“Che ci fosse del losco nelle accuse a Pantani lo scrissi per la prima volta 10 giorni dopo la sua morte, il 24 febbraio 2004, in una lettera ai PM Guariniello, Bocciolini e Gengarelli, intitolata “Eterogenesi dei fini e ambiguità nell’azione pubblica dei magistrati in campo sanitario: il caso della lotta al doping e della morte di Pantani”. Dal mio punto di osservazione, il caso Pantani, e quello di Armstrong, sono da inscrivere in una più ampia azione di marketing volta a promuovere il consumo di massa di farmaci e di altri prodotti medici agendo sul sistema culturale. Nell’ultima parte del 2012 c’è stato il colpo di teatro della rivelazione ufficiale del doping di Armstrong. Ed è accaduto qualcosa nel retroscena: è comparsa una pubblicazione scientifica che mostra che non ci sono presupposti teorici, né prove scientifiche solide, che indichino che l’EPO abbia proprietà “ergogeniche”, cioè che funzioni come doping. Se l’EPO non funziona, se anche l’arcirivale era dopato (e non solo con EPO, probabilmente, ma anche con qualcosa di più efficace) credo ci si debba chiedere: ma allora, per cosa è morto Pantani? Riassumo, rivedendolo e aggiornandolo, quanto scrissi, nel 2004 e nel 2008, ai magistrati.
Sulla morte del “Pirata” esistono teorie “complottiste”, alcune delle quali prese peraltro in considerazione a suo tempo dalla magistratura, che appaiono per lo più come esagerazioni sensazionalistiche e forse depistanti. Accetto la tesi che Pantani facesse uso di EPO. Ma non quella che sia stato il farmaco a fare di lui un campione: l’EPO era largamente usato tra i concorrenti; e l’efficacia dell’EPO nel migliorare la performance atletica allo stato è da ritenersi nulla. Non trovo elementi sufficienti per credere che qualcuno lo abbia materialmente ucciso quella notte nel residence; ma appare chiaro che sia stato spinto verso quel bordo dell’esistenza oltre il quale c’è il baratro; spinto, penso, anche volontariamente, oltre che da coloro che hanno responsabilità colpose poco nobili. La vicenda appare sistematicamente intessuta con enormi interessi economici, che sarebbe omissivo trascurare come irrilevanti. Interessi del genere di quelli che portano Big Pharma a spendere 53 miliardi di dollari all’anno nei soli USA per il marketing.
Presento quindi un’interpretazione, basata su esperienze personali oltre che su un’analisi, che potrà essere bollata anch’essa come “dietrologica” dagli anticomplottologi di mestiere o volontari. Trovo sensate e plausibili le tesi di Stefano Anelli, alias John Kleeves, un politologo indipendente che tentò di avvisare Pantani sulle forze che l’avevano preso di mira. Kleeves vede un complotto USA nella caduta in disgrazia di Pantani, e lo collega all’ascesa di Armstrong, attribuendo il movente a una generale volontà di propaganda culturale degli USA in Europa. Gli USA hanno storicamente strutture governative, integrate col loro apparato bellico, dedicate alla promozione della loro immagine nel mondo, come, durante la Guerra Fredda, l’USIS, nata dallo Psychological Warfare Branch. Statunitensi ed europei non condividono gli stessi sport popolari; Armstrong, capitano di una squadra statunitense, diventando il numero uno di uno sport europeo sarebbe servito ad aumentare le nostre simpatie e la considerazione verso gli USA; a riconoscerli come i più forti senza vederli come estranei.
Ciò potrebbe avere favorito, secondo quanto ha scritto Anelli, la nostra approvazione e partecipazione militare alle guerre che gli USA perennemente muovono verso il malcapitato popolo di turno quando i mezzi economici e quelli a bassa intensità non sono ritenuti adeguati a soggiogarlo; o quando gli serve una guerra. Anelli osserva che Armstrong si è presentato non con una squadra sponsorizzata come di consueto da un privato – es. la “Mercatone Uno” – ma con lo US Postal Service, che è un’agenzia del governo USA. Armstrong ha avuto alle spalle la potenza USA. Anelli considera che quindi il suo doping probabilmente era espressione dei migliori laboratori e delle migliori conoscenze. La tesi di Anelli combacia col quadro che presento qui. E’ molto probabile che il doping di Armstrong non sia stato l’EPO, come invece dichiara.
Kleeves-Anelli è morto in circostanze tanto allucinanti e folli, secondo la versione data dai giornalisti, quanto sono pacati e lucidi i suoi scritti di critica agli USA, es. “Un paese pericoloso”. Scritti reperibili su internet, che consiglio, trovandoli più interessanti e attendibili delle rivelazioni di figure di “perseguitati” ufficiali come Assange. Anelli e io, Francesco Pansera, che come lui conosco gli USA anche per averci vissuto e non sembro stare affatto in simpatia a quei poteri che Anelli ha ben individuato, indipendentemente abbiamo scritto, tra le altre cose, interpretazioni complementari su Pantani. Anelli non ha mai saputo della mia esistenza, e io ho saputo della sua solo dopo la morte.”
Per cosa è morto Pantani. Lo sport e il marketing farmaceutico, di Francesco Pansera continua qui.
Ringraziamo l’autore per la preziosa segnalazione.

in tema di doping, una notizia inquietante appena giunta dalla Spagna:
Madrid, 12 feb. – (Adnkronos/Dpa) – E’ morto stanotte Francisco Aguanell Neto, il medico legale che aveva visitato Jesu’s Manzano, testimone chiave nel processo dell’Operacion Puerto, un giorno prima di testimoniare davanti al giudice.
Come riferito dall’avvocato dell’ex ciclista Manzano, Carlos Sanchez, il perito Francisco Aguanell Neto e’ morto di infarto fulminante la notte scorsa. Manzano, coinvolto nel processo, dovrebbe testimoniare domani nel processo in corso per reati contro la salute nello scandalo dell’Operacion Puerto, in cui e’ coinvolto il medico Eufemiano Fuentes.
Aguanell Neto, la cui testimonianza era prevista per domani, aveva visitato il ciclista a dicembre per constatare i problemi di salute che pare fossero la conseguenza dell’uso di sostanze illecite.
finalmente un giornalista che…
“Tutto inizia quel maledetto 5 giugno del 1999 a Madonna di Campiglio…
Innanzitutto, una precisazione. Nel libro non sostengo che Pantani fosse estraneo alla cultura, definiamola così, del doping. Negli ultimi 15 anni non c’è un ciclista tra i più bravi che non sia incappato in sanzioni o sospensioni legate all’assunzione di farmaci proibiti. Fino ad arrivare a Contador. Io mi limito a sostenere che quando Pantani fu fermato a Madonna di Campiglio, al termine di un giro che stava dominando in lungo e in largo, per un valore di ematocrito superiore alla norma, tutti facevano uso di Epo. Dall’ultimo in classifica al primo. Tutti.
Tanto è vero che la regola dell’epoca non diceva che si trattava di doping. Infatti quando i valori tornavano nei limiti del consentito, il corridore poteva riprendere a correre. Insomma, lo si faceva per lui, per salvaguardare la sua incolumità, non perché fosse una punizione. Peccato che non uno abbia avuto il coraggio di dire che quello che faceva Marco lo facevano tutti. Nell’intervista che Pantani fece con Gianni Minà pochi giorni dopo, il Pirata non negò assolutamente l’addebito. Tutt’altro. Lo disse chiaramente: “Queste cose le prendono tutti, non capisco perché io sia diventato il mostro”. Lo faceva anche Armstrong, che nel frattempo era diventato l’emblema del ciclismo pulito. Ma c’è di più.
Pantani ha disperatamente provato a sfidare Armstrong nel Tour del 2001, 2002 e 2003, ma non è mai stato ammesso alla corsa. E gli organizzatori francesi ammettevano tutti, pure quelli che avevano avuto problemi di doping. Tutti, tranne Pantani. Una coincidenza davvero particolare, che la dice lunga sul potere mediatico del Cowboy.
(…)
Perché Armstrong è riuscito a farla franca per anni? Quali le responsabilità dei vertici del ciclismo internazionale?
Partirei da una frase bellissima e pure agghiacciante pronunciata dallo stesso Pantani nel corso dell’intervista con Minà. Sperava ancora in quei giorni di essere ammesso al Tour de France del 2003. Disse il Pirata: “Sul ciclista non ho niente da dire, lo rispetto moltissimo. Ma ha un potere mediatico troppo forte”. Una sentenza. Pantani aveva capito che Armstrong era fortissimo e forse, come lui, avrebbe vinto lo stesso anche se non avesse preso nulla, proprio perché il doping era una pratica diffusa.
Ma aveva anche capito che intorno all’americano sia era coagulato un sistema di interessi che era micidiale. Armstrong finanziava la Federazione internazionale del ciclismo con donazioni che sulla carta erano destinate a combattere il doping. Poi, si capì che gli obiettivi erano diversi. Le multinazionali che stavano dietro ad Armstrong avevano tutto l’interesse che l’immagine da favola del texano venisse preservata. Una rete di collusioni e complicità che è riuscito a tenere coperta fino a oggi.
Da qui, la cosa più disgustosa. Armstrong si è proposto come paladino del ciclismo pulito. Ha preso per il naso tutti gli appassionati. Per anni. Un atteggiamento da criminale. Imperdonabile, inammissibile. Pantani è stato onesto, non ha nascosto niente. Ha detto come andavano le cose, pagando in prima persona e fino in fondo. Lui, il Cowboy, si è proposto come il volto buono delle corse, mentre nell’ombra sappiamo cosa faceva. Gli americani non lo perdoneranno. Lo dimostra la loro storia. Non perdonano chi racconta balle. Vedi Nixon con il Watergate.”
da Turrini: “Il tracollo sportivo di Pantani? Colpa di Armstrong”.
In libreria, “Il Pirata e il Cowboy”, la storia maledetta del confronto infinito tra il corridore romagnolo e Lance Armstrong, due dei ciclisti più celebrati degli ultimi anni
http://sport.panorama.it/altri-sport/Turrini-Il-tracollo-sportivo-di-Pantani-Colpa-di-Armstrong
(grassetto nostro)