Escono dalla porta per rientrare dalla finestra

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Dapprima, per contestualizzare i fatti, si legga l’articolo di Frida Berrigan Come restare 1.000 anni in Irak che avevamo inserito qui in occasione della firma del SOFA.
Non si trascuri la pagina dei commenti, dove abbiamo riportato una serie di segnalazioni circa i fatti succedutisi negli ultimi mesi, fino alla dichiarazione in pompa magna di Barack Obama di ieri.

Washington, 28 febbraio – Subito dopo aver ufficialmente annunciato dalla North Carolina la decisione di ritirare dall’Iraq tutte le truppe da combattimento americane entro il 31 agosto dell’anno prossimo, per poi concludere definitivamente la missione alla fine del 2011, Barack Obama ha rilasciato un’intervista al network pubblico ‘Pbs’, nel quale è ritornato sulla genesi della disposizione, assicurando che c’è pieno consenso anche da parte dei vertici delle Forze Armate, di cui è nota peraltro una certa recalcitranza a porre fine all’impegno iracheno in tempi così stretti.
“Siamo stati in grado di raggiungere un’unità di vedute molto forte, che ha il sostegno dei nostri comandanti, tanto di coloro che sono sul campo quanto dei nostri diplomatici e dei nostri analisti”, ha assicurato il presidente degli Stati Uniti, per poi sottolineare: “Io penso che sia questo il giusto modo di agire”. Nondimeno, mentre Obama ancora si trovava nella base dei Marines a Camp Lejeune, negli ambienti del Pentagono e dello stato maggiore interforze si è insistito nel non voler escludere a priori e una volta per tutte l’ipotesi secondo cui soldati USA potrebbero rimanere nel Paese arabo anche oltre il 2011, e quindi anche al di là della scadenza ultima già prevista dal ‘Sofa': l’accordo in materia stipulato nei mesi scorsi con le autorità irachene dalla precedente amministrazione di George W. Bush. Come sempre, hanno puntualizzato le anonime fonti, tutto dipenderà dalle circostanze concrete e dal momento.
In proposito le medesime fonti hanno ricordato come il comandante in capo del contingente statunitense in Iraq, generale Ray Odierno, consideri “estremamente importante disporre di forze adeguate per superare una serie di eventi-chiave nel corso del 2009″: in particolare, le residue elezioni provinciali in programma intorno alla metà dell’anno, dopo quelle già svoltesi a fine gennaio, e le politiche su scala nazionale previste invece per dicembre.
(AGI)
[grassetto nostro]

La forbice di Obama è spuntata

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L’amministrazione Obama ha annunciato oggi di voler metter fine ad anni di spese eccessive e ai previsti prolungamenti di programmi di armamenti, affermando che una delle principali priorità per il Pentagono è la riforma dell’acquisto (degli armamenti).
La visione d’insieme del budget dell’anno fiscale 2010 diffusa oggi richiede un incremento del 4% del bilancio di base del Pentagono a 533,7 miliardi di dollari, per far crescere l’esercito ed il corpo dei marine, migliorare i servizi medici per i soldati feriti e riformare il sistema di acquisto di armi del Dipartimento della Difesa.
Il piano non comprende dettagli specifici su programmi particolari di armamenti che possono essere oggetto di tagli o cancellazioni, sebbene il presidente Barack Obama questa settimana abbia detto di voler metter fine ai programmi da Guerra Fredda che non sono stati utilizzati.
Questi sforzi riformisti sono seguiti con molta attenzione dai più grossi fornitori del Pentagono, tra cui Lockheed Martin, Boeing, Northrop Grumman, General Dynamics, BAE Systems ed altri.
Le società si preparano a un taglio nelle spese sui grandi armamenti dopo quasi un decennio di massiccia crescita. Sono particolarmente preoccupate dalla promessa di Obama di cancellare immediatamente alcuni programmi ma i dettagli non sono ancora chiari.
I nuovi armamenti in corso di sviluppo, dice la relazione di bilancio, sono tra i più grandi, i più costosi ed i più complessi tecnologicamente mai adottati dal Pentagono, cosa che li mette a rischio di fallimento nelle prestazioni, incremento dei costi e prolungamenti delle scadenze.
Il Government Accountability Office, istituzione non di parte, lo scorso anno ha stimato che la crescita del costo dei principali programmi di acquisizione del Pentagono fosse attorno al 26%.
Per metter fine a questi problemi cronici, l’amministrazione ha detto di voler mettere un freno all’abitudine militare di aggiungere nuove richieste dopo l’inizio dei programmi di armamenti e porre rigorosi standard prima che inizi il flusso di fondi.

Articolo di Andrea Shalal-Esa per Reuters.
[grassetto nostro]

Alla cifra del bilancio di base vanno aggiunti 130 miliardi di dollari per coprire i costi delle guerre in Afghanistan ed Irak, in lieve calo rispetto ai 141 miliardi stanziati nell’anno fiscale 2009 (si tenga presente che, secondo le regole della contabilità statunitense, l’inizio dell’anno fiscale è posto nel mese di ottobre dell’anno solare precedente).

Consegnati gli ordini per la colonia Italia

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Washington, 27 febbraio – Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha cenato ieri sera a Washington con i principali responsabili della sicurezza USA. Frattini ha incontrato Janet Napolitano, responsabile del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale, e Leon Panetta, direttore della CIA. Oggi Frattini ha in programma un colloquio col Segretario di Stato americano Hillary Clinton.
(ANSA)

Roma, 27 febbraio – Nel contesto del consolidato rapporto strategico che lega Italia e Stati Uniti, la visita del ministro degli Esteri Franco Frattini mira ad approfondire i contenuti della collaborazione fra i due Paesi nei principali dossier internazionali, con particolare riguardo all’Afghanistan, nel quadro delle priorità della Presidenza italiana del G8, e ad altri temi cruciali quali l’Iran, la situazione in Medio Oriente, i rapporti con la Russia e i Balcani.
Secondo quanto si legge in una nota della Farnesina, ampio spazio nell’agenda dei colloqui è dedicato alle prospettive della relazioni transatlantiche, alla crisi economica globale e ai temi della Presidenza italiana del G8, con speciale attenzione alle sfide della sicurezza globale: proliferazione delle armi di distruzione di massa, terrorismo, criminalità organizzata, sostegno alle attività di mantenimento e promozione della pace.
Ieri il ministro Frattini ha incontrato al Dipartimento di Stato l’ambasciatore Richard Holbrooke, inviato speciale per l’Afghanistan e il Pakistan. Poi il titolare della Farnesina ha visto il consigliere per la sicurezza nazionale James Jones. Frattini ha inoltre incontrato al Congresso la speaker della Camera Usa, Nancy Pelosi, con la quale ha discusso soprattutto dell’Afghanistan. Sempre al Congresso il ministro ha incontrato il presidente della Commissione Europa della Camera, Robert Wexler, per discutere di Medio Oriente. Oggi, alle 17.30 italiane, è previsto il colloquio con il Segretario di Stato Hillary Clinton, il primo tra i due ministri dall’insediamento dell’amministrazione Obama. Infine, prima del rientro in Italia, Frattini terrà una Public Lecture sul G8 alla Brookings Institution.
(ASCA)

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Washington, 27 febbraio – Il ministro degli Esteri Franco Frattini e il segretario di Stato americano Hillary Clinton sono a colloquio al dipartimento di Stato per quello che è il momento culminante della visita del titolare della Farnesina negli Stati Uniti di Barack Obama. Incontrando brevemente i giornalisti Hillary Clinton, con accanto Frattini, ha detto che “è sempre un piacere ricevere un alleato affidabile” e riferendosi al ministro ha mostrato di apprezzare le posizioni espresse dall’Italia come “leader sui principali temi dell’ampia agenda internazionale”.
(Adnkronos)

Washington, 27 febbraio – Al termine dell’incontro al Dipartimento di Stato con il Segretario di Stato americano Hillary Clinton, durato venti minuti, il ministro degli Esteri Franco Frattini parlando con i giornalisti all’ambasciata italiana si rallegra per la totale sintonia riscontrata su diversi temi, in particolare quello mediorientale. “Siamo sulla stessa linea e sono rimasto colpito dal fatto che ci si capisca al volo” ha affermato Frattini.
(Adnkronos)

Mi manda Picone
Washington, 27 febbraio – ‘Entro marzo’, il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini si recherà in missione a Teheran con la ‘benedizione’ degli USA. Frattini dovrà sondare la fattibilità della partecipazione iraniana alla conferenza regionale di stabilizzazione di Afghanistan e Pakistan, sotto la presidenza italiana del G8, in programma a giugno a Trieste. Su questo Frattini ha avuto oggi il via libera degli USA dopo l’incontro a Washington con il segretario di stato americano Hillary Clinton.
(Ansa)

Sangue, sudore e lacrime: le perdite umane della “Guerra Globale al Terrore”

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Secondo la rivista francese Navires & Histoire n° 52 di Febbraio 2009, le truppe statunitensi avrebbero subito, dall’inizio della guerra all’Iraq al 12 gennaio 2009: 6.761 soldati uccisi (156 suicidi), 66.115 mutilati o feriti gravemente, 26.224 sono i disertori e i renitenti. Inoltre il 15% dei soldati di ritorno dall’Iraq o dall’Afghanistan, presentano problemi di tossicodipendenza, soprattutto dall’eroina. A questi numeri vanno aggiunti 450 soldati uccisi e 5.892 feriti della coalizione alleata agli USA. Va aggiunto che almeno 4.000 soldati inglesi presentano problemi mentali.
Le agenzie dei contractors e dei mercenari hanno subito, su tutti i fronti della “Guerra Totale al Terrore”, al 12 gennaio 2009, 5.054 morti (ufficialmente 962) e 11.281 feriti. Di questi morti, 1.264 sono statunitensi (ufficialmente 445 e 3.307 feriti), spesso presentati come centroamericani.
I camionisti stranieri, uccisi in Iraq, sono 1.002 e 1.536 feriti, cui vanno aggiunti 154 membri delle Nazioni Unite uccisi e 244 giornalisti.
Bisogna aggiungervi 5.981 volontari e civili arabi morti in Iraq.
Gli iracheni hanno avuto 415.482 morti entro il 12 gennaio 2009: 41.638 i soldati e i miliziani uccisi dal 1 maggio 2003 al 12 gennaio 2009. I guerriglieri morti in combattimento o per le ferite riportate sono 31.410. I civili uccisi dal 1 maggio 2003 al 12 gennaio 2009 sono 173.494 e altri 168.940 a causa delle condizioni generali imposte dalla guerra.
In totale, afferma la rivista francese alla data del 12 gennaio 2009, nella guerra e nell’occupazione dell’Iraq sono morti 415.482 iracheni.

Dall’ottobre 2001 al 12 gennaio 2009 gli statunitensi, i loro alleati e i contractors hanno subito 13.729 caduti e 98.384 feriti su tutti i fronti della “Guerra Totale al Terrore”.

In Afghanistan, dal 1° ottobre 2001 al 12 gennaio 2009, le truppe della coalizione hanno avuto 847 soldati statunitensi caduti (33 suicidi) e 8.321 feriti, la coalizione ha subito 536 morti e 6.111 feriti.
Dal 1° ottobre 2001 al 12 gennaio 2009 sono morti 72.350 tra civili, ribelli e militari, afghani e pakistani.

Inoltre negli altri teatri della “Guerra Globale al Terrorismo” le cifre, al 12 gennaio 2009 erano le seguenti:
Yemen, Africa e Filippine: 16.525 morti;
nel resto del mondo: 3.252 morti;
– a causa di attentati: 6.997 morti;
Libano/Israele/Palestina (dal luglio 2006 al 12 gennaio 2009): 6.597 morti;
Somalia (dal novembre 2006 al 12 gennaio 2009): 14.856 morti;
– persone scomparse, arrestate o rapite nel quadro della ‘Guerra Globale al Terrorismo’ 26.280.

Totale dei morti a causa della “Guerra Globale al Terrorismo”: 561.928 uccisi.

[A cura del Bollettino Aurora]

TotoNATO

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Sono ormai in pieno svolgimento i preparativi per il prossimo vertice NATO di Strasburgo – Kehl, in programma all’inizio di aprile. Durante l’incontro, che segnerà il sessantesimo anniversario dell’Alleanza Atlantica, verrà ufficializzato l’ingresso quali nuovi membri di Albania e Croazia e molto probabilmente anche il ritorno della Francia nel comando militare integrato, dal quale uscì nel 1966 per decisione del generale Charles De Gaulle. Sono inoltre attesi l’adozione di un nuovo Concetto Strategico (quello in vigore risale al 1999) e la decisione circa i nuovi contingenti militari da inviare in Afghanistan. Il vertice, fra l’altro, sarà il primo a vedere la presenza del neoeletto presidente USA Barack Obama.
Pare comunque che l’attenzione dei governi dei Paesi membri sia attualmente focalizzata sulla successione a Jaap de Hoop Scheffer nel ruolo di Segretario Generale della NATO. I principali candidati a sostituirlo, quando alla fine della prossima estate concluderà il suo mandato, sembrerebbero essere:
– Radoslaw Sikorski, attuale Ministro degli Esteri polacco, ufficialmente sostenuto dal suo Primo Ministro, Donald Tusk, e da tutti gli Stati membri NATO dell’Europa orientale;
– il Primo Ministro danese Anders Rasmussen, che però pare più interessato al posto di primo Presidente della nuova Unione Europea (una volta che entrasse in vigore il Trattato di Lisbona, previa una nuova consultazione referendaria nella riluttante Irlanda);
– gli ex ministri canadesi della Difesa Peter MacKay e degli Esteri John Manley, la cui designazione violerebbe però la consolidata tradizione che a guidare la NATO sia sempre un europeo;
– in pole position, ci sarebbe comunque Solomon Passy, fondatore del Club Atlantico di Bulgaria dopo la caduta della Cortina di Ferro e Ministro degli Esteri nel governo dell’ex re Simeone (2001-2005).
Lo scorso ottobre, Passy ha rilasciato una dichiarazione secondo la quale è auspicabile che il processo di allargamento della NATO non si interrompa prima che altri Paesi dei Balcani (Macedonia, Serbia, Bosnia Erzegovina e lo stesso Kosovo) diventino membri. “Se questo accadesse, un terzo degli Stati membri della NATO sarebbero nei Balcani…”.

Pagare è volere

lenzuolnato

“Non ci può essere migliore dimostrazione della volontà politica, o della mancanza di essa, all’interno della NATO, dell’ammontare di denaro che ogni membro dell’Alleanza intende spendere nel settore della difesa. Esiste una chiara, persistente e crescente divergenza nelle spese militari tra i membri europei della NATO e gli Stati Uniti e sembrano esserci poche possibilità che questa tendenza sia invertita. A dispetto di un impegno, assunto da lunga data, da parte di tutti i membri della NATO di spendere almeno il 2% del loro Prodotto Interno Lordo nel settore della difesa, soltanto sei – Bulgaria, Francia, Grecia, Romania, Turchia e Gran Bretagna (ndr) – dei ventiquattro membri europei attualmente raggiungono tale obiettivo. Ma le spese militari non sono semplicemente una questione di quantità; è importante anche come sono impiegate le risorse. Noi crediamo che in aggiunta all’obiettivo del 2%, l’Alleanza dovrebbe stabilire dettagliati obiettivi riguardo le capacità, e scadenzari, per mezzo dei quali possano essere valutati i comportamenti degli Alleati.
Se i membri europei dell’Alleanza vogliono essere presi sul serio, se vogliono che gli Stati Uniti rimangano coinvolti ed impegnati nella NATO, e se intendono avere una maggiore influenza nella direzione complessiva della politica dell’Alleanza, essi devono impiegare le necessarie risorse e migliorare le proprie capacità. Siamo convinti che un’Alleanza con differenze nelle spese militari così grandi e crescenti, non sarà sostenibile nel lungo periodo”.

Un brevissimo ma significativo estratto da “The future of NATO and European defence. Ninth Report of Session 2007-08”, elaborato dal Defence Committee della House of Commons britannica.
Per chi volesse addentrarsi nel ponderoso rapporto, il testo integrale è qui.