Gli auguri di Obama per il 2012

“Con il parere favorevole del Senato, negli Stati Uniti è stato approvato in via definitiva e a larga maggioranza un nuovo provvedimento che espande ulteriormente i poteri dell’esecutivo in materia di anti-terrorismo. La nuova misura sancisce la legalità delle detenzioni indefinite e senza processo per chiunque sia sospettato di appartenere o fornire sostegno ad una organizzazione terroristica, compresi i cittadini statunitensi arrestati in territorio americano.
La legislazione appena uscita dal Congresso segna un’altra inquietante tappa nella progressiva erosione dei diritti democratici negli USA a partire dall’11 settembre 2001 e fa parte di un più ampio pacchetto da 662 miliardi di dollari, destinato a finanziare la macchina da guerra americana nel 2012 (National Defense Authorization Act, NDAA).
Sulla legge in questione, il presidente Obama aveva inizialmente minacciato di utilizzare il proprio diritto di veto ma, in seguito ad alcune modifiche cosmetiche negoziate con i leader dei due principali partiti al Congresso, la Casa Bianca ha alla fine annunciato il suo appoggio alla misura. Così, con un voto bipartisan, mercoledì la Camera dei Rappresentanti ha espresso parere positivo con una maggioranza di 286 a 136. Il giorno successivo la legge è approdata al Senato, dove ha raccolto 86 voti favorevoli e appena 13 contrari.
La discussa norma sancisce che chiunque venga designato dal governo americano come terrorista o sostenitore di un gruppo terrorista possa essere detenuto in un carcere militare senza accuse formali o un giusto processo fino alla fine delle ostilità, cioè virtualmente per sempre, vista la natura della guerra al terrore lanciata da Washington. Come già anticipato, il provvedimento riguarda anche gli stessi cittadini americani, mentre espande la definizione di “campo di battaglia” praticamente a tutto il pianeta.”

Il modello americano di Michele Paris continua qui.

Le faine nel pollaio

Se gli italiani conserveranno un briciolo di memoria, i Caronte del PdL e del PD saranno Alfano e Bersani. Uscito apparentemente di scena, nel frattempo il cavalier di Arcore è tornato a curare gli affari di famiglia, a dettare legge insieme a Monti & soci “per salvare l’Italia dalla bancarotta” e a guidare il Milan Calcio.
Un altro “bene di lusso” che il professor Bocconi ometterà di tassare.
Napolitano, dal canto suo, dichiarerà pubblicamente che anche i meno abbienti dovranno partecipare ai sacrifici.
Il deputato Berlusconi, dopo aver cambiato pelle e alleati, non disdegnerà qualche uscita pubblica come al Congresso dei Liberali Democratici di Giovanardi, un vecchio arnese della Balena Bianca, per sostenere il suo fermissimo “no” alla patrimoniale sui grandi patrimoni finanziari e immobiliari e un “si” all’imposta, ad estimi moltiplicati, sulla prima casa, alla cancellazione degli sgravi fiscali anche per gli asili nido e ai tagli, lacrime e sangue, a trasporti, sanità e previdenza sociale messi in campo dall’ex Commissario Europeo e dal suo pool di “tecnici”.
Il 12 Dicembre Bossi farfuglierà, per un evidente, grave, disagio psichico post ictus: “L’asse con il PdL adesso non c’è. Ognuno sta a casa sua anche perché Berlusconi è con i comunisti al governo e noi della Lega all’opposizione”. Chi ha messo in bocca al “capo” una separazione “a tempo” in attesa di rinnovare l’alleanza politica in occasione delle prossime tornate amministrative al Nord? Forse Maroni, Tosi & amici?
Dei quaquaraquà del PD, Bindi, Franceschini, Letta inutile parlare. Basterà quell’ingiuntivo “avanti con le liberalizzazioni” recitato per conto delle Coop da Bersani contro farmacisti e tassisti per capire la portata della svolta storica percorsa dal PCI-PdS-DS e PD nella piena accettazione delle regole di mercato su economia e lavoro.
Quelle stesse che il senatore Ichino ha formulato per un’ulteriore flessibilizzazione del lavoro, sostenuto dal 55% delle firme dei Gruppi Parlamentari della “sinistra”.
Il giuslavorista più scortato al mondo le chiama in inglese norme flex-security.
Il resto delle novità arriveranno col testo definitivo del decreto che ieri l’altro ha ottenuto la fiducia al Senato.
Provvedimenti mercanteggiati in Commissione Bilancio e Tesoro da PdL, Terzo Polo e PD, anche se rimarranno invariati gli importi della “manovra”  partorita da Monti & soci. E un’altra da 10 miliardi in arrivo da qui a tre mesi, come anticipato dall’Ufficio Studi della Confartigianato di Mestre.
Domenica 11 Dicembre La Repubblica titolava, senza vergogna, a firma Eugenio Scalfari in un editoriale: “I due Mario l’Europa l’hanno salvata”.
Salvata?
Si salva un pollaio se lo lasci incustodito e in giro ci sono delle faine come Monti e Draghi?

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Lo strapotere della speculazione made in USA

“Certamente questa nuova ondata speculativa soddisfa gli operatori e gli speculatori della City e di Wall Street. Secondo l’OCC, Office of the Comptroller of the Currency (OCC), l’agenzia che regola e controlla il sistema bancario americano, nel terzo trimestre del 2011 le banche USA hanno infatti registrato dei profitti enormi: 13,1 miliardi di dollari con un aumento del 78% rispetto al trimestre precedente. L’OCC tra l’altro dimostra che i derivati creati dalle banche americane sono poco meno di 250 trilioni di dollari, di cui l’87% in prodotti strutturati sui tassi di interesse. Si ripropone la grande questione delle banche «too big to fail», quelle troppo grandi per lasciarle fallire, che di fatto hanno determinato il sistema economico e finanziario e hanno ricattato il mondo politico. Nel frattempo esse hanno accelerato il loro processo di concentrazione e di controllo del potere finanziario. Infatti, se nel 2009 le cinque maggiori banche americane detenevano l’80% di tutti i derivati emessi negli USA, oggi 4 banche soltanto, la JP Morgan Chase, la City Group, la Bank of America e la Goldman Sachs, ne detengono il 94% del totale. Dai preoccupanti dati esposti emerge con forza la necessità per l’Italia e per l’Europa non solo di adottare con celerità le decisioni di propria competenza, ma anche soprattutto di giocare un ruolo più attivo in sede di G20 dove, purtroppo, finora non si è mai deciso nulla di realmente efficace contro lo strapotere del sistema bancario finanziario speculativo.”

Da I derivati rompono di nuovo gli argini. Torna il pericolo di crisi finanziaria, di Mario Lettieri e Paolo Raimondi.

Desert Dusk 2011

“Giochi di guerra nel deserto del Negev per i cacciabombardieri dell’aeronautica militare italiana. Lo scorso 16 dicembre si è conclusa l’esercitazione “Desert Dusk 2011” a cui hanno partecipato venticinque velivoli da guerra delle forze aeree italiane ed israeliane. Due settimane di duelli, inseguimenti e lanci di missili e bombe, protagonisti gli “Eurofighter” e i “Tornado” dell’AMI e gli F-15 ed F-16 israeliani schierati per l’occasione nello scalo meridionale di Uvda, utilizzato dai charter che trasportano i turisti diretti a Eilat (mar Rosso). L’esercitazione rientra nel programma di collaborazione e coordinamento tra le due aeronautiche finalizzato ad affinare le procedure e le tecniche di azione in missioni di controllo delle crisi (Crisis Response Operations). In Israele sono stati impegnati 150 militari italiani, mentre i cacciabombardieri dell’AMI hanno svolto più di un centinaio di missioni di volo. Alle operazioni hanno pure partecipato alcuni velivoli KC-767A del 14° Stormo di Pratica di Mare (Roma) e C130J della 46ª Brigata Aerea di Pisa.
A fine ottobre erano stati i cacciabombardieri israeliani a sorvolare i grandi poligoni della Sardegna nell’ambito dell’esercitazione “Vega 2011”, a cui hanno partecipato pure le aeronautiche militari di Italia, Germania e Olanda. Per l’occasione, due squadroni con F-15 ed F-16 ed un velivolo radar di nuova produzione “Eitam” erano stati trasferiti dalle basi aeree di Nevatim e Tel Nof allo scalo di Decimomannu (Cagliari), centro di comando e coordinamento dell’intero ciclo addestrativo. “Gli obiettivi delle attività di Vega 2011 sono stati il rafforzamento dell’interoperabilità dei reparti impegnati, il miglioramento della capacità di cooperazione e lo svolgimento di attività tattiche grazie ad operazioni in aree di media scala in un ambiente ad alta minaccia”, hanno riferito le autorità italiane. L’esercitazione in Sardegna è stata seguita con particolare interesse dalla stampa di Tel Aviv: le spericolate missioni di volo sarebbero state finalizzate infatti a simulare un attacco agli impianti nucleari iraniani.”

Alleanza militare aerea tra Italia e Israele di Antonio Mazzeo continua qui.

Bernard-Henri Lévy

Il “filosofo” che ha aiutato la NATO a distruggere la Libia e ha trasportato armi per i ribelli.
Da CounterPsyOps

In un articolo comparso sulla rivista francese Paris Match (numero 17-23 Novembre 2011), controllata dal maggiore gruppo editoriale francese, Lagardère (il signor Lagardère è uno stretto amico di Nicholas Sarkozy), possiamo leggere/apprendere fatti incredibili riguardo l’infame coinvolgimento di Bernard-Henri Lévy nell’illegale e ingiustificata guerra alla Libia (vedasi qualcosa in più riguardo costui qui, qui, qui e qui).
Innanzitutto, la rivista spiega che BHL (Bernard-Henri Lévy) è stato promotore della “responsabilità di proteggere” – in altre parole: il diritto per i Paesi occidentali di bombardare indiscriminatamente nazioni sovrane considerate “non allineate” ovvero troppo indipendenti – per oltre 30 anni. E sostiene che la caduta di Muammar Gheddafi sia il brillante risultato di questa “lotta”. Questa semplice affermazione dimostra come la stampa francese stia disperatamente tentando di fare apparire l’intervento diretto dell’esercito più potente e criminale al mondo, la NATO, come qualcosa di moralmente corretto e necessario per mantenere il mondo pacifico e salvare civili innocenti.
Nel seguito dell’articolo, e come l’immagine sopra dimostra, la rivista giunge a dire che BHL ha fornito alla NATO le coordinate per i bombardamenti finalizzati a uccidere i combattenti della Resistenza Verde libica. Possiamo pure apprendere che BHL ha trasportato armi (in totale violazione delle risoluzioni dell’ONU che imponevano un “embargo sulle armi” alla Libia). Superfluo chiedersi a chi abbia consegnato tali armi, né per conto di chi abbia agito in questo modo…
Questo è oltre l’immaginazione. Quest’uomo sta ammettendo chiaramente di aver partecipato ATTIVAMENTE a un cambio illegale di regime che i libici non volevano, al massacro di civili innocenti e alla distruzione del Paese più ricco dell’Africa, e nessun’azione legale che sia una è stata intrapresa nei suoi confronti. Egli continua a essere invitato a spettacoli televisivi, riceve il supporto dei media mainstream nella promozione dei propri libri, tutte le emittenti televisive lo chiamano per avere le sue opinioni geopolitiche… Io non riesco davvero a credere che ciò stia avvenendo. Come può essere che il popolo francese non si renda conto di ciò che si sta svolgendo proprio sotto i suoi occhi. Sono tutti quanti ciechi, ignoranti, o sono semplicemente menefreghisti? Nessuna di queste risposte mi soddisferebbe ugualmente. La gente ha davvero bisogno di svegliarsi!!!
Chiunque rubi del cibo per sopravvivere e nutrire i propri figli può finire in galera, mentre quest’uomo, complice di omicidi di massa, è libero come un uccello… Dovrebbe essere immediatamente arrestato e processato in quanto complice attivo di crimini contro l’umanità e Genocidio! In che razza di mondo viviamo?
Non esitate a prendere contatto con BHL per fargli sapere cosa pensate di lui e delle sue “imprese”:
Twitter: @BernardHL // Facebook: Bernard-Henri Lévy

[Traduzione di L. Salimbeni]

Cavie umane

L’America e l’energia nucleare, cronaca di un disastro annunciato.
Esperimenti atomici, incidenti nucleari e fughe radioattive: come il Governo USA ha ucciso i suoi stessi cittadini.

Di Harvey Wasserman e Norman Solomon,
con la collaborazione di Robert Alvarez e Eleanor Walters

Edizione italiana a cura di Raffaello Bisso e Andrea Lombardi.
Il libro è edito dall’Associazione Culturale “Italia Storica”.

Cavie umane, nell’originale Killing Our Own (letteralmente, “Uccidendo i nostri”, inteso come i nostri cittadini, i nostri soldati, noi stessi) nasce nel 1982, sotto l’ombra che si allunga a dismisura dell’incidente di Three Mile Island.
Oggi come allora, l’informazione libera da interessi, rispettosa della complessità dei temi legati all’energia, intellettualmente onesta (non “equidistante e indipendente”, perché un autore serio prende sempre posizione) non era e non è abbastanza presente per aiutare il pubblico a trovare il filo delle cose.
L’attualità di Killing Our Own si è purtroppo riproposta puntualmente: mentre ne veniva ultimata la presente edizione le notizie da Fukushima hanno invaso i media ed è apparso evidente ancora una volta come le storie di sofferenze, malgoverno e manovre più o meno occulte che Killing Our Own denuncia non siano esclusiva degli Stati Uniti.
Il lettore purtroppo ritroverà configurazioni familiari: come nella centrale giapponese prima dello Tsunami, superficialità nella manutenzione e nei controlli, procedure non rispettate per risparmiare, ecc.
E dopo il manifestarsi di gravi pericoli per l’uomo e per l’ambiente, soppressione di documenti, intervento selettivo sulla divulgazione di studi e statistiche (a seconda dell’esito, ovviamente), confusione deliberata dei termini del problema a mezzo stampa fino al falso scientifico, tenuto in vita il più possibile, dell’esistenza di un dosaggio sicuro; tutto questo è già in Killing Our Own, che riporta anche di campagne di diffamazione e attacchi alla carriera di ricercatori i cui risultati non erano in sintonia con gli interessi militarindustriali; e secretazione di dati per sottrarli ad analisi statistiche estensive. Scienza che diventa pseudoscienza dietro la sollecitazione di certi poteri.
Precisiamo però che questa edizione è estranea agli allarmismi e ancora più ai complottismi che semplificando l’immagine della scienza e della tecnologia, giocano sulle tracce dell’“analfabetismo” scientifico di cui è variegata la coscienza civile italiana e che, pesando sulla politica quanto sul comune sentire, tanto favoriscono il declino generale del nostro Paese. Tale declino, causato dalle “rappresentazioni deformate della conoscenza”, rischia di trasformarlo sì in “appendice turistica del mondo civile” [1], ma pure abbellita da mostruosi, costosi ventilatori che sprecano i nostri paesaggi più belli senza influire che in percentuale minima sul bilancio energetico reale.
L’Italia rappresenta un caso a parte, in senso negativo purtroppo, perché la possibilità di una indipendenza energetica dell’Italia dall’egemonia dell’industria del petrolio e di una ricerca anche in campo nucleare indipendente dalle manovre della politica venne scongiurata sin dai primi anni del dopoguerra dai casi Mattei-Ippolito-Marotta [2]. Chi vorrà leggere anche per sommi capi di queste vicende, scoprirà, oltre ad appassionanti trame gialle degli anni del boom, tante risposte ai perché che tutti ci poniamo sulle magagne del nostro Paese.
La ricerca di base e applicata in Italia – come la sua rappresentazione – soffrivano e soffrono ancora di incomprensione nella cultura di massa, ma ancor più degli ostracismi o della lottizzazione da parte della politica. In un Paese la cui preparazione scientifica media è tra le ultime del mondo, emerge la criticità delle fonti di informazione indipendenti da lottizzazione e interessi di parte, dagli interessi ciechi del militare-industriale.
Oggi deve essere chiaro che le scelte energetiche sono scelte tra modelli di società. Il messaggio di Cavie umane è che il cittadino deve pretendere e cercare informazioni e storie di prima mano per esprimere scelte tra alternative possibili articolate, evitando di fermarsi al “sì o no” che ovviamente s’impone quando ci si trova davanti la scheda di un referendum. Il cittadino informato, prima di preferire, deve sapere quanto costi una scelta, a partire dalla sicurezza della risorsa, dalla sua origine mineraria, al trasporto, alla gestione, alle conseguenze a medio e lungo termine della fase estrattiva e dello smaltimento. Alla possibile trasparenza nelle fasi critiche, in cui possono essere invocate criticità militari che deviano le informazioni su binari extrademocratici.
Perciò Cavie umane oggi più che mai può aiutarci a un bilancio e a una presa di distanza, speriamo un superamento, delle costose tare del sentire pubblico italiano. Ripercorrendo utilmente, ad esempio, i trascorsi che hanno portato alla nascita di un movimento di opinione o meglio di presa di coscienza collettiva negli USA già a metà degli anni ‘60, precursore dei movimenti No Nukes degli anni ‘80, che poi hanno attecchito e furoreggiato in Europa – e che in Italia hanno portato, tra l’altro, al referendum del 1987.
In gran parte dell’Occidente, informazioni falsate o semplificate nella mentalità collettiva si polarizzavano tra una fiducia pedissequa e disinteressata e un ritrarsene in base a paure irrazionali, impedendo il formarsi di quella informed citizenship einsteniana – premessa della discussione e della presa di posizione informata e partecipata – che è scopo e argomento di questo libro.
Che viene proposto ora anche nella speranza che un eventuale ritorno dell’Italia al nucleare non sia, come purtroppo si prefigurava di recente, un altro costosissimo passo falso di un Paese in via di sottosviluppo, come amavano dire negli anni ‘70 profeti mai ascoltati.”
(Prefazione all’edizione italiana di Raffaello Bisso)

[1] E. Bellone, Scienza negata – Il caso italiano, Codice Edizioni, Torino, 2005.
[2] Ibid, pp. 12-13. V. anche Gli USA contro la sovranità energetica e scientifica italiana, seconda parte, in “Indipendenza” n. 13, maggio-giugno 2010.

[Sullo stesso argomento si veda Cavie nucleari]

“Non piangere sulla mia tomba”

Joe Fallisi, tenore
chitarra, mandolini, mandole: Mauro Semeraro
contrabbasso: Nicola Farina

registrazione, editing e missaggio di Nicola Farina

Do not stand at my grave and weep
(poem by Mary Elizabeth Frye – 1932 -, music by Joe Fallisi – 2011)

To Aisha Gheddafi and to all the mothers of Jamahiriya,
in memory of Muammar, African hero

“Do not stand at my grave and weep,
I am not there; I do not sleep.
I am a thousand winds that blow,
I am the diamond glints on snow,
I am the sun on ripened grain,
I am the gentle autumn rain.

When you awaken in the morning’s hush
I am the swift uplifting rush
Of quiet birds in circling flight.
I am the soft starlight at night.
Do not stand at my grave and cry,
I am not there; I did not die.”

°°°°°°°°

Non piangere sulla mia tomba
(poesia di Mary Elizabeth Frye – 1932 -, musica di Joe Fallisi – 2011)

Ad Aisha Gheddafi e a tutte le madri della Giamahiria,
in memoria di Muammar, eroe dell’Africa

“Non piangere sulla mia tomba,
Non sono lì; non dormo.
Sono mille venti che soffiano,
Sono i riflessi del diamante sulla neve,
Sono il sole sul grano maturo,
Sono la dolce pioggia autunnale.

Quando ti svegli nel silenzio del mattino
Sono la corsa rapida dei quieti uccelli
Che si levano a cerchio in volo.
Sono la morbida luce notturna delle stelle.
Non piangere sulla mia tomba,
Non sono lì; non sono morta.”

[Maggiori informazioni sulla poesia di Mary Elizabeth Frye sono qui]

Il circo della propaganda anti-russa

“Il loro incubo è tornato. Vladimir Putin s’invola alla presidenza della Federazione russa (dal marzo 2012), e intanto, giusto per fargli assaggiare un ‘antipasto’ del boccone amaro che dovranno digerire, è uscito vincitore dalle elezioni per il rinnovo della Duma (parlamento) col suo partito Russia Unita.
Ma uno che ha seguito i media italiani potrebbe obiettare: “Veramente Putin non ha vinto, ha perso!”.
Eh già, questo è quel che si capisce se ci s’informa sui soliti media-zerbino a senso unico, che da giorni hanno imbastito una martellante campagna anti-Putin che, alla faccia della più elementare logica, suona all’incirca “Putin ha vinto, ma in pratica ha perso”.
Il loro chiodo fisso è la “caduta dello zar”, annunciata con servizi del tipo che segue: ansa.it .
Non pare, piuttosto, che l’unica “caduta”, sia quella “di stile”, da parte della più grande agenzia di stampa italiana?
Che brutti scherzi che fa voler vedere quel che si desidera e non quel che realmente accade!
Accade infatti che la Russia non è terreno di caccia per i predoni del “Nuovo ordine mondiale” (com’è a questo punto l’Italia, l’Europa…), e non lo sarà per un bel po’, almeno fino al 2024, perché la legge russa prevede il rinnovo della carica presidenziale per altri sei anni… E il risultato delle recenti consultazioni elettorali è che la Russia è davvero “unita”, perché il popolo russo è concorde su una cosa essenziale: la Russia non è in vendita! Magari, noialtri, avessimo anche lontanamente chiaro questo semplice ma fondamentale concetto…”

007, dalla Russia con… livore, di Enrico Galoppini continua qui.

La fedelissima portaerei nel Mediterraneo

“La fase internazionale di pieno fermento che stiamo vivendo è quasi in netto contrasto con la situazione italiana, che invece sembra decisamente avviarsi verso un rapido declino. L’insediamento del nuovo governo tecnico ha messo in chiaro ciò che molti dei nostri redattori e collaboratori andavano sostenendo ormai da almeno dieci mesi nelle testate o nei siti che raccoglievano le loro impressioni ed analisi. L’Italia è un Paese a sovranità quasi inesistente. Da oggi anche la sovranità formale del popolo (espressa attraverso le elezioni e la rappresentanza parlamentare) è venuta meno. Ogni record è stato battuto. Nessun governo tecnico, infatti, ha mai avuto il tempo di formarsi in appena dieci giorni, dalla nomina a senatore a vita dell’ex commissario europeo Mario Monti alla presentazione dei ministri del suo esecutivo dinnanzi al presidente della Repubblica. Proprio Napolitano, eletto uomo italiano dell’anno da numerosi osservatori negli Stati Uniti, può essere ridefinito il deus ex machina della politica italiana in questo 2011 così pesantemente e negativamente decisivo ai fini della determinazione delle sorti nazionali.
Il deciso piglio all’interventismo neo-coloniale durante la crisi libica, dove persino i falchi del centro-destra, tradizionalmente e culturalmente legati all’ideologia atlantica e alle ragioni della NATO, avevano esitato a dare il proprio convinto assenso, e l’ultimo determinato appello alla rapidità del regime-change, hanno contribuito a condurre il sistema Paese dalla padella alla brace. Quella che molti giornali legati alla “sinistra” riformista e borghese, denunciavano come la “scarsa credibilità internazionale” di Berlusconi, in seguito alle sue presunte frequentazioni di escort e prostitute, andava tradotta con un termine più preciso: ricattabilità. L’ex presidente del Consiglio dei Ministri era ormai in balìa delle pressioni internazionali più forti, a cominciare da quelle operate da Washington.
Il volta-gabbanismo nei confronti di Gheddafi rappresenta l’emblema di un “vorrei ma non posso” che ha contraddistinto nei fatti tutti gli ultimi tre anni della politica interna ed estera italiana. “Vorrei salvare la Piccola e Media Industria ma non posso”, “vorrei fornire un credito di Stato diretto a famiglie e piccole imprese senza passare per il filtro delle banche ma non posso”, “vorrei portare a termine l’accordo per il South Stream con Putin ed Erdogan ma non posso”. Potremmo continuare per ore, ma bastino questi eloquenti esempi per comprendere tutta la portata di una simile condizione di inferiorità e sub-dominanza personale di Berlusconi come leader politico e di governo, a cui corrispondeva quasi perfettamente la condizione di inferiorità e sub-dominanza strategica ed economica dell’Italia come nazione, iniziata nel 1947-1948 con l’inclusione di Roma nel Piano Marshall, la vittoria democristiana e la conseguente adesione alla NATO (1949), e poi aggravatasi lungo gli ultimi trent’anni, sino all’incrinatura decisiva nel biennio post-Tangentopoli 1992-‘93. Da allora, in particolar modo, l’Italia è diventata un non-Stato, un agglomerato formale ma non sostanziale, amministrativo ma non esecutivo, geografico ma non geopolitico.”

L’Italia ritorna ad essere una colonia, di Andrea Fais continua qui.