La guerra dell’Italia alla Libia: una sporca faccenda

L’italianissimo Alessandro Londero, titolare della “Hostessweb“, con un gruppo di volontari il 4 Agosto scorso era a Zlitan, a riprendere con la sua videocamera gli edifici della città libica, a 150 km da Tripoli, distrutti dall’aviazione di Unified Protector.
Il 7, assieme ai suoi collaboratori sarà a Tripoli.
Non potrà quindi fornire una documentazione degli effetti del secondo bombardamento della NATO sui quartieri di recente costruzione, che ospitano la metà della popolazione locale che ha raggiunto i 200.000 residenti, né partecipare a disseppellire dalle macerie i corpi di 85 tra anziani, donne e bambini colpiti in una località (Majer) a un tiro di sputo da Zlitan che verranno composti in sacchi di plastica e allineati dai soccorritori a fianco di una moschea.
I feriti gravi, oltre 67, saranno evacuati verso l’ospedale di zona.
Lo farà, trasportandosi dietro osservatori indipendenti e inviati della stampa accreditata a Tripoli, il portavoce della Jamahiriya Mussa Ibrahim a distanza di 24 ore dalla partenza di Alessandro e del suo gruppo.
Inutile dire che di questa nuova strage della NATO non si è visto ne sentito nulla nei TG, né è stata pubblicata un sola foto sulle pagine dei quotidiani nazionali.
E’ apparso solo qualche trafiletto nelle pagine “esteri” per dare spazio al comunicato di Unified Protector di… accertamenti in corso.
L’inviato della RAI a Tripoli ormai si è eclissato da tempo. Mediaset e La7 non ne hanno mai spedito uno in Libia.
La Farnesina ha invitato le redazioni televisive e delle carta stampata a stare lontano dalla Jamahiriya di Gheddafi per motivi di “sicurezza“, dopo aver notificato ai direttori di rete l’impossibilità per il Gruppo di Crisi di poter offrire qualunque tipo di assistenza in caso di emergenza.
Il black out dalla Jamahiriya rimane così per ora pressochè totale.
Londero racconterà di aver percorso durante la notte una Litoranea sgombra di colonne militari e di aver osservato in prossimità dei due soli distributori di benzina sorpassati nel ritorno a Tripoli 2.000-3000 auto in fila. “I libici si danno il cambio – scriverà nel suo reportage diffuso dall’Adnkronos – . Ognuno di loro si occupa di 8-10 vetture, le sposta a mano una ad una avanzando faticosamente di pochi metri ogni ora. Ci vorranno – aggiungerà – più giorni di attesa per arrivare alla pompa sperando che quando verrà il turno dei mezzi che gli sono stati affidati ci siano ancora scorte di benzina e gasolio per riempire i serbatoi.”
Una volta arrivati al Rixos, unico hotel ancora operativo, Alessandro e il suo pugno di amici si troveranno sotto le bombe. “Il sibilo e gli scoppi sono diventati – annoterà – una macabra colonna sonora che ci accompagna per ore. Ormai non ci sono più mezzi pubblici, i negozi aperti cominciano ad essere pochi, scarseggiano viveri e beni di prima necessità.”
Gli aerei della NATO continueranno a distruggere, di giorno e di notte, centrali elettriche, condotte, autoparchi, strutture industriali, ponti sopraelevati, edifici pubblici, sedi radio e tv, depositi energetici, alimentari e sanitari.
“Tripoli rimane – avrà modo di osservare – senza luce ed acqua per ore. Dal 1° Agosto in Libia c’è il Ramadan. Quando alla sera la gente di Tripoli apre i frigoriferi trova solo alimenti deteriorati, inservibili dopo 48 ore senza elettricità come succede sempre più spesso”.
Per i più giovani e per gli anziani l’effetto è la riduzione in quantità e qualità dell’alimentazione giornaliera per evitare infezioni intestinali che potrebbero essere mortali.
I presidi medici si stanno rapidamente esaurendo. Gli ospedali rigurgitano di feriti.
“Si scende nelle strade – osserverà Londero – per tirare fuori tutta la rabbia che si ha in corpo indicando con le dita i cacciabombardieri di Unified Protector che continuano a dispensare ai residenti della Tripolitania, con le bombe, l’assistenza “umanitaria” alle popolazioni locali decretata dal Consiglio di Sicurezza del Palazzo di Vetro.”
La Russa, dal canto suo, continuerà a chiamare queste faccenduole… embargo navale e rispetto della “no-fly zone“.
Vorremmo poter andare avanti col racconto di Alessandro anche se i lettori sanno già cosa stia succedendo al popolo libico dopo i bombardamenti della NATO sulla Serbia, sull’Afghanistan e sull’Iraq. Peste, morte, incendi e… fine della Storia.
Ebbene, ecco cosa si scriveva, aggiornando “le uscite“ (72) e gli “strike“ (34) nella scorsa settimana, sul portale del Ministero della Difesa.
“Il Potere Aerospaziale è una capacità militare in grado di controllare e sfruttare appieno lo spazio aereo per acquisire consistenti vantaggi in termini di tempo, di distanza, di posizione e di prontezza nel perseguire gli obbiettivi posti dalla politica, per cogliere le finalità espresse dalla comunità internazionale e la sua evoluzione ha definito un nuovo strumento [i bombardamenti? - nda] da porre al servizio della difesa collettiva, mutando la natura stessa delle relazioni internazionali.“
Capito l’antifona?
Il titolare di Palazzo Baracchini La Russa offre copertura alla esplicitazione, anche teorica, delle guerre di aggressione come mezzo lecito e idoneo a cambiare gli equilibri che reggono gli Stati nazionali ostili alla NATO e all’Occidente. Passaggio di una gravità senza precedenti, da allarme “rosso”.
Quanto è costato fino a oggi lo “scherzetto“ a Gheddafi, organizzato da Quirinale, Frattini, La Russa, Terzo polo e poteri forti, esterni ed interni, ai contribuenti del Bel Paese lo documenteremo un po’ per volta.
Come abbiamo già cominciato a fare.
A partire dai 130 miliardi di dollari di perdite spalmate su 5 anni più le spesucce in corso d’opera, in una situazione di totale “emergenza“ economica e sociale.
Seguono sul portale altre dottissime delucidazioni che elencano le caratteristiche dei materiali “esplosivi” usati per aggredire un altro Stato sovrano.
I costi unitari necessari a raggiungere le “finalità” indicate dall’Aeronautica Militare li metteremo giù prossimamente.
Ecco intanto la tipologia dei “ferri del mestiere“, con qualche nuova entrata, dal Kosovo in poi.
I soli sistemi di “armamento di precisione” utilizzati dal Bel Paese sulla Jamahiriya fino ad oggi – tutti made in USA, eccetto lo Storm Shadow arrivato nel 2002 negli arsenali di Francia, Italia e Inghilterra – sono: GBU-16 Paveway II-EGBU 16, GBU-24 Paveway III-EGBU 24, GBU 32 JDAM, Storm Shadow e AGM 88 Harm (High Speed Anti Radiation Missile).
I costi di impiego per eliminare i “targets”, inutile dire che sono stratosferici come enorme è la capacità di uccidere, invalidare, distruggere e inquinare.
La prima aggressione aerea in Europa di USA e NATO dopo la caduta del muro di Berlino ha prodotto nella sola Serbia in 73 giorni di bombardamenti aerei “mirati” i seguenti effetti a terra: 3.250 morti, 7.200 e rotti feriti e invalidi, 3.7 miliardi di dollari di danni “collaterali“, amputazione del Kosovo dalla madrepatria, effetti ambientali e costi “umani“ in tossicità, cancro e malformazioni genetiche non valutabili, derivanti da 31.000 proiettili in calibro da 30 mm in su, dispersi sia in polvere che in corpo residuo con rilascio di attività radioatttiva sul terreno. Poi sono arrivate le “guerre permanenti”.
Giancarlo Chetoni

[Le foto scattate da JoAnne Moriarty a Sorman, dopo il bombardamento NATO del 20 giugno scorso.
La visione è sconsigliata ai deboli di stomaco]

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4 thoughts on “La guerra dell’Italia alla Libia: una sporca faccenda

  1. Nulla si può contro l’ideologie umane. Non ci possiamo neppure appellare alla fede, quando un Bagnasco oggi sostiene, in un momento in cui i poveri diventano ancora più indigenti, che “sul problema dei risparmi di risorse pubbliche, ha messo in guardia contro i tagli alle spese militari per le missioni all’estero”.
    Non mi meraviglio visto che le religioni monoteiste sono religioni che glorificano la morte e la vita eterna…dopo. I martiri sono primi ad essere santi o a conquistarsi il paradiso. Più morti ci sono più gloria.

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