Battaglia per il Donbass

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Di libri sulla crisi in Ucraina ed ancor più sulla guerra nel Donbass ce ne sono pochi, per non dire nessuno. “Battaglia per il Donbass” colma questa lacuna offrendo al lettore un’interpretazione dettagliata e puntuale dei fatti ucraini, scevra da tutti i condizionamenti e i preconcetti ideologici del mondo politico e mediatico occidentali. E’ un libro che può soddisfare la curiosità di quel lettore a cui la versione raccontata dalla stampa e dalla saggistica ufficiale non risulti esaustiva o convincente, ma che soprattutto può arricchire di nuovi punti di vista quanti, sui fatti di Kiev, hanno fin da subito adottato un approccio tipicamente filo-occidentale. Questo perché dotarsi di fonti e di chiavi di lettura nuove ed alternative rispetto a quelle consuete costituisce sempre e comunque un importante arricchimento critico, culturale e politico.
“Battaglia per il Donbass”, infatti, è un libro che racconta fatti e situazioni reali senza ferire o umiliare chi la pensi diversamente. Semplicemente conduce il lettore mano per mano in una visita attraverso gli scenari ucraini sconvolgendo tuttavia credenze e posizioni scontate e consolidate. Ciò non deve comunque far pensare che “Battaglia per il Donbass” sia un libro riservato solo a pochi esperti o addetti ai lavori: al contrario, pur non lasciando insoddisfatto il lettore più smaliziato, con la sua vastità di nozioni e la semplicità del suo stile esso saprà coinvolgere e gratificare anche quello meno esperto e preparato.
La lettura di questo libro, per quanto corposo, è agevole e per la vastità e la profondità dei temi trattati non lascerà di certo indifferente il lettore a cui saprà certamente offrire una visione ed un’interpretazione dei fatti tanto realistica quanto anticonvenzionale.

Battaglia per il Donbass,
di Massimiliano Greco, Filippo Bovo e Alessandro Lattanzio
Anteo Edizioni, 2014, pp. 268, € 20

E adesso, cari signori?

CRETINETTE ITALIA“Il 12 set­tem­bre è stata depo­si­tata alla Prima Sezione del TAR Palermo la rela­zione di veri­fica del Prof. Mar­cello D’Amore, pro­fes­sore eme­rito dell’Università della Sapienza in Roma e mag­gior esperto nazio­nale sull’argomento, riguar­dante il MUOS. Il TAR, in esito all’udienza dello scorso 27 Marzo aveva chie­sto infatti al Prof. D’Amore di inte­grare la pro­pria rela­zione tenendo conto dello stu­dio con­dotto dall’ISS e di quello dell’ENAV.
La Rela­zione del Veri­fi­ca­tore smonta in maniera netta e totale le ras­si­cu­ranti affer­ma­zioni dell’Istituto Supe­riore di Sanità, di ISPRA e dell’ENAV. Con­tiene a tratti, pur nel lin­guag­gio scien­ti­fico e pacato del mag­gior esperto ita­liano nel set­tore, pro­fes­sore eme­rito all’Università della Sapienza di Roma, cri­ti­che così bru­cianti all’operato di quello che sareb­bero tre orga­ni­smi dello Stato Ita­liano che dovreb­bero tute­lare la salute e la sicu­rezza degli ita­liani, in que­sto caso resi­denti in Sici­lia, che provo io stesso ver­go­gna per loro.
Io fac­cio parte di un pool di dieci tec­nici e scien­ziati che — a titolo di con­su­lenza per i vari Comuni ed Asso­cia­zioni che sono in causa al TAR — hanno pre­sen­tato al veri­fi­ca­tore del TAR un’ampia Rela­zione dove veni­vano messe in evi­denza tutte le aber­ranti ine­sat­tezze, faci­lo­ne­rie, errori, sot­to­va­lu­ta­zioni dei Rap­porti ISS, ISPRA e ENAV, e dove era affer­mato ancora una volta l’illegalità dell’autorizzazione a costruirlo, e l’assoluta infon­da­tezza della “Revoca della Revoca” che la Regione Sici­liana ha emesso la scorsa estate e che ha per­messo di ulti­mare il MUOS, che è ora funzionante.
La Rela­zione di noi tec­nici non è stata dif­fusa finora per cor­ret­tezza, in quanto non si voleva che la sua dif­fu­sione pub­blica suo­nasse come un’indebita pres­sione sul Veri­fi­ca­tore e sul TAR. Ma ora: E’ SCARICABILE PUBBLICAMENTE QUI.
Tutte le nostre istanze ed osser­va­zioni tec­ni­che e scien­ti­fi­che sulla peri­co­lo­sità del MUOS e sull’assoluta insuf­fi­cienza e ille­ga­lità delle inda­gini ambien­tali fatte è total­mente con­fer­mata dal più auto­re­vole esperto in mate­ria d’Italia.
Leg­giamo. Anzi, vediamo la frase prin­ci­pale del Rap­porto in una bella foto.
esaustivaE adesso, signor Cro­cetta? E adesso, signora Lo Bello? E adesso, scien­ziati e tec­nici che dice­vate che tutto era bello e buono? E adesso, signori dell’ARPA Sici­lia? E adesso, signori del ISS e dell’ISPRA? E adesso, cari signori dell’Esercito? E adesso, signori e signora Mini­stri della Guerra? E adesso, signori amba­scia­tori e con­soli USA più o meno rispet­ta­bili? E adesso, col­le­ghi sici­liani che avete sem­pre evi­tato di pro­nun­ciarvi? E adesso, “pro­fes­sor” Oet­ting del forno a micro-onde? E adesso, signori depu­tati e sena­tori del Par­la­mento Ita­liano? E adesso, signor Enrico Letta? E adesso, signor Igna­zio la Russa?
Ci sarà una sen­tenza del TAR, a novem­bre. Sulla quale a que­sto punto non dovreb­bero sus­si­tere dubbi. Ma siamo pur sem­pre in Ita­lia e già imma­gino l’agitarsi sot­to­banco di tutti quelli che rischiano ora car­riera, posto, prebende.”

MUOS spento subito!, di Massimo Zucchetti continua qui.

Ebola: trova la differenza

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Quale migliore pretesto per militarizzare ulteriormente il continente africano?

Washington, 16 settembre – Gli Stati Uniti invieranno migliaia di militari per rispondere all’epidemia di ebola in Africa occidentale con la costruzione di cliniche e la formazione di centinaia di operatori sanitari. E’ quanto annuncerà oggi il presidente americano Barack Obama, che ha definito l’epidemia una minaccia alla sicurezza nazionale. Il presidente USA ha anche in programma di recarsi al Centers for Disease Control and Prevention (Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie) di Atlanta per incontrare esperti che sono al lavoro per combattere il virus.
Ingegneri militari americani, hanno riferito alti funzionari dell’amministrazione, si coordineranno con i governi locali per costruire 17 cliniche con 100 posti letto ciascuna per la cura dei pazienti che hanno contratto la malattia. Gli Stati Uniti, inoltre, formeranno fino a 500 operatori sanitari alla settimana per almeno sei mesi e, oltre a fornire disinfettanti e farmaci, distribuiranno migliaia di kit sanitari. L’Africa Command del dipartimento della Difesa, hanno riferito funzionari americani, stabilirà un comando congiunto a Monrovia, capitale della Liberia, per monitorare gli Stati Uniti e gli sforzi internazionali ed offrirà circa 3mila militari per le attività di aiuto.
(Ses/Adnkronos)

Ginevra, 16 settembre – Anche la Cina, il primo partner commerciale del continente, si mobilita e invia altri medici in Africa Occidentale per combattere l’epidemia di ebola, che finora ha causato quasi 2.300 morti. L’OMS ha fatto sapere che il governo di Pechino mandera’ un laboratorio mobile in Sierra Leone, dove finora sono morte oltre 500 persone, e insieme una squadra di 59 tecnici dal Centro cinese per il controllo delle malattie. Tra gli operatori sanitari, epidemiologi, medici e infermieri, che si aggiungeranno agli altri 115 addetti gia’ sul terreno.
Il contributo del governo cinese arriva in risposta al pressante appello dell’OMS a tutta la comunita’ internazionale per intensificare gli sforzi contro l’epidemia. Washington ha gia’ risposto all’appello e prevede di inviare 3mila soldati, che parteciperanno alla costruzione di nuovi centri di cura nelle zone piu’ colpite e aiuteranno anche nel reclutamento e nella formazione del personale responsabile della loro gestione (500 operatori sanitari ogni settimana). Anche Cuba, nota per l’alta qualita’ dei suoi sanitari, ha inviato 165 tra medici ed infermieri in Sierra Leone. (AGI)

La NATO

globalizzazione nato“… qualora aveste dimenticato che cosa sia questa bieca organizzazione a delinquere della quale noi Italiani siamo purtroppo membri v’invito a dare un’occhiata a Mahdi Darius Nazemroaya, La globalizzazione della NATO, Bologna, Arianna, 2014…”
Franco Cardini

(Fonte)

L’infatuazione per l’ucrainizzazione

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Correva l’anno 1927…

“Attualmente noi assistiamo a una notevole diversificazione regionale della cultura russa. In Ucraina, in particolare, domina l’aspirazione a un totale separatismo culturale. Ciò può essere spiegato, in ampia misura, con la politica sovietica, la quale dà prova d’indulgenza verso il separatismo culturale, al fine di meglio disarmare il separatismo politico. Bisogna anche tener conto del fatto che alla maggior parte degli intellettuali ucraini più qualificati è stato impedito di svolgere un ruolo decisivo nel lavoro culturale; bisogna poi tener conto dell’afflusso di elementi dell’intelligencija provenienti dalla Galizia, la coscienza nazionale dei quali è stata completamente pervertita da secoli di contatto col cattolicesimo e dall’asservimento ai Polacchi e, infine, dell’atmosfera di lotta nazionale (o più esattamente linguistica) separatista e provinciale che ha sempre caratterizzato il vecchio Impero austro-ungarico . Per quanto concerne la popolazione ucraina, certi gruppi simpatizzano meno con le forme concrete dell’ucrainizzazione che non con la sua propensione a separarsi da Mosca, la Mosca comunista. Il separatismo culturale si nutre anche dei sentimenti anticomunisti (“piccolo borghesi” secondo la terminologia sovietica) di cerrti ambienti ucraini. Questi sentimenti non hanno legami intrinseci e logici col separatismo culturale; al contrario: sotto il vecchio regime essi avevano costituito un sostegno per il centralismo. Inoltre, l’attività creativa al livello superiore della cultura, dove l’unità russa può e deve manifestarsi nella maniera più netta, è ostacolata e artificiosamente compressa dall’egemonia politica del comunismo, il quale proibisce a chiunque non sia comunista di creare dei beni culturali, ma è esso stesso incapace di creare dei valori superiori che possano rispondere ad esigenze spirituali anche poco sviluppate.
Ma la spiegazione principale di questa infatuazione per l’ucrainizzazione è naturalmente costituita dal fascino della novità e dal fatto che gli ucrainomani, a lungo oppressi e costretti a vivere in clandestinità, hanno adesso piena libertà d’azione. Comunque sia, in questo dominio si notano attualmente delle cose mostruose. L’ucrainizzazione sta diventando un fine di per sé e dà luogo a un dispendio inutile di forze vive della nazione. È chiaro che in avvenire la vita farà le sue correzioni, purificando il movimento ucraino di quell’elemento caricaturale che è stato apportato dai maniaci fanatici del separatismo culturale. Molte cose, che sono state e sono ancora create da questi nazionalisti zelanti, sono destinate alla morte e all’oblio. Ma l’opportunità di creare una cultura ucraina particolare, distinta dalla cultura grande russa, non può più essere negata. Una coscienza nazionale correttamente sviluppata mostrerà ai futuri creatori di questa cultura i suoi limiti naturali, nonché la sua vera essenza e il suo vero compito: diventare un’individuazione particolare – ucraina – della cultura panrussa. Solo in quel momento il lavoro culturale in Ucraina acquisirà un carattere che consentirà ai migliori elementi del popolo russo di parteciparvi con una totale conoscenza di causa.
Ciò avverrà quando alla base della vita nazionale in Ucraina (come nelle altre regioni della Russia-Eurasia) la compiacenza verso gli istinti egoistici e l’affermazione nuda e cruda della natura biologica dell’uomo saranno state soppresse e rimpiazzate dal primato della cultura, nonché dalla conoscenza di sé, sia sul piano personale sia su quello nazionale. L’eurasiatismo chiama tutti i Russi (non solo i Grandi Russi, ma anche i Bielorussi e gli Ucraini) a lottare per questi ideali.”

Da Il problema ucraino, di Nikolaj Trubeckoj, tratto da “Evrazijskij vremennik”, n. 5, 1927, pp. 165-184.
Il principe Nikolaj Trubeckoj, nato nel 1890 a Mosca, è ampiamente conosciuto come il fondatore della fonologia e considerato, insieme con Roman Jacobson, uno dei padri della svolta linguistica e “dello strutturalismo”. Egli morì nel 1938 a Vienna, dove aveva tenuto la cattedra universitaria di lingue slave, poco dopo essere stato rimosso dal proprio incarico dai nuovi governanti nazionalsocialisti.
I contributi di Trubeckoj sono rilevanti per la comprensione del rapporto generale che intercorre fra nazionalismo e universalismo e rivestono un certo interesse per via delle sue vedute notevolmente originali sulla storia russa, vedute scientificamente fondate – naturalmente prima di tutto sulla filologia comparativa – ma anche esposte con uno stile coinvolgente.

La falsità è il ​​segno distintivo del moderno imperialismo statunitense

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“La falsità è allora il ​​segno distintivo del moderno imperialismo statunitense.
L’attuale impero USA è un progetto più subdolo dell’impero britannico – perché almeno allora i Britannici riconoscevano apertamente di avere un impero.
Ma gli Stati Uniti non riconoscono mai la costruzione del proprio impero – non solo ciò, i propagandisti imperiali hanno la faccia tosta di accusare falsamente altri di espansionismo territoriale e di cercare di costruire i loro propri imperi – ad esempio sostenendo che il leader jugoslavo Slobodan Milosevic voleva costruire una “Grande Serbia” o che la Russia ha “invaso” l’Ucraina.
E’ chiaro, da qualsiasi valutazione oggettiva, che l’imperialismo USA è la principale causa di instabilità nel mondo di oggi e lo è da molti anni. La più grave minaccia alla pace globale certamente non era Milosevic, Ahmadinejad, Assad, o uno qualsiasi degli altri “Nuovi Hitler” emersi negli ultimi trenta anni – ma l’aggressore seriale che mette nel mirino i loro Paesi.
Il sorgere dello Stato Islamico (IS) e la crescita di gruppi jihadisti in generale è direttamente causata dalle aspirazioni egemoniche degli Stati Uniti in Medio Oriente – e la loro decisione di colpire i governi secolari, dalla mentalità indipendente come quelli in Irak e Siria, che erano baluardi contro il fondamentalismo islamico.
Mentre in Europa, la sponsorizzazione USA di un “cambio di regime” in Ucraina – al ritmo di 5 miliardi di dollari – e i tentativi di portare il Paese nel suo impero, ha contribuito a causare una crisi umanitaria, in cui più di 2.000 persone hanno perso la vita e oltre 100.000 sono diventate profughi, secondo le Nazioni Unite.
“I nostri Paesi”, allora. Quanto sangue ancora verrà versato nei piani espansionistici di Washington? Quanti Paesi saranno ancora distrutti? E per quanto tempo ancora ci dovremo aspettare che l’esistenza stessa dell’Impero USA venga negata?”

Da “I nostri Paesi” – il piccolo lapsus così rivelatore, di Neil Clark (traduzione nostra).