mattino, il tenente Eric James Cartehagen, 34 anni, in servizio e domiciliato presso la base di Aviano, cerca di sottrarre la copia di un affresco realizzato da Francesco da Milano che si trova sotto la loggia del municipio di Sacile, sulla facciata che ospita un’agenzia della banca FriulAdria. Cartehagen, sorpreso da una pattuglia dei Carabinieri, scende dalla scala su cui era salito per tentare “il colpo” e tenta di fuggire ma i militari dell’Arma ben presto lo bloccano.
Probabilmente aveva scambiato l’affresco per un opera di valore, in verità si tratta soltanto di una copia dell’affresco che, realizzato nella prima metà del Cinquecento, è conservato da ormai cinquanta anni nella sede dell’istituto di credito a Pordenone.
13. All’alba del 14 giugno, all’esterno dell’”Uagamama” di Rovigo, si scatena una violenta scazzottata che vede coinvolti tre giovani originari di Santo Domingo ed un aviere statunitense, J.C.P., di stanza ad Aviano. Quest’ultimo riporta una rasoiata alla gola giudicata guaribile in una decina di giorni.
14. Attorno all 11.00 del 10 luglio, Rosetta Feltrin, non appena tornata alla propria abitazione di via Tagliamento, a Sacile, dopo essersi recata al locale mercato, scorge la terrazza ed il giardino di casa zeppi di un liquido nero e vischioso. Dopo una verifica più attenta, si scopre che anche la veranda e la rimessa sono state intaccate. I vigili del fuoco chiamati in soccorso accertano la presenza di un particolare tipo di olio idraulico, probabilmente rilasciato al momento di apertura dei carrelli, nella fase di atterraggio, da un velivolo dell’USAF diretto alla base di Aviano, la cui linea di volo si trova proprio sopra l’abitazione.
I danni sono nell’ordine di parecchie migliaia di euro. “Per fortuna – commenta la signora Rosetta – che nessuno è stato investito direttamente da questa sostanza certamente nociva. Prima o poi, comunque, doveva accadere qualcosa di negativo: siamo sulla rotta di avvicinamento all’aeroporto di Aviano e spesso la vita a casa nostra è impossibile per il frastuono provocato dai velivoli. Durante la guerra con la Serbia era un inferno, con caccia che passavano sopra le nostre teste giorno e notte”.

Continua.

Aviano Italia: la basi NATO viste da vicino

Cosa vuol dire vivere accanto a una base militare? E’ davvero un vantaggio economico per la comunità? Qual’è l’impatto su ambiente e territorio?
Nel nuovo ciclo di Radio Rai 3, Aviano Italia, Carla Fioravanti racconta la vita intorno alle basi militari statunitensi e NATO in un itinerario sonoro che percorre l’Italia da nord a sud.
Dalle basi di San Vito dei Normanni e Taranto in Puglia, a Comiso e Sigonella in Sicilia. Dai poligoni militari di Quirra e Teulada alla base de La Maddalena in Sardegna. Le basi di Gaeta e Napoli e, ancora, Camp Darby in Toscana; Ghedi e Solbiate Olona in Lombardia. Infine Vicenza e Aviano, la base più grande e più nota.
Sorte prevalentemente alla fine della seconda guerra mondiale, le basi sul territorio italiano sono numerose e di importanza strategica per l’esercito americano.
L’extraterritorialità e la riservatezza che caratterizzano queste aree sottratte alla sovranità territoriale italiana innescano una serie di rapporti particolari con la comunità che vive nelle immediate vicinanze. Cosa vuol dire vivere accanto ad una base militare? Che impatto ha sulla popolazione la prossimità ad un deposito di armi nucleari?
Nelle oltre cento testimonianze raccolte, Carla Fioravanti traccia un quadro della storia delle basi, dell’indotto economico per la popolazione, dell’impatto ambientale e culturale che la presenza di un esercito straniero inevitabilmente produce.
Alla luce dei recenti avvenimenti di Vicenza, Aviano Italia si presenta come uno spaccato sociale di stringente attualità.

Carla Fioravanti è stata già autrice per Radio Rai 3 con Li chiamavamo liberatori, Come l’America, Io di notte volo .

Per riascoltare le venti puntate, trasmesse dal 7 gennaio all’1 febbraio ultimi scorsi, cliccare qui.

Mai a mani vuote

Washington, 3 settembre – L’amministrazione Bush annuncerà oggi un pacchetto di aiuti da un miliardo di dollari alla Georgia per aiutarla nella ricostruzione dopo il conflitto con la Russia. Lo ha detto un funzionario del governo USA.
L’annuncio sarà fatto stamani dal vicepresidente USA Dick Cheney, che è diretto nelle repubbliche ex sovietiche di Georgia, Azerbaigian e Ucraina, in un viaggio studiato per mostrare l’appoggio di Washington ai suoi alleati nella regione dopo l’intervento di Mosca a favore di due regioni separatiste della Georgia.
Gli aiuti USA saranno spalmati su diversi anni, ha detto il funzionario USA a Reuters.
Cheney inizierà il suo viaggio dall’Azerbaigian, il paese ricco di petrolio sul Mar Caspio, poi andrà in Georgia, quindi a Kiev per incontri con il governo filo-occidentale, che come Tbilisi sta sfidando Mosca chiedendo di aderire alla NATO.
(REUTERS)

Infatti…
Washington, 3 settembre – Il segretario di Stato americano Condoleezza Rice ha annunciato un pacchetto finanziario di aiuti per la Georgia per un valore di un miliardo di dollari (690 milioni di euro), 570 milioni dei quali saranno consegnati entro la fine dell’anno. Il denaro servirà ad aiutare Tbilisi in opere di ricostruzione a seguito del suo conflitto con la Russia. Washington ha già fornito all’ex repubblica sovietica quasi 30 milioni di dollari in aiuti umanitari.
(ASCA-AFP)

Tutto il mondo libero, liberale e liberista
Tbilisi, 4 settembre – Il vicepresidente statunitense Dick Cheney ha detto oggi che “l’illegittimo” tentativo della Russia di modificare i confini della Georgia ha creato dei dubbi sull’affidabilità di Mosca come partner internazionale.
“Dopo che la vostra nazione si è guadagnata la libertà con la rivoluzione delle Rose, l’America è venuta in aiuto di questa coraggiosa e giovane democrazia”, ha detto Cheney ai giornalisti in una conferenza stampa congiunta tenuta a Tbilisi con il presidente georgiano Mikheil Saakashvili. “Stiamo facendo la stessa cosa ora che state lavorando per respingere un’invasione del vostro territorio e un tentativo unilaterale di cambiare i vostri confini con la forza, che è stato universalmente condannato da tutto il mondo libero”, ha aggiunto Cheney.
“Le azioni della Russia hanno creato dei gravi dubbi sulle intenzioni della Russia e sulla sua affidabilità come partner internazionale, non solo in Georgia ma in tutta la regione e anche nel sistema internazionale”, ha detto Cheney.
(REUTERS)
Intanto Tsotne Gamsakhurdia, figlio del primo presidente della Georgia indipendente, Sviad, è stato arrestato ieri sera a Tbilisi con l’accusa di aver tentato un golpe nel novembre scorso e di aver avuto contatti con i servizi segreti russi…

A loro quanto?
Kiev, 5 settembre – Il vicepresidente Usa, Dick Cheney, discute oggi della crisi in Georgia con i leader dell’Ucraina, un paese profondamente diviso sull’ingresso nella Nato e alle prese con una crisi di governo. Cheney è atterrato a Kiev al termine di un tour negli stati del Caucaso del sud e del Mar Nero, per portare il sostegno di Washington agli alleati americani dopo la guerra di cinque giorni tra Russia e Georgia.
(…)
Il presidente ucraino, Viktor Yushchenko, ha lanciato un appello per far aderire rapidamente il suo paese alla Nato dopo il conflitto in Ossezia del Sud, una regione separatista della Georgia, ma i suoi rivali politici si sono mostrati freddi, se non contrari, all’ingresso nell’alleanza, visto come un atto ostile verso il grande vicino russo.
(…)
La crisi della Georgia ha allarmato i vicini della Russia e Yushchenko sostiene che l’ingresso dell’Ucraina nella Nato sia un passo necessario per proteggere l’integrità territoriale del suo paese. I paesi dell’alleanza hanno rifiutato lo scorso aprile di riconoscere ad Ucraina e Georgia un Map (Membership action plan) – il primo passo per l’adesione a pieno titolo – ma hanno detto che un giorno entrambi entreranno nella Nato. Ma è probabile che la reticenza di Francia e Germania ad avviare una roadmap per l’ingresso dell’Ucraina si sia rafforzata dopo la crisi georgiana.
Secondo gli analisti, la Crimea – la penisola del sud dell’Ucraina – potrebbe essere usata dalla Russia per destabilizzare il paese. Il porto di Sebastopoli sul Mar Nero ospita la flotta russa e la maggior parte degli abitanti è di etnia russa.
La tensione tra Russia e Georgia è tornata alta lo scorso mese, quando Yushchenko, sostenitore della Georgia, ha imposto rigide regole per i movimenti delle navi da guerra russe dal porto che l’Ucraina ha affittato a Mosca. Yushchenko si è risentito per il fatto che le navi in partenza da Sebastopoli siano state impiegate nel conflitto con la Georgia, dicendo che l’Ucraina è stata coinvolta “passivamente” nella guerra. E ha ricordato che il contratto d’affitto della base, che scadrà nel 2017, non sarà rinnovato.
Malgrado la sua voce grossa, l’ingresso nella Nato rimane molto impopolare in Ucraina e la guerra in Georgia non ha cambiato le cose. I partiti riformisti filo-occidentali sono divisi sulla questione e il leader dell’opposizione Viktor Yanukovich, che raccoglie consensi nelle regione russofone del paese, è apertamente ostile. La visita di Cheney giunge poi nel mezzo di una crisi politica. Yushchenko ha annunciato ieri che il governo di coalizione è morto e ha minacciato di indire elezioni legislative anticipate.
Yushchenko ha preso il potere durante la “rivoluzione arancione” del 2004, promettendo una maggiore integrazione con l’Occidente.
(REUTERS)

Carta igienica, spazzolini e dentifricio… ad alta tecnologia
Tbilisi, 5 settembre – La nave ammiraglia della Sesta Flotta della Marina statunitense, con un carico di aiuti umanitari a bordo, sta per attraccare nel porto georgiano di Poti. A riferirlo è la portavoce del Consiglio di Sicurezza di Tbilisi, Tata Khundadze. ”La USS Mount Whitney arriverà a Poti alle 16 (ora locale) e attraccherà alle 17 per consegnare il carico di aiuti umanitari”, ha detto Khundadze.
Nella foto, le proteste contro l’arrivo a Sebastopoli di un’altra unità della Marina statunitense.
Qui dettagli.

Mosca, 5 settembre – Da parte di Mosca “non ci sarà alcuna reazione militare” all’arrivo della nave da guerra americana “Mount Whitney” nel porto georgiano di Poti, sul mar Nero. Lo ha assicurato il portavoce del ministero degli Esteri russo, Andrei Nesterenko, che è tuttavia tornato a mettere in discussione l’utlizzo di navi da guerra da parte degli Stati Uniti per consegnare aiuti umanitari. “E’ improbabile – ha affermato nel corso di una conferenza stampa – che navi da guerra di questo tipo possano consegnare aiuti umanitari in grandi quantità. Certamente su queste navi ci sono stive, ma nornalmente contengono attrezzatura per l’equipaggio, a parte i beni essenziali che possono essere necessari durante il viaggio. Come è possibile che grandi quantità di aiuti umanitari possano essere consegnati da queste navi?”.
(ADNKRONOS)

Qualcosa da dichiarare?
Sevastopol, September 5 – The Black Sea Fleet source also said the flagship of the U.S. Sixth Fleet was big enough to carry heavy weapons, which – the Russian military believes – is probably the main part of the delivery.
An intelligence source said Russia was scrutinizing the vessel. “Very soon it will be clear, what the ship has really brought to Georgia,” the source said.
(RIA Novosti)

NATO Freedom Consolidation Act 2007

Nel 2006 c’era stato un precedente, con il tentativo da parte del 109° Congresso degli Stati Uniti d’America di approvare una legge a sostegno dell’ulteriore allargamento della NATO e facilitare l’ammissione alla stessa per Croazia, Albania, Macedonia e Georgia.
L’atto, passato in Senato il 16 novembre di quell’anno con codifica S. 4014, prevedeva finanziamenti a favore dei quattro Stati, e precisamente : 3 milioni di dollari per la Croazia, 3,2 per l’Albania, 3,6 per la Macedonia e ben 10 milioni a favore della Georgia.
Il Congresso affermava comunque la propria disponibilità anche nei confronti dell’Ucraina, non appena questa avesse manifestato un interesse concreto ad entrare nell’Alleanza Atlantica.
Tempo neanche tre mesi ed il senatore repubblicano Richard Lugar, il 6 febbraio 2007, presenta ad un rinnovato Congresso la proposta di legge denominata NATO Freedom Consolidation Act 2007. A Lugar si aggiungono in qualità di “cosponsors” Joseph Biden, candidato democratico alla vicepresidenza, e John McCain, il senatore repubblicano in corsa per la Casa Bianca, a configurare un provvedimento in perfetto stile bipartisan.
Esso viene approvato all’unanimità sia dal Senato (il 15 marzo 2007, con un solo emendamento chiarificatore proposto dallo stesso Biden) che dalla Camera dei Rappresentanti il successivo 26 marzo.
Firmata dal presidente Bush il 9 aprile, la legge S. 494 autorizza stanziamenti a partire dal bilancio dell’anno fiscale 2008 “di quegli importi che si rivelassero necessari a fornire assistenza militare” ad Albania, Croazia, Macedonia, Georgia ed, appunto, Ucraina.
Questa volta non vengono specificate le somme erogate a ciascun Paese, ma l’Ufficio del Bilancio del Congresso stima che l’impegno finanziario complessivo ammonterà a 12 milioni di dollari per il 2008 ed a circa 30 milioni per l’intero periodo 2008-2012.
Coloro i quali fossero interessati a conoscere i particolari dell’opera di lobbying che costituiscono il retroscena di tutta questa storia, possono leggere qui. Se ne trae l’impressione di un do ut des dove il governo statunitense finanzia, ad esempio, quello georgiano in funzione antirussa, poi i georgiani con il denaro ricevuto assoldano esperti militari ed acquistano armamenti di produzione yankee…
Molto simile a ciò che succede nei cosiddetti Paesi del Terzo Mondo con i famosi aiuti allo sviluppo.

Una vera storia infinita

 

Dopo il 1991 ed il suicidio collettivo nel mar Caspio di Gengis Khan e di tutti i suoi funzionari, eunuchi e concubine, essendo venuto meno sia il soggetto che l’oggetto della ragion d’essere della NATO (il contenimento del comunismo), si sarebbe potuto pensare che il leibniziano principio di ragion sufficiente della NATO fosse venuto meno. In fondo, le associazioni di pescatori dello stagno della Trota Orientale si sciolgono pacificamente quando anche l’ultima trota rimasta viene pescata e mangiata.
Non è stato così. La NATO, anziché essere ridotta, si è addirittura virtualmente allargata al mondo intero (Afghanistan, eccetera). Certo, oggi non c’è più il comunismo, ma ci sono i terroristi islamici fondamentalisti, gli Stati canaglia, le violazioni dei diritti umani ad apertura alare asimmetrica (i sionisti possono violarli, i serbi invece no), l’autoritarismo russo e cinese, la giunta militare del Myanmar, il governo sudanese, il dittatore negro Mugabe, Hamas e Hezbollah, eccetera. Ma se ci si mette su questo piano, ci saranno sempre nuove “caselle” nel Risiko Mondiale in cui mettere le figurine che sostituiscono Stalin, Hitler e Pol Pot. E’ una vera storia infinita. Sarà necessario che l’Impero Colpisca Ancora.
Il fatto che la NATO si sia pacificamente trasformata dalla fase del Contenimento Europeo-Occidentale del Comunismo alla successiva fase del Mercenariato Militare Occidentalistico al servizio degli interessi strategici dell’impero USA (che tra l’altro ammette apertamente di voler essere tale, mentre se qualcuno dei sudditi proconsolari europei ne accenna sarà subito accusato di antiamericanismo ed antisemitismo aggiunto, per fare “buon peso”), non è un’ipotesi maliziosa e settaria, ma è un dato sotto gli occhi di tutti. Per dirla con lo stralunato personaggio del vignettista italiano Altan, “il trucco c’è, si vede, e non gliene frega niente a nessuno”. In realtà, qualcuno non è d’accordo. Ma la stragrande maggioranza degli apparati ideologico-politici europei (circo mediatico cartaceo-televisivo, ceto politico professionale, clero universitario unificato, eccetera) è d’accordo ed è corrivo. E allora il discorso non è più sulla NATO, ma è sull’Europa che ha perso la sua anima, sul tradimento degli intellettuali (la trahison des clercs di Julien Benda), e in generale su una questione epocale di tipo non militare. Il tacitiano ruere in servitium non è un dato militare, ma filosofico-politico, ed esce dal raggio di queste mie considerazioni.
E terminiamo comunque con uno scenario fantapolitico. Immaginiamo che un governo italiano nazionale, al di là ovviamente della simulazione Destra/Sinistra (sul mercenariato occidentalistico NATO concordano pienamente Berlusconi e Veltroni, Di Pietro e Napolitano, “la Repubblica” ed “il Giornale”, eccetera), decida l’uscita unilaterale dalla NATO. Se questo fosse l’esito di un colpo di Stato militare con contorno di manifestazioni, al di là di ogni rito elettorale manipolato, sarei egualmente d’accordo. Fra la forma ed il contenuto, preferirei comunque il contenuto. Il 1789 ed il 1917 non si possono sempre fare con le elezioni, anche se le elezioni sarebbero sempre astrattamente preferibili. Mi rendo conto di stare violando il canone politicamente corretto, ma a volte non si può fare la frittata senza rompere le uova. Comunque, facciamo l’ipotesi che questo avvenga. So che sarebbe troppo bello se potesse avvenire realmente, ma non è ancora proibito sognare.
Ebbene, dopo pochi giorni avremmo un catastrofico attentato ferroviario con centinaia di morti. Verrebbero subito arrestati congiuntamente Franco Freda e Nadia Desdemona Lioce, capi dell’Organizzazione Nazicomunista Unificata (acronimo ONU). Verrebbe subito gettato dalla finestra il presunto colpevole, iscritto sia a Forza Nuova sia al Partito Comunista Combattente. Di Pietro e la sua corte dei miracoli convocherebbero subito una manifestazione a piazza Navona al grido: “La colpa è sicuramente del Berlusca!”. Fini e Bertinotti farebbero un girotondo al grido: “Restauriamo la democrazia!”. La Fondazione Oriana Fallaci brucerebbe un fantoccio del Saladino in una piazza di Firenze. Magdi Allam griderebbe: “Aiuto, arriva Bin Laden!”.
Tutti hanno diritto al loro scenario fantapolitico, non solo Stefano Benni. Eppure, purtroppo, non c’è proprio niente da ridere. L’incorporazione di questa Europa politicamente e spiritualmente morente in questo mercenariato militare occidentalistico globalizzato al servizio dell’impero USA, purtroppo, è una tragedia, anche se per ora sta assumendo le movenze di un cattivo dramma satiresco ateniese.

Da Storia della NATO e dell’asservimento occidentalistico dell’Europa, di Costanzo Preve, in “Eurasia. Rivista di studi geopolitici”, anno VI, n. 1, gennaio-aprile 2009.