Di fronte all’intossicazione mediatica generalizzata sulle vicende iraniane, il Master Enrico Mattei in Vicino e Medio Oriente promuove un dibattito su:
Emergenza Iran: fatti, scenari, prospettive
con
Massimo De Santis, Comitato Internazionale di Educazione alla Pace
Talal Khrais, Associazione Stampa estera
Tiberio Graziani, direttore di Eurasia. Rivista di studi geopolitici
Alessandro Leoni, responsabile esteri PRC Toscana
Claudio Moffa, Università di Teramo, direttore Master Enrico Mattei
Paola Pellegrini, Ufficio politico PdCI
Lunedì 29 giugno, ore 17
Via Due Macelli 47 (Piazza di Spagna)
Roma
In collaborazione con il Comitato Internazionale di Educazione alla Pace e la rivista Eurasia.
Per informazioni: 377 1520283
www.mastermatteimedioriente.it
Ad esempio, se io pubblico la foto che apre questo scritto (comparsa sullo Spiegel online), in cui si vede la simpatica deceduta iraniana con un crocefisso al collo, uno può tranquillamente affermare che tale foto “è una stronzata e chi la pubblica è uno stronzo”, però dovrà sviluppare un po’ meglio la sua affermazione. Si tratta forse di un fotomontaggio? Nella Repubblica Islamica Teocratica l’ortodossia religiosa consente eccezioni per le belle gnocche (può anche darsi)? La croce serviva a sottolineare la sua ferma volontà di protestare contro il regime oppressivo (ma come, nella “versione ufficiale” non si afferma che era una povera ragazza del tutto disinteressata alla politica e che è stata uccisa per caso?)?
Oppure: io potrei scrivere che tra la lettera della “sorella di Neda” (in cui si afferma che Neda e sua sorella trepidavano nell’attesa di partecipare alla manifestazione e che Neda è “morta fra le braccia di suo padre”) e l’intervista (senza video, come nei filmati di Bin Laden) al suo sedicente fidanzato (secondo il quale Neda non si interessava di politica ed è morta fra le braccia del suo maestro di musica) esiste qualche insanabile contraddizione. O è una fregnaccia l’una o è una fregnaccia l’altra. Potrei azzardarmi ad affermare che la verità, come spesso accade, sta probabilmente nel mezzo: sono fregnacce entrambe le “testimonianze”. Si tratterebbe, in questo caso, di un’asserzione d’inaudita gravità, che meriterebbe di essere stigmatizzata con parole anche dure. Tali parole, tuttavia, se desiderano sopravvivere alla scure del mio sadismo censorio, devono proporre una struttura logica alternativa a quella dominante (“se è A non può essere B”) che consenta di superare l’apparente (un bel po’ apparente) incongruenza.
O ancora: potrei scrivere che Arash Hejazi, il “medico” che soccorre Neda nel video, è sì laureato in medicina (anche se per sua stessa ammissione non pratica la professione da più di 10 anni), ma che in occidente è assai più noto per essere il fondatore ed editore della Caravan Books, casa editrice “alternativa” di Teheran, finanziata (come quasi tutti i gruppi d’opposizione in Iran) dai fondi del Congresso USA; potrei scrivere che questo tipo ha una residenza a Londra, fa la spola tra Londra e Teheran, studia alla londinese Oxford Brookes e ha un giornalista della CNN americana che risponde alle chiamate sul suo cellulare; potrei scrivere che la sua testimonianza sulla “morte di Neda” è quantomeno bizzarra (afferma che il sicario Basij che uccise Neda, sarebbe stato circondato dalla folla minacciosa, avrebbe iniziato a strillare “non volevo ucciderla!” e poi la folla lo avrebbe lasciato andare dopo averlo fotografato e avergli sottratto i documenti; aveva per caso un cartello al collo con scritto “sicario Basij”? I Basij, solitamente, sono in borghese; inoltre Wikipedia riporta una diversa testimonianza dello stesso Hejazi, in cui il sicario avrebbe invece sparato da un tetto); potrei suggerire che il fatto che un individuo così sospetto si imbatta non in un morto qualunque, ma nel morto che diventa per il mondo il simbolo della malvagità del regime di Ahmadinejad, dovrebbe perlomeno farci osservare le cose col beneficio del dubbio. Naturalmente ogni lettore è libero di ritenere che si tratti di “illazioni da idiota”, ed è libero di scriverlo sul mio blog, ma deve dimostrarlo e/o aggiungere elementi aggiuntivi se spera di sfuggire alle maglie della mia censura. L’epiteto “idiota” è sempre un’arma a doppio taglio: o lo corredi di argomentazioni o si trasforma dolorosamente in un autoritratto.
Da Comunicazioni di servizio, di Gianluca Freda.
Dettagliatissimo aggiornamento dello stesso autore.
(30 giugno)


Neda martire
(AGI) – Teheran, 17 ott. -Nuova sfida del regime iraniano agli oppositori. Dopo aver condannato a morte alcuni dissidenti accusati di aver “minato la sicurezza nazionale”, Teheran ha minacciato di impossessarsi del simbolo della violenta repressione post-elettorale: Neda Agha-Soltan.
La giovane studentessa, rimasta uccisa durante le manifestazioni, potrebbe essere dichiarata “martire” della Repubblica islamica “se il ministero dell’Intelligence riuscira’ ad appurare che a ucciderla furono nemici” dell’Iran, ha annunciato il presidente della fondazione che si occupa di conferire aiuti economici alle famiglie dei ‘martiri’. E i genitori della ragazza, ha aggiunto, “potranno essere in qualche modo risarciti dalla fondazione”. “Le immagini sembrano mostrare che la morte di Neda Agha-Soltan sia stato il frutto di una montatura degli oppositori e dei nemici (dell’Iran)”, ha sostenuto. Neda, secondo Zaribafan, potrebbe essere stata vittima di “nemici dello Stato, degli stessi oppositori”, che poi accusarono le milizie filo-governative basiji. Il tragico video in cui Neda, cosparsa di sangue, esalo’ l’ultimo respiro sconvolse il mondo facendola diventare il simbolo della protesta e della violenza del regime. La polizia iraniana continua a ribadire che la morte della ragazza sia stata una messa in scena, mentre diversi testimoni sostengono che sia stata uccisa dalle forze di sicurezza. A breve dovrebbero arrivare i risultati dell’inchiesta ordinata dal presidente Mahmoud Ahmadinejad.
Secondo i movimenti di opposizione al regime, sono 72 i manifestanti uccisi dalle milizie filo-governative basiji durante le manifestazioni del giugno scorso. Le cifre ufficiali di Teheran parlano invece di 36 morti tra cui diversi agenti. La fondazione dei martiri iraniani stanzia aiuti economici alle famiglie delle persone uccise negli anni ‘80, durante la guerra tra Iraq e Iran, o che sono morte per difendere la Repubblica islamica.