“La guerra con la Russia era evitabile”

Tbilisi, 29 settembre – Ha deciso di lasciare l’incarico Erosi Kitsmarishvili, finora ambasciatore georgiano a Mosca: lo ha annunciato lui stesso, affermando di non poter più lavorare per il governo del presidente Mikheil Saakashvili, a suo dire colpevole di “non aver fatto nulla per evitare la guerra con la Russia”. Richiamato in patria l’11 luglio scorso, meno di un mese prima dell’inizio delle ostilità, secondo il diplomatico “se la Georgia avesse speso per la prevenzione del conflitto anche solo l’uno per cento dei fondi assegnati alle spese militari, i risultati avrebbero superato le migliori aspettative“.
Al settimanale ‘Kviris Palitra’ l’ex ambasciatore in Russia ha dichiarato che governanti e alti diplomatici occidentali avevano cercato di dissuadere Saakashvili dall’uso della forza per risolvere la disputa con Abkhazia e Ossezia del Sud, ma che gli avvertimenti avevano breve effetto e “la retorica militaristica prendeva sempre il sopravvento”. Stando a Kitsmarishvili, le cose sarebbero inoltre potute andare diversamente se fosse stato ancora vivo Zurab Zhvania, il precedente primo ministro. “Zhvania non è morto per cause naturali, si è trattato di omicidio”, denuncia il diplomatico sul giornale, pur precisando di “non saper dire chi ha beneficiato della sua morte”.
(AGI)

Siamo tutti vicentini

Appello dal Presidio Permanente Nodalmolin.

Il 5 ottobre, nella città di Vicenza, si svolgerà la consultazione popolare indetta dall’amministrazione per chiedere ai cittadini se vogliono che l’area del Dal Molin – all’interno della quale gli Stati Uniti vorrebbero costruire una nuova base militare – debba essere sottoposta a un processo di acquisizione dal parte del Comune.
Ma la vicenda Dal Molin non riguarda solo la città di Vicenza; a essere in gioco, infatti, è la realizzazione di una nuova base militare statunitense, ovvero di uno strumento utile alle future guerre; ma, anche, il diritto delle comunità locali – di tutte le comunità locali – di potersi esprimere sui progetti che riguardano il proprio territorio e che investono il proprio futuro.
E, del resto, che la vicenda non riguardi solo il capoluogo berico lo hanno dimostrato le grandi manifestazioni che, il 17 febbraio e il 15 dicembre 2007, hanno attraversato la nostra città; da ogni parte, in questi mesi, abbiamo ricevuto solidarietà e sostegno. Sulla realizzazione di una nuova base militare statunitense hanno diritto di esprimersi anche coloro che vivono in Val di Susa, a Chiaiano o in Sicilia*.
La consultazione popolare rappresenta, per noi vicentini, un momento importante della nostra mobilitazione; vogliamo dimostrare che tanti cittadini vogliono impedire la costruzione della nuova base statunitense. Ma siamo anche convinti che questo desiderio debba potersi esprimere in ogni angolo d’Italia.
Sulla nuova base militare al Dal Molin siamo tutti vicentini; chiediamo a tutti coloro che vogliono impedire la realizzazione dell’installazione militare di esprimersi, nel fine settimana del 4-5 ottobre, realizzando iniziative nei propri territori. Dimostriamo, ancora una volta, che la terra, l’acqua, l’aria, la pace sono tutti fatti nostri e che il futuro è nelle nostre mani.

*Tutti, vicentini e non, sono invitati ad esprimere la propria contrarietà alla nuova base USA votando SI: a tal fine cliccare qui.

(Grassetti nostri)

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Trial Imperial Hammer 2008

Si terrà in Sardegna dal 29 settembre al 15 ottobre l’edizione 2008 della Trial Imperial Hammer, l’esercitazione NATO finalizzata a sviluppare ed integrare le attività di intelligence antiterrorismo.
All’esercitazione – nel corso della quale non sarà usato armamento reale, ma al 100% tecnologia – parteciperanno 15 Paesi e dieci agenzie NATO per un totale di circa 1.300 persone coinvolte, di cui 800 italiani. La guerra elettronica contro i terroristi andrà in scena a Cagliari, nella parte militare dell’aeroporto di Elmas e nella base di Decimomannu, e nel poligono interforze del Salto di Quirra, e si articola sulle basi di San Lorenzo e Perdasdefogu.
L’edizione 2008 della Trial Imperial Hammer, nata sotto l’egida SIGINT Electronic Warfare Working Group dell’Alleanza, è stata presentata al quartier generale della NATO a Bruxelles da Peter Flory, segretario generale aggiunto dell’Alleanza per gli investimenti di difesa, e dal colonnello Sandro Sanpaoli, responsabile dell’esercitazione. “La Trial Imperial Hammer è un ulteriore appuntamento nelle esercitazioni di intelligence NATO; la finalità è quella di fornire a comandi ed assetti il sostegno di intelligence necessario a combattere il terrorismo”, ha sottolineato Flory. Su questo punto ha insistito anche il colonnello Sanpaoli, che ha detto: “La Trial rappresenta un passo in avanti per le nostre forze armate; stiamo cercando un coordinamento sempre maggiore per essere sempre più efficienti ed efficaci, in modo tale da ottenere migliori risultati con un minore dispendio di energie”. Sanpaoli ha messo in evidenza che le nuove capacità tecnologiche e di intelligence consentono di snidare e seguire i terroristi con forme non intrusive e ciò potrà fornire più sicurezza “ai nostri soldati impegnati nei vari scenari operativi ed anche alle popolazioni civili”.

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La NATO e l’Afghanistan secondo Mahmoud Ahmadinejad

“Vi dico una frase e vi prego di segnarla: è impossibile che le politiche della NATO in Afghanistan abbiano successo, perché queste politiche sono sbagliate, non tengono conto della struttura sociale e della cultura della popolazione dell’Afghanistan.
Le questione afghane possono essere risolte con finanziamenti molto minori. Non serve questo sforzo militare e che tante persone vengano uccise. La storia dell’Afghanistan non ha mai dimostrato che il popolo afghano tolleri a lungo la presenza delle forze straniere sul proprio territorio. Noi comunque abbiamo aiutato il processo della pacificazione in Afghanistan. Anche adesso siamo in buona collaborazione con l’Italia per quanto riguarda l’Afghanistan, come un Paese amico. Il popolo afghano è un popolo vicino e amico per noi. Il popolo iraniano ha subito i danni più gravi dalla situazione di insicurezza in Afghanistan. Apparentemente oggi alla NATO non ci sono orecchie per sentire. Credono di poter risolvere tutto con le armi.”

La trascrizione dell’intervista al Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, da cui è tratta questa citazione, si trova qui.
Qui, invece, il relativo video.

ISAF

L’assunzione, da parte della NATO, del comando dell’International Security and Assistance Force (ISAF) in Afghanistan nell’agosto 2003, rappresenta uno spartiacque nella storia dell’Alleanza Atlantica. Si tratta infatti della prima operazione mai condotta dalla NATO fuori dall’area euro-atlantica, tale che da molti è stata percepita come la nascita di una NATO veramente globale.
La missione ISAF era stata lanciata diciotto mesi prima a seguito della conferenza di Bonn durante la quale, sotto gli auspici delle Nazioni Unite (risoluzione 1386), si era deciso di dispiegare una forza militare di 5.000 unità volta a stabilizzare il Paese dopo la cacciata del regime talebano.
L’11 agosto 2003, dunque, l’ISAF si è trasformata in una missione di responsabilità della NATO ed ha iniziato ad espandere la sua area operativa a tutto l’Afghanistan. Nel giugno 2004, autorizzata dalla risoluzione ONU 1510, essa si è estesa comprendendo le province occidentali e settentrionali; nel luglio 2006, è stata la volta delle province meridionali, con 12.000 soldati statunitensi precedentemente inquadrati nell’operazione Enduring Freedom che sono stati messi sotto il comando della NATO; infine, nel successivo ottobre 2006, la risoluzione ONU 1707 ha allargato i compiti dell’ISAF anche alle rimanenti province orientali, in modo che tutto l’Afghanistan ora si trova sotto l’autorità della NATO.
Secondo i dati aggiornati a settembre 2008, in Afghanistan sono presenti circa 47.600 soldati – quasi dieci volte la cifra iniziale! – provenienti da 40 Paesi, inclusi tutti i 26 membri della NATO. La componente maggiore è quella statunitense, con poco meno di 18.000 unità sotto il comando ISAF oltre alle 31.000 dispiegate nel quadro di Enduring Freedom (dato, quest’ultimo, aggiornato a marzo 2008). Il secondo maggior contingente è quello britannico, pari a quasi 8.400 uomini. L’Italia si piazza al sesto posto, con un totale di 2.350 soldati, preceduta dalla Germania (3.200), dalla Francia (2.700) ed appena dopo il Canada (2.500).
Qui la descrizione grafica di come sono dispiegati i maggiori contingenti.
Il comando della missione, stabilito nella capitale Kabul, è affidato al generale dell’US Army David McKiernan; vi sono poi quattro comandi decentrati a livello regionale per ciascuna zona territoriale (Nord, Est, Sud ed Ovest). La direzione politica ed il coordinamento delle operazioni sono forniti dal Consiglio Nord Atlantico, il principale organo decisionale della NATO; il comando strategico è invece nelle mani del Supremo Comando Alleato in Europa, lo SHAPE di Mons in Belgio.
Ultima “pensata” dei vertici della NATO, annunciata a Bucarest lo scorso aprile, è la creazione di NATOChannel, emittente televisiva diffusa esclusivamente in rete che punta a recuperare terreno sul fronte della propaganda contrastando l’attivismo mediatico dei gruppi della guerriglia talebana, anche se il promotore dell’iniziativa, il primo ministro danese Anders Fogh Rasmussen, ne assicura la “provata imparzialità”. Affermazione che, in quanto ad attendibilità, potrebbe fare il paio con quella di un piano segreto di “exit strategy” nel tempo massimo di 5 anni, rivelato dal quotidiano tedesco Der Spiegel.

Dispiegamento truppe aggiornato.

Noble Midas 2007 e 2008

Dal 27 settembre al 12 ottobre 2007, con un congruo anticipo sullo svolgimento dei fatti, la NATO ha condotto manovre militari basate sullo scenario di un conflitto in un regione dei Balcani sull’orlo della guerra civile. Chiaro riferimento alla neoindipendente provincia del Kosovo, autodichiaratasi tale unilateralmente lo scorso 17 febbraio 2008. L’esercitazione, denominata Noble Midas 2007, si è svolta nel mare Adriatico ed in Croazia, con la partecipazione di 2.000 militari su 30 fra navi e sommergibili e 20 aerei.
Il contrammiraglio Alain Hinden, comandante francese delle manovre, ha dichiarato che le manovre erano state impostate già da anni per apportare un intervento di “assistenza umanitaria” targato ONU (e NATO) nei Balcani od anche in una qualsiasi altra area del mondo. Il comandante Cunningham, ufficiale a bordo della Illustrious di Sua Maestà Britannica, ha invece sottolineato che “un’integrazione delle forze NATO a questo livello semplicemente mai era avvenuta in precedenza”.
E quest’anno si replica: quindici paesi della NATO parteciperanno dal 26 settembre al 10 ottobre all’esercitazione navale Noble Midas 2008 nel Mediterraneo centrale. Pianificata dal Comando Alleato JFC di Napoli, l’esercitazione sarà condotta dal quartier generale della Componente Marittima Alleata (CC-MAR Napoli). L’obiettivo è l’addestramento delle forze navali che saranno assegnate nel 2009 alla Forza di Risposta NATO (NRF).
Noble Midas 2008 coinvolgera’ circa 3.800 militari, più di 30 navi e quattro sottomarini, supportati da aerei ed elicotteri. Parteciperanno forze di 10 Paesi NATO (Bulgaria, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Romania, Spagna, Turchia, Stati Uniti d’America). Belgio, Estonia, Norvegia, Olanda e Polonia saranno rappresentati o forniranno personale all’esercitazione. Tre paesi del Partenariato per la Pace – Albania, Croazia ed Ucraina – saranno presenti con osservatori.

“Per osservazione, non per bombardamento”

Ne avevamo parlato qua, spiegando come il Panavia Tornado IDS in tutta la sua lunga vita operativa non abbia mai svolto una sola missione di “perlustrazione”.
Ora è diventato realtà.
 

Palidoro (Roma), 23 settembre – Saranno operativi entro la metà di ottobre i 4 aerei Tornado che l’Italia ha messo a disposizione della NATO per le operazioni di ricognizione in Afghanistan. Lo ha confermato il Capo di stato maggiore della Difesa Vincenzo Camporini, a margine della cerimonia dedicata a Salvo D’Acquisto. Gli aerei faranno un volo senza scali dall’Italia fino all’Afghanistan facendo numerosi rifornimenti in volo. Saranno inoltre dotati di un particolare ‘pod’ che consentirà agli aerei di trasmettere le immagini riprese dalle telecamere direttamente a terra senza bisogno di rientrare in aeroporto per guardare le riprese. La missione dei Tornado per tre mesi costerà 13 milioni di euro.
(AGI)

Roma, 23 settembre – L’Italia invia in Afghanistan 4 aerei Tornado “per osservazione, non per bombardamento”. Lo rende noto il ministro della Difesa La Russa. “Finora questo lavoro – aggiunge La Russa – è stato svolto solo dai Tornado tedeschi. Ora ci saranno anche i Tornado italiani”.
(AGI)