Di tutta la vicenda relativa alla intrusione di soldati statunitensi nel parco di villa Guiccioli mi sembrano meritevoli di attenzione tre cose. L’originale giustificazione data dal colonnello Maggian, le giustissime considerazioni riportate nell’editoriale di Gian Marco Mancassola su chi realmente comandi nella caserma Ederle e la conferma che le istituzioni italiane riconoscono, oramai, extracomunitari di serie A, cittadini Italiani di serie B ed extracomunitari di serie C.
Non so quale momento particolare attraversasse il colonnello Maggian quando ha scusato le violazioni di proprietà altrui con la mancanza di cartelli in lingua inglese. Di sicuro un brutto momento che per un po’ gli deve avere obnubilato le capacità di pensare. E già perché sarebbe bastato considerare che con le stesse motivazioni gli stranieri in Italia possono stazionare in divieto di sosta o in orari proibiti, andare contro mano nei sensi unici, imboccare direzioni vietate, non rispettare le deviazioni, fumare dove è proibito, entrare nei musei fuori orario, ecc. ecc. giacché tutte queste prescrizioni sono espresse soltanto in lingua italiana. Non si è posto, poi, il problema del perché il cartello avrebbe dovuto essere tradotto in inglese e non anche in tedesco, francese, spagnolo, cinese ecc.
Questo atteggiamento ci porta dritto alle considerazioni circa chi realmente comandi nelle basi Statunitensi in Italia. Come in quasi tutte le cose italiane l’incapacità di essere coerenti con certe scelte viene risolta con la separazione tra forma e sostanza. Formalmente il comando è italiano ma di fatto è statunitense. Vorrei vedere quanto durerebbe un comandante italiano, di spessore, che volesse far valer il proprio ruolo. Ma anche qui le nostre autorità si cautelano scegliendo con cura lo spessore del comandante nostrano. Spessore che, per esempio, non deve suggerirgli di fare un richiamo scritto al suo subordinato statunitense rimproverandogli la malefatta ed ordinandogli di mai più ripeterla.
Ora se un algerino, extracomunitario di serie C, si ferma a mangiare un panino e bere una bibita su una panchina di Campo Marzio viene immediatamente sanzionato dai solerti tutori dell’ordine. Se un gruppo di signore, cittadine di serie B, per effettuare una legittima quanto simbolica protesta, entrano nella prefettura, dove tra l’altro non esistono cartelli di divieto di ingresso nemmeno in veneto, vengono denunciate e processate. Ma se rubicondi rambo statunitensi, extracomunitari di serie A, violano ripetutamente le proprietà altrui malgrado gli allarmi che suonano e le legittime quanto inascoltate proteste dei responsabili di quelle aree, tutto finisce a tarallucci e vino con ipocrite e tardive scuse offerte non immediatamente ma solo quando il caso diventa di pubblico dominio e non dal comandante italiano, di diritto, ma da quello statunitense, di fatto, quando questi non sa più dove nascondere la faccia.
Guglielmo Vernau
[Titolo originale: Extracomunitari di serie A, cittadini di serie B, extracomunitari di serie C; grassetto nostro ]

….scegliendo con cura lo spessore del comandante nostrano…..?”
Prima della scelta, si impone una visita dall’andrologo. Sono esperti nel misurare le palle dei pazienti.
Poi non ci devono essere scuse. Il comandante le farà vedere (le palle), come ritiene opportuno, agli amerikani che non si sottomettono alle nostre leggi.
Via i soldati Usa dall’Italia!
Ottimo articolo.
Vicenza. Gli Usa blindano il cantiere,
Dal Molin negato anche a Variati.
Il sindaco resta fuori dalla porta di Ederle2 e annuncia:
«A settembre subito un incontro con il commissario Costa»
VICENZA (13 agosto) – Impossibile accedere al cantiere di ampliamento della base statunitense di Ederle, anche per il sindaco di Vicenza Achille Variati. E, proprio per questo, il primo cittadino ha annunciato un incontro ai primi di settembre con il commissario al Dal Molin Paolo Costa.
«Sono sindaco di tutta la città – spiega Variati – ma sulla caserma Ederle, sul cantiere per la Ederle 2 e sul Villaggio americano non ho alcuna competenza».
Il riferimento di Variati è alle due lettere ricevute nel mese di luglio con cui, prima Costa e poi il colonnello comandate italiano del comando Usa, Edoardo Maggian, gli hanno comunicato l’impossibilità di accogliere la richiesta di accesso a fini ispettivi all’interno dell’area Dal Molin, in quanto trattasi di un’opera di difesa nazionale.
«Se non posso andare a controllare – dice il sindaco – come posso dare una risposta ai dubbi e alle preoccupazioni legittime dei miei concittadini?». Per Variati l’incontro con Costa, già sindaco di Venezia, servirà «per capire come dare risposte alla città, visto che – evidenzia il sindaco – come stabilisce il decreto presidenziale di nomina, anche il commissario straordinario ha il compito di salvaguardare ogni esigenza di carattere urbanistico e ambientale».
http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=69506&sez=NORDEST