Dietro le quinte di Hollywood

hollywood

Sono diversi gli enti governativi statunitensi che possiedono uffici di collegamento a Hollywood, dall’FBI alla NASA per arrivare alle varie agenzie di intelligence. Pochi di loro, comunque, hanno qualcosa di significativo da offrire, e così la loro influenza sull’industria cinematografica americana risulta minima. La maggiore eccezione è rappresentata dal Pentagono, che mantiene un aperto ma scarsamente pubblicizzato rapporto con Hollywood nel cui contesto, in cambio di consigli, uomini e mezzi di inestimabile valore, quali aerei ed elicotteri, il Pentagono chiede di prassi che le sceneggiature vengano alterate in senso a lui favorevole. In questo ambito rimane insuperata Top Gun, la pellicola interpretata nel 1986 da Tom Cruise, allora nascente “divo di Stato” (secondo l’azzeccata definizione di John Kleeves).
Lo svolgimento di questo genere di attività governative, per quanto moralmente discutibile, è almeno di pubblico dominio. Ciò non può essere detto a proposito dei maneggi fra Hollywood e la CIA che, fino a tempi recenti, erano largamente misconosciuti da parte dell’agenzia di spionaggio. Solo nel 1996, la CIA ha reso noto – con poca enfasi – il campo di responsabilità del suo ufficio di collegamento con i media, da poco istituito, retto dall’agente veterano Chase Brandon.
La decisione della CIA di lavorare pubblicamente con Hollywood fu preceduta, nel 1991, dal “Rapporto sulla più grande trasparenza della CIA” stilato da una task force – creata appositamente dall’allora direttore Robert Gates – che aveva dibattuto (segretamente!) sulla questione se l’agenzia dovesse essere meno reticente. Nel rapporto, la CIA ammetteva di aver “modificato alcuni soggetti riguardanti l’agenzia, sia a carattere documentaristico che di finzione, su richiesta degli stessi estensori che chiedevano un aiuto in termini di accuratezza ed autenticità”.
E’ però con l’undici settembre 2001, e con la successiva “Guerra Globale al Terrore” dichiarata dall’amministrazione Bush, che il legame tra Hollywood ed il governo USA fa un salto di qualità. L’11 novembre seguente, venne infatti tenuto un incontro fra Karl Rove, l’allora capo di gabinetto del Presidente, ed i rappresentanti delle case produttrici per discutere su come l’industria cinematografica potesse contribuire all’impresa bellica. Secondo la testimonianza di Jack Valenti, presidente della Motion Picture Association of America, Rove presentò una lista di richieste e, anche se oggi risulta difficile giudicare le conseguenze di quell’incontro, un seguito di Rambo fu certamente discusso (e debitamente prodotto), così come nel periodo immediatamente successivo vennero alla luce diverse serie televisive incentrate sulle tematiche della sicurezza nazionale.
L’incontro fu, infatti, soltanto uno fra i vari svolti tra Hollywood e la Casa Bianca nel periodo ottobre-dicembre 2001. Il 17 ottobre, la Casa Bianca annunciò la formazione di una task force sulle “Arti e l’Intrattenimento” ed a novembre lo stesso Jack Valenti assunse la direzione dello sforzo di Hollywood arruolata nella “Guerra Globale al Terrore”. Come esito diretto di questi incontri, il Congresso chiese una consulenza agli esperti di Hollywood su come elaborare una propaganda di guerra efficace per l’America ed il mondo intero. John Romano, sceneggiatore e produttore di alcune popolari serie televisive, sottolineò di fronte al Comitato per gli Affari Esteri della Camera dei Rappresentanti come il contenuto delle produzioni hollywoodiane sia un fattore chiave nella formazione della percezione che all’estero si ha dell’America.
Il successivo 5 dicembre, la potente Accademia di Scienze ed Arti Televisive convocò una tavola rotonda intitolata “Hollywood va in guerra?” per discutere su cosa l’industria cinematografica potesse fare in risposta all’undici settembre. A rappresentare il governo furono Mark McKinnon, un consigliere della Casa Bianca, e Phil Strub, il responsabile dell’ufficio di collegamento del Pentagono ad Hollywood. Fra i partecipanti figuravano anche Jeff Zucker, presidente della NBC Entertainment, e Aaron Sorkin, ideatore dell’opera drammatica The West Wing (1999-2006). Immediatamente dopo lo svolgimento della tavola rotonda, Sorkin ed il suo gruppo di lavoro si misero a produrre un episodio speciale della serie incentrato su un’enorme minaccia terroristica all’America, intitolato “Isacco ed Ismaele”. Alle riprese dell’episodio fu data la più alta priorità e fu poi completato e trasmesso a soli dieci giorni di distanza dall’incontro. Esso difendeva la superiorità dei “valori americani” schiumando rabbia contro i militanti islamisti.

La connessione fra Hollywood e gli apparati della sicurezza nazionale USA rimane oggi forte come mai. Un ex agente della CIA, Bob Baer, ha parlato di “una simbiosi fra la CIA ed Hollywood”, rivelando che l’ex direttore dell’agenzia George Tenet è di prassi ad Hollywood “a parlare con gli studios”. Le dichiarazioni di Baer trovano riscontro nelle riunioni che si svolgono ogni anno nella Sun Valley, Stato dell’Idaho, durante le quali diverse centinaia fra i grandi nomi dei media statunitensi – inclusi i direttori di tutte le case hollywoodiane – si incontrano per dibattere le strategie informative del futuro. Nel suggestivo scenario di campi da golf, foreste di pini e laghetti da pesca, vengono conclusi quegli accordi e firmati quei contratti che danno forma all’aspetto palese dei media USA. La stampa non ha mai ricevuto il permesso di relazionare su questi incontri, cosicché la natura esatta delle discussioni lì condotte rimane ancora segreta. E’ comunque noto che George Tenet è stato un relatore di rilievo a Sun Valley nel 2003 (quando era ancora a capo della CIA) ed anche nel 2005.

About these ads

3 pensieri su “Dietro le quinte di Hollywood

  1. Usa: Schwarzy Annuncia Sussidi Statali Per Hollywood

    Los Angeles, 27 lug. – (Adnkronos/Dpa) – La crisi economica che ha investito in modo drastico la California sta anche mettendo a rischio l’egemonia di Hollywood nel panorama dell’industria cinematografica americana. Cosi’ il governatore, ed ex attore, Arnold Schwarzenegger, ha annunciato un programma di assistenza finanziaria per produzioni cinematografiche e televisive per scongiurare una loro migrazione in altri stati americani che renderebbero ancora piu’ profonda la crisi che sta attraversando lo stato piu’ grande e prospero d’America.

  2. In the middle 1970s, America was defeated in Indochina, and not only by Vietnam, but also by world communism, which helped Vietnam. Society in America was split because it was primarily defeated from within by millions of people who did not want to join the army and kill the Vietnamese. The drive of social and other protests in the 1970s engendered the great American art which makes current Hollywood films look like a caricature. Long-haired peace campaigners scored a total victory over the previous generation of heroes which overcame the Great Depression and defeated Hitler.

    Former actor Reagan won the elections and sided with the part of America which had already saw itself defeated.

    The word “actor” is of key importance here. Reagan did not earn much fame in Hollywood, but he brilliantly played the role of a strong American president. His joke about the bombing is easy to explain. He simply imitated one of his former cowboy heroes. Every actor knows how it feels before coming on stage.

    Reagan’s political initiatives are rooted in Hollywood. He spoke and scared others more than he bombed. His military service record includes only invasion of the tiny Grenada in October 1983.

    The bombing did not start in five minutes,
    di Dmitry Kosyrev

    http://en.rian.ru/analysis/20090810/155774765.html

  3. La CIA ha avuto una lunga storia a Hollywood. Nel corso degli anni ‘50, l’asset della CIA, Luigi G. Luraschi, ha usato la sua posizione come capo della censura ai Paramount Studios per allineare il contenuto dei film agli ideali dell’Agenzia. Le scene che ritraevano gli Stati Uniti in cattiva luce furono tagliate; a film come ‘Mezzogiorno di fuoco’ (1952) è stato impedito di ricevere certi riconoscimenti aziendali, e ‘negri’ ben vestiti venivano collocati in ambienti lussuosi, per suggerire che gli Stati Uniti non avevano un problema razziale.
    Al fine di domare o comunque sovvertire il loro contenuto, la CIA assisteva anche segretamente agli adattamenti del film di George Orwell, ‘1984′ (1954) e ‘La fattoria degli animali’ (1955), così come a ‘The Quiet American’ di Graham Greene (1958).
    Alla metà degli anni ‘90, l’Agenzia creò il suo ufficio di collegamento dell’intrattenimento, guidato da ‘Chase’ Brandon, presumibilmente come parte del suo mandato più ‘aperto’. In verità, il ruolo della CIA a Hollywood rimane decisamente clandestino. Nel caso delle produzioni assistite CIA come Bad Company (2002), 24 (dal 2001) e Spy Game (2001), neanche degli isolati commenti provengono da chiunque si occupa di indicare ciò che accade sul set (anche se noi sappiamo che la CIA ha ritirato la sua approvazione su quest’ultimo). Altri sono meno timidi, come con Alias (2001-06) star Jennifer Garner, che sembrava un non retribuito annuncio di reclutamento per i suoi (di lei, NdT) amici di Langley.
    La CIA può anche avere usato l’intrattenimento per fini di guerra psicologica e per sviluppare degli scenari del mondo reale, come la professoressa della Texas State University, Tricia Jenkins, ha sentito in una serie di interviste sensazionali per il suo libro di prossima pubblicazione ‘For Our Spies Only’.
    Michael Frost Beckner, creatore della serie TV The Agency (2001-03), ricorda che Brandon gli telefonò, per suggerirgli una trama che coinvolge la tecnologia di identificazione biometrica. Quando Beckner interrogò Brandon sul realismo della storia, Brandon gli disse “lascia stare se l’abbiamo o no. Anche i terroristi guardano la TV. Li spaventerà.” Per un altro episodio, Brandon suggerì di utilizzare un drone Predator equipaggiato con missili Hellfire per uccidere un generale pakistano, chiedendo a Beckner di “vedere come va, come potrebbe funzionare“. Un mese dopo la trasmissione dell’episodio, la CIA ha assassinato un generale pakistano con missili Hellfire lanciati da un drone Predator. “Io non sono un grande teorico della cospirazione”, dice Beckner, “ma non sembra sia stata una unica sinergia, quella volta lì“.

    da Il pistolero di Hollywood.
    Elicotteri neri, basi sotterranee, armi laser e la morte misteriosa dello sceneggiatore di Schwarzenegger…
    ,
    di Matthew Alford e Robbie Graham
    http://sitoaurora.xoom.it/wordpress/?p=426

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...