Droni, droni e ancora droni

“Droni, droni e ancora droni. Sarà intensissimo, in estate, il via vai di aerei militari senza pilota sui cieli siciliani. Decine di decolli ed atterraggi nella base USA e NATO di Sigonella che faranno impazzire il traffico aereo nel vicino scalo civile di Catania Fontanarossa. Grandi aerei spia del tipo Global Hawk e i Predator e i Reaper carichi di bombe e missili che sorvoleranno l’isola e solcheranno i mari, pregiudicando la sicurezza dei voli e delle popolazioni.
Le notificazioni ai piloti di aeromobili (NOTAM) emesse lo scorso 4 giugno lasciano presagire tragici scenari di guerra in Siria e nell’intero scacchiere mediterraneo e mediorientale. Tre riguardano lo scalo di Fontanarossa e sono distinti dai codici B4048, B4049 e B4050. Impongono la sospensione delle procedure strumentali standard nelle fasi di accesso, partenza e arrivo degli aerei, tutti i giorni sino al prossimo 1 settembre, “causa attività degli Unmanned Aircraft”, i famigerati aerei senza pilota in dotazione alle forze armate statunitensi e italiane. “Le restrizioni sopra menzionate verranno applicate su basi tattiche dall’aeroporto di Catania”, specificano i NOTAM. Che le operazioni dei droni riguardino la stazione aeronavale di Sigonella, lo si apprende da un altro avviso, codice M3066/12, che ordina la sospensione di tutte le strumentazioni standard al decollo e all’atterraggio nel Sigonella Airport, dal 4 giugno all’1 settembre 2012, “per l’attività di Unmanned Aircraft militari”. Il grande scalo delle forze USA e NATO subirà inoltre “restrizioni al traffico aereo”, nei giorni 19 e 20 giugno, per una vasta esercitazione aeronavale nel Mediterraneo. Gli ennesimi giochi di guerra alleati che potrebbero annunciare l’attacco finale al regime di Assad.”

Invasione di droni nei cieli della Sicilia, di Antonio Mazzeo continua qui.

E’ arrivato il primo Falco Globale

Da oggi volare sulla Sicilia sarà come giocare alla roulette russa. La notte del 16 settembre, nella base aeronavale di Sigonella è atterrato il primo dei 5 velivoli senza pilota UAV “Global Hawk” RQ-4B dell’US Air Force previsti nell’isola nell’ambito di un accordo top secret stipulato tra Italia e Stati Uniti nell’aprile del 2008. Alla vigilia dell’arrivo del micidiale aereo-spia, le autorità preposte alla sicurezza dei voli avevano emesso il NOTAM (Notice To AirMen) W3788/10 in cui si annunciava che dall’una alle ore quattro di giovedì 16 sarebbero stati sospesi gli approcci strumentali e le procedure per l’avvicinamento di aerei ed elicotteri allo scalo di Catania-Fontanarossa, il terzo come volume di traffico passeggeri in Italia, distante meno di dieci chilometri in linea d’area dalla base USA di Sigonella.
Una misura necessaria ad evitare che il Global Hawk potesse interferire con il traffico aereo, a riprova della pericolosità di questo nuovo sistema di guerra il cui transito nei corridoi riservati al trasporto civile è fortemente osteggiato dalle due maggiori associazioni piloti degli Stati Uniti d’America, la Air Line Pilots Association (ALPA) e la Aircraft Owners and Pilots Association (AOPA).
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Il prototipo giunto a Sigonella è stato assegnato al “9th Operations Group/Detachment 4” , il distaccamento dell’US Air Force operativo sin dallo scorso anno per coordinare e gestire le missioni di spionaggio e guerra dello squadrone RQ-4B in Europa, Africa e Medio oriente.
Il distaccamento USA dipende direttamente dal 9th Reconnaissance Wing del Comando per la guerra aerea con sede a Beale (California), anche centro dell’Agenzia d’intelligence dell’aeronautica statunitense. Secondo quanto affermato dal portavoce del Comando della base di Sigonella, l’inizio delle operazioni dell’UAV è previsto per il prossimo mese di novembre. «Il veicolo – si aggiunge – sarà utilizzato in acque internazionali per la sorveglianza delle linee di comunicazione, per il supporto a operazioni umanitarie e, su richiesta dello stato Italiano, per operazioni di soccorso sul territorio nazionale in caso di calamità naturali, pratica dove l’apparecchio è già stato impiegato con successo ad Haiti e negli incendi della California».
Finalità inverosimili, del tutto in contrasto con quelle degli otto Global Hawk che la NATO assegnerà entro il 2012 ancora a Sigonella nell’ambito del nuovo programma di sorveglianza terrestre AGS (Alliance Ground Surveillance). Secondo quanto dichiarato da Ludwig Decamps, capo della Sezione di supporto dei programmi di armamento della Divisione difesa dell’Alleanza Atlantica, i velivoli senza pilota «saranno fondamentali per le missioni alleate nell’area mediterranea ed in Afghanistan, così come per assistere i compiti della coalizione navale contro la pirateria a largo delle coste della Somalia e nel Golfo di Aden». Operazioni, pertanto, tutt’altro che umanitarie.
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Secondo il periodico statunitense Defense News, Sigonella è destinata a divenire una vera e propria capitale internazionale dei Global Hawk prodotti da Northrop Grumman. Oltre alla US Air Force e alla NATO, anche la US Navy è intenzionata a installare nella base alcuni degli UAV recentemente acquistati, portando a una ventina il numero dei velivoli che troverebbe sede fissa nella stazione aeronavale siciliana.
Sempre Defense News rivela che le autorità governative statunitensi e quelle italiane si sarebbero già incontrate in vista della creazione «di corridoi negli spazi aerei italiani per i decolli e gli atterraggi dei Global Hawk».
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Da Sigonella ospita il primo Global Hawk delle forze armate USA, di Antonio Mazzeo.

A fine 2009, la richiesta del Dipartimento della difesa è stata accolta dal Congresso che ha autorizzato lo stanziamento di 31.300.000 dollari per la realizzazione del soprannominato “Global Hawk Aircraft Maintanance and Operations Complex”. L’11 aprile 2010 il Comando d’Ingegneria navale per l’Europa, l’Africa e l’Asia sud-orientale (NAVFAC EURAFSWA), un’agenzia del Dipartimento della Marina militare, ha pubblicato il bando di gara per i lavori, invitando i contractor privati a presentare le offerte per la «costruzione a Sigonella di un nuovo hangar con una superficie di 5.700 metri quadri e quattro compartimenti per le attività di manutenzione, riparazione ed ispezione dei velivoli senza pilota e l’installazione di generatori elettrici, sistemi idrici e dei sistemi anti-terrorismo». Dalla scheda analitica predisposta dall’Air Force Command si evince che nel nuovo complesso saranno pure ospitati uffici, centri amministrativi, officine e attrezzature varie, nonché saranno stoccate le componenti aeree a supporto dei velivoli Global Hawk». I tempi previsti per il completare le opere sono stimati in 820 giorni, mentre il valore del progetto va da «un minimo di 25 milioni di dollari ad un massimo di 100 milioni».
Con la realizzazione del Global Hawk Aircraft Maintanance and Operations Complex, Sigonella rafforza il proprio status di “capitale mondiale operativa” dei micidiali velivoli senza pilota UAV già in dotazione alle forze armate USA e che presto saranno acquisiti dalla NATO. Il primo Global Hawk è atterrato nei giorni scorsi nella base siciliana, ma stando alle previsioni dei general manager della Northrop Grumman, l’azienda produttrice, entro il 2013-2014 Sigonella ospiterà sino ad una ventina di UAV. Mentre il Parlamento continua ad essere tenuto all’oscuro sui progetti di riarmo e militarizzazione del territorio italiano, nuove indiscrezioni trapelano dagli Stati Uniti d’America. Il Global Hawk giunto in Sicilia appartiene alla versione “Block 30I” «ottimizzata oltre che per la sorveglianza radar anche per la raccolta d’immagini ad alta definizione diurne e all’infrarosso grazie all’Enanched Integrated Sensor Suite messa a punto da Raytheon», spiega George Guerra, vice-presidente di HALE-Northrop Grumman. Guerra ammette che ci sono stati ritardi nel completamento dei più sofisticati sistemi elettronici del velivolo e che il “Block 30” «non può ancora svolgere funzioni di multi-intelligence, non disponendo per ora del previsto Airborne Signals Intelligence Payload che installeremo prossimamente».
Il colonnello Ricky Thomas, direttore del programma Global Hawk dell’US Air Force, spiega che per il loro funzionamento a Sigonella «opereranno stabilmente 66 militari dell’US Air Force e 40 dipendenti civili della Northrop Grumman». In una prima fase i “piloti” che guideranno da terra le missioni degli UAV potrebbero utilizzare come centro di comando e controllo le infrastrutture dell’aeronautica statunitense ospitate nella grande base di Ramstein (Germania). «Oltre all’US Air Force – aggiunge il colonnello Thomas – anche l’US Navy è intenzionata a installare nella base siciliana i Global Hawk ordinati nell’ambito del suo nuovo programma di sorveglianza aereo-marittima BAMS, mentre la NATO prevede di trasferire in Sicilia 8 Global Hawk nella versione “Block 40” con il nuovo sistema di sorveglianza terrestre alleato AGS (Alliance Ground Surveillance)».
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Da In Sicilia il centro manutenzione dei Global Hawk delle forze armate USA, di Antonio Mazzeo.
[grassetto nostro]

Diserzioni alleate

Doveva rappresentare l’elemento chiave per le operazioni di guerra globale del XXI secolo della NATO, ma l’Alliance Ground Surveillance – AGS, il multimilionario sistema di sorveglianza terrestre, rischia di accentuare le divisioni all’interno dell’Alleanza Atlantica.
Il tormentato progetto che prevede l’acquisto di otto velivoli senza pilota Global Hawk e l’utilizzo di Sigonella (Sicilia) quale principale base di stazionamento e controllo aereo, subisce un nuovo stop con l’inattesa decisione del governo danese di tagliare dal proprio budget della difesa i 50 milioni di euro destinati a cofinanziare lo sviluppo e l’implementazione del nuovo sistema NATO.
La revoca del sostegno danese all’AGS è stata duramente criticata dal Segretario generale dell’Alleanza, Anders Fogh Rasmussen. “L’uscita della Danimarca dal programma di vigilanza terestre NATO invia un segnale errato alle nostre forze e ai nostri alleati”, afferma Fogh Rasmussen. “L’AGS è stato disegnato per far sì che i militari di tutti i Paesi della NATO operino con maggiore sicurezza ed efficacia durante i loro interventi. Il sistema contempla un’ampia varietà di possibili usi, tra i quali quelli di contrarrestare gli attacchi con esplosivi in Afghanistan e combattere le operazioni di pirateria di fronte alla Somalia”.
Anche se il contributo della Danimarca è solo il 3% circa dell’ammontare totale del progetto, c’è forte preoccupazione che altri paesi dell’Alleanza possano seguire Copenaghen sull’onda della complessa crisi finanziaria internazionale e delle difficoltà di bilancio statali. “Il ritiro danese dal progetto potrebbe avere un effetto paralizzante nell’odierno clima finanziario in cui i bilanci della difesa vengono via via ridotti”, ha dichiarato all’agenzia Reuters una fonte interna del Comando militare di Bruxelles. “La NATO sperava di completare il programma prima del vertice di Lisbona del prossimo novembre. Ma le revisioni che potrebbero essere richieste da altri Paesi partecipanti all’AGS potrebbero causare dei ritardi. Se le nazioni restanti non saranno disponibili a coprire il vuoto lasciato dalla Danimarca o ce ne saranno altre che decideranno di seguire i suoi passi, potrebbero essere previsti delle limitazioni e dei risparmi allo sviluppo del programma. Ma è sempre meglio mantenere un 80% delle potenzialità previste che nessuna in assoluto”.
Originariamente, il piano di sviluppo del sistema AGS vedeva associate 23 nazioni dell’Alleanza Atlantica. La scelta unilaterale di Washington, nel novembre 2007, di assegnare l’intera commessa dei velivoli spia e delle stazioni di rilevamento terrestre ad un consorzio costituito prevalentemente da industrie belliche USA e canadesi (Northrop Grumman, General Dynamics Canada, Raytheon e Rolls Royce), fece scoppiare però la rabbia tra alcuni dei principali partner. Belgio, Francia, Ungheria, Olanda, Portogallo, Grecia e Spagna decisero di ritirare il proprio appoggio finanziario ed industriale all’AGS.
Così, alla firma del Programme Memorandum of Understanding (PMOU) che ha delineato i confini legali, organizzativi e finanziari del sistema d’intelligence, si sono presentati solo 15 dei Paesi membri dell’organizzazione nord-atlantica. Oltre a Stati Uniti, Canada e Danimarca, Bulgaria, Estonia, Germania, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Slovenia.
La diserzione alleata ha avuto come prima conseguenza l’aumento dell’onere finanziario a carico dell’Italia per la realizzazione delle attrezzature e delle infrastrutture di sorveglianza.
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Da Perde pezzi l’AGS, nuovo sistema di sorveglianza NATO, di Antonio Mazzeo.

Global Hawks come piovesse

La base siciliana di Sigonella è destinata a diventare uno dei principali scali operativi a livello mondiale dei velivoli senza pilota UAV Global Hawk delle forze armate di Stati Uniti e NATO.
Lo ha annunciato in un’intervista alla rivista Defense News il colonnello Ricky Thomas, direttore del programma Global Hawk dell’US Air Force. “Sigonella possiede le potenzialità per trasformarsi in una grandissima base per questi velivoli senza pilota”, ha dichiarato Thomas. “I tecnici della Northrop Grumman, la società produttrice dei sistemi, valutano che potrebbero essere ospitati nella base sino a 20 Global Hawk. L’aeronautica militare statunitense ha in programma di trasferire i primi velivoli a Sigonella entro l’ottobre del 2010 per effettuare i test di orientamento ed addestramento. Essi saranno pronti ad eseguire vere e proprie missioni operative e di sorveglianza all’inizio del 2011”.
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“Il programma d’installazione dei Global Hawk risponde all’esigenza dell’US Air Force di espandere il teatro operativo dei velivoli senza pilota”, ha spiegato Thomas. “Gli UAV che opereranno da Sigonella saranno posti sotto il comando Usa per le operazioni in Europa (Useucom) e risponderanno alle sue richieste operative nei cieli del continente europeo e dell’Africa. I velivoli saranno in grado di raggiungere Johannesburg e fare rientro in Sicilia senza la necessità di rifornimento in volo. Attualmente sono utilizzati per operazioni di sorvolo del Golfo Persico; oltre al piano di Sigonella, si sta lavorando per installare i Global Hawk pure a Guam, nell’Oceano Pacifico”.
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Il periodico statunitense Defense News rivela infine che le autorità governative statunitensi e quelle italiane si sarebbero già incontrate in vista della creazione “di corridoi negli spazi aerei italiani per i decolli e gli atterraggi dei Global Hawk”. Top secret l’esito di queste discussioni, a cui comunque non sarebbero stati invitati i rappresentanti degli enti civili responsabili del traffico aereo (ENAC ed ENAV), anche se le operazioni degli UAV incideranno pericolosamente sulla sicurezza dei voli nello scalo di Catania-Fontanarossa (oltre sei milioni di passeggeri nel 2008), poco distante da Sigonella.
L’altissimo rischio rappresentato dai Global Hawk non sembra aver mai preoccupato il governo italiano. Negli Stati Uniti, invece, è tema di discussione e conflitto tra forze armate, autorità federali e statali. Nel documento The U.S. Air Force Remotely Piloted Aircraft and Unmanned Aerial Vehicle – Strategic Vision, in cui l’aeronautica militare statunitense delinea la “visione strategica” sul futuro utilizzo dei sistemi di guerra, si ammette che «i velivoli senza pilota sono sensibili alle condizioni ambientali estreme e vulnerabili alle minacce rappresentate da armi cinetiche e non cinetiche». «Il rischio d’incidente del Predator e del Global Hawk è d’intensità maggiore di quello dei velivoli con pilota dell’US Air Force», si legge ancora, anche se, «al di sotto dei parametri stabiliti nei documenti di previsione operativa per questi sistemi». Secondo alcuni ricercatori indipendenti, il rischio d’incidente per i Global Hawk, a parità di ore di volo, sarebbe invece 100 volte superiore a quello registrato con i cacciabombardiere F-16.
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Si assiste tuttavia all’inarrestabile escalation del numero degli aerei senza pilota utilizzati a livello mondiale. Tra il 2002 e il 2008, solo la flotta degli UAV del Pentagono è cresciuta da 167 a oltre 6.000 unità, e le ore di volo nel 2008 sono state 400.000, più del doppio di quanto registrato l’anno precedente. Alla base del boom, le immancabili ragioni di ordine economico-finanziario. I velivoli senza pilota stanno generando un business senza precedenti nella storia del complesso militare industriale. Solo nel 2009, il giro di affari mondiale degli UAV ha superato i 4.000 milioni di dollari, mentre l’80% del fatturato è in mano a due grandi società statunitensi, la Northrop Grumman e la General Atomics. Il resto se lo dividono le imprese russe, cinesi, indiane, iraniane, israeliane ed europee (Thales, EADS, Dassault, Finmeccanica, Sagem e BAE Systems). Secondo uno studio del gruppo di consulenza finanziaria “Teal”, le commesse per gli UAV sono destinate a raddoppiare in meno di un decennio. Per il 2019 si stima un giro d’affari di 8.700 milioni di dollari.

Da Sigonella capitale internazionale dei nuovi aerei spia USA, di Antonio Mazzeo.
[grassetti nostri]

Roulette russa in Sicilia

Prima quattro, poi sei, adesso otto. Si tratta dei famigerati velivoli senza pilota UAV “Global Hawk” che la NATO destinerà alla base di Sigonella nell’ambito del nuovo programma di sorveglianza terrestre AGS (Alliance Ground Surveillance). A comunicare l’aumento del numero degli UAV che giungeranno in Sicilia entro il 2012, Ludwig Decamps, a capo della Sezione di supporto dei programmi di armamento della Divisione difesa dell’Alleanza Atlantica. «Il sistema AGS di Sigonella sarà fondamentale per le missioni alleate nell’area mediterranea ed in Afghanistan, così come per assistere i compiti della coalizione navale contro la pirateria a largo delle coste della Somalia e nel Golfo di Aden», ha aggiunto Decamps. «L’AGS fornirà un preciso quadro della situazione operativa tramite dettagliate immagini del suolo, sempre disponibili per tutti i responsabili della NATO e dei Paesi che ne fanno parte e soprattutto per la “NATO Response Force” (NRF), la forza d’intervento rapido, accrescendo la capacità di sorveglianza aerea in linea con i moderni requisiti di Intelligence, Surveillance e Reconnaissance. Il sistema consentirà inoltre di supportare gli emergenti requisiti operativi anche per la gestione delle crisi, la sicurezza nazionale e gli aiuti umanitari. Sarà inoltre interoperabile con i sistemi di sorveglianza aviotrasportati e terrestri, formando così un sistema di sistemi».
Oltre alla componente di volo dell’AGS rappresentata da otto velivoli “RQ-4B Global Hawk” nella versione Block 40, all’interno della base di Sigonella saranno ospitati i centri di comando e di controllo del nuovo sistema, centralizzando le attività di raccolta d’informazioni ed analisi di comunicazioni, segnali e strumentazioni straniere. La Sicilia si trasforma così in un’immensa centrale di spionaggio, in un “Grande Fratello” capace di spiare, 24 ore al giorno, un’area che si estende dai Balcani al Caucaso e dall’Africa al Golfo Persico. Ma non solo. L’AGS, infatti, è un programma di vitale importanza per poter applicare sul campo la nuova dottrina strategica NATO per le guerre del XXI secolo, denominata “Network Centric Warfare” (NCW), che punta all’integrazione delle forze dell’alleanza militare in un’unica rete informativa globale (la cosiddetta infostruttura net-centrica) e alla «condivisione delle informazioni sensibili tra tutti i possibili utenti in tempo quasi reale».
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Nonostante la sua rilevanza strategica, a sostenere finanziariamente l’AGS sono però appena 15 paesi sui 28 che aderiscono alla NATO. Si tratta di Bulgaria, Canada, Danimarca, Estonia, Germania, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Stati Uniti e, ovviamente, l’Italia. Nel settembre 2009 i rispettivi ministri della difesa hanno sottoscritto l’AGS Programme Memorandum of Understanding (PMOU) che delinea il quadro giuridico, organizzativo e finanziario del nuovo programma militare. Costo stimato, 2,3 miliardi di dollari, ma con ancora alcuni punti oscuri che faranno certamente lievitare la spesa finale e, in conseguenza, i singoli contributi dei paesi partecipanti (150 milioni di euro dall’Italia, secondo il ministro La Russa). «Nessuna decisione è stata presa sino ad oggi relativamente alle trasformazioni infrastrutturali che saranno necessarie per ospitare a Sigonella il nuovo sistema e il personale destinato al suo funzionamento, circa 800 militari che si aggiungeranno alle unità statunitensi ed italiane già presenti nella Naval Air Station», ha dichiarato il responsabile NATO per i programma di armamento, Ludwig Decamps.
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A intasare ulteriormente le piste e lo spazio aereo di Sigonella ci penseranno pure i 4 o 5 “Global Hawk” che l’aeronautica militare statunitense è in procinto di dislocare in Sicilia per le proprie operazioni “preventive” in Europa, Medio oriente e nel continente africano. Nella base siciliana verrà pure realizzato il Global Hawk Aircraft Maintanance and Operations Complex, il complesso per le attività di manutenzione degli aerei senza pilota dell’US Air Force. «Velivoli assolutamente non compatibili col traffico civile del vicino aeroporto civile Fontanarossa», aveva dichiarato due anni e mezzo fa il comandante italiano della stazione aeronavale di Sigonella. Proprio a causa dei documentati rischi per la sicurezza dei voli civili e militari e della popolazione residente, il governo spagnolo aveva ritirato la candidatura dello scalo di Zaragoza come principale base operativa dell’AGS NATO. Viaggiare in Sicilia sarà come giocare alla roulette russa. E pensare che nell’autunno del 2010, quando saranno avviati i lavori di ammodernamento e ampliamento di quello che è ormai il terzo aeroporto in Italia per traffico passeggeri, buona parte dei voli dovrebbero essere trasferiti transitoriamente da Fontanarossa a Sigonella.

Da Aumentano i Global Hawk per il Grande Fratello NATO a Sigonella, di Antonio Mazzeo.
[grassetti nostri]

Il Grande Orecchio della NATO

orecchio

Lo sviluppo dell’AGS (Alliance Ground Surveillance), il nuovo sistema di sorveglianza terrestre della NATO, ha generato divisioni insanabili all’interno dell’Alleanza Atlantica. Alla firma del Programme Memorandum of Understanding (PMOU) che segna i confini legali, organizzativi e finanziari del sistema d’intelligence, si sono presentati infatti solo 15 dei paesi membri dell’organizzazione nord-atlantica. Si tratta di Bulgaria, Canada, Danimarca, Estonia, Germania, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia e Stati Uniti d’America. Per la gestione e il coordinamento delle attività di sviluppo e implementazione dell’AGS, le nazioni aderenti al PMOU hanno dato vita a due nuove agenzie, la NATO AGS Management Organisation (NAGSMO) e la NATO AGS Management Agency (NAGSMA). Il Comando Supremo Atlantico di Bruxelles ha inoltre comunicato che la piena capacità del sistema di sorveglianza terrestre sarà raggiunta entro il 2012, anticipando di un anno i tempi previsti.
Nel corso della riunione dei Ministri della Difesa della NATO di Cracovia, il 19 e 20 febbraio 2009, è stata formalizzata la scelta della stazione aeronavale di Sigonella quale “principale base operativa” dell’AGS. “Abbiamo scelto questa base dopo un’attenta valutazione e per la sua centralità strategica nel Mediterraneo che le consentirà di concentrare in quella zona le forze d’intelligence italiane, della NATO e internazionali”, ha dichiarato il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini. Nella grande infrastruttura militare siciliana saranno ospitati i sistemi di comando e di controllo del’AGS, centralizzando le attività di raccolta d’informazioni ed analisi di comunicazioni, segnali e strumentazioni straniere. Sigonella si trasforma così in un’immensa centrale di spionaggio, un “Grande Orecchio”, della NATO capace di spiare, 24 ore al giorno, un’area che si estende dai Balcani al Caucaso e dall’Africa al Golfo Persico.
La stazione aeronavale ospiterà inoltre la componente di volo del sistema di sorveglianza, costituita da sei sofisticati velivoli senza pilota (UAV). In un comunicato stampa del 25 settembre scorso, gli alti comandi NATO hanno spiegato che “il segmento aereo dell’AGS Core sarà basato sulla versione Block 40 dell’aereo “RQ-4B Global Hawk” di produzione statunitense, dotato di un’autonomia di volo superiore alle 30 ore ed in grado di raggiungere i 60.000 piedi di altezza, in qualsiasi condizione meteorologica”.
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“Grazie all’Alliance Ground Surveillance, la NATO acquisirà una considerevole flessibilità nell’impiego della propria capacità di sorveglianza di vaste aree di territorio in modo da adattarla alle reali necessità operative”, ha dichiarato Peter C. W. Flory, vicesegretario generale per gli Investimenti alla difesa dell’Alleanza Atlantica. “L’AGS è essenziale per accrescere la capacità di pronto intervento in supporto delle forze NATO per tutta le loro possibili future operazioni. L’AGS sarà un elemento chiave per assicurare l’assunzione delle decisioni politiche dell’Alleanza e la realizzazione dei piani militari”. Il nuovo sistema non è però un mero mezzo di intercettazione e di spionaggio. Come è stato riconosciuto dal Capo di Stato Maggiore italiano, generale Camporini, nella base di Sigonella sarà allestito un “più avanzato sistema SIGINT”. Il SIGINT, acronimo di Signals Intelligence, è lo strumento d’eccellenza di ogni “guerra preventiva” e ha una funzione determinante per scatenare il “first strike”, convenzionale o nucleare che sia. Una delle articolazioni SIGINT è la cosiddetta ELINT – Electronic Intelligence, che si occupa in particolare d’individuare la posizione di radar, navi, strutture di comando e controllo, sistemi antiaerei e missilistici, con lo scopo di pianificarne la distruzione in caso di conflitto.
Nonostante l’accelerazione inferta al piano di sviluppo dell’AGS, il Comando NATO di Bruxelles ha chiesto un maggiore impegno collettivo ai paesi membri. “La partecipazione al programma resta aperto agli altri Alleati interessati”, ha dichiarato il vicesegretario Peter C. W. Flory, invitando apertamente i partner dell’Europa occidentale e la Polonia a rientrare nell’AGS. Originariamente, il piano di sviluppo del sistema di sorveglianza vedeva associate 23 nazioni.
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Con l’AGS, inevitabilmente, sarà dato nuovo impulso ai processi di militarizzazione del territorio siciliano. Per il funzionamento degli aerei senza pilota e della nuova supercentrale di spionaggio, il ministro della difesa Ignazio La Russa ha annunciato l’arrivo nell’isola di un “NATO Force Command di 800 uomini, con le rispettive famiglie”. È prevedibile che saranno presto avviati i lavori per realizzare nuovi complessi abitativi per il personale in forza alla stazione aeronavale. I consigli comunali di Motta Sant’Anastasia (Catania) e Lentini (Siracusa) hanno già adottato quattro progetti di variante ai piani regolatori per l’insediamento di residence e villaggi ad uso esclusivo dei militari statunitensi e NATO.
Dovrebbe essere ormai questione di giorni l’arrivo a Sigonella del plotone di 4-5 velivoli RQ-4B “Global Hawk” dell’US Air Force, destinati ad operare in Europa, Medio oriente e nel continente africano. Nella base siciliana sarà pure realizzato il Global Hawk Aircraft Maintanance and Operations Complex, il complesso per le operazioni di manutenzione degli aerei senza pilota. Il progetto, da finanziare con il budget 2010 dell’Air Force Military Construction, Family Hosusing and base Realignment and Closure Programs, è stato definito di “alto valore strategico” da Kathleen Ferguson, vicesegretaria della Difesa, in occasione della sua audizione davanti al Congresso, il 3 giugno 2009.
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Lo scorso anno, il Pentagono ha assegnato alla Northrop Grumman il piano di sviluppo dei nuovi velivoli senza pilota che saranno utilizzati dalle forze navali. Con la prima tranche del programma, a partire del 2015 saranno forniti 68 “Global Hawk” in versione modificata rispetto a quelli già operativi con l’US Air Force. Spesa prevista 1,16 miliardi di dollari. “Una quarantina di questi velivoli UAV saranno dislocati in cinque siti: Kaneohe, Hawaii; Jacksonville, Florida; Sigonella, Italia; Diego Garcia, Oceano Indiano, e Kadena, Okinawa”, hanno dichiarato i portavoce del Dipartimento della Difesa. “Ad essi, nelle differenti missioni navali in tutte le aree del mondo, si affiancheranno i velivoli con pilota P-8 Multi-Mission Maritime Aircraft (MMA), che stanno sostituendo i P-3 Orion in servizio dal 1962”. L’US Navy ha già preannunciato che le “front lines” per la dislocazione dei nuovi P-8 saranno le stazioni aeronavali di Diego Garcia, Souda Bay (Grecia); Masirah (Oman); Keflavik (Islanda), Roosevelt Roads (Porto Rico) e l’immancabile Sigonella.

Da A Sigonella la megacentrale di spionaggio NATO, di Antonio Mazzeo.

NATO = $$$

sigo

La militarizzazione del territorio e le minacce alla sicurezza dei siciliani sono inesauribile fonte di guadagno per una delle principali aziende del comparto militare statunitense. Spacciato dal ministro La Russa come importante occasione di sviluppo economico ed occupazionale, il nuovo sistema AGS di sorveglianza terrestre della NATO che sta per essere realizzato nella base di Sigonella, è invece l’occasione per trasferire enormi risorse pubbliche nelle casse di un consorzio industriale che vede in posizione dominante le statunitensi Northrop Grumman e General Dynamics.
Secondo fonti atlantiche, il programma AGS (Alliance Ground Surveillance) sarà un sistema integrato che consisterà di un segmento aereo e di uno terrestre, gestito da un NATO Force Command di 800 uomini, basato a Sigonella. L’AGS permetterà alla NATO di “eseguire la continua sorveglianza di vaste aree di territorio”, grazie all’utilizzo dei velivoli senza pilota “Global Hawk”, dotati di elevata autonomia (superiore a 30 ore di volo) ed in grado di volare fino a 60.000 piedi di altezza ed in qualsiasi condizione meteorologica. Nello specifico, i velivoli della Northrop Grumman saranno del tipo “Block 40”, equipaggiati con un sensore radar di sorveglianza del suolo (MPRIP Multi-Platform Radar Insertion Program) ed un sistema di trasmissione dati a banda larga. Anche sensori e trasmettitori saranno di realizzazione statunitense e l’affidamento in regime di monopolio dell’AGS all’industria USA è stata la causa prima della diserzione dal programma dei maggiori paesi dell’Alleanza Atlantica.
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Nel corso della riunione dei Ministri della Difesa della NATO di Cracovia, il 19 e 20 febbraio scorso, è stata formalizzata la scelta di Sigonella come “principale base operativa” del sistema di sorveglianza, ma il Memorandum of Understanding del programma AGS è stato sottoscritto solo da Estonia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Repubblica Ceca ed Italia. Nonostante un notevole ridimensionamento del budget originario destinato a quello che è stato definito il “Grande Orecchio” della NATO in un’area che si estende dai Balcani al Caucaso e dall’Africa al Golfo Persico, la diserzione in massa degli alleati ha comportato per il nostro paese l’assunzione di una maggiore spesa per le attrezzature e le infrastrutture dell’AGS, circa 150 milioni di euro, pari al 10% del piano finanziario generale del programma. Anche le industrie che si spartiranno il bottino di guerra si sono ridotte: oltre a Northrop Grumman, General Dynamics e Raytheon, compaiono nel ruolo di modestissime sub-appaltatrici l’EADS e l’italiana Selex Galileo, gruppo Finmeccanica.
Nel febbraio 2009, la supremazia dei contractor USA è stata ulteriormente rimarcata dal contratto di 79,4 milioni di dollari sottoscritto dall’US Air Force per installare la multi-piattaforma radar MP-RTIP a bordo dei Global Hawk per accrescerne operatività e potenza elettronica. Anche in questo caso la Northrop Grumman ha scelto come subappaltatrici solo imprese USA: Raytheon Space and Airborne Systems (California), Aurora Flight Sciences (Virginia), L-3 Communications (Salt Lake City), Raytheon Intelligence and Information Systems (Virginia), Rolls-Royce Corporation (Indianapolis) e Vought Aircraft Industries (Dallas).
Come se ciò non bastasse, sempre in febbraio il Pentagono ha affidato a Northrop Grumman un contratto di 276 milioni di dollari per le “operazioni di supporto e manutenzione” di tutti i velivoli “RQ-4 Global Hawk” dell’US Air Force, quattro dei quali stanno per essere installati in via definitiva a Sigonella in aggiunta ai velivoli senza pilota della NATO. Anche la NASA, l’agenzia spaziale USA, si è affidata ai velivoli senza pilota della Northrop Grumman per misteriose “attività sperimentali e di osservazione terrestre”. Due Global Hawk sono stati destinati al teatro mediterraneo ed uno di questi stazionerà stabilmente nell’aeroporto di Decimomannu, a pochi chilometri dalla Sardegna.
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Da Madrid giungono nuovi intanto nuovi particolari sulle ragioni che avrebbero convinto l’esecutivo Zapatero a ritirarsi dall’AGS. Secondo il delegato del governo in Aragona, Javier Fernández, la Spagna aveva candidato in un primo tempo l’aeroporto di Zaragoza come principale base operativa del programma NATO, ma elementi di ordine economico-industriale e di sicurezza del traffico aereo hanno poi reso impraticabile l’opzione.
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Il rappresentante del governo ha aggiunto che l’installazione a Zaragoza dei velivoli senza pilota presentava “molti inconvenienti” al normale funzionamento del vicino aeroporto della città. “Dato che le aeronavi della NATO voleranno continuamente per catturare le informazioni – ha spiegato Fernández – si potevano generare restrizioni al traffico aereo, saturazione nello spazio aereo e problemi durante gli atterraggi e i decolli. Proprio per questo l’uso di aerei senza pilota non è stato ancora regolato in Spagna”. Per la cronaca, la base di Sigonella sorge ad una decina di chilometri dallo scalo di Catania-Fontanarossa dove annualmente transitano più di due milioni di passeggeri.

Da Il grande affare USA dell’AGS di Sigonella, di Antonio Mazzeo.