Un pensiero per l’anno che va e per quello che viene

Siria, Iran, Egitto… L’arroganza globale targata USA-Israele, e gli associati subimperialismi britannico, francese, saudita, qatariota, turco e via elencando, segna il passo in ogni scenario di lotta.
Se su scala mondiale l’anno nuovo alle porte si presenta indubbiamente con buoni auspici, qui e ora la questione all’ordine del giorno è ben delineata: saprà l’Italia intraprendere il percorso verso la graduale riappropriazione dei fondamentali attributi di sovranità politica, economico-monetaria, militare e culturale?
Per quanto esso non possa che essere lungo e costellato di trabocchetti, ne va della nostra stessa esistenza, come nazione e come popolo.
Un caro augurio a tutti i lettori, simpatizzanti e collaboratori del blog, di un 2014 foriero di iniziative e denso di soddisfazioni.
Federico Roberti

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Addio ad Alberto


Il Proclama nazionale per liberare l’enclave Italia ha perso il suo ideatore e promotore, Alberto B. Mariantoni.
Vogliamo ricordarlo proponendo la rilettura di quanto egli scriveva poco meno di un anno fa circa gli eventi in Libia e “il banditesco comportamento dell’Occidente”, modello per ulteriori ingerenze negli affari interni dei Paesi sovrani dell’area come vediamo ad esempio in Siria e, negli ultimi giorni, anche in Libano.
Riposa in pace.

Bye bye insostenibile Zio Sam

Una tantum, cedendo alla vanità riportiamo la recensione a firma di Rita Pennarola che il mensile “La Voce delle Voci” , a pagina 47, ci ha dedicato nel suo numero di Febbraio 2012, in edicola in questi giorni.

Scusate, ma questo mese dobbiamo ancora restare sul web. Perché va segnalato un altro sito d’informazione di quelli da non perdere mai di vista. Quanto sia irriverente lo dice il nome (byebyeunclesam.wordpress.com), che spiega anche il marcamento stretto dei misfatti internazionali (lo zio Sam, come sappiamo, è universale).
In questo numero, una per una, le cifre da capogiro che spenderemo noi italiani per le missioni “di pace” in questo 2012 di lacrime e sangue: fanno 1.281.932.233 di euro. Aldo, un lettore (o un pensionato alla fame) ha fatto due conti: 3 milioni e 512.143 al giorno, 146.339 all’ora, 2.439 euro al minuto e poco più di 40 euro al secondo. Non male.
A seguire, la nota censoria sul volume da 400 e passa pagine per celebrare i cento anni dell’aeroporto di Aviano. Finanziato con 20mila euro di denaro pubblico il tomo, che racconta ogni più piccolo episodio avvenuto in quello scalo, “dimentica” di citare la tragedia del Cermis nella quale persero la vita 20 civili italiani.
Era il 3 febbraio del 1998. E il velivolo EA-6B dei Marines che squarciò le funi della filovia facendo precipitare la cabina coi passeggeri era partito proprio da lì, da Aviano.

Dice il saggio

“L’informazione è diventata la guerra quotidiana alle coscienze, come fase preliminare per arrivare alla deflagrazione dei conflitti con armi belliche.”

Da La guerra mediatica, di Tito Pulsinelli.

Sul tema dell’11/9 stiamo assistendo ad un conflitto fra stati probabilistici di realtà che presuppone necessariamente l’esistenza di un conflitto retrostante tra élite culturali, in lotta per la prevalenza e dotate di mezzi di propaganda contrapposti. Questa constatazione mi crea qualche problema interpretativo. Se infatti è evidente la natura dei mezzi di comunicazione in conflitto (stampa e tv da una parte contro le nuove tecnologie informatiche dall’altra), mi risulta assai difficile individuare i connotati della nuova élite che li sta utilizzando per emergere progressivamente su quella in fase d’obsolescenza. Siamo forse noi smanettoni, chattari e bloggettari, ad essere in procinto di relegare i vecchi demiurghi della realtà nella periferia quantistica dei mondi a bassa frequenza probabilistica? E’ arduo da credere. Non mi sento così importante e non sono così superbo. E’ invece più probabile che la nascita della rete informativa di internet rifletta l’instabilità dello scenario politico attuale, in cui gli spazi di libertà comunicativa apertisi all’improvviso sono il portato di una nuova fase multipolare, con nuove realtà statuali ed economiche che si affacciano alla scena del mondo, contendendo l’alloro della supremazia alla decrepita Unica Superpotenza Amica in fase di declino e di perdita di controllo. In parole povere: non siamo noi (ahimé) la nuova élite, semplicemente ci muoviamo, più o meno liberamente e consapevolmente, fra le crepe aperte nella vecchia realtà dall’esplodere del conflitto tra élite. I risultati di questo conflitto e i caratteri del gruppo neocontendente sono elementi non ancora ben definiti, ma una cosa è certa: chi ha adottato come strumento divulgativo le nuove tecnologie (e permette indirettamente, tra le altre cose, la diffusione della versione “investigativa” sull’11/9) sta avendo, per il momento, la meglio. E alla grande.
Cito un’esperienza personale: nel luglio scorso mi sono trovato a partecipare agli esami di maturità presso un istituto per geometri. Si è presentato un ragazzo, con una tesina sul grattacielo più alto del mondo, il Burj Khalifa di Dubai. Parlando con uno degli altri insegnanti, ha iniziato ad esporre le caratteristiche tecnico/ingegneristiche dell’edificio, studiate apposta per limitare i danni strutturali in caso d’impatto con i velivoli. D’istinto, mi è venuto alla mente il parallelismo con gli edifici del WTC, che, secondo le assurdità sostenute dagli ufficialisti, sarebbero crollati fino alle fondamenta – caso unico nella storia dell’edilizia – a causa dell’impatto con un aereo, come se i progettisti non avessero tenuto conto, nel costruirli, di questa eventualità (e sorvoliamo sul WTC7, che avrebbe fatto la stessa fine a causa di un semplice incendio). Mi sono morso la lingua per non fare al ragazzo la domanda che mi veniva alle labbra: “secondo te, si tratta dell’unico grattacielo costruito con questi criteri?”. Una domanda del genere mi avrebbe portato direttamente a parlare dell’11/9 e di ciò che penso della teoria dei 19 arabi telediretti dalla bat-caverna in Afghanistan. Preferivo evitarlo. Agli esami di maturità ci si trova in istituti esterni, fra professori, studenti e presidi che non si conoscono. Inoltre, per la mia esperienza, gran parte del ceto insegnante (con qualche vistosa ma infrequente eccezione) sposa istintivamente le tesi dell’ufficialità, come legittima e spontanea forma di tutela della propria posizione. Non mi sembrava il momento opportuno per tenere una conferenza sulle tecniche di manipolazione mediatica delle masse.
Invece, con mia somma sorpresa, è stato proprio uno dei membri interni della commissione a proporre l’obiezione che avevo in mente io. Ha poi espresso, con grande chiarezza e con la competenza di un conoscitore della materia, tutte le sue perplessità sul crollo degli edifici del WTC. Ne è nata una breve e liberatoria discussione in cui ciascun insegnante ha proposto i suoi dubbi sulla versione ufficiale all’attenzione degli altri. C’era nell’aria un senso di sincera sorpresa, come se a ciascuno sembrasse irreale poter rendere esplicita la propria convinzione che l’informazione ufficiale sia un cumulo di ridicole e puerili menzogne. Se nemmeno gli insegnanti delle scuole superiori si fidano più della realtà confezionata dagli ufficialisti e dai loro strumenti di tutela dell’ortodossia, vuol dire che i teorici del “complotto islamico del malvagio stregone” hanno i giorni contati.
Non è colpa loro. Le loro fandonie erano abbastanza stupide e folli da entrare nell’immaginario collettivo e rimanerci per secoli, come la favola dei bambini fenici sacrificati al dio Cronos inventata da Diodoro Siculo in funzione anticartaginese. Un fumetto splendido, d’idiozia sublime e rutilante realizzazione, con tutte le carte in regola per entrare a far parte delle favole della buonanotte che gli studenti di tutto il mondo studiano con sollecitudine sui testi di storia. Come potevano sapere che si sarebbero trovati a vendere la propria realtà proprio nel momento in cui essa entrava in superposizione con un’altra, nel bel mezzo del declino precipitoso dei loro referenti culturali, alla vigilia di una fase di misurazione della funzione d’onda, il cui collasso non promette, per il loro universo, niente di buono? Potete chiamarli venduti, se volete. Ma a casa mia, signori, questa si chiama sfiga.

Da Punto di fuga, di Gianluca Freda.
[grassetto nostro]

La distanza da Aviano ai Caraibi

Rassegna settimanale, a carattere non periodico, dei termini usati nei motori di ricerca per trovare il blog:

  • danno all’immagine della p.a.
  • chicca iraq base
  • la conobbi la prima volta nella sede del
  • crisi economica industria cinematografic
  • cosa sono le armi convenzionali
  • cabina telefonica
  • pioppo in serbia
  • approntamento furgoni kangoo
  • il nuovo canale del nilo 2014
  • popolazione adulta caucasica
  • pubbblicità progresso
  • il colosseo giocattolo
  • self service bye bye
  • europa come destinazione turistica
  • gladio a pordenone
  • quanto costa un joint strike?
  • foto di speranza free
  • otpor brucia schede in parlamento
  • “pedoprete”
  • distanza da aviano ai caraibi

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Riepiloghiamo – divisi per categoria – gli articoli del blog per i quali è disponibile anche la versione in lingua inglese:

Afghanistan
Operazione SarissaOperation Sarissa

Italia
In Italia convergenza bipartisan sul JSF“Bipartisan” concurrence on the JSF in Italy
Una tigre nel motoreA tiger in their tank

NATO-Amerika
Soldati americani in giro per il mondoAmerican soldiers all over the world
La NATO secondo John KleevesNATO according to John Kleeves
Testate nucleari USA in EuropaUSA nuclear warheads in Europe

10.000

Oggi festeggiamo il traguardo delle diecimila visite al blog.

Vi ringraziamo tutti per la crescente attenzione che ci dimostrate quotidianamente, rinnovando l’invito a collaborare nello spirito indicato dal nostro biglietto da visita: nella condivisione delle informazioni, nel dialogo costruttivo sulle tematiche affrontate dai singoli interventi, nella diffusione dei contenuti (citando la fonte) e, più in generale, nella segnalazione dell’iniziativa.
A tal scopo, alleghiamo qui il nostro banner.