I voli CIA in Spagna e Portogallo

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Non è mai stato un segreto che i cosiddetti voli CIA sono stati spesso utilizzati per sequestrare persone sospette e trasportarle in Paesi dove poterle interrogare liberi da ogni vincolo legale ed umanitario.
Doveva però rimanere un segreto il patto che gli Stati Uniti avevano stretto con alcune nazioni europee utilizzate come basi di appoggio. Ma un documento classificato molto segreto del 10 gennaio 2002 e pubblicato dal quotidiano spagnolo El Pais riporta nero su bianco il trasporto di prigionieri a Guantanamo con la richiesta al governo Aznar di poter utilizzare gli aeroporti spagnoli in caso di emergenza.
L’inchiesta di Rainews24 ricostruisce le ore concitate che precedono l’apertura del carcere di Guantanamo e la richiesta da parte degli Stati Uniti di un appoggio militare e politico per le cosiddette extraordinary renditions.
In una nuova risoluzione sui voli CIA in Europa, l’Europarlamento il 19 febbraio denuncia “l’inerzia dimostrata finora” dai Ventisette nel fare luce sul programma di trasferimenti forzati.
Ed a dimostrazione di quanto sia suscettibile anche il Portogallo al coinvolgimento dei voli CIA è saltato il riferimento all’attuale presidente della Commissione europea José Barroso, all’epoca dei voli capo del governo lusitano. Una “scelta politica” della quale il relatore, Claudio Fava, ha “preso atto” giudicandola però “grave”.
La risoluzione rileva inoltre che gli ordini esecutivi del presidente statunitense Obama, pur rappresentando “un significativo passo avanti non sembrano affrontare pienamente la questione della detenzione segreta e del rapimento né dell’uso della tortura”.
Con l’arrivo alla Casa Bianca Obama infatti mantiene la promessa di chiudere il carcere di Guantanamo ma il presidente non abbandona la politica delle rendition: i rapimenti sono l’unico strumento che ci è rimasto, dice anche se assicura delle procedure più garantiste. Insomma, per il momento conferma di fatto la linea di Bush ed invoca la sicurezza nazionale per mantenere il segreto di Stato.

Il video dell’inchiesta è qui.

“Distruggere tutto quello che fa ostacolo alla potenza USA”

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Per capire le attuali poste in gioco, bisogna comprendere quello che accade da nove anni.
Nel 2000, quando la classe dirigente USA truccò le elezioni ed impose George W. Bush alla Casa Bianca, il progetto era quello di fondare «un nuovo secolo americano». Alcune persone pensavano che gli Stati Uniti dovessero approfittare del loro vantaggio militare per diventare un impero globale. Esse avevano programmato uno choc psicologico, «un nuovo Pearl Harbour» secondo la loro espressione, per operare tale virata. Questo è stato l’11 settembre. Quel giorno, Henry Kissinger definì la «guerra globale al terrorismo». Spiegò che il fine non sarebbe stato la punizione degli autori degli attentato, ma la distruzione del «sistema» che ostacola la potenza USA, come la risposta a Pearl Harbour non aveva avuto il fine di punire il Giappone, ma di distruggere tutto quello che poneva ostacoli alla potenza degli Stati Uniti.
Ora, nel 2003, l’amministrazione Bush-Cheney scartò dal mandato che le era stato dato dalla classe dirigente USA. Decise di colonizzare l‘Iraq e lo fece sfruttare da una società privata, l’Autorità della Coalizione in Iraq, costituita sul modello della Compagnia delle Indie. Il generale Brent Scowcroft fu il primo leader USA ad opporsi a quel progetto. Non come Dominique de Villepin in nome del diritto internazionale, ma perché quel progetto d’altri tempi avrebbe «distolto gli Stati Uniti dalla guerra al terrorismo».
Scowcroft era l’ideologo dei generali che nel 2006 si rivoltarono contro il progetto di attacco all’Iran. L’anziano esercitava un’influenza preponderante sulla Commissione Baker-Hamilton tramite il suo figlio spirituale, Robert Gates, da lui ben presto imposto al dipartimento della Difesa. Ancor oggi è Scowcroft a consigliare Obama su tutte le nomine relative alla Difesa e alla politica estera. Ed il generale James Jones, consigliere per la Sicurezza nazionale, ha ammesso anche lui di prendere quotidianamente i suoi ordini non dal presidente Obama ma dagli eterni complici Brent Scowcroft e Henry Kissinger.
Dopo la parentesi 2003-06 della colonizzazione dell’Iraq, eccoci tornati alla casella dell’11 settembre. L’obiettivo assegnato all’amministrazione Obama è la ripresa della «guerra al terrorismo» che il duo Bush-Cheney non avrebbe mai dovuto relegare in seconda fila.
La NATO, che i signori Bush e Cheney non erano riusciti a mobilitare in Iraq, sarà sollecitata alla guerra al terrorismo — eventualmente anche alla presunta prevenzione dei genocidi —. È, per quanto riguarda l’Afghanistan. Robert Gates e poi Barack Obama hanno sottolineato che se gli Europei non venissero in Asia centrale, dovrebbero affrontare degli 11 settembre sul loro stesso territorio. Il ricatto non potrebbe essere più chiaro. Una cosa simile si presenta pure nell’Oceano Indiano, dove gli USA stanno collaudando un nuovo alibi, la pirateria. Pochi straccioni, che dispongono di informazioni eccezionali e di armi ultimo modello, abbordano navi di ogni categoria, che vanno dai battelli da diporto per far piangere le casalinghe ai cargo che trasportano armi per stuzzicare gli alleati. È stata recentemente messa in scena una story hollywoodiana con il coraggioso capitano Philips disposto a sacrificare la vita per salvare il suo equipaggio, prima di essere salvato a sua volta dai commando dell’US Seal. In ogni caso, il fine è lo stesso: trovare una nobile causa che giustifichi uno spiegamento militare in grado di distruggere tutto quello che fa ostacolo alla potenza USA.

Da Dal G20 a Durban II, che cosa bolle in pentola. Un’intervista a Thierry Meyssan, di Silvia Cattori.
[grassetto nostro]

Bologna, la strage è della CIA

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Bologna, 27 aprile – Per la prima volta il terrorista internazionale detenuto in Francia, Ilic Ramirez Sanchez detto Carlos lo Sciacallo ha detto la sua verità di fronte ad un magistrato italiano, ed è stato sentito in qualità di testimone nell’ambito dell’indagine (ancora contro ignoti) condotta dalla procura felsinea sulla strage del 2 agosto 1980 alla Stazione di Bologna per la quale sono stati condannati, in via definitiva gli estremisti di destra Valerio Fioravanti e Francesca Mambro.
Il pm Enrico Cieri – che ha ereditato il fascicolo aperto nel novembre 2005 dal collega Paolo Giovagnoli (nel quale sono confluiti gli spunti emersi dalla commissione Mitrokhin riguardanti terroristi tedeschi, Carlos e il Fronte popolare di liberazione della Palestina di George Habbash) – ha sentito Carlos (assistito da 4 avvocati) , per rogatoria internazionale venerdì scorso all’interno del palazzo di giustizia parigino e ha confermato, oggi ai cronisti, la veridicità di quanto riportato sulla stampa riguardo all’interrogatorio. Carlos avrebbe, dunque, ribadito la sua versione già nota da tempo. Secondo il terrorista internazionale a far esplodere la bomba alla stazione di Bologna non furono nè i fascisti nè i rivoluzionari palestinesi ma sarebbero coinvolti i servizi segreti occidentali* che avrebbero agito per far ricadere sulla pista legata al Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp) o sugli uomini vicini allo stesso Carlos la responsabilità dell’atto terroristico. L’indagine della Procura di Bologna potrà acquisire ulteriori elementi dopo la traduzione dei documenti acquisiti dal pm Cieri presso la procura generale di Berlino relativi all’attività del gruppo legato a Carlos dagli anni ’70 agli anni ’80.
Sulla versione fornita da Carlos è intervenuto anche il parlamentare di AN Enzo Raisi, già componente della commissione Mitrokhin: “Carlos – ha detto – ha confermato che il contesto in cui si è realizzato il più grande attentato fatto in Italia non è proprio quello corrispondente alla sentenza definitiva che ha individuato come responsabili i componenti dei NAR”.
(AGI)

*Leggasi: CIA, con “copertura” da parte del SISMI italiano e dei servizi segreti tedeschi.

Center of Excellence for the Stability Police Units (CoESPU)

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Sovente da queste pagine abbiamo parlato di Vicenza, in merito alla questione del raddoppio della base statunitense presso l’ex aeroporto Dal Molin. Ma nel capoluogo berico sorge un’altra struttura sulla quale vale la pena spendere qualche parola. Dal primo marzo 2005, è stato infatti istituito a Vicenza, presso la caserma Chinotto, il CoESPU (Center of Excellence for the Stability Police Units – Centro di Eccellenza per le Unità di Polizia di Stabilità), struttura nella quale viene addestrato il personale per le PSO (Operazioni per il Supporto della Pace). La creazione del CoESPU venne stabilita (su proposta italiana) nel vertice dei Paesi del G8 tenutosi nel 2004 a Sea Island negli Stati Uniti, occasione nella quale i Paesi partecipanti al vertice hanno formalmente adottato un piano d’azione denominato “Espansione della Capacità Globale nelle Operazioni per il Supporto della Pace”, che mira ad aumentare la capacità globale di sostegno a tali operazioni, in particolare nei Paesi africani.
Le basi erano state gettate nel 2002 al vertice di Kananaskis, dove ci si era prefissi l’obiettivo di far sì che le nazioni africane entro il 2010 potessero partecipare a tali operazioni. La ricerca di un sempre maggiore coinvolgimento dei Paesi africani in questo tipo di operazioni è un chiaro segnale di come gli Stati Uniti siano sempre meno in grado di gestire da soli le situazioni di conflitto da essi stessi generate, in particolare in Afghanistan ed Irak.
L’obiettivo che il Centro si prefigge è l’addestramento entro il 2010 di 7.500 unità, il 10% del quale formato da personale tipo Carabinieri/Gendarmeria. Si conta di aver addestrato entro tale data 3.000 ufficiali e sottufficiali, i quali una volta fatto ritorno al loro Paese di origine potranno addestrare ulteriori 4.500 unità. Il modello al quale ci si ispira è quello delle MSU (Unità Multinazionali Specializzate) che ha fornito personale per le operazioni in Bosnia, Kosovo ed Irak. A tal proposito va evidenziato come la caserma Chinotto sia anche la sede della Gendarmeria Europea, un corpo di oltre 3.000 uomini cui partecipano le forze di polizia militarizzate di Italia, Francia, Spagna, Portogallo ed Olanda. La forza sarà a disposizione dell’Unione Europea ma potrà operare in favore dell’ONU, della NATO, dell’OCSE e di altri organismi internazionali.
Ritornando al CoESPU, il personale che partecipa ai corsi viene preparato ad operare sia in contesti militari che in contesti civili, gestendo la fase di transizione da un contesto di guerra ad un contesto per così dire di normalità.
La durata dei corsi varia dalle 5 alle 7 settimane, le lezioni si tengono in inglese e si concludono con l’assegnazione di un certificato che abilita all’impiego ONU. Va sottolineato che la scuola usufruisce di robusti finanziamenti del governo americano, anche se purtroppo l’ammontare di tali finanziamenti non è noto. Il comando resta interamente italiano, ma il vicedirettore (svincolato dalla catena di comando) è un ufficiale statunitense, ed ulteriori contributi sono stati offerti da Francia e Canada. Al momento i Paesi coinvolti sono una trentina ma sembra siano destinati ad aumentare.
Concludiamo riportando uno dei punti-chiave fra quelli che sono indicati come obiettivi principali del CoESPU, così come riportato sul sito dell’Arma dei Carabinieri: “Interagire con organizzazioni internazionali e regionali, quali le Nazioni Unite, la NATO, l’OSCE, l’Unione Europea [...]; accademie ed istituti di ricerca (per es. il George Marshall Center); istituzioni di ricerca militari come il NATO Joint Analysis and Lesson Learned Center o lo US Army Peacekeeping and Stability Operations Institute e lo US Army Center for Lesson Learned”.

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Quello che ricorda per certi aspetti la famigerata “Scuola delle Americhe” che formò migliaia di ufficiali latinoamericani nelle decadi in cui le dittature imperversavano nel continente, si chiama “Center of Excellence for Stability Police Units, (CoESPU)”, e dal marzo 2005 è ospitato presso la Caserma “Chinotto” di Vicenza, sotto il comando dell’Arma dei Carabinieri. Il 4 e 5 maggio, il centro di formazione e addestramento internazionale delle “forze di polizia” africane è stato visitato dal generale William “Kip” Ward, a capo del Comando Africom di Stoccarda. Nell’occasione, Ward ha incoraggiato l’alto ufficiale dei Carabinieri Umberto Rocca, responsabile del CoESPU, a proseguire nello “sviluppo delle abilità degli ufficiali delle forze di polizia africane affinché operino nelle missioni di peacekeeping nel continente”, assicurando che “Africom continuerà a mantenere stretti legami con il Centro d’Eccellenza di Vicenza”. “Fate buon uso di quest’esperienza”, ha poi raccomandato ai militari di Camerun, Nigeria, Mali e Burkina Faso, ospiti di uno dei corsi attualmente in fase di realizzazione nella città veneta. Prima di lasciare la caserma “Chinotto”, lo zar delle nuove campagne USA in Africa ha rivelato che Serbia, Nepal ed Indonesia potrebbero inviare presto propri reparti per potenziare le missioni internazionali di “peacekeeping” nel continente.
(…)
Durante la sua visita a Vicenza, il capo supremo di Africom si è recato pure a Camp Ederle. A conclusione dell’incontro con il generale William B. Garrett III, comandante di US Army Africa, William Ward ha voluto ringraziare ufficialmente i militari statunitensi per il ruolo assunto nelle missioni in terra d’Africa. “US Army Africa sta supportando Africom in una serie d’incarichi finalizzati a migliorare le funzioni dei militari africani, costruire partenariati e promuovere forze militari professionali”, ha dichiarato l’alto comandante USA.
“In Rwanda, il personale US. Army lavora attualmente insieme ai militari della Gran Bretagna per addestrare i soldati ruandesi. In Liberia, più di una dozzina di sottufficiali dell’esercito statunitense appoggiano il Liberia Security Sector Reform, un programma diretto dal Dipartimento di Stato per aiutare la ricostituzione delle forza armate liberiane”, ha aggiunto Ward. “Altre missioni degne di menzione includono i programmi logistici a favore di Botswana, Uganda e Rwanda. Ufficiali dell’US Army operano con la African Partnership Station, la missione della marina statunitense in Africa occidentale, e con la Combined Joint Task Force – Horn of Africa, la forza militare che opera congiuntamente con i nostri partner in Africa orientale”.
Vicenza si conferma sempre più il cuore strategico delle operazioni terrestri di Africom.

Da Vicenza è sempre più Africom, di Antonio Mazzeo.

Campagna di Indignazione Nazionale contro l’F-35

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Al Presidente della Repubblica
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Ai Presidenti di Camera e Senato
Ai Ministri della Repubblica italiana
Ai Gruppi parlamentari di Camera e Senato
Ai Presidenti delle Regioni

Per conoscenza: ai mass-media italiani

Il 7 e 8 aprile 2009 le commissioni Difesa di Camera e Senato hanno espresso parere favorevole al “Programma pluriennale relativo all’acquisizione del sistema d’arma Joint Strike Fighter JSF”, il faraonico progetto che il Governo intende finanziare per la produzione e acquisizione di 131 cacciabombardieri JSF completi di relativi equipaggiamenti, supporto logistico e basi operative. Costo stimato: oltre 13 miliardi di euro, nel periodo 2009-2026.
Con queste righe desideriamo esprimervi la nostra indignazione. Che diventa ancora più grande di fronte alla preoccupante crisi economica che influisce nella vita di milioni di cittadini che vivono in Italia, e alle altrettanto preoccupanti calamità naturali che hanno colpito una parte del nostro Paese.
Sappiate che riteniamo inammissibile e immorale che il Governo si impegni ad investire decine di miliardi di euro per l’acquisizione di cacciabombardieri. Per questo ci impegniamo a far sì che questo grido di indignazione giunga in ogni luogo d’Italia, nella speranza che il suddetto “Programma pluriennale” venga fermato.

Per aggiungere la propria firma all’appello, cliccare qui.

Un uomo solo al comando

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Riproduciamo un estratto del discorso che il Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, Mahmoud Ahmadinejad, ha pronunciato il 20 aprile a Ginevra presso la sede dell’ONU.
Al di là delle accuse di antisemitismo piovutegli addosso da ogni dove, evidenziamo in grassetto i passaggi veramente “scandalosi” della sua dichiarazione, che ci paiono piuttosto pertinenti rispetto alle tematiche solitamente affrontate in questo blog.

Signor Presidente, onorevole segretario generale delle Nazioni Unite, onorevole Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, signore e signori.

Ci siamo riuniti a seguito della conferenza di Durban contro il razzismo e la discriminazione razziale per cercare di agire concretamente in nome della nostra causa, che è sacra e umanitaria.
Nel corso degli ultimi secoli l’umanità ha attraversato grandi dolori e grandi sofferenze. Durante il Medio Evo, pensatori e scienziati sono stati mandati a morte. A quell’epoca è seguita l’era della schiavitù e della tratta. Persone innocenti sono state prese prigioniere a milioni, separate dalle loro famiglie e dai loro cari e deportati in Europa ed in America nelle peggiori condizioni di vita che si possano immaginare. Un periodo oscuro, cui non furono ignote le occupazioni, i saccheggi ed i massacri di persone innocenti.
Sono passati molti anni prima che le nazioni insorgessero e combattessero per la loro libertà e per la loro autodeterminazione: hanno pagato un prezzo molto alto nel farlo. Milioni di persone hanno perso la vita per cacciare le potenze occupanti e per stabilire governi indipendenti e nazionali. Tuttavia non trascorse molto tempo prima che le potenze rapaci imponessero due guerre all’Europa, due guerre che hanno afflitto anche parte dell’Asia e dell’Africa. Queste guerre terribili sono costate la vita a cento milioni di persone ed hanno lasciato il retaggio di devastazioni imponenti. Il fare tesoro della lezione impartita dalle occupazioni, dagli orrori e dai crimini di quelle guerre avrebbe senz’altro rappresentato una luce di speranza per le epoche a venire.
Ma le potenze vincitrici si sono autonominate conquistatrici del mondo, ignorando o minacciando i diritti delle altre nazioni con l’imposizione di leggi ed accordi internazionali oppressivi.
Signore e signori, prendiamo un momento in esame il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che è uno dei retaggi della prima e della seconda guerra mondiale. Quale logica regola un organismo i cui partecipanti hanno diritto al veto incrociato? Una logica simile come può non confliggere con i valori spirituali o umanitari? Non contrasta con i principi accettati di giustizia, uguaglianza davanti alla legge, amore e dignità umana? Non rappresenta una discriminazione, un’ingiustizia, una violazione ai diritti umani, un’umiliazione che colpisce la maggioranza delle nazionalità e dei paesi sovrani?
Per quanto riguarda la salvaguardia della pace e della sicurezza internazionali, il Consiglio di Sicurezza è l’organo decisionale più importante del mondo. Come possiamo aspettarci una giustizia ed una pace effettive, quando di fatto le discriminazioni sono legalizzate e gli stessi organi legislativi sono in preda alla coercizione e alla forza, piuttosto che avere come guida la giustizia e i diritti?
La coercizione e l’arroganza sono all’origine dell’oppressione e della guerra. Anche se oggi molti sostenitori di fatto del razzismo condannano con parole e slogan la discriminazione razziale, un gruppo ristretto di potenze può ancora decidere per tutte le altre nazioni tenendo conto dei propri interessi ed a propria discrezione, e può facilmente violare tutte le leggi e tutti i valori umani, cosa già verificatasi.
Dopo la seconda guerra mondiale si è fatto ricorso all’aggressione militare per privare un popolo intero della propria terra, col pretesto delle sofferenze patite dagli ebrei, e sono stati inviati migranti dall’Europa, dagli Stati Uniti e da altre parti del mondo al fine di istituire un governo assolutamente razzista nella Palestina occupata. In concreto, nel tentativo di porre rimedio alle conseguenze del razzismo in Europa, si è aiutata la costruzione in Palestina della più crudele, repressiva e razzista forma di governo.
Il consiglio di Sicurezza ha contribuito a consolidare il regime di occupazione e lo ha sostenuto per sessant’anni, consentendo agli occupanti di commettere ogni sorta di atrocità. Ancora più deplorevole è il fatto che molti governi occidentali e quello degli Stati Uniti si siano impegnati a difendere questi razzisti intenti a perpetrare un genocidio, mentre le coscienze risvegliate e le menti più libere del mondo condannano l’aggressione, le brutalità ed i bombardamenti contro i civili perpetrati a Gaza. I sostenitori di Israele, a fronte di questi crimini, o approvano o tacciono.
Cari amici, illustri delegati, signore e signori. Quali sono le cause prime delle guerre statunitensi contro l’Iraq, o dell’invasione dell’Afghanistan?
Quali motivazioni hanno sostenuto l’invasione dell’Iraq, se non l’arroganza del governo statunitense, le crescenti pressioni esercitate dai ricchi e dai potenti per espandere la propria sfera di influenza per perseguire gli interessi di gigantesche aziende produttrici di armi a scapito di una nobile cultura con migliaia di anni di storia alle spalle, la volontà di eliminare tutte le minacce, potenziali o pratiche che fossero, dei paesi arabi contro il regime sionista, e quella di controllare e saccheggiare le risorse energetiche del popolo iracheno?
Per quale motivo quasi un milione di persone sono state uccise o ferite, ed altri milioni sono state strappate alla loro terra? Per quale motivo il popolo iracheno ha avuto danni per centinaia di miliardi di dollari? E perché il popolo americano è stato tassato per miliardi come risultato di queste azioni militari? L’aggressione all’Iraq non è stata forse progettata dai sionisti e dai loro uomini nel governo statunitense di allora, insieme ai paesi produttori di armi e ai detentori delle ricchezze? L’invasione dell’Afghanistan ha forse riportato la pace, la sicurezza e la prosperità economica nel paese?
Gli Stati Uniti e i loro alleati non si sono limitati a fallire, nel loro intento di limitare la produzione di stupefacenti in Afghanistan; negli anni della loro presenza in Afghanistan le colture si sono perfino moltiplicate. La questione essenziale è: quali sono le responsabilità e le colpe del governo statunitense che decise l’invasione, e dei suoi alleati?
[Gli statunitensi ed i loro alleati] rappresentano forse tutti i paesi del mondo? Hanno ricevuto un mandato? Sono stati autorizzati dai popoli del mondo ad intromettersi ovunque, ed in modo particolare nella nostra regione? Questi comportamenti non sono forse un chiaro esempio di egocentrismo, di razzismo, di discriminazione, di prevaricazione nei confronti della dignità e dell’indipendenza delle nazioni?
Signore e signori, chi è responsabile per la crisi economica mondiale attualmente in atto? Da dov’è cominciata la crisi? Dall’Africa, dall’Asia o dagli Stati Uniti, paese dal quale si è diffusa in Europa e nei paesi alleati?
Per molto tempo il loro potere politico ha imposto all’economia internazionale regolamentazioni economiche inique. Hanno imposto un sistema finanziario e monetario privo di autentici meccanismi di supervisione internazionali a nazioni e governanti che non avevano alcun ruolo nelle campagne o nelle politiche repressive. Non permettevano neppure ai loro cittadini di supervisionare o controllare le politiche finanziarie messe in atto. Hanno introdotto una quantità di leggi e di regolamenti contrari a tutti i valori morali, al solo scopo di proteggere gli interessi dei detentori di ricchezze e di potere.
Gli Stati Uniti, inoltre, hanno imposto una visione dell’economia di mercato e della concorrenza che negava molte opportunità economiche cui invece sarebbe giusto accedessero anche gli altri paesi del mondo. Hanno scaricato i loro problemi sugli altri, mentre l’ondata della crisi imperversava infliggendo alla loro economia migliaia di miliardi di dollari di perdite. In questi stessi giorni, stanno iniettando centinaia di miliardi di dollari di denaro liquido preso dalle tasche dei loro cittadini e da quelli di altre nazioni in banche, compagnie ed istituzioni finanziarie sulla via del fallimento, complicando ulteriorimente la situazione per la loro economia e per il loro popolo. Stanno semplicemente pensando a come mantenere il loro potere e la loro ricchezza. Non potrebbe importargliene meno dei popoli del mondo; non si interessano neppure del loro.

[Continua qui]

NATO = $$$

sigo

La militarizzazione del territorio e le minacce alla sicurezza dei siciliani sono inesauribile fonte di guadagno per una delle principali aziende del comparto militare statunitense. Spacciato dal ministro La Russa come importante occasione di sviluppo economico ed occupazionale, il nuovo sistema AGS di sorveglianza terrestre della NATO che sta per essere realizzato nella base di Sigonella, è invece l’occasione per trasferire enormi risorse pubbliche nelle casse di un consorzio industriale che vede in posizione dominante le statunitensi Northrop Grumman e General Dynamics.
Secondo fonti atlantiche, il programma AGS (Alliance Ground Surveillance) sarà un sistema integrato che consisterà di un segmento aereo e di uno terrestre, gestito da un NATO Force Command di 800 uomini, basato a Sigonella. L’AGS permetterà alla NATO di “eseguire la continua sorveglianza di vaste aree di territorio”, grazie all’utilizzo dei velivoli senza pilota “Global Hawk”, dotati di elevata autonomia (superiore a 30 ore di volo) ed in grado di volare fino a 60.000 piedi di altezza ed in qualsiasi condizione meteorologica. Nello specifico, i velivoli della Northrop Grumman saranno del tipo “Block 40”, equipaggiati con un sensore radar di sorveglianza del suolo (MPRIP Multi-Platform Radar Insertion Program) ed un sistema di trasmissione dati a banda larga. Anche sensori e trasmettitori saranno di realizzazione statunitense e l’affidamento in regime di monopolio dell’AGS all’industria USA è stata la causa prima della diserzione dal programma dei maggiori paesi dell’Alleanza Atlantica.
(…)
Nel corso della riunione dei Ministri della Difesa della NATO di Cracovia, il 19 e 20 febbraio scorso, è stata formalizzata la scelta di Sigonella come “principale base operativa” del sistema di sorveglianza, ma il Memorandum of Understanding del programma AGS è stato sottoscritto solo da Estonia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Repubblica Ceca ed Italia. Nonostante un notevole ridimensionamento del budget originario destinato a quello che è stato definito il “Grande Orecchio” della NATO in un’area che si estende dai Balcani al Caucaso e dall’Africa al Golfo Persico, la diserzione in massa degli alleati ha comportato per il nostro paese l’assunzione di una maggiore spesa per le attrezzature e le infrastrutture dell’AGS, circa 150 milioni di euro, pari al 10% del piano finanziario generale del programma. Anche le industrie che si spartiranno il bottino di guerra si sono ridotte: oltre a Northrop Grumman, General Dynamics e Raytheon, compaiono nel ruolo di modestissime sub-appaltatrici l’EADS e l’italiana Selex Galileo, gruppo Finmeccanica.
Nel febbraio 2009, la supremazia dei contractor USA è stata ulteriormente rimarcata dal contratto di 79,4 milioni di dollari sottoscritto dall’US Air Force per installare la multi-piattaforma radar MP-RTIP a bordo dei Global Hawk per accrescerne operatività e potenza elettronica. Anche in questo caso la Northrop Grumman ha scelto come subappaltatrici solo imprese USA: Raytheon Space and Airborne Systems (California), Aurora Flight Sciences (Virginia), L-3 Communications (Salt Lake City), Raytheon Intelligence and Information Systems (Virginia), Rolls-Royce Corporation (Indianapolis) e Vought Aircraft Industries (Dallas).
Come se ciò non bastasse, sempre in febbraio il Pentagono ha affidato a Northrop Grumman un contratto di 276 milioni di dollari per le “operazioni di supporto e manutenzione” di tutti i velivoli “RQ-4 Global Hawk” dell’US Air Force, quattro dei quali stanno per essere installati in via definitiva a Sigonella in aggiunta ai velivoli senza pilota della NATO. Anche la NASA, l’agenzia spaziale USA, si è affidata ai velivoli senza pilota della Northrop Grumman per misteriose “attività sperimentali e di osservazione terrestre”. Due Global Hawk sono stati destinati al teatro mediterraneo ed uno di questi stazionerà stabilmente nell’aeroporto di Decimomannu, a pochi chilometri dalla Sardegna.
(…)
Da Madrid giungono nuovi intanto nuovi particolari sulle ragioni che avrebbero convinto l’esecutivo Zapatero a ritirarsi dall’AGS. Secondo il delegato del governo in Aragona, Javier Fernández, la Spagna aveva candidato in un primo tempo l’aeroporto di Zaragoza come principale base operativa del programma NATO, ma elementi di ordine economico-industriale e di sicurezza del traffico aereo hanno poi reso impraticabile l’opzione.
(…)
Il rappresentante del governo ha aggiunto che l’installazione a Zaragoza dei velivoli senza pilota presentava “molti inconvenienti” al normale funzionamento del vicino aeroporto della città. “Dato che le aeronavi della NATO voleranno continuamente per catturare le informazioni – ha spiegato Fernández – si potevano generare restrizioni al traffico aereo, saturazione nello spazio aereo e problemi durante gli atterraggi e i decolli. Proprio per questo l’uso di aerei senza pilota non è stato ancora regolato in Spagna”. Per la cronaca, la base di Sigonella sorge ad una decina di chilometri dallo scalo di Catania-Fontanarossa dove annualmente transitano più di due milioni di passeggeri.

Da Il grande affare USA dell’AGS di Sigonella, di Antonio Mazzeo.

Sport d’acqua made in USA, i memorandum

ksm 

Ricordate Khalid Shaikh Mohammad, detto KSM, che aveva confessato tutto dall’organizzazione ed esecuzione dell’11 settembre alla pianificazione di attentati contro Clinton, Carter, Kissinger, il Papa e il Big Ben?
E ricordate il waterboarding?
(…)
Ora si sa che il waterboarding gli è stato praticato 138 volte in un mese: sta scritto in un memorandum del 30 maggio 2005 pubblicato qui. A pagina 15 del documento si specificano le regole: non più di due sessioni in 24 ore, ogni sessione non più lunga di due ore, al massimo sei applicazioni della durata di 10 secondi o più (massimo 40) per sessione, e comunque l’acqua non può essere applicata per più di 12 minuti nelle 24 ore. Il tutto per cinque giorni al mese.
Applicazioni. Sembra il programma delle sabbiature a Grado.
“La CIA ha impiegato il waterboarding ‘almeno 83 volte’ nell’agosto del 2002 durante l’interrogatorio di [Abu] Zubaydah [...] e 183 volte nel marzo del 2003 durante l’interrogatorio di KSM”.
Cinque giorni al mese, due sessioni al giorno per cinque giorni, un massimo di sei applicazioni a sessione fa 60, tipo. A quel punto il tizio crolla. Non proprio, a KSM ce ne sono volute 183 (questo significa che le regole sono state scritte dopo), perché lui è esagerato in tutto.
Il metodo non viola l’Articolo 16 della Convenzione delle Nazioni Unite sulla Tortura e altri Trattamenti e Punizioni Crudeli, Inumani e Degradanti: l’articolo si limita alla condotta sul territorio che si trova sotto la giurisdizione degli Stati Uniti. Il waterboarding però si pratica rigorosamente fuori degli Stati Uniti, la gentile nazione che ha donato al mondo Guantanamo, Bagram, Abu Ghraib, le “consegne straordinarie” e tanti luoghi segreti di tortura in subappalto. Anche se l’Articolo 16 fosse applicabile, dicono, bisognerebbe vedere se le tecniche d’interrogatorio avanzate siano una condotta in grado di “scuotere la coscienza”.
E no, cosa ci fa pensare che scuotano la coscienza?

Da Tu chiamale se vuoi applicazioni, di mirumir.

[Ulteriori notizie nella pagina dei commenti]

“L’amerikano” di Costantin Costa-Gavras (1973)

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Uruguay 1970, i Tupamaros sequestrano Philip M. Santore, cittadino statunitense ufficialmente funzionario di un’agenzia civile di cooperazione per gli aiuti e lo sviluppo. Santore in realtà è un agente dei servizi segreti USA che ha il compito di addestrare le polizie dei governi sudamericani alla tortura ed alla repressione dei dissidenti. Viene processato per le sue responsabilità nelle sanguinose repressioni avvenute in Brasile, nella Repubblica Dominicana e nell’Uruguay.
Nel corso del processo che si svolge nel nascondiglio dei Tupamaros, con la tecnica dei flashback vengono rievocati i vari momenti della carriera del “consigliere”, dall’addestramento dei poliziotti sudamericani nella famigerata Scuola delle Americhe, ai corsi di tortura “dal vivo”, all’organizzazione di squadre paramilitari clandestine per il sequestro e l’eliminazione degli oppositori. Durante il sequestro i guerriglieri chiedono una trattativa per il rilascio di alcuni loro membri prigionieri in cambio della vita dell’ostaggio. Il debole governo locale sembra essere sul punto di cadere e di cedere alle richieste. La polizia però riesce a strappare una confessione ad una prigioniera e ad arrestare molti membri dell’organizzazione clandestina. Il governo, rafforzato dall’inatteso successo, con l’avallo statunitense decide quindi di non dimettersi e di non trattare, abbandonando così Santore al suo destino in nome della ragion politica. Nel finale un nuovo consigliere USA arriva all’aeroporto di Montevideo e viene subito individuato dai guerriglieri.

Realizzato su soggetto e sceneggiatura di Franco Solinas, “L’amerikano” (titolo originale: “État de siège”) è ispirato alla storia vera di Anthony Dan Mitrione, ex capo della polizia di Richmond divenuto agente della CIA e per essa istruttore e consigliere di varie polizie sudamericane, che fu rapito e ucciso dai Tupamaros in Uruguay nel 1970.
Nel film – girato nel Cile di Salvador Allende poco prima del golpe di Augusto Pinochet – risulta inquietante e premonitore il rifiuto della trattativa e l’abbandono dell’ostaggio al suo destino in nome di una motivazione politica superiore, anticipazione di quanto sarebbe avvenuto in Italia nel 1978 con il caso Moro.
Interpreti sono Yves Montand nel ruolo di Philip M. Santore, Jean-Luc Bideau, Jacques Weber, Renato Salvatori e O.E. Hasse.
La fotografia è di Pierre-William Glenn, le musiche di Mikis Theodorakis.

Gli effetti del MUOS

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C’era da aspettarselo. Manca ancora un anno perché sia completata l’installazione delle mega-antenne del nuovo sistema di telecomunicazione satellitare MUOS delle forze armate USA, ma l’inquinamento elettromagnetico a Niscemi ha già raggiunto livelli più che preoccupanti. Colpa delle emissioni delle 41 antenne della “Naval Radio Transmitter Facility” (NRTF) della marina militare statunitense di contrada Ulmo, che dal 1991 assicurano le trasmissioni a microonde, ultra, altissime, basse e bassissime frequenze (UHF-VHF-ELF-LF) delle forze aeree, terrestri, navali e dei sottomarini nucleari in un’area compresa tra il Mediterraneo, l’Asia sud-occidentale, l’Oceano Indiano e l’Oceano Atlantico.
L’ARPA, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, ha consegnato all’amministrazione comunale di Niscemi i dati sui rilevamenti del campo elettromagnetico generato dall’impianto militare, effettuati in un periodo compreso tra il 10 dicembre 2008 e il 9 marzo 2009. Il monitoraggio effettuato da quattro centraline installate in abitazioni civili prossime alla base, ha rilevato l’intensità della componente elettrica delle emissioni, la cui unità di misura è il volt per metro (V/m). E in alcuni casi sono stati evidenziati valori superiori ai “limiti di attenzione” fissati dalle normative in materia.
(…)
“Questi dati – ha dichiarato il sindaco di Niscemi, Giovanni Di Martino – mostrano chiaramente che anche senza la presenza dell’antenna MUOS c’è un preoccupante stato di inquinamento elettromagnetico che tocca i centri abitati della zona”. Con l’aggravante che le autorità USA erano a conoscenza dell’avvio del monitoraggio dell’ARPA e che lo stesso è stato “fortemente limitato, o forse anche vanificato dal diniego opposto dalle autorità militari e dal responsabile tecnico, a fornire le minime informazioni relative agli impianti trasmittenti già operanti”, come ha denunciato il presidente della regione siciliana, Raffaele Lombardo.
(…)
Preoccupato per la campagna di mobilitazione contro il nuovo impianto di telecomunicazioni satellitari di Niscemi, il Dipartimento americano della US NAVY, attraverso il console generale in Italia J. Patrick Truhn, ha consegnato all’assessorato regionale siciliano dell’Ambiente le schede tecniche e i dati della simulazione di emissioni di elettromagnetismo ante operam del sistema MUOS. Truhn ha colto l’occasione per affermare che “le misurazioni effettuate nel sito di Niscemi confermano che le emissioni in radio frequenza generate sono e rimarranno entro i limiti fissati dalla normativa italiana anche dopo l’installazione del MUOS e il sistema di telecomunicazioni rispetterà anche i più cautelativi limiti futuri raccomandati dalla Commissione Europea sul Rapporto Bioiniziative”. “A Niscemi – ha aggiunto ipocritamente il diplomatico – già rispondiamo a rigorosi standard di sicurezza e continueranno in tal senso anche in futuro. Le emissioni provenienti dal sito di Niscemi non interferiranno con gli oltre 2 mila altri dispositivi trasmettitori presenti in un raggio di 75 km dal sito”.
(…)
La scarna relazione sull’incidenza ambientale del nuovo sistema per le guerre spaziali presentate dalla US Navy agli uffici tecnici del comune di Niscemi, è stata analizzata dall’ingegnere ambientale Gianfranco Di Pietro. “La perplessità maggiore sta nel fatto che l’analisi effettuata non è per niente completa, né rassicurante”, afferma il professionista. “Non si evince se è stata fatta un’analisi con modelli digitali di elevazione del territorio dei trasmettitori per vedere se tali puntamenti possono interferire con abitazioni e/o luoghi frequentati dal pubblico. Lo studio ambientale della Marina USA non ha poi affrontato minimante i possibili effetti sulla salute delle popolazioni delle esposizioni a lungo termine ai campi elettromagnetici del MUOS, anche se poi si arriva ad ammettere che le apparecchiature elettroniche mediche e le attrezzature ospedaliere operanti nelle aree vicine all’installazione militare potranno essere vulnerabili alle interferenze elettromagnetiche”.
(…)

Da L’inquinamento elettromagnetico della base USA di Niscemi, di Antonio Mazzeo.
[grassetti nostri]

Via libera per l’F-35

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Niente di nuovo sotto il sole.
Ossia: tutto come previsto nell’ambito delle Commissioni Difesa di Camera e Senato chiamate ad esprimere il proprio parere sul “Programma pluriennale di A/R n. SMD 02/2009, relativo all’acquisizione del sistema d’arma Joint Strike Fighter e realizzazione dell’associata linea FACO/MRO&U (Final assembly and check out/Maintenance, repair, overhaul&upgrade) nazionale. (Atto n. 65)”.
Lo scorso 8 aprile, in perfetta tempistica, le Commissioni hanno rilasciato parere favorevole, aggiungendo due condizioni la Camera ed una osservazione il Senato. Qui ci limitiamo a spendere qualche parola circa il provvedimento emanato a Montecitorio, l’unico che per ora sia stato reso noto.
“Dalla documentazione trasmessa dal Governo e dagli ulteriori elementi di informazione resi da quest’ultimo” emergono alcuni interessanti dettagli.
Primo. Rispetto ai 131 velivoli F-35 che si dice di voler acquistare, si afferma che “l’Aeronautica militare necessita di sostituire 250 velivoli e la Marina militare ha l’esigenza di sostituire 18 Harrier AV8B-Plus a decollo verticale, che saranno eliminati gradualmente a partire dal 2014″.
I conti non tornano.
Secondo. La scelta dell’aeroporto militare di Cameri in provincia di Novara quale sede della FACO/MRO&U è stata determinata “dalla richiesta del Governo statunitense di realizzare, per ragioni di sicurezza, la linea di assemblaggio finale e di verifica su un’area militare”.
Casomai qualcuno pensasse di rompere le scatole.
Terzo. “Non è ravvisabile una sovrapposizione tra programma JSF e programma Eurofighter né dal punto di vista produttivo, né sotto il profilo operativo, in quanto, da un lato, l’inizio della produzione dei velivoli JSF dovrebbe coincidere con il termine della produzione dei velivoli Eurofighter, dall’altro lato, il velivolo oggetto del programma in esame presenta caratteristiche tali che lo rendono adatto ad una maggiore articolazione di impieghi rispetto all’Eurofighter”.
Sì, missioni all’estero con spiccata vocazione d’attacco al suolo.
“Tenuto conto comunque della particolare complessità del programma in oggetto, la cui completa realizzazione richiede un notevole periodo di tempo nel corso del quale potrebbero verosimilmente verificarsi scostamenti, anche significativi, rispetto alle previsioni effettuate”, la Commissione Difesa della Camera ha stabilito che “la prosecuzione del programma in oggetto sia subordinata alla conclusione di accordi industriali e governativi che consentano (…) un ritorno industriale per l’Italia proporzionale alla sua partecipazione finanziaria al programma stesso, anche al fine di tutelare i livelli occupazionali”.
Poco più di un auspicio, come dire: “Vedete come ci adoperiamo per assicurarvi un lavoro in questi tempi di vacche magre?”.
Infine, per mettersi il cuore in pace, si è deciso che “il Governo renda comunicazioni alla Commissione Difesa, con cadenza annuale, e in ogni caso in cui si manifestino scostamenti significativi rispetto alle previsioni effettuate, in ordine all’evoluzione del programma in oggetto”.

Il testo integrale del parere è qui (“allegato 2″).

Aggiornamento
Disponibile anche il parere rilasciato dalla corrispondente Commissione presso il Senato.
Dal testo, che trovate qui (cliccate poi su “allegato” in alto a sinistra), stralciamo quest’unica perla: magnificando l’F-35, se ne parla quale un velivolo con “capacità offensive di precisione anche in condizioni meteo avverse”.
Il re è completamente nudo.

Segreto di Stato, stato di segreto

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Da Limite al segreto di Stato, nuovo stop del governo di Marco Ludovico, Il Sole – 24 Ore del 14 aprile 2009, pagina 15.

Vacilla il limite di trent’anni posto al segreto di Stato. Salutata come una novità epocale all’indomani dell’ok alla riforma dell’intelligence (legge n. 124 del 3 agosto 2007), la norma non ha trovato ancora attuazione. Nonostante l’approvazione all’unanimità in Parlamento, nel governo Berlusconi ci sono molti dubbi. Tanto da aver nominato una commissione di alti giuristi presieduta da Renato Granata, ex presidente della Consulta, per risolverete complicate questioni interpretative e «definire, entro e non oltre sei mesi dall’entrata in vigore, le procedure di accesso alla documentazione per la quale viene a decadere il Segreto di Stato» come dice il decreto istituivo del 3 ottobre scorso. Fatto sta che i lavori non si concluderanno in aprile – la commissione è stata già convocata per maggio – e secondo fonti qualificate ci vorranno ancora «diversi mesi» per chiudere la partita. I nodi sono tecnici, ma anche politici.
Va conciliato, per esempio, un dualismo oggi ingovernabile, visto che il segreto di Stato può risultare presente su un documento insieme alla classificazione prevista dal servizio d’intelligence (segretissimo, segreto, riservatissimo, riservato, da non divulgare). La rimozione del segreto di Stato non cancella in automatico la classifica stabilita dall’intelligence: l’atto, dunque, può rimanere comunque inaccessibile. Va poi definito il termine dal quale vanno calcolati i trent’anni di scadenza. Non è affatto scontato, quindi, che i documenti sul caso Moro (1978) – ammesso che ne ce siano con il timbro di segreto di Stato – siano diventati accessibili, come fu detto con clamore all’indomani della riforma.
(…)
Problema di non poco conto, poi, è quello dei rapporti con le altre nazioni. Un atto classificato d’intesa con uno stato alleato, anche perché l’operazione d’intelligence è stata fatta insieme, se fosse divulgato unilateralmente potrebbe sollevare incidenti diplomatici molto seri. Anche se si parla di questioni di trent’anni fà (…)

“Stato alleato”? Quale?

Reality battaglia navale

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Washington, 13 aprile – Una tv americana è riuscita ad aggiudicarsi l’esclusiva delle operazioni della marina statunitense nel golfo di Aden contro i pirati per realizzare un vero e proprio ‘reality’ in stile Grande Fratello che si chiamera’ “Pirate Hunters: USN” (I caccia-pirati: la marina degli Stati Uniti).
La notizia, resa nota dalla rete ‘Spike Tv’, giunge con tempismo assoluto all’indomani del blitz con cui con grande clamore le teste di cuoio della marina hanno liberato il comandante Richard Phillips, nelle mani dei pirati da mercoledi. Blitz autorizzato dal presidente Barack Obama che ha dichiarato guerra ai pirati. Due truppe di Spike Tv saranno a bordo della ‘Uss San Antonio’ (nave anfibia) e della portaerei d’assalto ‘Uss Boxer’ che già incrociano al largo delle coste somale per seguire le operazioni da dietro le quinte.
(AGI)

L’Iniziativa di Sicurezza della Proliferazione (PSI) ed il controllo degli oceani

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Il controllo degli oceani del mondo. Preludio alla guerra?
L’Iniziativa di Sicurezza della Proliferazione (PSI) e la flotta USA da 1.000 navi

di Rick Rozoff, Global Research, 30 gennaio 2009

Fra i più monumentali ed ampi sforzi, benché frequentemente ignorati, da parte dell’ex amministrazione Bush di pianificare il dominio militare su scala planetaria e così facendo inoltre alterare le relazioni internazionali, c’è quello che il suo iniziatore, John Bolton, nel suo ruolo di Sottosegretario di Stato per il Controllo degli Armamenti e la Sicurezza Internazionale, all’epoca chiamò l’Iniziativa di Sicurezza della Proliferazione (PSI – Proliferation Security Iniziative).
Avviata ufficialmente il 31 maggio 2003, la PSI era la più ampia applicazione della proiezione internazionale di potere da parte degli USA nell’epoca post-Guerra Fredda, implicando niente meno che la capacità di esercitare controllo navale, interdizione ed eventualmente azione militare autonoma in tutti gli oceani del mondo.
Seguendo e rinforzando l’operazione Enduring Freedom e le sue sei aree di responsabilità dall’Asia meridionale al Corno d’Africa e dall’Oceano Indiano al Mar dei Caraibi, e il preludio e prototipo della NATO all’Iniziativa di Sicurezza della Proliferazione, la cosiddetta Operazione Active Endeavour che ha posto per oltre 7 anni tutto il mar Mediterraneo sotto il suo controllo, la PSI è un’operazione militare concepita ed implementata unilateralmente da Washington senza aver consultato le nazioni ed i popoli delle aree interessate. E come l’operazione Enduring Freedom e l’operazione Active Endeavour (nella seconda categoria che segue) la sua autoproclamata missione è illimitata come area d’azione e durata nel tempo.
La PSI venne annunciata con l’obiettivo asserito di, secondo il sempre compiacente New York Times, “interdire i materiali nucleari ed il contrabbando”. Un’immunità abbastanza ampia da includere la maggior parte delle operazioni navali ovunque e per ogni attuale proposito Washington voglia ampliarla.
Qualcosa che, nondimeno, senza esitazioni affiancasse la ricerca manipolata di armi di distruzione di massa da parte di Washington con il “terrorismo globale”, come si vedrà più avanti. E semplicemente estendere la presenza navale USA ed alleata e la capacità di fare guerra su rotte marine geostrategicamente vitali ed agognate, regioni costiere, canali di transito energetici e militari ed in qualsiasi mare in qualsiasi momento, così facendo incontrare le attuali esigenze politiche e strategiche. Continua a leggere

Oh, che cambiamento!

cambiamento

Washington, 10 aprile – In una lettera alla speaker della Camera dei rappresentanti Usa, Nancy Pelosi, il presidente Barack Obama chiede l’autorizzazione di ulteriori fondi per 83,4 miliardi di dollari per le missioni militari in Iraq e Afghanistan.
Il 95% della richiesta militare per il corrente anno fiscale che termina il 30 settembre, scrive il presidente USA, andrà a coprire le necessità per le operazioni in Iraq e la guerra in Afghanistan che sempre di più coinvolge il vicino Pakistan. “Abbiamo di fronte una situazione di sicurezza in Afghanistan e Pakistan che richiede urgente attenzione”, sottolinea Obama, rilevando che “l’insorgenza talebana e al-Qaeda minacciano l’America dai loro sicuri rifugi lungo il confine afgano-pakistano”.
I fondi aggiuntivi richiesti serviranno a coprire le necessità militari, ma anche operazioni diplomatiche e di intelligence nei due conflitti.
(Adnkronos)

Washington, 9 aprile – Il presidente Barack Obama intende chiedere al Congresso 83,4 miliardi di dollari in più del previsto per finanziare le operazioni militari in Iraq e Afghanistan negli ultimi mesi del 2009.
Lo hanno riferito fonti dell’Amministrazione specificando che in questa somma sono compresi 75,8 per il Pentagono e 7 per aiuti a governi amici. Di questi 1,8 andranno al Pakistan.
In totale i fondi stanziati nel cosiddetto ‘anno fiscale 2009′ – da ottobre 2008 a settembre 2009 – per i due conflitti ammonteranno a circa 150 miliardi di dollari. Se il Congresso autorizzerà il nuovo stanziamento il totale delle spese di guerra americane dall’11 settembre 2001 raggiungerebbe quota mille miliardi di dollari.
(AGI)

Ricordiamo che nell’anno fiscale 2008 l’importo totale dello stanziamento ammontava a 141 miliardi.
[grassetti nostri]

Date un occhio anche alla pagina dei commenti.

Il 5 per mille a SOS Jugo – Kosovo

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In conformità al contratto firmato a settembre del 2008, la Fiat Group ha costituito con lo Stato serbo l’impresa FIAT Automobili Serbia con capitale sociale di 100.000 euro, e piu precisamente nel rapporto 67% – 33% a favore della FIAT.
Secondo il contratto, la FIAT si era impegnata a versare i primi 200.000.000 di euro entro il 31 marzo 2009 (finora non sono stati versati).
Con tale versamento noi potremmo investire nella ricostruzione della fabbrica e per l’introduzione del modello nuovo che sarebbe prodotto in serie, per 200.000 unità all’anno.
In compenso, il nostro Stato ha rinunciato (senza rimborso) alla licenza per la Punto (pagata da noi 3.000.000 di euro) e all’apparecchiatura completamente nuova per la produzione di questo modello (pagata da noi 14.000.000 di euro).
Siccome il contratto si è trovato a rischio, 2 mesi fa è stato fatto un contratto nuovo che si riferisce al solo montaggio del modello vecchio della vettura Punto.
Ora, grazie al nostro governo abbiamo ottenuto che la FIAT lavora sulla nostra attrezzatura, con la propria licenza e i nostri lavoratori senza 1 euro di investimento. E per completare la commedia, la FIAT si comporta già come Grande Padrone e ci comanda di portare via dalla fabbrica tutte le nostre attrezzature, il che noi come sindacato assieme ai lavoratori abbiamo bloccato.
Facciamo presente che solo per la Verniciatura rasa al suolo nei bombardamenti del 1999 bisogna investire 200.000.000 di euro.
Ora tutte le operazioni vengono fatte a mano eccetto il padiglione verniciatura semiautomatica.
La situazione in fabbrica è in uno stato di allarme con possibili disordini perché i lavoratori stanno perdendo la pazienza.

Questo è l’ultimo comunicato del Sindacato Samostalni – Fabbrica Zastava di Kragujevac, con cui l’Associazione SOS Jugoslavia – Kosovo Metohija di Torino da dieci anni gestisce un progetto di adozioni con i figli dei lavoratori Zastava disoccupati.
Come si può leggere, dopo averli bombardati e immiseriti, continua la vergognosa umiliazione dei lavoratori serbi, da parte stavolta della FIAT.
Dopo gli aerei con le bombe, puntuali arrivano avvoltoi e sciacalli della finanza internazionale, per ottenere la rapina preparata con le aggressioni militari.
Per destinare il 5 per mille all’Associazione SOS Jugoslavia – Kosovo Metohija in occasione della dichiarazione dei redditi il codice fiscale è 97587940012.

I caratteri dell’Alleanza Atlantica

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I caratteri che contraddistinguono il Patto atlantico sono almeno tre: la sua lunga durata; la limitazione della sovranità della maggior parte dei partner, a beneficio degli USA; l’ aggressività della sua Organizzazione (la NATO).
Per quanto concerne la prima caratteristica, il Patto atlantico ha sicuramente superato di gran lunga quel limite temporale cui sembrano soggiacere, generalmente, le coalizioni militari, e che Tucidide aveva fissato intorno ai trent’anni.
Spesso, a proposito della durata dell’Alleanza atlantica, che proprio quest’anno compie ben sessanta anni, si considera, la sua anomalia rispetto al principio che avrebbe sempre guidato la politica estera degli USA, quello di affidarsi soltanto ad alleanze temporanee e in casi di straordinaria emergenza.
In realtà, quando si tratta questa questione, non si tiene conto di almeno due importanti fattori: il primo, specifico, contenuto proprio nella formulazione del principio guida fatta da Washington nel suo Farewell address. Washington parlò di temporanee alleanze finalizzate a mantenere gli Stati Uniti “on a respectably defensive posture”, con ciò riferendosi chiaramente ad accordi che dovevano durare tutto il tempo necessario per mantenere la Nazione appunto in una posizione difensiva; il secondo, d’ordine più generale, è da mettere in relazione alla pulsione messianica che, oltre ad animare il patriottismo statunitense e ad impregnare il carattere nazionale dei nordamericani, condiziona e regola le scelte espansioniste ed imperialistiche di Washington.
L’ eccezionalismo messianico è sempre stato per i governanti statunitensi una categoria cui ricorrere per costruire e giustificare le strategie più convenienti agli interessi nazionali. La “straordinaria emergenza”, nella prospettiva religiosa veterotestamentaria propria della tradizione statunitense, avrà, pertanto, una durata che si dilaterà con l’espansione di questi stessi interessi su scala mondiale.
La limitazione di fatto della sovranità di molti membri dell’Alleanza atlantica è dovuta non solo alla sua genesi, avvenuta in un periodo in cui le nazioni europee, uscite distrutte dalla guerra, avevano scarsa capacità di contrattazione con la potenza d’Oltreoceano; ma, principalmente, a quella serie di vincolanti “misure di accompagnamento” che, costituita da Accordi, Trattati e Clausole segrete tra i singoli Paesi europei e gli USA, ha riguardato (e continua a riguardare) la diffusione di istallazioni logistiche e basi militari NATO ed statunitensi in tutta l’Europa.
Tanto per fare un solo esempio, consideriamo, a questo proposito, il caso emblematico dell’Italia, ove di basi e istallazioni militari di vario genere, direttamente o indirettamente collegate agli USA ed alla NATO, se ne contano un centinaio.
(…)
In riferimento al terzo carattere menzionato, quello relativo all’aggressività dell’Organizzazione dell’Alleanza nordatlantica, osserviamo che esso è ben chiaro e manifesto, se si considera l’articolata strategia messa in campo dagli USA al termine del secondo conflitto mondiale ai fini di una vera e propria egemonia a livello mondiale. Continua a leggere

Giustizia divina?

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Ankara, 6 aprile – Il nuovo segretario generale della NATO, il danese Anders Fogh Rasmussen, si è slogato una spalla cadendo per le scale di un albergo. Rasmussen è ad Istanbul per partecipare al secondo Forum dell’Alleanza delle Civiltà. L’incidente è avvenuto la notte scorsa.
Rasmussen, che si è dimesso ieri dall’incarico di primo ministro dopo la designazione a nuovo capo della NATO, è stato subito soccorso e ricoverato nell’ospedale Taksim, dove gli operatori sanitari gli hanno rimesso la spalla a posto.
(ANSA)

Conto alla rovescia per l’F-35

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Per capire la sorprendente rapidità del declino economico-militare USA come effetto secondario dell’ingresso di Cina, Russia, India e America Latina sulla scena mondiale, può essere utile mettere sotto la lente di ingrandimento quello che potremmo definire uno dei fallimenti di portata storica per l’aeronautica militare a stelle e strisce: lo “stealth”.
Faccenda che ci riguarda molto da vicino perché l’F-35 della Lockheed Martin è un costosissimo bidone “invisibile” che gli USA si apprestano a rifilare all’Italia con la complicità, dalla XIII alla XVI legislatura, dei “rappresentanti” di Palazzo Madama e Montecitorio, di “maggioranza” e “opposizione”, con esecutivi di “sinistra” e di “destra”, dei CSD, delle Presidenze di Regione, delle banche, delle industrie private e pubbliche e, buon ultimi, i CSM di Aviazione, Esercito e Marina, dal 1995 al 2008. Personaggi “eccellenti” di cui abbiamo fatto, in più occasioni su Rinascita, nome e cognome e seguito in dettaglio gli spostamenti per “affari” a Washington.
Entro il 16 Aprile le Commissioni Difesa di Camera e Senato dovranno esprimersi (risate d’obbligo e vedremo qualche riga più avanti il perché) sull’Atto presentato dal Ministro della Difesa Ignazio La Russa che prevede l’acquisto di 131 cacciabombardieri F-35 Lightning II nell’arco dei prossimi 18 anni (!).
La spesa complessiva per Palazzo Baracchini andrà oltre i 13 miliardi di euro. Un dato elaborato da chissà chi e che a naso appare del tutto inattendibile, per difetto, anche alla luce del “profondo rosso” che investe l’economia planetaria e la volatilità di borse e valute, salvo – ma questo lo diciamo noi – un incremento finale, prevedibile, dei costi di produzione maggiorati nell’ordine di un 40-50 % ad F-35 prodotto nell’arco dei primi 5 anni a partire dal 2012.
La Lockheed Martin ha comunicato che nel mese di Marzo 2009 la produzione è di un F-35 al mese. Dimostrazione di una crescente sofferenza finanziaria, bancaria e industriale del sistema USA e del settore di punta della sua economia.
Si sussurra già da tempo ad Alenia e a Finmeccanica che gli aumenti di costo del progetto JSF saranno finalizzati a coprire la cessione “gratuita” ad Israele dei primi 75 F-35 A e B.
I sei Paesi, tra cui l’Italia, che attualmente partecipano al Consorzio in qualità di Aderenti di II° e III° Livello, riceveranno degli F-35 con capacità “degradate” di navigazione e di acquisizione bersagli.
USA, Inghilterra e Canada disporranno invece di un avionica al top delle specifiche di progetto e di contratto.
Sorvoleremo sui costi di progetto e di fattibilità e sulle tranche già versate per un corrispettivo di oltre 1,8 miliardi di euro come partner di II° livello dal 1995 al 2007, prima, durante e dopo la Presidenza del Consiglio affidata all’ On. D’Alema. Un “impegno” che sarà poi venerato come un totem dagli Esecutivi Prodi e Berlusconi.
Velivoli d’attacco “invisibili”, dunque, gli F-35?
Molto più realisticamente gli esperti indipendenti li definiscono “a scarsa risposta radar”, che è cosa molto, ma molto diversa. Il testo stesso dell’Atto presentato dal Governo alla 4a Commissione di Camera e Senato parla di “bassa visibilità”.
Si gioca sulle parole come Amato e Mammì a Report, si conta sulle sfumature semantiche, sulle accondiscendenze e sulle complicità dei Componenti delle Commissioni Difesa per dare il via libera con Camera e Senato ad “affari” miliardari che vanno contro gli interessi economici, politici e militari, presenti e futuri del nostro Paese, manovrando nelle Coalizioni di Partito le candidature di qualche peones da destinare a Presidente di Commissione.
Cacciabombardieri, gli F-35, che dovrebbero rimanere operativi almeno fino al 2050, quando non ci saranno più gli USA (e ci auguriamo anche l’Unione Europea di Solana, Barroso e Topolanek) almeno per come li conosciamo fino al 3° quadrimestre del 2008.
Rampini e Pirani su Repubblica fanno spesso il quadro di un America che va via via dissolvendosi, con perdite di occupazione stratosferiche in tutti i settori, dall’agricoltura ai servizi, che si attestano tra 700.000 e le 900.000 unità al mese.
Definito aereo di 5a generazione, ad altissimo contenuto tecnologico, in realtà l’F-35 nasce già obsoleto, out.
Lo vedono radar datatissimi e lo “sente” e lo triangola alla perfezione da terra, ad 800 km di distanza, il Kolchuga. Un apparato ESM, di scarsissimo ingombro, ad alta mobilità sul terreno, da 25 milioni di dollari, messo in piedi da ricercatori del bacino del Donetz, in Ucraina, durante la Presidenza Kuchma. Il Kolchuga della Topaz con i suoi algoritmi ha reso estremamente vulnerabile in un solo colpo tutta la forza d’attacco degli USA. Per attivare una ristrutturazione dell’Air Force, gli Stati Uniti sono precipitati in un pozzo senza fondo per centinaia di miliardi di dollari.
Su Pagine di Difesa si definisce l’F-35, per bene che gli vada, uno “scarronzone”, “una truffa”, una “Fiat Panda”, “un tentativo subdolo” di affossare l’EFA 2000. Elemento di per sé significativo.
L’F-35 ha tre predecessori, nel profilo “stealth” enormemente costosi sia nella costruzione che nella manutenzione in ordine di uscita dalle linee di montaggio USA: l’F-117, il B-2 e l’F-22.
L’F-117 si è portato via 135 milioni, il B-2 1.350 milioni, l’F-22 250 milioni di dollari… ad esemplare. Sono stati i jet tossici della US Air Force, la Lehman Brother’s del Pentagono.
Dell’F-117 (Grumman) ne sono stati assemblati 59, 10 sono stati “dismessi” (rottamati) nel dicembre 2006, 27 nei mesi seguenti, 11 gli esemplari perduti durante le prove di certificazione e in volo operativo (si sbriciolavano nei piani di coda) per l’uso nella costruzione di un’alta quantità di pellicole e materiali radar-assorbenti, 3 abbattuti nello spazio aereo della Serbia nel 1999, alla faccia dell’“invisibilità”, da batterie di Sam 3 GOA e contraerea da 35 mm.
Il numero restante (quanti, non si sa, per nascondere forse dati più agghiaccianti) è stato ricollocato sull’aereoporto di Toponah in Nevada per “prove di valutazione sui materiali compositi”. Il che dice tutto.
L’F-117 è lo “stealth” con il più breve servizio attivo nell’US Air Force. L’Italietta vuole ripetere l’esperienza della Us Air Force con l’F-35: un cacciabombardiere con prevalente capacità di attacco al suolo. Insomma, inquadrato nelle Forze NATO servirà per bombardare nuovi e vecchi “nemici” della NATO.
(…)
Il Typhoon 2000, invece, ha prevalenti capacità di “superiorità (di difesa) aerea” ed è un “prodotto” EADS interamente europeo. Basta e avanza perché venga messo da parte per acquistare un… bel bidone di 5a generazione come l’F-35 made in USA.
La Repubblica delle Banane di Napolitano & Soci, fatta di nani, ballerine, ruffiani e maniche di delinquenti, applaude.

Da L’F-35 è “invisibile”? No, è un bel bidone!, di Giancarlo Chetoni.

60 (anni di NATO)

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STRASBURGO, 2 aprile – Dopo gli incidenti e le violenze che hanno segnato il G20 di Londra, a prepararsi all’arrivo in massa di manifestanti, no global, terzomondisti, pacifisti e autonomi sono le tre città, Strasburgo, Kehl e Baden Baden, che sulle rive del Reno ospiteranno i ventotto capi di Stato e di governo della NATO.
Le autorità francesi e tedesche si sono preparate mobilitando complessivamente oltre venticinquemila uomini della sicurezza, in attesa della mega manifestazione, che prenderà avvio sabato mattina a Strasburgo.
In Germania, 14.600 poliziotti verranno affiancati da seicento militari. Duecento poliziotti tedeschi e sei mezzi con gli idranti attraverseranno la frontiera, che sarà chiusa per 24 ore da venerdì notte, per dare una mano ai colleghi francesi.
A Strasburgo, a garantire che le due zone rosse siano ermeticamente chiuse a chi è sprovvisto di permessi ci saranno circa diecimila poliziotti e gendarmi, ai quali si uniranno alcune unità delle forze d’elite. Lo spazio aereo fra Strasburgo e Badedn Baden, dove domani sera si svolgerà la cena dei leader, sarà off limit a tutti gli aerei non previsti e anche le autostrade fra le due città saranno chiuse.
E’ la più grande operazione di sicurezza sul territorio francese dal G8 di Evian nel 2003, ha reso noto il ministro dell’Interno Michele Alliot Marie, secondo la quale duemila dei circa 35-40.000 manifestanti attesi a Strasburgo sono potenzialmente violenti. Mentre sul lato tedesco sono attesi circa 25.000 manifestanti, che potrebbero includere, secondo le autorità locali, circa tremila violenti.
Tafferugli e tensioni si sono già registrate nei giorni scorsi fra partecipanti al contro-vertice e forze dell’ordine. Due collettivi tedeschi hanno annunciato che bloccheranno gli accessi a Strasburgo, sabato mattina, quando i leader NATO attraverseranno il ponte che collega la riva tedesca e quella francese del Reno. ”Ci prepariamo a bloccare l’accesso ai partecipanti del vertice e vogliamo che Obama lo sappia”, ha affermato uno rappresentanti della ‘sinistra interventista’ Jonas Frykman.
Nel frattempo sono a un punto morto i negoziati fra il collettivo anti-NATO e la prefettura di Strasburgo per modificare il percorso della manifestazione di sabato e che prevede un tragitto lungo le rive del Reno, fuori dalla città. ”E’ incredibile – ha commentato Arielle Denis del Movimento per la pace – Lungo gli otto chilometri non c’è assolutamente nulla, abbiamo fatto proposte compatibili con le esigenze di sicurezza, ma che permettevano di sfilare nelle zone abitate. Lo spazio pubblico non appartiene ai capi di stato, ma ai cittadini”, ha commentato.
Le dispute sulle misure di sicurezza sono arrivate anche alle aule dei tribunali. A Wiesbaden un fotografo indipendente si è visto dare ragione per il suo mancato accredito da parte della NATO, perché ”ingiustificato” e frutto di una procedura ”illegale”.
(ANSA)

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Primo evento ufficiale del Vertice NATO che celebra i sessanta anni dell’Alleanza Atlantica, lo Youth Forum si è aperto oggi pomeriggio con un incontro tra il Segretario Generale uscente Jaap De Hoop Scheffer e circa trecento giovani, studenti o lavoratori, provenienti da 60 Paesi.
L’incontro, denominato La NATO nel 2020: cosa ci aspetta?, proseguirà nella giornata di domani, che prevede un discorso di apertura del guru dei “nuovi filosofi” francesi, quel Bernard-Henri Lévy tristemente noto alle cronache per il suo acceso astio antiserbo.
Questo è solo l’antipasto.

A fine giornata, foto ricordo con Jaap e la di lui consorte:

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Il nuovo Kissinger detta l’agenda
Gli Stati Uniti intendono promuovere al vertice un vigoroso dibattito per definire la nuova filosofia e il nuovo assetto strategico dell’Alleanza Atlantica rimasti all’epoca della Guerra Fredda. “Dobbiamo adeguare la NATO alle nuove sfide del XXI Secolo”, ha ribadito l’ex generale James Jones, Consigliere per la Sicurezza Nazionale dell’amministrazione Obama.
“Dobbiamo essere in grado di affrontare le sfide simmetriche ma anche quelle asimmetriche (come la guerriglia e i terroristi) – ha spiegato Jones – E’ giunto il momento di uscire dalla mentalità del XX secolo e reinventare il ruolo della NATO, pensando al futuro, giungendo ad una nuova versione più agile, più attiva e più rapida nell’eseguire missioni di tipo diverso che includono la prevenzione di conflitti futuri”. “Invece di avere la NATO in una postura reattiva, che aspetta che accada qualcosa di brutto e poi dopo un dibattito che può durare dai sei mesi ad un anno decide infine di inviare truppe – ha affermato Jones – vorremmo vedere un’Alleanza che reagisce più rapidamente in modo da prevenire conflitti futuri”.

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TotoNATO
Ankara, 3 aprile – Il Primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, si è detto ”personalmente contrario” alla candidatura del suo omologo danese, Anders Fogh Rasmussen, alla guida della NATO. E’ quanto riportano le televisioni turche. ”Sono personalmente contrario. Dubito delle sue capacità di contribuire alla pace mondiale”, ha detto Erdogan rispondendo a una domanda nel corso di una conferenza stampa al centro di ricerche Chatham House. In particolare, il premier turco ha citato ad esempio il caso delle caricature di Maometto, pubblicate da un giornale danese nel 2005, e che avevano indignato il mondo musulmano, Turchia compresa.
(ASCA-AFP)

Al celebre Kurhaus della città termale di Baden Baden, il concerto della violinista tedesca Anne-Sophie Mutter per allietare i nostri uomini.
A seguire cene separate per capi di governo e ministri degli esteri e della difesa, Angelona Merkel assicura che entro oggi comunque decidono.
Qui un superbo streaming della serata.

Per una questione di prossimità fisica
“Credo sia più probabile che al Qaeda riesca a sferrare un attacco terroristico serio in Europa piuttosto che negli Stati Uniti, per una questione di prossimità fisica”, ha detto Obama alla conferenza stampa dopo il colloquio di stamane con il presidente francese Nicholas Sarkozy. Quindi? Sarebbe opportuno che “l’Europa rafforzi le proprie capacità militari, nell’ambito della NATO, quanto più possibile”.
Dopo aver elogiato la “coraggiosa” leadership di Sarkozy, ha da questi incassato un pieno sostegno all’ulteriore militarizzazione del teatro afghano.
A spese di chi, è facile immaginarselo.

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Ricapitoliamo:
la cena di ier sera non era riuscita a dissipare le forti perplessità turche sulla nomina di Rasmussen quale nuovo Segretario Generale.
Stamattina, all’appuntamento della passeggiata sul Reno, il giallo: “Dov’è Berlusconi?” chiede la Merkel. Poi si scopre che il Silvio nazionale era impegnato al telefono per convincere Erdogan che il danese è l’uomo giusto per la NATO del XXI° secolo. Come dargli torto… alla fine le minacce dell’UE – per bocca di Olli Rehn, commissario europeo all’allargamento – di rallentare ulteriormente il processo di avvicinamento della Turchia all’Europa, insieme alle fantomatiche “garanzie” di Obama, hanno fatto il resto. Durante la conferenza stampa di fine Vertice è quindi arrivato l’annuncio in pompa magna, insieme a quello che qualche altro migliaio di soldati – 5.000 per la precisione – verrà inviato in Afghanistan per stanare i Talebani.

Di questi militari aggiuntivi, 900 saranno assicurati dalla Gran Bretagna, 600 dalla Germania ed altri 600 (probabilmente quelli che sta ritirando dalla missione KFOR in Kosovo) dalla Spagna. L’Italia ha annunciato un contributo aggiuntivo fino a 524 uomini, rispetto ai 2.665 già sul terreno. Si tratta di 440 militari che arriveranno entro fine luglio insieme a due aerei da trasporto, a cui si aggiungono tre elicotteri per evacuazioni mediche con 34 uomini di equipaggio.
Sarà inoltre portato da 46 a 100 il numero di carabinieri impegnati nell’addestramento della polizia afghana e, quando partirà la nuova missione di addestramento NATO strutturata sulla falsariga di quella implementata in Iraq, ne arriveranno altri 50.
Magari accompagnati da qualche spiona.

Per concludere:
i partecipanti al Vertice hanno rilasciato due dichiarazioni, una molto stringata sulla Sicurezza dell’Alleanza che, rallegrandosi per i sessanta anni della NATO, la celebra quale artefice di una “epoca mai vista di pace e stabilità”.
La seconda, articolata in ben 62 punti, annuncia l’inizio del processo di elaborazione del Nuovo Concetto Strategico il quale definirà il ruolo della NATO per la sicurezza nel secolo in corso.
Per coerenza logica e cronologica, fuori dai Palazzi, venivano distribuite mazzate a destra ed a manca.

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Nella foto, Jaap l’uscente e Anders Forgh Rasmussen, Segretario Generale della NATO a partire dall’1 agosto p.v.
Il quale Rasmussen avrebbe assicurato “una collaborazione speciale con la Turchia ed il mondo musulmano”. Le garanzie fatte pervenire da Obama consisterebbero invece nel fatto che uno dei vice di Rasmussen sarà turco e che i comandanti della Turchia saranno presenti nel comando militare integrato dell’Alleanza.
Fatto sta che il peso geopolitico delle Turchia, unico Paese di religione musulmana appartenente alla NATO, pare accrescersi e questo potrebbe -diciamo, prudentemente, potrebbe – non essere un male.

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[chiuso il 5 aprile]

Albania e Croazia sono pronte

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Washington, 1 aprile – La Croazia è ”determinata a prender parte” alle responsabilità per il mantenimento della stabilità e della sicurezza in Afghanistan. Lo ha dichiarato l’ambasciatore croato a Washington, Kolinda Grabar-Kitarovic, nel corso di una cerimonia.
Oggi l’Albania e la Croazia sono diventate ufficialmente membri della NATO, dopo che i loro ambasciatori hanno presentato al governo americano i documenti per l’ingresso nell’Alleanza Atlantica. ”Siamo determinati a prender parte e a condividere le responsabilità per la pace globale e la stabilità in alcuni luoghi come l’Afghanistan e in altre parti del mondo”, ha detto.
(ASCA-AFP)

NATO: breve riassunto delle puntate precedenti, in attesa del Vertice 2009

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A seguito della caduta del Muro di Berlino, nel 1991 la NATO ha stabilito il suo Nuovo Concetto Strategico il cui obiettivo principale era di integrare progressivamente all’interno dell’Alleanza Atlantica tutti i Paesi dell’ex Unione Sovietica, oltre che di edificare quello che sarebbe stato definito il pilastro europeo della NATO.
Con l’aggiornamento di tale Concetto Strategico portato a termine nel 1999, la NATO ha posto il terrorismo come minaccia prioritaria, arrogandosi il diritto di intervenire in prima persona senza alcun mandato assegnato dalle Nazioni Unite.
Nel 2002, il Vertice tenutosi a Praga ha deciso la creazione di una forza militare di intervento rapido sotto l’egida della NATO.
A distanza di quattro anni, nel 2006, il Vertice di Riga ha partorito una Direttiva Politica Globale che confermava e rafforzava l’evoluzione in atto.
La Dichiarazione del Vertice di Bucarest, dello scorso aprile 2008, ha sottolineato la necessità di sviluppare forze capaci di condurre operazioni militari anche al di fuori del territorio dell’Alleanza Atlantica, “alla sua periferia ed a distanza strategica”.
Leggendo i documenti ufficiali della NATO dalla sua fondazione ad oggi, è possibile constatare come la logica geografica di difesa di un territorio, nel rispetto delle decisioni prese all’ONU, è scomparsa lasciando libero campo alla volontà di affermare valori ed interessi comuni – mai esplicitamente delineati – tramite interventi di natura preventiva in ogni angolo del mondo e senza la necessità di uno specifico mandato dell’ONU.
Da scudo, la NATO è divenuta una spada, od anche una lancia.
La Georgia è il caso più recente ed eclatante. Già da qualche anno, il Paese caucasico gode di un accordo individuale di cooperazione con la NATO. Dopo l’attacco dell’estate 2008 all’Ossezia del Sud, che ha causato centinaia di morti fra i civili e distruzioni innumerevoli, l’Alleanza Atlantica ha espresso il suo sostegno alla Georgia addossando la responsabilità dell’offensiva alla Russia e concedendo un sostanzioso aiuto finanziario per il ripristino della capacità militare georgiana. A tal fine, nulla è valso il fatto che la Georgia non faccia (ancora) formalmente parte della NATO.
La collaborazione privilegiata tra la NATO ed Israele, formalizzata lo scorso dicembre con la firma del Programma Individuale di Cooperazione, è dal canto suo un esempio concreto di aggiramento dei limiti geografici imposti dal Trattato fondativo del 1949, in nome di una affinità ideologica, e di una cooperazione sottratta al controllo degli Stati membri.

Tutte le informazioni utili sulle iniziative organizzate a partire da oggi a Strasburgo-Kehl, in coincidenza con il Vertice NATO 2009, le trovate qui.