Col proseguire dello sforzo bellico in Iraq ed Afghanistan, il numero dei militari statunitensi che si tolgono la vita ha raggiunto cifre mai toccate precedentemente. Alla fine di novembre 2009, si contavano 334 suicidi commessi da appartenenti alle Forze Armate, più dei 319 morti in Afghanistan o dei 150 in Iraq durante tutto l’anno. Il pedaggio pagato ai suicidi nel 2009 è il peggiore mai registrato da quando nel 1980 si è iniziato a tenerne la contabilità.
L’Esercito, la Guardia Nazionale e la Riserva hanno perso almeno 211 militari. Più della metà di coloro i quali si sono tolti la vita era stato impiegato in Iraq e/o in Afghanistan. Il tasso di suicidio per l’Esercito, pari a 20.2 ogni 100.000 unità di personale, è più alto di quello che si registra tra i maschi fra i 19 e 29 anni, la fascia statistica con il più alto tasso tra la popolazione complessiva. Prima del 2001, raramente l’Esercito aveva sofferto più di 10 suicidi ogni centomila membri.
Nel 2009, la Marina ha perso 47 militari, l’Aviazione 34 ed il corpo dei Marine – quello coinvolto nei combattimenti più cruenti in entrambi i teatri di guerra – 42. Il tasso di suicidio fra i Marine è cresciuto dal 12 ogni centomila militari del 2001 al 19.5 attuale.
Per ogni militare morto, almeno altri cinque membri delle Forze Armate hanno dovuto essere ricoverati in strutture ospedaliere in seguito al tentativo di suicidarsi. Secondo il Navy Times, che ha effettuato un sondaggio fra 28.536 militari appartenenti a tutte le specialità, il 2% di quelli dell’Esercito, il 2.3% dei Marines ed il 3% dei membri della Marina avrebbero almeno una volta tentato di togliersi la vita. D’altro canto, la “Ricerca della Difesa sui Comportamenti in tema di Salute” ha evidenziato “pericolosi livelli” nell’abuso di bevande alcooliche e l’uso illecito di droghe come rimedio nei confronti della sofferenza da parte del 12% del personale militare.
Una ricerca sui veterani afflitti da disturbo post traumatico da stress, pubblicata a fine agosto 2009 sul Giornale dello Stress Traumatico, evidenzia come il 47% del campione abbia coltivato tendenze suicide prima di ricorrere alle cure mediche e come il 3% abbia tentato di suicidarsi. Il Dipartimento USA per gli Affari dei Veterani è stato obbligato ad incrementare sostanzialmente il suo impegno al riguardo. Da quando nel luglio 2007 è stato, tardivamente, istituito il servizio di consulenza attivo ventiquattro ore al giorno, sette giorni alla settimana, sono stati assistiti più di 185.000 fra militari e le loro famiglie, prevenendo almeno 5.000 suicidi. Il servizio adesso impiega più di 400 consulenti per la prevenzione del suicidio, benché lo stesso Pentagono ammetta che ne servirebbero molti di più.
I militari che sono stati impiegati in Iraq o in Afghanistan costituiscono una percentuale crescente dei 6.400 veterani che si stima siano autori di suicidio ogni anno. Una ricerca condotta dalla CBS nel 2007 calcola il tasso di suicido tra i veterani maschi aventi una età fra i 20 ed i 24 anni come quattro volte tanto la media nazionale, ossia superiore a 40 ogni centomila persone annualmente.
Le statistiche circa i suicidi non includono le centinaia di giovani veterani che muoiono ogni anno in incidenti automobilistici, molti dei quali sono causati da eccesso di velocità o per guida sotto l’effetto di sostanze. Nel 2008, i veterani impiegati in Iraq ed Afghanistan sono risultati soggetti, rispetto ai non-veterani, ad una maggiore probabilità di morire in un incidente d’auto per il 75%, in un incidente di moto per il 148%. Le medesime statistiche non tengono fra l’altro conto delle morti classificate come provocate da accidentali overdosi di droghe.
Più suicidi che morti ammazzati
febbraio 22, 2010 di byebyeunclesam

http://tg24.sky.it/tg24/mondo/2010/02/23/afghanistan_mille_morti_usa.html
“Sono mille i soldati Usa morti nella guerra in Afghanistan”
Ad otto anni dall’invasione voluta da Bush per dare la caccia a Bin Laden arriva il bilancio del conflitto che ha dato inizio alla “guerra globale al terrorismo”. Ma i talebani non sono ancora stati sconfitti
Sono arrivati a mille i soldati americani morti in Afghanistan dall’inizio della guerra. Lo rivela il sito web indipendente Icasualties.org. La notiza è stata ripresa dai network internazionali. Otto anni di guerra carichi di vite sacrificate che però non sono bastati per sconfiggere i talebani. Sugli americani aleggia lo spettro di un nuovo Vietnam. Un’altra guerra in un Paese lontano. Un conflitto di cui l’America fa fatica a comprendere fino in fondo le ragioni. Sulla spinta emotiva dell’11 settembre 2001 il Paese era compatto e sosteneva la guerra per dare la caccia a Bin Laden. Adesso il peso dei soldati morti (ma anche quello economico) rischia di diventare insostenibile per l’opinione pubblica.
Icasualties.org ha fatto sapere che il totale dei morti, tra i militari impegnati delle missioni a guida Nato e Usa, è di 1657. Mentre 54 soldati americani sono morti quest’anno nel “Paese dei monti”, portando il bilancio totale a quota mille, inferiore comunque a quello della guerra in Iraq, dove i morti americani sono stati 4.378. La pubblicazione di questo bilancio, tra l’altro, arriva in concomitanza con una delle più imponenti offensive lanciate dalla Nato contro gli studenti coranici, a Marjah nel distretto di Helmand, la provincia più violenta di tutto il Paese. L’operazione costituisce il primo test dopo la decisione del presidente Obama di incrementare ulteriormente il contingente Usa in Afghanistan, per tentare di prendere il controllo delle roccaforti talebane e consegnarle alle forze di sicurezza afghane prima del graduale ritiro delle truppe Usa nel 2011.