La scia della Mount Whitney

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Quando la USS Mount Whitney, la nave ammiraglia della Sesta Flotta della Marina statunitense, ha lasciato la sua base nel porto di Gaeta, venerdì 9 gennaio 2009, all’appello mancavano due membri dell’equipaggio.
Uno è un sottufficiale della US Navy, Trevor Cristopher Pashenee, 28 anni, originario di Roseville, California. Domenica 4 gennaio, viene trovato morto in un’auto parcheggiata nel garage della casa che aveva preso in affitto a Penitro di Formia (Latina). Suicidio dicono gli investigatori in base ai risultati preliminari dell’autopsia. Suicidio o incidente. Forse si era rifugiato in macchina per difendersi dal freddo e si è addormentato.
L’altro è Raymond Bryant, uno dei tanti civili in servizio sulla nave militare. Viene da Little Rock, Arkansas, e ha 43 anni. Il suo corpo viene ripescato giovedì 8 gennaio dalle acque del porto annesso alla base statunitense, sei giorni dopo la scomparsa, avvenuta al termine di una serata in un locale di Gaeta. Anche in questo caso le prime risultanze dell’esame autoptico non rilevano alcun segno di violenza. Aveva bevuto, probabilmente è caduto in mare. Quello che sulla stampa locale era stato per alcuni giorni “il mistero di Gaeta” viene archiviato. Due incidenti, il caso sembra chiuso.
L’inviato di Rainews24 Angelo Saso ha raccolto le testimonianze di colleghi, investigatori ed altre persone informate sui fatti. In esclusiva ha intervistato Yvonne Loraine Coyne, la madre di Trevor Cristopher Pashenee, che mette in dubbio la ricostruzione ufficiale degli avvenimenti di Gaeta. Cominciano così a emergere anomalie ed incongruenze, dal muro di riserbo assoluto che circonda queste due morti “accidentali” filtrano dettagli che fanno pensare ad uno svolgimento diverso dei fatti.
Pashenee era un tecnico di prima classe, specializzato nella manutenzione degli apparati di crittografia, quelli che gestiscono i codici delle comunicazioni militari riservate. La sua ultima missione è stata nel Mar Nero, dove la sofisticata tecnologia della flotta americana ha sostenuto la Georgia in guerra con la Russia.

Qui il video dell’inchiesta.

Piombo per tutti

Marines in Poppies

Cambia la strategia anti Talebani.
Così la notizia per come è riportata dall’Ansa.

Berlino, 29 gennaio – Il generale americano John Craddock, comandante supremo della NATO in Europa, ha autorizzato le truppe in Afghanistan ad ”attaccare direttamente” i produttori di oppio e i narcotrafficanti nel Paese, anche se non ci sono le prove di un loro legame con le forze ribelli. Lo scrive oggi il settimanale tedesco Der Spiegel nella sua edizione online sulla base di un documento riservato in suo possesso.
Il documento, che prevede l’uso della ”forza letale” contro i produttori e le loro strutture, scrive lo Spiegel, è stato contestato da alcuni comandanti della NATO [il tedesco Egon Ramms e l'americano David McKiernan - ndr], che non vogliono seguire le ”direzioni” di Craddock.
Nel documento, spiega il settimanale, il generale americano autorizza le truppe ”ad attaccare direttamente i produttori di droga e le loro strutture sul territorio dell’Afghanistan”. Craddock scrive poi: ”Non è più necessario produrre intelligence o altre prove per dimostrare che ciascun trafficante di droga, o ciascuna struttura, soddisfano i requisiti per essere considerati obiettivi militari”.
Il comandante, sempre secondo lo Spiegel, spiega che l’alleanza ”ha deciso che (i trafficanti di droga e le strutture per la produzione dei narcotici) sono inestricabilmente legati alle forze militari all’opposizione e quindi possono essere attaccati”. La direttiva, prosegue Craddock, è il risultato di un incontro tra i ministri della Difesa della NATO tenuto nell’ottobre del 2008, durante il quale è stato concordato che le truppe in Afghanistan possono attaccare i trafficanti di oppio.
(Ansa)

Consultando la fonte originale, va precisato che si tratterebbe di colpire “drug traffickers and narcotics facilities” (i trafficanti di droga e le infrastrutture utilizzate per la lavorazione della materia prima), ma – osserva Der Spiegel – la catena di persone che traggono profitto dal commercio di droga va ben oltre, raggiungendo i lavoratori giornalieri nei campi di oppio, i tecnici dei laboratori fino ai nuclei di polizia, le amministrazioni locali ed i circoli governativi vicini al Presidente Hamid Karzai. Se l’ordine di Craddock diventasse operativo, decine di migliaia di afghani diventerebbero “legitimate military targets” (bersagli militari legittimi).
Non proprio il massimo, considerato che le relazioni tra le forze NATO e la popolazione locale sono ormai estremamente tese a causa del crescente numero di bombardamenti aerei ed il relativo drammatico aumento delle vittime civili.

Sempre Der Spiegel, oggi, racconta che questa fuga di notizia alla NATO non sia stata presa proprio bene… Si tratterebbe solo di “un orientamento” (guidance), non di un ordine. Intanto, comunque, hanno avviato una inchiesta interna per individuare la talpa.

Dal Molin: la tabella di marcia

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La relazione sull’impatto che la nuova base USA a Vicenza avrà sul paesaggio è stata approvata, la scorsa settimana, dalla conferenza dei servizi regionali. Il via libera è stato votato a maggioranza: favorevoli la Regione Veneto e la Sovrintendenza ai Beni Ambientali, contrario il Comune berico.
A questo punto la strada verso l’approvazione del progetto esecutivo sembra spianata, a meno che…
Da un lato, il sindaco Achille Variati avanza l’idea di impugnare il nulla osta della conferenza dei servizi davanti alla giustizia amministrativa (TAR), ipotizzando l’ennesima puntata di un lungo contenzioso giudiziario.
Dall’altro, si fa strada una delibera di iniziativa popolare per trasformare la destinazione urbanistica dell’area ex Dal Molin da militare a civile. La delibera, dopo il parere favorevole della commissione Territorio, è pronta per il voto in consiglio comunale ma l’opposizione agita lo spettro dell’illegittimità: senza l’accordo con il proprietario, cioé lo Stato, il provvedimento rischia di finire direttamente davanti ai giudici.
Nel frattempo, l’assessore all’Urbanistica Francesca Lazzari si dice preoccupata per il cronoprogramma allegato dai progettisti, che “prevede ritmi di cantiere estremamente serrati e particolarmente pesanti per la zona, senza che siano state minimamente affrontate questioni di tipo viabilistico”.

I vicentini (e non solo loro), a due anni di distanza ormai dalla prima grande manifestazione di protesta, si preparano a resistere.
“Quando incominceranno le demolizioni delle infrastrutture presenti all’interno del Dal Molin, [che] inizieranno prima che venga effettuata una rigorosa Valutazione d’Impatto Ambientale, ci opporremo. Due anni nelle strade e nelle piazze delle nostre città ci hanno fatto riscoprire il nostro diritto ad alzare la testa contro l’arroganza e le imposizioni. La consultazione popolare ci ha mostrato che è possibile lavorare tutti insieme, pur nel rispetto delle reciproche differenze; crediamo che l’obiettivo comune di tutti coloro che si oppongono alla nuova base militare sia quello di impedire l’avvio delle demolizioni: per questo, proponiamo che ognuno dia il proprio contributo per raggiungere questo fine, rispettando pratiche e metodologie diverse ma complementari.
Qualcuno scrisse che l’unica battaglia persa è quella che non si combatte; noi vinceremo perché saremo in campo un minuto in più di coloro che vogliono realizzare la nuova base militare statunitense. Possono violare leggi e regolamenti; possono fare accordi in segreto e calpestare la democrazia; possono stendere progetti e stanziare fondi, creare recinzioni e disporre reticolati. Non potranno superare la nostra ostinata determinazione.
Quando inizieranno le demolizioni, la nostra creatività si esprimerà ancora una volta: insieme, li fermeremo” chiosa l’ultimo comunicato del Presidio Permanente.
Qui a seguire, invece, “la tabella di marcia” elaborata dai progettisti. 

Demolizioni

dicembre 2008

Alloggi dei soldati

febbraio 2009

Quartier generale

aprile 2009

Centro ricreativo

novembre 2009

Check-point

dicembre 2009

Stazione della polizia e dei pompieri

gennaio 2010

Poligono di tiro

marzo 2010

Parcheggi

settembre 2010

Officina per i veicoli

gennaio 2010

Sala mensa

maggio 2010

Magazzini

luglio 2010

Centro di telefonia

ottobre 2010

Fine delle opere

marzo 2012

 

Benvenuti in Palestina

27-gennaio

«Mia nonna fu uccisa da un soldato tedesco mentre era a letto malata. Mia nonna non è morta per fornire ai soldati israeliani la scusa storica per ammazzare le nonne palestinesi a Gaza. L’attuale governo israeliano sfrutta cinicamente e senza limiti il senso di colpa dei gentili per l’olocausto onde giustificare i suoi omicidii in Palestina».
Sir Gerald B. Kaufman, membro laburista del Parlamento britannico, ebreo di origine polacca.

[Dalla dichiarazione rilasciata il 15 gennaio u.s. durante il dibattito su Gaza alla Camera dei Comuni.
Qui il testo in lingua originale ed il relativo video]

La Kosovo Security Force e la NATO

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Pristina, 21 gennaio – A meno di un anno dalla proclamazione di indipendenza dalla Serbia, il Kosovo ha dato vita alle proprie forze di sicurezza, provocando una dura reazione di protesta da parte di Belgrado. La Kosovo Security Force sarà costituita da una forza permanente formata da 2.500 unità provviste di armamento leggero ed 800 riservisti ed è destinata a sostituire i Kosovo Protection Corps istituiti nel settembre 1999 dall’amministrazione ONU come forza di protezione civile.
(Adnkronos/Dpa)

Pristina, 23 gennaio – Secondo il suo comandante, Sulejman Selimi, la nuova Forza di sicurezza del Kosovo (KSF) mira a diventare parte della NATO ed è aperta a tutti i cittadini del Kosovo. In dichiarazioni riportate dal quotidiano kosovaro in lingua albanese ‘Epoka e Re’, Selimi ha sottolineato che sin dall’ inizio il processo di formazione della KSF è avvenuto in cooperazione con la NATO, che ha mostrato interesse in questa Forza. Il comandante – un ex leader dell’UCK, l’Esercito di liberazione del Kosovo che combattè contro i serbi alla fine degli anni Novanta – ha detto che i serbi del Kosovo sono i benvenuti nella nuova Forza di sicurezza. Selimi non ha voluto tuttavia commentare la posizione della Serbia, che è decisamente contraria alla KSF e mira al suo scioglimento, limitandosi a osservare che la Serbia sembra volersi opporre a tutto quello che è positivo in Kosovo. La KSF, insediatasi mercoledì scorso, è composta da 2.500 uomini e 800 riservisti, è dotata di armi leggere e viene addestrata dalle forze NATO.
(Ansa)

L’agente Sion

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Riceviamo il seguente comunicato del Comité comprendre et agir contre la guerre di Marsiglia e volentieri pubblichiamo.

Nel confermare a Gaza, nella maniera più bieca, di aver sempre perseguito una politica volta all’eliminazione totale della presenza palestinese nella terra di Palestina, lo Stato sionista rivela al mondo intero la sua natura di stato guerresco, razzista e reazionario. Le sofferenze che esso infligge al popolo palestinese mostrano l’orribile realtà di questa Stato che, fondato dall’ONU, continuamente insulta l’ONU.

Stato guerrafondaio
In guerra permanente, Israele – 6 milioni di abitanti, pari cioè ad un millesimo della popolazione mondiale – è un attore importante del mercato mondiale delle armi: 6° importatore e 12° esportatore. Queste cifre sono da prendere con cautela, perché inficiate dalla profonda interconnessione tra il complesso militar-industriale statunitense ed il suo fratello minore israeliano (interconnessione voluta ed organizzata dal potere statunitense).
Per esempio: General Dynamics, uno dei grandi produttori di armi degli USA, è proprietario al 25% di Elbit, che è il secondo produttore di armi israeliane. Bisogna dunque imputare il 25% delle vendite di armi del primo allo Stato del secondo?
Armi di distruzione di massa: Israele possiede tante armi nucleari quanto quelle dell’India e del Pakistan messe insieme. Dispone, inoltre, di armi chimiche e batteriologiche. Israele consacra il 9% del suo prodotto interno lordo alla guerra: una delle cifre più elevate in tutto il mondo.

Stato reazionario su scala mondiale
Da più di 60 anni in guerra con i Palestinesi e gli Stati vicini, che di volta in volta hanno tentano di sostenerli, Israele ha sviluppato tecnologie ed industrie di guerra che vende al mondo intero. Questa attività permanente e costitutiva dello Stato sionista assume forme diverse:
– vendita di materiali di guerra o di sorveglianza poliziesca o di spionaggio;
– addestramento di personale alla lotta antiguerriglia;
– inquadramento di milizie paramilitari nei Paesi dove il regime al potere è minacciato da rivolte popolari.

Ecco qualche esempio tra i numerosi :
– Colombia: le competenze sioniste sono state messe al servizio del narco-presidente Uribe per aiutarlo a distruggere la guerriglia delle FARC;
– Georgia: i consiglieri militari israeliani hanno addestrato l’esercito georgiano per l’attacco dell’Ossezia del sud e dell’Abkhazia ed hanno installato sul suolo georgiano basi missilistiche che possono attentare la sicurezza dell’Iran;
– Azerbaigian: addestramento di ufficiali in Israele;
– India: Israele è il secondo fornitore di armi dell’India ed i gruppi induisti «fondamentalisti» sono addestrati da agenti israeliani per organizzare azioni di terrorismo contro la popolazione musulmana;
– Pakistan: nell’attuale operazione di destabilizzazione del Paese che ha come obiettivo la distruzione dell’armamento nucleare pakistano, battezzato dai sionisti come «la bomba atomica musulmana», i servizi segreti sionisti giocano un ruolo molto attivo;
– Sri Lanka: consiglieri israeliani aiutano il governo di Colombo nella lotta di sterminio dei ribelli Tamil;
– Sudan: consiglieri israeliani hanno formato i ribelli del Sud del paese per aiutarli a far cadere il regime di Khartum che ha sempre sostenuto i Palestinesi;
– Stati Uniti: la sorveglianza del muro di 3.500 km che separa gli USA dal Messico è assicurata da materiale israeliano.

Spesso accade che Israele, dietro le quinte, faccia il lavoro sporco di vendere le armi a contro-rivoluzionari quando gli USA vogliono «mantenersi le mani pulite». Ci ricordiamo, ad esempio, che nell’operazione segreta «Irangate» alcuni intermediari israeliani fornirono armi statunitensi all’Iran per evitare che l’Irak vincesse la guerra e che con il ricavato della vendita questi intermediari, su richiesta degli USA, consegnarono armi alla controguerriglia nicaraguense.

Questo commercio della morte è tanto più fiorente, quanto questi strumenti e queste tecnologie vengono sperimentate su bersagli palestinesi vivi.
Solo la disfatta dello Stato sionista può mettere fine a questo mercato insanguinato.
Lo Stato sionista non è soltanto il boia del popolo palestinese, esso è anche un ingranaggio importante della contro-rivoluzione mondiale orchestrata dagli USA.
La lotta accanita del popolo palestinese con lo Stato sionista, che essa inizia a far vacillare, è un punto chiave della lotta mondiale contro la catastrofe capitalista in corso.

L’Alliance Ground Surveillance (AGS) a Sigonella

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Ignazio La Russa ce l’ha fatta. Lo aveva promesso nel giugno 2008: “Faremo di Sigonella una delle più grandi base d’intelligence del mondo”. Adesso è certo: la stazione aeronavale in mano all’US Navy ospiterà il nuovo sistema AGS (Alliance Ground Surveillance) dell’Alleanza Atlantica per la sorveglianza della superficie terrestre e la raccolta e l’elaborazione d’informazioni strategiche. Il governo italiano ha sbaragliato un’agguerritissima concorrenza: a volere i sofisticati impianti di spionaggio c’erano Germania, Grecia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna e Turchia. Gli investimenti in infrastrutture per oltre un miliardo e 560 milioni di euro facevano gola a tutti. Gli Stati Uniti dovevano però ripagare in qualche modo l’incondizionata fedeltà dei governi d’Italia alle scelte più scellerate di questi ultimi anni (guerre in Afghanistan e Iraq, nuova base militare di Aviano, comandi AFRICOM a Napoli e Vicenza, stazione radar satellitare MUOS a Niscemi, interventi in Libano, Darfur, Somalia e adesso Gaza). Roma dovrà comunque sborsare 150 milioni di euro entro la fine del 2010, anno in cui l’AGS diventerà pienamente operativo. Ma gli affari per i soliti noti del settore costruzioni militari è assicurato.
(…)
L’elemento cardine del sistema sarà rappresentato da un modernissimo velivolo senza pilota equipaggiato con sistemi radar e sensori in grado di rilevare, seguire ed identificare con grande accuratezza e da grande distanza il movimento di qualsiasi veicolo sul terreno. Lo scorso anno, l’Alleanza Atlantica ha formalizzato la scelta per l’Euro Hawks UAV, una variante specifica dell’RQ-4B Global Hawk acquisito da US Air Force e US Navy, che offrirebbe “maggiori benefici in termini di supporto logistico, manutenzione ed addestramento”.
(…)
Il primo prototipo di Euro Hawk diventerà operativo entro il 2009: due colossi del complesso militare industriale, Northrop Grumman ed EADS lo stanno costruendo dopo aver sottoscritto un contratto di 410 milioni di euro. I velivoli senza pilota della NATO destinati a Sigonella dovrebbero essere 6, a cui si aggiungeranno i 4 RQ-4B che l’US Air Force dislocherà in Sicilia quando saranno completati i lavori di realizzazione degli hangar di manutenzione degli aerei. “L’AGS è uno dei più costosi programmi di acquisizione intrapresi dall’Alleanza”, dicono a Bruxelles. Per l’intero sistema di rilevazione è infatti prevista una spesa che sfiora i 4 miliardi di euro. A beneficiarsene sarà un consorzio costruito ad hoc da imprese statunitensi ed europee: oltre a Northrop ed EADS ci sono pure General Dynamics, Thales e l’italiana Galileo Avionica, società del gruppo Finmeccanica. Se era ormai nota da tempo la notizia dell’arrivo a Sigonella di squadriglie di velivoli spia senza pilota, ha destato sorpresa l’accenno del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini, all’“allestimento a Sigonella del sistema SIGINT” (acronimo di Signals Intelligence). Ha dichiarato Camporini: “Abbiamo scelto questa base dopo un’attenta valutazione e per la sua centralità strategica nel Mediterraneo che le consentirà di concentrare in quella zona le forze d’intelligence italiane, della NATO e internazionali”. A Sigonella saranno dunque centralizzate le attività di raccolta d’informazioni ed analisi di comunicazioni, segnali e strumentazioni straniere, trasformando la Sicilia in un’immensa centrale di spionaggio mondiale. Un “Grande Fratello” USA e NATO, insomma, ma non solo. I sistemi di Signals Intelligence hanno infatti una funzione determinante per scatenare il “first strike”, convenzionale o nucleare che sia. Sono lo strumento chiave di ogni “guerra preventiva”. Una delle articolazioni SIGINT è la cosiddetta ELINT – Electronic Intelligence, che si occupa in particolare d’individuare la posizione di radar, navi, strutture di comando e controllo, sistemi antiaerei e missilistici, con lo scopo di pianificarne la distruzione in caso di conflitto. Per il funzionamento di aerei senza pilota, AGS e centrali di spionaggio, il ministro della difesa ha preannunciato l’arrivo in Sicilia di “800 uomini della NATO, con le rispettive famiglie”. I solerti sindaci dei comuni di Motta Sant’Anastasia (Catania) e Lentini (Siracusa) sono stati premiati. Ben quattro varianti ai piani regolatori approvate negli ultimi anni, consentiranno bibliche colate di cemento su terreni agricoli e aranceti: su di essi prolifereranno residence e villaggi per i militari nordamericani.

Da Il Grande Fratello di Sigonella, di Antonio Mazzeo.
[grassetti nostri]

agslogo

Secondo il governo Zapatero, con l’AGS a Zaragoza la Spagna avrebbe dovuto contribuire con 90 milioni di euro, il 5,8% del budget previsto per il sistema. Ignazio La Russa fa invece fa riferimento ad un contributo italiano per Sigonella di 150 milioni di euro, il 10% cioè del costo del programma. Come fa l’Italia a giudicare attrattivo l’AGS quando spenderà quasi il doppio di quanto avrebbe speso Madrid, che però si è ritirata per la scarsa sostenibilità di quell’investimento?
Ma non è ancora finita. Il rappresentante del governo, Javier Fernández, ha infatti spiegato ai giornalisti che l’AGS a Zaragoza “presentava molti inconvenienti perché, dovendo essere implementato nei pressi dell’aeroporto della città, poteva generare restrizioni al traffico aereo, saturazione nello spazio aereo e problemi durante gli atterraggi e i decolli. Proprio per questo l’uso di aerei senza pilota non è stato ancora regolato in Spagna”. Prima il governo Prodi, poi quello Berlusconi, devono probabilmente aver dimenticato che a Sigonella operano quotidianamente centinaia di cacciabombardieri, aerei cargo e cisterna di Stati Uniti, Italia e alleati NATO, e che a meno di una ventina di chilometri sorge lo scalo di Catania-Fontanarossa, più di due milioni di passeggeri all’anno, il cui traffico è regolato da due impianti radar di Sigonella, gestiti da personale dell’Aeronautica militare italiana.
A credere alle promesse di ricaduta economica e occupazionale dell’AGS c’è comunque il quotidiano La Sicilia di Catania che ha ottenuto dal ministro La Russa una lunga intervista. “Sigonella diventerà ancora di più un punto nevralgico della sicurezza dove si concentreranno le forze di intelligence dell’Italia e della NATO, e questo non solo aumenterà il ruolo italiano nella NATO, ma sul piano sociale darà posti di lavoro con l’arrivo di alcune migliaia di americani, cioè le 800 famiglie dei militari, che diventeranno piccoli ambasciatori della Sicilia”, ha spiegato La Russa. “Sigonella aveva il vantaggio di trovarsi geograficamente in posizione ottimale per il controllo sia dello spazio aereo europeo e sia di quello dell’Africa e del Medio Oriente, mentre se fosse stata scelta una base tedesca il controllo della zona sud sarebbe stato difficoltoso. Sono lieto di aver portato questa iniziativa nella mia Sicilia, contribuendo in questo modo anche allo sviluppo del territorio”.
Sarà opportuno non dimenticare che a capo dello storico quotidiano siciliano c’è l’editore-industriale-costruttore Mario Ciancio, proprietario di un immenso aranceto nel territorio di Lentini che, provvidenzialmente, l’amministrazione comunale ha autorizzato a variarne la destinazione d’uso. Vi potranno essere costruite più di mille villette unifamiliari per il personale USA di Sigonella. Per il progetto esecutivo e i futuri lavori esiste già una società, la Scirumi Srl. I soci? La Maltauro di Vicenza e la famiglia Ciancio, naturalmente.

Da Le beffe dell’AGS Nato che il ministro La Russa impone a Sigonella, di Antonio Mazzeo.
[grassetti nostri]