L’Italia è una colonia

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Vicenza, 29 giugno – Gli attivisti del comitato No Dal Molin, che a Vicenza hanno indetto per il 4 luglio una protesta contro l’ampliamento della base militare statunitense, temono ‘interventi’ militari americani in occasione della manifestazione.
I No base, riprendendo l’indicazione di un giornale locale, si dicono preoccupati che ”mille paracadutisti dell’esercito statunitense” possano essere schierati sabato nell’ex aeroporto Dal Molin. ”Se così fosse – rilevano in una nota i contestatori – saremmo di fronte a un’occupazione militare del territorio italiano”.
Secondo il comitato, gli Usa starebbe preparando una difesa in grande del Dal Molin, ”dove l’esercito di Obama vuol costruire una nuova base militare; e, nel farlo, avrebbe programmato di schierare all’interno del recinto mille paracadutisti vietando alle forze dell’ordine italiane l’ingresso nell’area”. ”Se sabato prossimo – concludono – i soldati statunitensi si contrapporranno ai manifestanti sarà la conferma che l’Italia è una colonia del gigante d’oltreoceano”.
(ANSA)

Allarme inquinamento a Vicenza

antigas

L’aria di Vicenza è tra le più inquinate d’Italia, ma nessuno ha informato i vicentini che è necessario uscire indossando una maschera antigas; anche perché, come ci ricordano frequentemente gli ipocriti dirigenti della Lega Nord prendendosela con le donne che indossano il velo, la legge italiana fa divieto di circolare a viso coperto.
Un divieto che, ancora una volta, non vale per i soldati statunitensi che corrono per le strade della città indossando la maschera antigas, come testimonia la foto allegata. Che si stiano esercitando alla fuga in caso di incidente a uno dei loro depositi NBC (Nucleare, Biologico, Chimico) previsti al Dal Molin? Il colonnello Maggian potrà testimoniare che l’errore è del Parlamento italiano che, nel disporre la normativa, ha dimenticato di redigere una traduzione in inglese. Come si suol dire: fatta la legge, trovato l’inganno.
Fuori da ogni ironia, sono ormai all’ordine del giorno gli affronti dell’esercito statunitense alla comunità vicentina. Questa città non è un campo d’addestramento e il sindaco deve pretendere che la quotidianità dei vicentini sia rispettata.
Presidio Permanente, Vicenza, 27 giugno 2009

Chi ha ucciso Neda Soltani?

IEMASVO

Di fronte all’intossicazione mediatica generalizzata sulle vicende iraniane, il Master Enrico Mattei in Vicino e Medio Oriente promuove un dibattito su:

Emergenza Iran: fatti, scenari, prospettive

con
Massimo De Santis, Comitato Internazionale di Educazione alla Pace
Talal Khrais, Associazione Stampa estera
Tiberio Graziani, direttore di Eurasia. Rivista di studi geopolitici
Alessandro Leoni, responsabile esteri PRC Toscana
Claudio Moffa, Università di Teramo, direttore Master Enrico Mattei
Paola Pellegrini, Ufficio politico PdCI

Lunedì 29 giugno, ore 17
Via Due Macelli 47 (Piazza di Spagna)
Roma

In collaborazione con il Comitato Internazionale di Educazione alla Pace e la rivista Eurasia.
Per informazioni: 377 1520283
www.mastermatteimedioriente.it

neda

Ad esempio, se io pubblico la foto che apre questo scritto (comparsa sullo Spiegel online), in cui si vede la simpatica deceduta iraniana con un crocefisso al collo, uno può tranquillamente affermare che tale foto “è una stronzata e chi la pubblica è uno stronzo”, però dovrà sviluppare un po’ meglio la sua affermazione. Si tratta forse di un fotomontaggio? Nella Repubblica Islamica Teocratica l’ortodossia religiosa consente eccezioni per le belle gnocche (può anche darsi)? La croce serviva a sottolineare la sua ferma volontà di protestare contro il regime oppressivo (ma come, nella “versione ufficiale” non si afferma che era una povera ragazza del tutto disinteressata alla politica e che è stata uccisa per caso?)?
Oppure: io potrei scrivere che tra la lettera della “sorella di Neda” (in cui si afferma che Neda e sua sorella trepidavano nell’attesa di partecipare alla manifestazione e che Neda è “morta fra le braccia di suo padre”) e l’intervista (senza video, come nei filmati di Bin Laden) al suo sedicente fidanzato (secondo il quale Neda non si interessava di politica ed è morta fra le braccia del suo maestro di musica) esiste qualche insanabile contraddizione. O è una fregnaccia l’una o è una fregnaccia l’altra. Potrei azzardarmi ad affermare che la verità, come spesso accade, sta probabilmente nel mezzo: sono fregnacce entrambe le “testimonianze”. Si tratterebbe, in questo caso, di un’asserzione d’inaudita gravità, che meriterebbe di essere stigmatizzata con parole anche dure. Tali parole, tuttavia, se desiderano sopravvivere alla scure del mio sadismo censorio, devono proporre una struttura logica alternativa a quella dominante (“se è A non può essere B”) che consenta di superare l’apparente (un bel po’ apparente) incongruenza.
O ancora: potrei scrivere che Arash Hejazi, il “medico” che soccorre Neda nel video, è sì laureato in medicina (anche se per sua stessa ammissione non pratica la professione da più di 10 anni), ma che in occidente è assai più noto per essere il fondatore ed editore della Caravan Books, casa editrice “alternativa” di Teheran, finanziata (come quasi tutti i gruppi d’opposizione in Iran) dai fondi del Congresso USA; potrei scrivere che questo tipo ha una residenza a Londra, fa la spola tra Londra e Teheran, studia alla londinese Oxford Brookes e ha un giornalista della CNN americana che risponde alle chiamate sul suo cellulare; potrei scrivere che la sua testimonianza sulla “morte di Neda” è quantomeno bizzarra (afferma che il sicario Basij che uccise Neda, sarebbe stato circondato dalla folla minacciosa, avrebbe iniziato a strillare “non volevo ucciderla!” e poi la folla lo avrebbe lasciato andare dopo averlo fotografato e avergli sottratto i documenti; aveva per caso un cartello al collo con scritto “sicario Basij”? I Basij, solitamente, sono in borghese; inoltre Wikipedia riporta una diversa testimonianza dello stesso Hejazi, in cui il sicario avrebbe invece sparato da un tetto); potrei suggerire che il fatto che un individuo così sospetto si imbatta non in un morto qualunque, ma nel morto che diventa per il mondo il simbolo della malvagità del regime di Ahmadinejad, dovrebbe perlomeno farci osservare le cose col beneficio del dubbio. Naturalmente ogni lettore è libero di ritenere che si tratti di “illazioni da idiota”, ed è libero di scriverlo sul mio blog, ma deve dimostrarlo e/o aggiungere elementi aggiuntivi se spera di sfuggire alle maglie della mia censura. L’epiteto “idiota” è sempre un’arma a doppio taglio: o lo corredi di argomentazioni o si trasforma dolorosamente in un autoritratto.

Da Comunicazioni di servizio, di Gianluca Freda.

Dettagliatissimo aggiornamento dello stesso autore.
(30 giugno)

L’equidistanza diplomatica dell’onorevole Frattini

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Trieste, 25 giugno – “Mi dispiace che la mia collega Hillary si sia rotta un gomito, è davvero un grande dispiacere. Noi lavoreremo con gli Stati Uniti, che ovviamente saranno ben rappresentati a livello politico”. Così il ministro degli Esteri, Franco Frattini, parlando con la stampa a Trieste dell’assenza di Hillary Clinton al G8 Esteri che inizia oggi.
(Adnkronos)

Trieste, 25 giugno – ”Lavoreremo con i colleghi del G8 anche sulla situazione dell’Iran e adotteremo una posizione che a mio avviso dovrà essere particolarmente dura, particolarmente chiara dinanzi al mondo”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, mentre arrivava in municipio a Trieste per partecipare ad una seduta straordinaria del Consiglio comunale in occasione della riunione del G8 Esteri a Trieste tra oggi e sabato. Rispondendo ai cronisti che gli chiedevano un commento sulle ultime dichiarazioni del presidente della Camera Fini sull’Iran, Frattini ha risposto: ”Mi sembra che abbia ragione, infatti non ho fatto passare sotto silenzio quello che è accaduto ieri”.
(ASCA)

Accade a Trieste
A Trieste, dopo la cena di questa sera i ministri degli esteri avranno un bel da fare per concordare un comunicato formalmente comune, perché quando dalle formule generali si passa a quelle particolari le divergenze si fanno sentire. In Iraq e in Afghanistan le cose vanno di male in peggio. La questione palestinese pesa sempre come un macigno. Adesso poi come se non bastasse c’è anche l’Iran, non l’Iran della fantomatica bomba atomica, ma quella delle elezioni contestate e delle manifestazioni di piazza, dei giovani che alzano sempre più il livello delle rivendicazioni e del sangue nelle strade.
A Trieste avrebbe dovuto esserci anche il ministro degli esteri iraniano, ma Frattini ha annunciato che non ci sarà: (…)
Ma anche senza di lui gli animi saranno agitati. Già qualcuno avrebbe visto nella cautela diplomatica della Russia un malcelato sostegno al regime degli ayatollah. Il fatto è che la politica estera russa non viene fatta sui servizi della Cnn che, dopo la copertura mediatica data anni fa ad una analoga contestazione in Jugoslavia, poi in Georgia, infine in Ucraina diffonde nel mondo la tesi che l’opposizione, qualsiasi essa sia, avrebbe l’obbligo morale di contestare il responso delle urne.
Sotto l’impatto delle immagini di sangue fatte vedere centinaia di volte al giorno si rafforza la convinzione che in certi paesi le urne avrebbero tutte il doppiofondo, mentre in altri rispecchierebbero una cristallina obiettività. Giolitti diceva che i brogli ci sono sempre, ma che non riescono mai a capovolgere il risultato. Non sarebbe poi male ricordare che i principi della democrazia vanno applicati tutti e sempre e non quando fa comodo. Il che significa, che quando in un paese insorge una crisi questa va risolta nel rispetto delle leggi esistenti in loco e non a Washington, Mosca o Parigi che sia.

Da Il G8 diplomatico a Trieste.

Rischi e costi degli aerei senza pilota

predator b

In Italia invece impera la deregulation e già nei prossimi mesi i piloti delle compagnie aeree dovranno stare attenti a non incrociare i micidiali velivoli senza pilota delle forze armate italiane e statunitensi. Il generale Giuseppe Bernardis, sottocapo di stato maggiore dell’Aeronautica militare, ha preannunciato all’agenzia di stampa Defensenews che entro la fine dell’anno i nuovi velivoli “Predator B” dell’AMI saranno liberi di volare in qualsiasi parte del Mediterraneo, “all’interno dello spazio nazionale e comunque fuori dal traffico regolare, a 50.000 piedi d’altitudine”. Qualcosa più di 15.000 metri dal livello del mare, ben al di sopra delle quote di crociera dei voli civili. Peccato che per volare, gli UAV dovranno comunque decollare proprio da alcuni scali militari che sorgono in prossimità di grandi centri urbani e importanti hub aeroportuali. I “Predator B” saranno installati nella base pugliese di Amendola, a metà strada tra le città di Foggia e Manfredonia, ai piedi del Gargano. Andranno a fare compagnia al gruppo di Predator di prima generazione (quelli indicati con la lettera “A”), operativi dal dicembre 2004. Insieme si contenderanno il passaggio nel “corridoio di volo” che l’aeronautica militare sta predisponendo tra la Puglia e il poligono sperimentale di Salto di Quirra in Sardegna.
(…)
I Predator non sono però solo una grave minaccia alla sicurezza; rappresentano infatti l’ennesimo caso di spreco delle risorse finanziarie nazionali a favore del complesso militare industriale statunitense. Per quattro velivoli dell’ultima versione “B” prodotti dalla General Atomics Aeronautical Systems Incorporated di San Diego, California, l’Italia dovrà spendere non meno di 80 milioni di euro nei prossimi due anni. Per i cinque Predator A acquistati nel 2004, sono stati spesi invece 47,8 milioni di dollari. E dopo un incidente ad un Predator italiano durante un volo sperimentale nel deserto della California, il governo ha pensato bene ad ordinare nel 2005 altri due velivoli, con un costo aggiuntivo di 14 milioni di dollari più altri 2 milioni per equipaggiamenti vari.
(…)
Con la nuova versione dell’aereo cresceranno le sue dimensioni (una lunghezza di 11 metri e un’apertura alare di 20) e il peso massimo al decollo (oltre 4.500 chilogrammi). Verranno sensibilmente incrementate le prestazioni del motore e la velocità massima supererà i 440 km/h, mentre quella di crociera si attesterà intorno ai 400, valori tre volte superiori a quelli del Predator A. L’autonomia di volo si attesterà tra le 24 e le 40 ore, a secondo del carico trasportato, a una quota di più di 15.200 metri. L’incremento delle dimensioni e delle prestazioni dell’UAV si rifletterà ovviamente sul carico di armamento trasportabile. Si tratterà di circa 1.360 chilogrammi di nuovi sofisticati sistemi di morte come i missili Hellfire, le bombe a guida laser Gbu-12 Paveway II e le Gbu-38 Jdam (Joint direct attack munition) a guida Gps. Si spiega così come mai il Predator di prima generazione sia costato 3,2 milioni di dollari ad esemplare, mentre con la versione B si supereranno gli 8 milioni di dollari.
(…)

Da I Predator all’assalto dei cieli del Sud Italia, di Antonio Mazzeo.
[grassetto nostro]

E’ di queste ore la notizia che, per la prima volta in Italia, gli aerei robot Predator, in occasione del G8 dell’Aquila saranno utilizzati, a supporto del dispositivo di ordine pubblico.
Con molta enfasi l’Aeronautica militare ha permesso agli operatori delle televisioni ad entrare nell’Aeroporto militare di Amendola, nella sala operativa del 28° gruppo che gestisce le missioni dei Predator.
Con molta soddisfazione tra telecamere e sensori gestiti a distanza, radiolink satellitari e monitor ad alta definizione si è spiegato l’utilizzo di questo aereo robot, nel nuovo incarico, ovvero di occhio del Grande Fratello col quale scrutare tra folle di manifestanti, individuare quelli che potrebbero divenire violenti, o capaci di aggirare le barriere delle zone rosse, e in tempo reale far intervenire i reparti antisommossa e i mezzi anti manifestante.
Un vero e proprio salto di qualità nella gestione dell’ordine pubblico e nell’integrazione tra reparti di polizia e Forze Armate (esercito e aviazione in primis) che, con l’aggravarsi della crisi capitalistica globale, sempre più dovranno confrontarsi con quelle che gli esperti chiamano le operazioni urbane del futuro (Urban Operations).
(…)
Sono quelle operazioni alle quali le nostre forze armate si sono preparate in tante missioni di “polizia internazionale” all’estero, ma anche partecipando insieme ad altri paesi NATO e non, al programma di studi strategici UO 2020 (Urban Operations year 2020) messo in cantiere nel 1998, con il beneplacito dei governi di centrodestra e centrosinistra, e che ha fornito conseguenti linee guida presso reparti specializzati dell’Esercito e delle altre FFAA e relativi piani industriali per la messa in cantiere di prototipi di armi e/o acquisto di mezzi (quali per esempio aerei robot predator) da utilizzare contro le folle tumultuanti che si potrebbero scatenare nelle megalopoli in rivolta in un futuro non troppo lontano da noi.

Da G8 e Predator dalla Puglia, di Antonio Camuso.

Problemi di classifica

villa_guiccioli

Di tutta la vicenda relativa alla intrusione di soldati statunitensi nel parco di villa Guiccioli mi sembrano meritevoli di attenzione tre cose. L’originale giustificazione data dal colonnello Maggian, le giustissime considerazioni riportate nell’editoriale di Gian Marco Mancassola su chi realmente comandi nella caserma Ederle e la conferma che le istituzioni italiane riconoscono, oramai, extracomunitari di serie A, cittadini Italiani di serie B ed extracomunitari di serie C.
Non so quale momento particolare attraversasse il colonnello Maggian quando ha scusato le violazioni di proprietà altrui con la mancanza di cartelli in lingua inglese. Di sicuro un brutto momento che per un po’ gli deve avere obnubilato le capacità di pensare. E già perché sarebbe bastato considerare che con le stesse motivazioni gli stranieri in Italia possono stazionare in divieto di sosta o in orari proibiti, andare contro mano nei sensi unici, imboccare direzioni vietate, non rispettare le deviazioni, fumare dove è proibito, entrare nei musei fuori orario, ecc. ecc. giacché tutte queste prescrizioni sono espresse soltanto in lingua italiana. Non si è posto, poi, il problema del perché il cartello avrebbe dovuto essere tradotto in inglese e non anche in tedesco, francese, spagnolo, cinese ecc.
Questo atteggiamento ci porta dritto alle considerazioni circa chi realmente comandi nelle basi Statunitensi in Italia. Come in quasi tutte le cose italiane l’incapacità di essere coerenti con certe scelte viene risolta con la separazione tra forma e sostanza. Formalmente il comando è italiano ma di fatto è statunitense. Vorrei vedere quanto durerebbe un comandante italiano, di spessore, che volesse far valer il proprio ruolo. Ma anche qui le nostre autorità si cautelano scegliendo con cura lo spessore del comandante nostrano. Spessore che, per esempio, non deve suggerirgli di fare un richiamo scritto al suo subordinato statunitense rimproverandogli la malefatta ed ordinandogli di mai più ripeterla.
Ora se un algerino, extracomunitario di serie C, si ferma a mangiare un panino e bere una bibita su una panchina di Campo Marzio viene immediatamente sanzionato dai solerti tutori dell’ordine. Se un gruppo di signore, cittadine di serie B, per effettuare una legittima quanto simbolica protesta, entrano nella prefettura, dove tra l’altro non esistono cartelli di divieto di ingresso nemmeno in veneto, vengono denunciate e processate. Ma se rubicondi rambo statunitensi, extracomunitari di serie A, violano ripetutamente le proprietà altrui malgrado gli allarmi che suonano e le legittime quanto inascoltate proteste dei responsabili di quelle aree, tutto finisce a tarallucci e vino con ipocrite e tardive scuse offerte non immediatamente ma solo quando il caso diventa di pubblico dominio e non dal comandante italiano, di diritto, ma da quello statunitense, di fatto, quando questi non sa più dove nascondere la faccia.
Guglielmo Vernau

[Titolo originale: Extracomunitari di serie A, cittadini di serie B, extracomunitari di serie C; grassetto nostro ]

SuperObama!

Washington, 20 giugno – Dopo la formosa Obama-Girl, la superoina fan di Barack Obama durante la campagna elettorale, ora è la volta dello stesso presidente americano a essere ritratto in un breve film di animazione come un novello superman con tanto di tuta rossa, emblema della campagna al posto della ‘S’ e le incomprimibili orecchie a sventola che fanno capolino dalla maschera.
Super Obama aiuta i più deboli, vince la guerra in Iraq, uccide Osama bin Laden ed elimina i talebani a colpi di karate. Mette d’accordo davanti ad un gelato arabi e ebrei. Solleva il Campidoglio, la sede del Congresso e dei politici dalle lunghe mani, e riversa una montagna di dollari sul popolo. Semplicemente soffiando sull’intero pianeta risolve il problema del riscaldamento globale. Insomma risolve tutti i problemi del mondo, e sconfigge anche i moderni pirati.
Il video, intitolato “He’s Barack Obama”, prodotto da Jib Jab Media, che vanta una storia nella produzione di film d’animazione satirici, è stato presentato durante l’annuale cena dell’Associazione dei corrispondenti radio e televisivi che si è svolta ieri sera al Convention Center a Washington.
(AGI)