Moby Prince: qualcosa si muove

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Oggi sul Fatto Quotidiano online sono riportati due articoli che dipingono uno scenario della vicenda del Moby Prince sempre più inquietante. Emergono infatti dei particolari che coinvolgerebbero in modo sempre più esplicito azioni di navi militari e militarizzate in forza agli Stati Uniti. Non sappiamo ancora quale può essere stato il loro ruolo, ma sicuramente chi ne era al comando aveva una chiara idea di quello che si stava consumando la notte del 10 Aprile 1991 nella rada di Livorno. Sono passati più di 23 anni e solo ora escono in modo irrompente tracce di conversazioni delle navi militari. E’ incredibile come tutto ciò sia successo. Il sistema di ascolto del canale 16 e di altri canali era stato istituito in via sperimentale presso Livorno Radio, ma durante le varie inchieste venne trascritto solo il canale 16 di emergenza e anche in modo superficiale. La superficialità ha attraversato questi 23 anni di storia, insieme a azioni di manomissioni, omissioni e ad una fitta coltre di nebbia usata come alibi per spiegare in modo semplice e sbrigativo una strage di proporzioni assurde e che ha oscurato la ricerca della verità fin dal momento della collisione.
Noi familiari delle vittime del Moby Prince, raggruppati nell’Associazione 10 Aprile e Associazione 140, chiediamo con forza giustizia e chiediamo al Presidente del Consiglio Matteo Renzi un suo intervento deciso per favorire l’accesso a documenti sui rapporti dello Stato Italiano con gli Stati Uniti e con la NATO, ai documenti dei nostri servizi segreti e a tutti i documenti che possano essere utili a far luce sulla vicenda Moby Prince. Inoltre chiediamo a Matteo Renzi di appoggiare apertamente la istituzione della commissione di inchiesta bicamerale e permanente, che non solo deve essere istituita, iter già di per se difficile, ma che deve avere la possibilità di lavorare senza la superficialità e gli ostacoli che hanno caratterizzato il percorso della giustizia ordinaria.
Infine, alla luce di quello che sta emergendo dalle nuove indagini dello studio forense Bardazza di Milano, facciamo un appello pubblico nella speranza che qualche magistrato di buona volontà e con tanta voglia di combattere si prenda carico della vicenda del Moby Prince e abbia la forza di riaprire un nuovo corso di indagini.

Luchino Chessa, a nome dei familiari delle vittime del Moby Prince
(Comunicato stampa del 6 Luglio 2014 – cliccare sulla fonte per i collegamenti ai due articoli segnalati)

La pagina FB di “Quelli che esigono la verità sul Moby Prince” è qui.

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