Gianfranco il transatlantico

“…nella certezza che l’Alleanza transatlantica non è soltanto una alleanza di tipo militare, e nemmeno soltanto di tipo politico, è l’alleanza di donne e di uomini, che avendo nelle vene il medesimo sangue hanno nella mente il medesimo impegno di vivere in una società che sia veramente più giusta…”

Gianfranco Fini, Grand Hyatt Hotel di Manhattan, New York, USA (4 febbraio 2010)

In questo mondo più oscuro

Roma, 28 luglio – Il rapporto con l’Italia è “splendido”. Lo ha detto l’ambasciatore degli USA in Italia David Thorne, intervenendo al Foreign Policy Forum che si sta svolgendo alla Farnesina in concomitanza della Conferenza degli ambasciatori.
“L’America – ha dichiarato – ha relazioni splendide con l’Italia, le osservo da 15 anni e devo dire che non sono mai state più forti di ora”. L’ambasciatore ha ricordato “il grande interesse” per la visita del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Washington alcune settimane fa. Thorne ha inoltre aggiunto “abbiamo un fortissimo legame con l’Europa, in questo mondo più oscuro è necessario il rapporto transatlantico”.
(Adnkronos)

Marchionne in Serbia

A chiarirci le idee è arrivato tempestivamente Sergio Marchionne, che ha annunciato l’intenzione della FIAT di spostare la propria produzione in Serbia, dove la “tassazione sarebbe minore”.
Non a caso, uno dei rari autori a scrivere con cognizione di causa sulla vicenda kosovara, diversi anni fa notò come: “L’obiettivo mancato di allontanare Milosevic dal potere, non fa che ritardare un programma occidentale che vede nella Serbia un formidabile fornitore di manodopera, oltretutto una manodopera molto qualificata e a buon mercato. Secondo studi recenti, la manodopera serba, con un salario doppio di quello che percepisce attualmente, costerebbe dieci volte meno di quella immigrata in Europa. Inoltre la sua vicinanza con i mercati europei ridurrebbe enormemente le spese di trasporto. In questo modo per il mercato mondiale del lavoro la Serbia diventerebbe molto più appetibile dell’Estremo Oriente” (Sandro Provvisionato, UCK: l’armata dell’ombra, Gamberetti, Roma, 1999).
Come giustamente rilevato nell’ultimo importante discorso tenuto dallo stesso Milosevic, le potenze occidentali fecero guerra al presidente jugoslavo come pretesto per colpire la Serbia e trasformarla in un paese del Terzo Mondo: oggi questo concetto dovrebbe essere chiaro anche a quei lavoratori italiani che nei prossimi mesi verranno lasciati a casa, grazie alle “munifiche” opportunità offerte dalla delocalizzazione produttiva degli stabilimenti FIAT.
Come in un gioco ad incastro, la questione serba e quella del Kosovo e Metohija, in particolare, rappresentano un esempio significativo della strategia globalizzatrice a guida statunitense, che vorrebbe uniformare tutti i popoli del pianeta ai dettami del nuovo ordine mondiale-multinazionale, perché ne riassume le principali motivazioni di carattere economico (dominio del libero mercato), geopolitico (occidentalizzazione del mondo) e militare (influenza atlantista).
Vedremo nei prossimi mesi se le potenze eurasiatiche saranno in grado di bloccare questa offensiva e quali saranno le loro mosse, aldilà delle inevitabili dichiarazioni di condanna per il pronunciamento della Corte giunte in queste ore.

Da La Serbia perde il Kosovo ma guadagna la FIAT, di Stefano Vernole.

L’eredità americana de La Maddalena

Negli anni scorsi, da alcune alghe recuperate dai fondali marini, vengono trovate tracce di uranio e torio 234 molto superiori alla media, insieme alla presenza di plutonio 239.
Di fronte a tutto questo il governo italiano cosa fa? Sposta il G8. Obbliga gli Stati Uniti a fare la bonifica de La Maddalena? No, non fa nulla.
La lotta per la bonifica della ex base militare è una lotta necessaria che invece è stata sottovalutata dalla politica, che deve cercare e trovare soluzioni. La base dell’Isola dipendeva direttamente dal Pentagono. E allora è necessario un protocollo d’intesa con l’amministrazione Obama che stabilisca le modalità di intervento per studiare quali sono i problemi creati e giungere ad una bonifica totale, bonifica che crei lavoro e sviluppo, e riqualifichi l’Isola in senso turistico.
La Maddalena deve divenire un nuovo polo di sviluppo economico, e deve essere risanato. Perché chiediamo questo?
Il rapporto sullo stato di salute delle popolazioni residenti in aree interessate da poli industriali, minerari e militari della regione Sardegna, ha visto registrare sull’Isola un eccesso di mortalità per il linfoma non-Hodgkin (tumori maligni del sistema linfatico) nel ventennio 1981-2001. E perché non esistono studi che analizzino l’eventuale impatto degli inquinanti dell’Arsenale nella catena alimentare, relativamente alla contaminazione di pesci, molluschi e crostacei. E allora tali studi vanno fatti.
Sono stati spesi inutilmente 377 milioni a carico delle casse dello Stato e della regione Sardegna, e che come proprietaria della struttura, dovrebbe pagare la nuova bonifica. Ma sappiamo chi ha inquinato!
PERTANTO CHIEDIAMO:
* Che La Maddalena venga bonificata e riconvertita, e che nel nostro sistema venga introdotta l’obbligatorietà della valutazione d’impatto ambientale delle basi militari.
* Che venga concordato con l’amministrazione USA un protocollo d’intesa per la bonifica dell’area.
* Che la Marina Militare e lo Stato italiano facciano la loro parte nella bonifica della Maddalena.
* Che i progetti di bonifica vengano svolti con lavoratori locali, per non essere costretti ad emigrare.
* Chiediamo, soprattutto, lavoro stabile per i 2mila disoccupati e per i lavoratori precari de La Maddalena.

Da Non rubateci il futuro de La Maddalena, comunicato dell’Unione Sindacale di Base – Federazione Sardegna.

Le commesse del consorzio Iveco-Fiat-Oto Melara

“Scorrendo l’elenco dei programmi e dei contratti esaminati dalla Corte dei Conti, emerge come tutte le commesse del consorzio Iveco-Fiat-Oto Melara abbiano subito degli incrementi in corso d’opera. Da un minimo del 3,8% fino ad un massimo dell’11,7%.”

Tutto il resto, comprese alcune informazioni sul “rapporto di performance 2009″ del Ministero della Difesa, già da alcuni anni caratterizzato da uno sbilanciamento finanziario verso le missioni all’estero, potete leggerlo qui.

Propaganda di guerra a finanziamento pubblico

La Camera ha approvato mercoledì mattina (ieri – ndr), con il solo voto contrario dell’Italia dei Valori e l’astensione dei Radicali, la conversione in legge del decreto governativo di rifinanziamento semestrale delle missioni militari italiane all’estero, tra cui la missione di guerra in Afghanistan. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato.
(…)
L’invio di mille soldati in più e di mezzi da combattimento più ‘pesanti’ (17 carri armati su ruota ‘Freccia’) produce un inevitabile aumento dei costi della missione: i prossimi sei mesi di guerra in Afghanistan (agosto-dicembre) ci costeranno oltre 393 milioni di euro, vale a dire più di 65 milioni al mese. Un netto incremento rispetto ai 308 milioni (51 al mese) del primo semestre 2010.
La cifra è così suddivisa: 365 milioni di euro per il mantenimento del contingente ISAF schierato in Afghanistan, 12 milioni per il personale militare della missione che opera nelle basi americane negli Emirati Arabi Uniti, in Bahrein e in Florida (USA), 10 milioni per le operazioni in loco del SISMI, 1,7 milioni per il personale della Guardia di Finanza (ISAF , EUPOL e JMOUS), 2,7 milioni per le operazioni militari a favore della popolazione locale (aiuti in cambio di intelligence), 1,8 milioni per il sostegno alle forze armate afgane e, dulcis in fundo, mezzo milione alla Rai per ”azioni di comunicazione nell’ambito delle NATO Strategic Communications” (propaganda di guerra).
Fuori dalle spese militari e paramilitari, troviamo lo striminzito finanziamento alle iniziative di cooperazione: 18,7 milioni di euro, che serviranno a pagare progetti di ricostruzione e di assistenza umanitaria sia in Afghanistan che in Pakistan (dov’è prevista una ”missione di stabilizzazione economica, sociale e umanitaria”), e anche a organizzare una conferenza regionale della società civile per l’Afghanistan, in collaborazione con la rete di organizzazioni non governative ‘Afghana.org’ (associazione promossa da Arci, Lunaria e Lettera22).

Da La Camera approva ancora la guerra, di Enrico Piovesana.
[grassetti nostri]