“Costruendo un muro di BRICS”

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Adrian Salbuchi per rt.com

La visita del Presidente Putin in Sud America è di un’importanza trascendentale in un epoca in cui il blocco BRICS sta diventando qualcosa in più di un mero accordo commerciale e in cui la Russia sta giocando un ruolo chiave come attore geopolitico globale.
Vladimir Putin ha compiuto una vista davvero storica in America Latina, visitando Cuba, il Nicaragua, l’Argentina e poi il Brasile dove nelle città di Fortaleza e Brasilia si è tenuto il sesto vertice BRICS (con un veloce sosta domenicale nella gloriosa Rio de Janeiro dove ha assistito alla finale dei Mondiali di calcio tra Argentina e Germania).

Fermare la valanga occidentale
A partire dalla tragedia dell’11 Settembre, gli Stati Uniti, il Regno Unito e i loro alleati della NATO (più Israele) sono diventati un pericolo per il mondo. Negli ultimi 13 anni abbiamo visto il rovesciamento di regime in Iraq in base a false accuse da parte degli USA e del Regno Unito di armi di distruzione di massa poi mai trovate; la distruzione della Libia nel 2011; lo sconsiderato caos originato dalla “primavera araba” che ha riportato paesi come l’Egitto indietro di decenni; la quasi distruzione della Siria; e la decennale minaccia di una guerra preventiva contro l’Iran per il suo non esistente programma nucleare.
Le stime delle vittime in Iraq parlano di centinaia di migliaia di persone, se non di milioni e non c’è ancora stata una singola richiesta di scuse da parte degli USA, del Regno Unito o della NATO. Oggi l’Iraq insieme alla Libia è nella morsa della guerra civile, la Siria sta lentamente uscendone e, più pericolosamente, l’Egitto si è ritirato dal suo ruolo di paese stabilizzatore del Medio Oriente.
Tutto grazie alle ingerenze occidentali e del “caos sociale architettato” che è la nuova forma di guerra intrapresa dagli Stati Uniti, dal Regno Unito, dalla NATO (e da Israele). Dopo i crescenti fallimenti riportati in Medio Oriente, ultimamente si sono spostati verso altre latitudini: ad esempio in Ucraina.
Mentre in Iraq e Libia, e forse anche in Egitto, le potenze occidentali hanno ottenuto il loro scopo, in Siria e Iran gli USA si sono dovuti leccare le ferite nel momento in cui la Russia si è proposta come contrappeso contro la “Guerra globale dell’occidente imperialista”. Nessuna meraviglia quindi che si vedano queste potenze architettare il caos sociale in Ucraina, suggerendo così alla Russia di reintegrare la Crimea.
Come i quattro cavalieri dell’Apocalisse vediamo gli USA, il Regno Unito, la NATO (e Israele) che a più riprese creano scompiglio in Medio Oriente e in Europa Centrale; non solo la violenza militare che è sempre visibile come vediamo in questi giorni nella Palestina Occupata, ma anche nei più subdoli fronti finanziario ed economico, in particolare a partire dal collasso di Wall Street del Settembre 2008 che ha innescato un effetto domino su tutta la finanza globale e il sistema economico.
Tristemente, dopo la caduta del muro di Berlino del 1989, il genere umano ha avuto a che fare con altri e più complessi “muri”. Negli anni ’90 per esempio, Israele ha cominciato ad erigere il suo “muro della vergogna” di oltre 800 km di lunghezza e 20 metri di altezza intorno alla Palestina occupata, con i suoi umilianti posti di controllo, i soldati armati, i carri armati e il filo spinato, trasformando la Palestina in un’autentica prigione; specialmente nella Striscia di Gaza, che è divenuta il più grande campo di concentramento a cielo aperto: un’autentica “Auschwitz” in Medio Oriente!

Muri storici
Nella storia alcuni muri sono stati offensivi – il Muro di Berlino eretto dall’URSS nel 1961 o il presente “muro della vergogna” israeliano. Altri, come Wall Street, sono diventati un simbolo di come le élite del potere globale difendano gli immorali mega banchieri, usurai e criminali, contro la gente che lavora.
Ancora altri muri sono stati difensivi: la Grande Muraglia Cinese che ha tenuto lontano i barbari del nord o, ai tempi dei romani, il Vallo di Adriano eretto per bloccare i rozzi e non civilizzati Pitti della Caledonia dall’attaccare gli sforzi di Roma di civilizzare lentamente le orde di barbari, che a quei tempi giravano ancora mezzi nudi in quella parte del mondo…
Oggi vediamo come negli ultimi otto anni un nuovo muro viene silenziosamente eretto ed è diventato un simbolo di speranza per il mondo sfiduciato di oggi. Sebbene non sia un muro in senso fisico, fatto di pietra o mattoni, il muro dei BRICS è al suo posto e per restarci.
L’acronimo BRICS è stato prima coniato dall’economista della Goldman Sachs Terence “Jim” O’Neill nel 2001 per descrivere quelli che loro (ed il Pentagono) identificavano come mercati emergenti che sarebbero divenuti dominanti entro il 2050. In termini economici per Goldman Sachs; in termini geopolitici e militari per la preoccupazione del Pentagono e dei suoi think-thank. A quel tempo comprendeva quattro nazioni davvero importanti e diverse fra loro: Brasile, Russia, India e Cina; poi nel 2010, il Sud Africa entrò nel gruppo aggiungendo la “S” in BRICS e perciò abbracciando quattro continenti.
L’idea ha preso piede velocemente fra le nazioni interessate che ora stanno camminando sempre più insieme e sicuramente non sotto l’egida né della Goldman Sachs né del Pentagono.
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Hai fatto tanta strada, caro!
Dal primo incontro ad Ekaterinburg, in Russia nel giugno del 2008 il BRICS ha percorso una lunga strada per divenire qualcosa di diverso dall’ennesimo accordo commerciale indirizzato alla crescita economica secondo i parametri del dollaro USA e rispettando le regole e la filosofia economica occidentale.
Piuttosto il contrario: dopo altri quattro vertici tenuti in Brasile (aprile 2010), Cina (aprile 2011), India (marzo 2012) e Sud Africa (marzo 2013), il BRICS è cresciuto fino a diventare ciò che è oggi: una consolidata alleanza geopolitica di nazioni potenti, incline a non permettere alle potenze occidentali di prendere le decisioni per le sorti del mondo, né che queste possano minacciare i Paesi aderenti. Infatti tre di queste nazioni hanno in precedenza sofferto orribili aggressioni occidentali e colonialismo nei secoli passati: l’India, la Cina e il Sud Africa. Il BRICS non continuerà a permettere all’Occidente di imporre a tutti le sue valute, la sua filosofia economica basata sul debito, i suoi “valori” morali e la sua “democrazia” dipendente dal denaro.
Nel sesto vertice in Brasile il BRICS ha affrontato diversi argomenti cruciali che innervosiranno le potenze occidentali. Per esempio è stato concordato di lanciare una nuova architettura finanziaria che obbedisca a una serie di imperativi completamente differenti: un “Accordo sulla Riserva Contingente” (che chiuda la porta alle ingerenze del Fondo Monetario Internazionale) e una Nuova Banca per lo Sviluppo (che chiuda le porte alla Banca Mondiale).
Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale sono stati per decenni il fulcro del controllo finanziario occidentale al servizio dei mega banchieri e nella promozione delle agende geopolitiche di Londra e Washington in tutto il mondo. Nel 2002 l’FMI arrivò a sostenere l’idea che nazioni come l’Argentina dovrebbero essere dichiarate in bancarotta e i loro “assets liquidati” quando queste finiscono in default per i debiti, citando il Capitolo 11 della legislazione USA in merito al fallimento, come il modo di andare contro nazioni sovrane.
L’operato del Fondo Monetario Internazionale, che ha portato in grandi avversità sociali Paesi come il Messico, il Brasile, l’Argentina, l’Indonesia, la Malaysia, la Grecia, Cipro ed anche la Russia, è fin troppo conosciuto.
Le nuove istituzioni finanziarie del BRICS saranno capitalizzate per l’equivalente di circa 200 [in realtà 100 - ndr] miliardi di dollari (con la Cina che fa la parte del leone con una quota da 41 miliardi; Russia, India e Brasile 18 miliardi l’uno e Sud Africa circa 8 miliardi).

Il muro geopolitico del BRICS
Nel 2001, l’economista di Goldman Sachs Jim O’Neill non avrebbe mai sognato che la sua idea avrebbe preso piede in questa strana maniera (strana per l’Occidente e e Goldman Sachs). Dopo tutto le persone che gli pagano lo stipendio ora ed allora vogliono raggiungere esattamente l’opposto: far si che ognuno si inchini all’FMI, al dollaro USA, alla FED e alla BCE, all’Euro e a Goldman Sachs. Come membro del think-thank europeo Bruegel, guidato niente di meno che da Jean Claude Trichet, precedente presidente della BCE, e membro della Commissione Trilaterale e del Bilderberg, egli aveva – e ha – altri piani in mente.
Oggi si deve sicuramente sentire come il Dr. Frankestein, vedendo che il suo “mostro” ha rotto le catene con cui il Maestro Goldman Sachs, sostenuto dal Grande Fratello Pentagono, sperava di legare il BRICS.
Ed è davvero un grande “mostro”!! Oggi i cinque Paesi aderenti al BRICS contano il 43% della popolazione mondiale, il 23% del PIL globale, il 20% degli investimenti globali e godono del più alto livello di crescita economica nel 2013: la Cina dell’8,2%, l’India del 5,9%, la Russia del 3,7%, il Brasile del 3,5% e il Sud Africa del 2,8%.
Si aggiungano a questi dati i 38,5 milioni di chilometri quadrati che compongono i loro territori nazionali e ci possono essere pochi dubbi sul fatto che con questo ritmo il 2050 segnerà l’era del BRICS. Sicuramente entro quella data avranno scelto un altro nome e in quest’epoca futura le potenze occidentali dovranno smetterla con l’arrogante tattica della “carota e del bastone”, divenendo più umili, più cooperative, serene e più umane nelle loro azioni ed attitudini.
Il BRICS oggi corre il rischio di vedere una valanga di richieste di adesione sulle proprie scrivanie. Più nazioni stanno giocando con l’idea di aderire al BRICS.
Si prenda l’Argentina per esempio, dove Putin ha appena incontrato la Presidentessa Cristina Kirchner e firmato un accordo di cooperazione per una centrale argentina di energia nucleare. Sebbene sia ancora troppo presto per l’Argentina per aderire al BRICS, sembra comunque essere il prossimo paese sulla strada per l’adesione. E anche molto giustamente!
Molte altre nazioni del Sud America considererebbero l’idea di aderire al BRICS, specialmente dopo aver visto il disordine provocato dall’occidentale “Architettura del Caos” in Medio Oriente, anche conosciuta come “Primavera araba”. Lo stesso disordine che alla fine colpirà le nazioni del Sud America non piegate agli interessi degli USA e del Regno Unito.
Le nazioni della costa pacifica dell’America Latina sono tradizionalmente a favore degli USA e del Regno Unito: il Cile, la Colombia (il cui presidente Juan Manuel Santos è un membro del think-thank Società Rockfeller delle Americhe), il Messico, il Perù che stanno entrando nella testa di ponte americana per fronteggiare il muro del BRICS in Sud America.
Brasile: prendine nota. Argentina: comincia a difenderti! Non dimenticate: dal 1982 Regno Unito e USA hanno una base nucleare sulle isole usurpate Falkland/Malvinas e dal 2008 Bush junior ha riattivato l’Ottava Flotta dell’Atlantico Meridionale (che era dormiente dal 1953).
dollar-vs-china-609x250I pezzi della grande scacchiera stanno cominciando a posizionarsi in maniera sorprendente che neanche Zbigniew Brzezinski, fondatore e ideologo della Commissione Trilaterale (e arci anti-russo e pro-USA) e mente geopolitica, avrebbe mai immaginato.
Può darsi che questo sia il nome del gioco: cominciare a prendere le potenze occidentali di sorpresa; fare le cose più velocemente di quanto rapida possa essere una loro reazione intelligente; meglio di quanto loro possano arrivare a capire; in modo più sottile di quanto loro possano notare.
Il Presidente argentino Juan Domingo Peron – anch’egli un brillante stratega militare – una volta ricordò come la chiave per una buona strategia stia nelle due “S”: Segretezza e Sorpresa.
L’evidente successo del BRICS sembra arrivare con un buon tempismo in termini geopolitici. Per le potenze occidentali dopo le loro massicce sconfitte in Iraq, Afghanistan, Siria, Iran e Asia in generale e sempre di più anche in America Latina, è probabilmente troppo tardi per loro per reagire.
Potrebbero essere finite in un punto morto con scarse o nessuna possibilità di uscita. Come Obama fece in Siria lo scorso settembre.
Pericolo: quando le bestie selvatiche sono messe all’angolo divengono ecezionalmente violente, aggressive e minacciose. L’Occidente ha ancora molti jolly da giocare: banchieri in tutto il mondo, estremisti manovrati dal Pentagono, l’eventuale collasso controllato del Dollaro e dell’Euro, Israele…
Possono usare una di queste opzioni o una combinazione di esse per calciar via la “grande scacchiera”?
Anche un piccolo “calcio” può avere effetti devastanti: basti guardare a quanto successo esattamente un secolo fa, quando il “colpo sentito in tutto il mondo” fu sparato a Sarajevo.
Speriamo che il muro di BRICS continui a rafforzarsi velocemente, si consolidi, cresca e diventi così formidabile tanto che nessuno osi oltrepassarlo.

[Traduzione di M. Janigro]

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7 thoughts on ““Costruendo un muro di BRICS”

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  2. “Speriamo che il muro di BRICS continui a rafforzarsi velocemente, si consolidi, cresca e diventi così formidabile tanto che nessuno osi oltrepassarlo” È bello sapere che l’accordo esiste che regge e si rafforzerà. Mi sbaglio o la visita di Putin in Sud america è passata inosservata dai nostri mezzi di comunicazione? Non mi sembra che abbia avuto la risonanza che si meritava. Forse anche questa è una “sanzione”

  3. l’unica cosa che è stata distrattamente osservata dal circo mediatico atlantista è stata la sua presenza in tribuna di fianco alla presidentessa brasiliana il giorno della finale dei mondiali.
    effettivamente, si limitano a parlare di ciò di cui proprio non possono tacere…

  4. Anch’io spero che il fronte dei BRICS si allarghi sempre di più,noi intanto facciamo parte dei PIIGS,bello eh!.
    Unica preoccupazione,come reagirà l’america una volta messa all’angolo?.

  5. “Pericolo: quando le bestie selvatiche sono messe all’angolo divengono eccezionalmente violente, aggressive e minacciose”
    Bè, a quel punto, se divessero diventare troppo pericolose per tutti gli altri… bisognerebbe sopprimerle!

  6. La politica Usa è miope, e qui siamo d’accordo penso.Non pensa mai alle conseguenze vere. I popoli non si manipolano dall’esterno. Dalla Libia l’ambasciatore è scappato velocemente e le altre nazioni del mediterraneo e vicino oriente sulle quali hanno lanciato con le bombe la democrazia non sembrano beneficiare dell’impegno profuso dalla Cia. Ma bevono tanto whisky?

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