25 Febbraio: cento piazze d’Italia contro i caccia F-35

Il progetto parte nel 2007. A firmare l’accordo per la partecipazione alla seconda fase del programma dei Joint Strike Fighter F-35, l’allora sottosegretario Forcieri.
Come recentemente è stato dimostrato, nessuna penale da pagare prima della firma di un nuovo contratto: qualcosa che non è mai avvenuto e che ci permetterebbe ancora un dietro-front.
In un momento di grave crisi per tutto il Paese troviamo fuori luogo che il Ministro-Ammiraglio Di Paola nei suoi monologhi televisivi continui imperterrito a difendere l’F-35, promettendo al massimo qualche sforbiciata.
Nel frattempo taglia 3.000 posti di lavoro di personale civile nel suo dicastero.
Parlare di un programma di elevato valore operativo, tecnologico e industriale vuol dire non tenere in considerazione i rilievi negativi dello stesso Pentagono ed i ripensamenti di molti Paesi partner nel progetto.
Sono diverse le denunce per il continuo lievitare dei costi a causa dei tempi di sviluppo e produzione che si allungano per mettere mano ai forti deficit qualitativi dell’aereo.
Chi oggi dovesse firmare il contratto per l’acquisto dell’F-35 si assume la responsabilità di gettare al vento ingenti somme di denaro pubblico.
Sono previste giornate mobilitazione a sostegno della campagna che culmineranno il 25 febbraio, scelta come giornata delle “100 piazze d’Italia contro i caccia F-35″.
Il primo obiettivo di questa nuova mobilitazione è spingere il Parlamento e ogni singolo parlamentare a discutere in modo aperto e trasparente sugli F-35.
Il Parlamento deve impedire innanzitutto che si crei il fatto compiuto.
L’Italia non può permettersi oggi di impegnare ulteriori 15 miliardi di euro, oltre ai quasi 3 già spesi, per l’acquisto e il mantenimento di questi bombardieri, senza che ci sia un chiaro e onesto dibattito pubblico sulle esigenze e le priorità a cui dobbiamo rispondere.
USB lancia la campagna di adesione con momenti di informazione e raccolta firme, cercando anche di coinvolgere gli Enti Locali in una mozione di sostegno alla mobilitazione.

Fonte: difesa.usb.it
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Benvenuto, Presidente!

Lunedì 30 Gennaio l’Università di Bologna consegnerà al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la laurea honoris causa in relazioni internazionali.
Durante la notte di Sabato 28, il gruppo bolognese di Stato & Potenza ha appeso, sui viali della città, uno striscione che ricorda a tutti i cittadini come il presidente Napolitano, lungi dall’essere il più alto rappresentante degli interessi italiani, è invece il più alto custode della servitù italiana agli Stati Uniti d’America e il più indefesso sostenitore della subordinazione dell’Italia all’organizzazione militare della NATO guidata da Washington.
Non sorprende che a proporre questo beffardo riconoscimento a Napolitano, sia stata una delle università italiane maggiormente compromesse in fatto di atlantismo e occidentalismo come l’Università di Bologna, che in passato ha consegnato la laurea honoris causa a personaggi come George Soros…

L’assassinio degli scienziati nucleari è solo la punta dell’iceberg

Di Ismail Salami per The Ugly Truth.
Scrittore iraniano, esperto di Medio Oriente, iranologo e lessicografo. Ha scritto numerosi articoli su Stati Uniti e questioni mediorientali; i suoi articoli sono tradotti in diverse lingue.

“Ho visto una motocicletta. Indossavano occhiali da sci – occhiali da sci neri. Erano in due. Ho visto la moto proseguire. Li ho visti. Sembrava avessero qualcosa in mano”. Questo è il racconto di una testimone che ha descritto la scena dell’assassinio dello scienziato nucleare iraniano Mostafa Ahmadi Roshan.
Ma non appena l’accusa del delitto è stata lanciata contro la CIA e il Mossad per aver orchestrato il brutale assassinio del 32enne scienziato iraniano, in pieno giorno a Teheran di Mercoledì mattina (11 Gennaio u.s. – ndr), questi hanno preferito fingere di ignorare l’identità degli autori.
“Voglio negare categoricamente qualsiasi coinvolgimento degli Stati Uniti in qualsiasi atto di violenza in Iran”, ha detto Giovedì (12 Gennaio u.s. – ndr) ai giornalisti il Segretario di Stato statunitense Hillary Rodham Clinton. Anche il Segretario alla Difesa Leon Panetta ha dichiarato che gli USA non hanno nulla a che fare con l’assassinio.
“Non siamo per nulla coinvolti – in qualsiasi modo – nell’assassinio che ha avuto luogo [in Iran]“, ha detto. “Non so chi possa essere coinvolto… ma posso dirvi una cosa: gli Stati Uniti non sono coinvolti in quanto è successo. Non è quel genere di cose che fanno gli Stati Uniti”.
Gli Stati Uniti non sono gli unici ad avere scelto lo strumento della smentita. Giovedì anche il presidente israeliano Shimon Peres ha negato che Israele sia stato coinvolto nell’assassinio dello scienziato. In un’intervista alla CNN, alla domanda se Israele avesse un coinvolgimento nell’omicidio, Peres ha risposto: “Non che io sappia”. Ancora: “So che è di moda accusare di qualsiasi cosa sbagliata accada in Iran, gli Stati Uniti e Israele. Non c’è nulla di nuovo in questo approccio”, ha detto Peres.
Che tipo di risposta ci si potrebbe attendere da Peres? La domanda è davvero da stolti, a dire il vero, tanto quanto la risposta fornita da Peres.
Per scoprire chi realmente ha ucciso lo scienziato iraniano, si devono mettere insieme i pezzi su quanto accaduto. Continua a leggere

Ottimi clienti per i locali di lap dance

Vicenza, 20 Gennaio 2012 – Tassisti e soldati americani. Non è mai stato amore a prima vista. Ma dopo danneggiamenti, discussioni infinite, prepotenze, adesso alcuni autisti si rifiutano di farli salire a bordo. «Purtroppo la situazione non è delle migliori – spiega il presidente della Cooperativa tassisti vicentini, Stefano Faresin -, ma di soluzioni all’orizzonte non ne vediamo molte. Ne abbiamo parlato anche con l’assessore allo Sviluppo economico Tommaso Ruggeri, però non è servito a molto. Che esista un servizio satellite per loro – prosegue Faresin – gestito da immigrati non è corretto. È contro ogni regola e andrebbe disincentivato. Vedere auto in fila fuori dalla caserma di viale della Pace, soprattutto durante i fine settimana, non ci fa alcun piacere. Sappiamo come funziona: l’auto si avvicina, loro salgono, gli autisti lasciano un bigliettino con un numero da chiamare quando vogliono rientrare, ma il problema è più complesso, non si tratta solo di mancati guadagni».
Se da un lato i tassisti si lamentano, ci sono altre questioni sul tappeto. «Spesso i soldati sono ubriachi e lasciano lattine e bottiglie dentro l’auto. Ci dobbiamo sempre girare e controllare. Ma arriviamo in ritardo e dobbiamo sempre provvedere noi. Senza contare – aggiunge il presidente – che ad un collega è stato tagliato il sedile posteriore con un coltello. Non ha inoltrato denuncia, tanto a che cosa serve? È accaduto con un gruppo di giovani all’apparenza molto tranquilli, li ha portati a destinazione e poi si è accorto del “regalino”. Atteggiamenti del genere ci preoccupano e non ci predispongono nel migliore dei modi nei loro confronti. Ci sono colleghi, io stesso l’ho fatto, che rifiutano le chiamate». All’interno della Cooperativa esiste un regolamento, chi non accetta una corsa deve versare una penale. «Si tratta di alcuni euro – specifica Faresin – che anch’io ho depositato, ma a volte prende il sovravvento la paura. Soprattutto quando ci sono i proprietari dei locali notturni che ci chiamano a notte fonda chiedendoci espressamente di venire a prendere gli americani. Sono ubriachi, vomitano in macchina, e poi non sai mai che atteggiamenti possono avere, soprattutto se hanno bevuto tanto. Sappiamo tutti che cosa fanno, a che cosa sono addestrati e a volte abbiamo al sensazione che basti un attimo per farli esplodere».
L’assessore allo Sviluppo economico Tommaso Ruggeri è al corrente dei problemi relativi ai tassisti abusivi. «Abbiamo già affrontato la questione con la Cooperativa – spiega – e la polizia municipale è stata allertata per controllare se ci sono autisti senza alcuna licenza fuori dalla caserma Ederle. Per quanto riguarda il resto non posso dire nulla, mi rendo conto che sia difficile, ma i tassisti fanno un servizio pubblico…».
I soldati americani con l’apertura del “Dal Molin” saranno destinati ad aumentare per cui il problema assumerà anche proporzioni diverse. Infatti a lamentarsi ci sono anche i titolari di alcuni bar del centro. «Clienti difficili – sostengono – bevono molto e non accettano il fatto che ci rifiutiamo di riempire i bicchieri se li vediamo ubriachi. Alcuni se ne vanno in malo modo, altri battono i pugni. A volte chiamiamo la polizia, se ne accorgono e infilano la porta». Non mancano le risse, riportate anche dalla cronaca del nostro giornale.
«Perchè la polizia americana non si vede di più?», si chiede Stefano Faresin. «Un tempo le macchine con la scritta “MP” si notavano spesso, ora non accade più. Mi rendo conto che gli americani sono ottimi clienti per i locali di lap dance, ma durante il turno serale ci sono solo due auto e, ribadisco, alcuni di noi hanno paura».
Chiara Roverotto

Fonte: ilgiornaledivicenza.it

Quando Mattei volava a Teheran

“In uno spirito di reciproca comprensione e sincera lealtà.”
Oggi, invece…

Bruxelles, 23 gennaio – I paesi dell’Unione Europea hanno trovato un accordo sulla delicata questione dell’embargo petrolifero all’Iran e la sterilizzazione di tutti i rapporti con la Banca centrale in modo da rendere complicatissimi, se non impossibili, i pagamenti da parte di soggetti iraniani di prodotti acquistati da aziende europee. “Un accordo di principio per un embargo petrolifero contro l’Iran” è stato raggiunto durante l’ultima riunione degli ambasciatori dei Ventisette a Bruxelles, come ha riferito una fonte diplomatica citata dalla France Presse. La stessa fonte ha fatto riferimento a una forma di embargo “graduale”.
L’intesa dovra essere formalmente sottoscritta dai ministri degli Esteri dei Ventisette che si riuniscono stamattina nella capitale belga. L’accordo raggiunto dagli ambasciatori prevede il divieto immediatamente operativo per i Paesi europei di sottoscrivere nuovi accordi petroliferi con l’Iran e una fase di transizione per annullare quelli esistenti fino al prossimo 1 luglio.
(TMNews)

Guantanamo 2002-2012

Amnesty International ha pubblicato un rapporto sulla situazione dei detenuti di Guantanamo. Dal rapporto, intitolato Guantanamo 2002-2012: un decennio di danni ai diritti umani, emerge come, nonostante le promesse del Presidente statunitense Obama di chiudere il carcere entro il 22 gennaio 2010, poco sia cambiato in questi dieci anni.
Amnesty ha anche lanciato un appello per evitare che uno dei prigionieri di Guantanamo, ‘Abd al Rahim Hussayn Muhammed al Nashiri, ora in attesa di processo presso la corte militare, rischi la pena di morte, opzione prevista per il suo caso.
Sul sito dell’organizzazione, oltre al rapporto su Guantanamo, è possibile consultare una cronologia e una scheda con fatti e cifre.
Radio Città Fujiko di Bologna ne ha parlato con il portavoce Riccardo Noury.

Per un mondo multipolare, per la pace mondiale

“È emersa una nuova ed inarrestabile domanda di riforme monetarie, economiche e commerciali capaci di dare risposte adeguate ad un mondo politico multi polare. Oltre all’Unione Europea, stanno scrivendo le pagine della storia i paesi del Brics e altre coalizioni regionali di paesi emergenti.
Non solo per un giusto affrancamento politico e per una nuova indipendenza economica, ma questi nuovi soggetti ritengono che sia arrivato il momento di pensare ad un rinnovato sistema monetario ed economico internazionale dove tutti abbiano un peso e una reale capacità di decisione.
È di pochi giorni fa la notizia che i governi cinese e giapponese hanno firmato un accordo che prevede che i loro commerci avverranno in yuan e in yen e non più in dollari. Molti ormai chiedono un paniere di monete che, oltre al dollaro, all’euro e allo yen comprenda anche le valute della Cina, dell’India, della Russia, del Brasile e di altri paesi, oltre all’oro.
È un processo non lineare e nemmeno privo di rischi geopolitici. Il sistema del dollaro, che ha dominato l’intera finanza mondiale, sa di dover perdere privilegi e rendite. Sa che le grandi bolle finanziarie, come quelle dei derivati Otc, non potranno avere spazio in un simile sistema.
Nella costruzione del nuovo paniere di monete l’euro ha un oggettivo peso sia economico che politico. L’Unione europea è la prima economia industriale del pianeta e come polo tecnologico è centrale. La sua stabilità può svolgere il ruolo di catalizzatore per le altre economie emergenti. Se venissero meno l’Europa e l’euro, il lavoro per il nuovo sistema monetario verrebbe bloccato. La Cina e gli altri paesi del Brics sono in forte crescita ma, secondo noi, non hanno ancora da soli la capacità di determinare simili cambiamenti sistemici.
Inoltre l’Ue e l’euro potrebbero essere attori centrali nella costruzione del contenente euroasiatico che sarà attraversato e unito da moderne “vie della seta”. Si tratta di nuovi scenari di sviluppo non solo dell’economia ma soprattutto per la pace mondiale. I sostenitori di una geopolitica di vecchio stampo britannico li hanno sempre osteggiati perché vedono l’Eurasia in contrapposizione all’America e ritengono che l’eventuale sgretolamento dell’euro servirebbe a fermare tali processi.
Riteniamo che l’Europa debba rendersi consapevole di queste evoluzioni e affrontare i suoi problemi anche nell’ottica delle grandi sfide globali. Così facendo può trovare nei paesi del Brics alleati strategici e non cercare in loro soltanto dei possibili compratori di titoli di debito pubblico. Bisogna convincersi che il «tavolo da gioco» è oggettivamente più grande di quello angloamericano!”

Da La finanza non abbandonerà l’euro, di Mario Lettieri e Paolo Raimondi.