Dieudonné contro la Lobby

“Nel 2014 è in corso la più grande offensiva contro il comico francese. Manuel Valls, ministro degli Interni e membro del Partito Socialista (in una vecchia intervista disse “sono eternamente vicino ad Israele”), è l’artefice di questa crociata volta a censurare una volta per tutte Dieudonné.
In questi giorni è stata inviata a tutti i prefetti di Francia una lettera affinché gli spettacoli vengano cancellati. Una procedura che oltre ad andare contro la libertà di espressione è anche illegale. In Francia è vietato ridere, soprattutto se a ridere sono folle immense. “Dieudonné non fa più ridere nessuno” è il requiem di giornalisti e politici. Falso. Dieudonné è riuscito grazie ad internet e al suo teatro “mobile” a diventare il comico che ha venduto più biglietti in Francia. Nel suo recente tour, i video mostrano grandi teatri zeppi e ruggenti di risate. Non solo perché i suoi spettacoli fanno ridere, ma anche perché fanno riflettere. Riflettere e ammettere che ci sono dei dogmi da abbattere, che c’è una polizia del pensiero reale, che ci sono degli oppressori e degli oppressi, ma soprattutto, che c’è un sistema e i suoi nemici.
Quello stesso sistema che ora ha paura e usa la strategia del “reductio ad hitlerum”. La “quenelle” – gesto rappresentativo del “dieudo-pensiero” -, da gesto volgare che significa grosso modo “fìccatelo su per il…” , con una mano posta nella parte superiore del braccio verso il basso per indicare “quanto in su” devi ficcartelo, le principali organizzazioni ebraiche – il CRIF (Consiglio Rappresentativo degli ebrei di Francia) , l’AIPAC francese (lobby politica) e la Licra (Lega Internazionale contro il Razzismo e l’Antisemitismo, che gode di particolari privilegi nel diritto francese) – sono riuscite a trasformarla in un “un saluto nazista al contrario” (la stampa di regime continua a definirlo un gesto “nazista e antisemita”). Purtroppo però per l’establishment, la “quenelle”, la fanno tutti: uomini, donne, giovani, anziani, militari, sportivi, francesi di origine straniera, francesi-francesi, politici e opinionisti anti-sistema, ebrei, musulmani, cattolici. Troppo facile giocare con la semantica, è ora di ridefinire il “nazismo” e contestualizzarlo nel mondo moderno.”

Da L’infame guerra dell’Establishment al Dieudo-pensiero, di Sebastiano Caputo.

La guerra ambientale è in atto

Dalle mistificazioni scientifiche del Global Warming alle manipolazioni globali della Geoingegneria.
Gli interventi del convegno svoltosi a Firenze lo scorso 27 Ottobre 2012.
Fonte

Enzo Pennetta
Controllo demografico e riscaldamento globale: interessi e obiettivi di una teoria controversa

Antonio Mazzeo
Governare le guerre climatiche e nucleari attraverso comandi satellitari e telematici del MUOS

Fabio Mini
I futuri multipli: quale guerra prepariamo? Guerre ambientali e nuovi scenari geopolitici

Come creare uno tsunami

Pat Bradley è un cameraman che ha assistito, alla fine degli anni ’50, ad alcuni test nucleari condotti dagli Stati Uniti nel Pacifico vicino alle isole Marshall. La sua testimonianza accompagna le impressionanti immagini delle detonazioni sottomarine nei test Wahoo e Umbrella, del 16 maggio e 8 giugno 1958.
In questo video, pubblicato dal sito AtomCentral, il racconto di Bradley accompagna le immagini terribili della colonna d’acqua, alta quasi 300 metri, e dell’onda generata, che investe la nave posta a poche miglia di distanza. Ci furono tre ondate successive, ricorda Bradley, della quale la terza fu la più alta, che sommersero l’atollo sul quale lui stesso si trovava, costringendolo ad arrampicarsi e rifugiarsi sulle palme per sfuggire allo tsunami creato dalla potenza dell’esplosione.
(a cura di Matteo Marini)

Fonte

Guerra alla Libia: l’Italia perde su tutti i fronti

Ne discutono con Maurizio Torrealta i giornalisti Alberto Negri de “Il Sole 24 ore”, Manlio Dinucci de “Il Manifesto”, Antonio Mazzeo, l’avvocato e professore di Diritto Internazionale Natalino Ronzitti e il coordinatore nazionale della Rete per il disarmo, Francesco Vignarca.
Il bilancio finale? Non prima di ottobre…

Prima parte.
Seconda parte.

CIA, P2 e l’omicidio di Olof Palme

N.B.: il codice penale svedese prevede un limite di 25 anni per lo svolgimento dell’istruttoria processuale per omicidio, ovvero fino al 2011, dopodiché il caso dovrà essere archiviato.
L’arma del delitto non è mai stata trovata.

“Portaerei Italia” a Bologna

Il video della conferenza dello scorso 8 maggio.

2° parte
3° parte
4° parte
5° parte
6° parte
7° parte
8° parte
9° parte
10° parte
11° parte

La versione integrale della conferenza è visibile su arcoiris.tv, piattaforma dalla quale è possibile anche scaricare gratuitamente il relativo file video in alta risoluzione.

I voli CIA in Spagna e Portogallo

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Non è mai stato un segreto che i cosiddetti voli CIA sono stati spesso utilizzati per sequestrare persone sospette e trasportarle in Paesi dove poterle interrogare liberi da ogni vincolo legale ed umanitario.
Doveva però rimanere un segreto il patto che gli Stati Uniti avevano stretto con alcune nazioni europee utilizzate come basi di appoggio. Ma un documento classificato molto segreto del 10 gennaio 2002 e pubblicato dal quotidiano spagnolo El Pais riporta nero su bianco il trasporto di prigionieri a Guantanamo con la richiesta al governo Aznar di poter utilizzare gli aeroporti spagnoli in caso di emergenza.
L’inchiesta di Rainews24 ricostruisce le ore concitate che precedono l’apertura del carcere di Guantanamo e la richiesta da parte degli Stati Uniti di un appoggio militare e politico per le cosiddette extraordinary renditions.
In una nuova risoluzione sui voli CIA in Europa, l’Europarlamento il 19 febbraio denuncia “l’inerzia dimostrata finora” dai Ventisette nel fare luce sul programma di trasferimenti forzati.
Ed a dimostrazione di quanto sia suscettibile anche il Portogallo al coinvolgimento dei voli CIA è saltato il riferimento all’attuale presidente della Commissione europea José Barroso, all’epoca dei voli capo del governo lusitano. Una “scelta politica” della quale il relatore, Claudio Fava, ha “preso atto” giudicandola però “grave”.
La risoluzione rileva inoltre che gli ordini esecutivi del presidente statunitense Obama, pur rappresentando “un significativo passo avanti non sembrano affrontare pienamente la questione della detenzione segreta e del rapimento né dell’uso della tortura”.
Con l’arrivo alla Casa Bianca Obama infatti mantiene la promessa di chiudere il carcere di Guantanamo ma il presidente non abbandona la politica delle rendition: i rapimenti sono l’unico strumento che ci è rimasto, dice anche se assicura delle procedure più garantiste. Insomma, per il momento conferma di fatto la linea di Bush ed invoca la sicurezza nazionale per mantenere il segreto di Stato.

Il video dell’inchiesta è qui.

Kosovo – Il conflitto congelato

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Due bombe. E’ iniziato così il nuovo anno a Mitrovica, in Kosovo.
E’ solo l’ultimo episodio di violenza in questo Paese che si appresta a festeggiare il primo anno d’indipendenza.
Le tensioni sono avvenute nella città del nord, divisa storicamente tra serbi ed albanesi.
Solo a novembre 2008, altri due ordigni erano scoppiati invece a Pristina, la capitale. Obiettivo: l’International Civilian Office dell’Unione Europea. L’episodio è arrivato sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo per l’arresto di tre cittadini tedeschi, accusati dal governo kosovaro di essere spie ed autori dell’attentato. Si è sfiorato l’incidente diplomatico prima che i tre fossero liberati.
In questo clima, a dicembre è iniziata Eulex, la più grande missione civile europea prevista per l’intero territorio del Kosovo e che è destinata ad aiutare i magistrati kosovari a portare nel Paese lo Stato di diritto e porre fine, tra l’altro, ai ripetuti e gravi episodi di violenza. Il più sanguinoso fu nel marzo 2004, quando disordini anti-serbi causarono 19 morti, 900 feriti e 4.000 profughi, oltre alla distruzione di 800 abitazioni e 35 edifici religiosi.
Nell’ultima esplosione di violenza, la notte tra il 2 ed il 3 gennaio 2009, una decina di persone sono rimaste ferite, compresi vigili del fuoco, una giornalista ed un cameraman.

Un’inchiesta di Rainews24 cerca di spiegare cosa sta succedendo oggi in Kosovo.
Qui il relativo video.

La scia della Mount Whitney

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Quando la USS Mount Whitney, la nave ammiraglia della Sesta Flotta della Marina statunitense, ha lasciato la sua base nel porto di Gaeta, venerdì 9 gennaio 2009, all’appello mancavano due membri dell’equipaggio.
Uno è un sottufficiale della US Navy, Trevor Cristopher Pashenee, 28 anni, originario di Roseville, California. Domenica 4 gennaio, viene trovato morto in un’auto parcheggiata nel garage della casa che aveva preso in affitto a Penitro di Formia (Latina). Suicidio dicono gli investigatori in base ai risultati preliminari dell’autopsia. Suicidio o incidente. Forse si era rifugiato in macchina per difendersi dal freddo e si è addormentato.
L’altro è Raymond Bryant, uno dei tanti civili in servizio sulla nave militare. Viene da Little Rock, Arkansas, e ha 43 anni. Il suo corpo viene ripescato giovedì 8 gennaio dalle acque del porto annesso alla base statunitense, sei giorni dopo la scomparsa, avvenuta al termine di una serata in un locale di Gaeta. Anche in questo caso le prime risultanze dell’esame autoptico non rilevano alcun segno di violenza. Aveva bevuto, probabilmente è caduto in mare. Quello che sulla stampa locale era stato per alcuni giorni “il mistero di Gaeta” viene archiviato. Due incidenti, il caso sembra chiuso.
L’inviato di Rainews24 Angelo Saso ha raccolto le testimonianze di colleghi, investigatori ed altre persone informate sui fatti. In esclusiva ha intervistato Yvonne Loraine Coyne, la madre di Trevor Cristopher Pashenee, che mette in dubbio la ricostruzione ufficiale degli avvenimenti di Gaeta. Cominciano così a emergere anomalie ed incongruenze, dal muro di riserbo assoluto che circonda queste due morti “accidentali” filtrano dettagli che fanno pensare ad uno svolgimento diverso dei fatti.
Pashenee era un tecnico di prima classe, specializzato nella manutenzione degli apparati di crittografia, quelli che gestiscono i codici delle comunicazioni militari riservate. La sua ultima missione è stata nel Mar Nero, dove la sofisticata tecnologia della flotta americana ha sostenuto la Georgia in guerra con la Russia.

Qui il video dell’inchiesta.

Guantanamo, fantasmi italiani

In Italia pochi li ricordano. E nessuno ha il coraggio di garantire apertamente per loro. Sono sei tunisini catturati tra la fine del 2001 e l’inizio del 2002 in Afghanistan ed in Pakistan.
Da quasi sette anni aspettano di conoscere la loro sorte nel campo di prigionia divenuto simbolo della Guerra al Terrore di George W. Bush. In un rapporto del giugno 2008, l’organizzazione britannica Reprieve li ha battezzati “gli Italiani dimenticati a Guantanamo Bay”.

L’inchiesta realizzata in proposito da RaiNews24 è qui.

Il mistero della casa di Burrel

Traffico d’organi in Albania dopo la fine della guerra del Kosovo.
E’ questa una delle novità piu’ clamorose contenute nel libro La Caccia dell’ex procuratore del Tribunale Penale Internazionale dell’Aja, Carla Del Ponte. La Del Ponte scrive che il suo gruppo investigativo è venuto a sapere “da fonti giornalistiche affidabili” che circa trecento serbi del Kosovo, rapiti durante la primavera del 1999, furono trasferiti nel nord dell’Albania. Questi prigionieri all’inizio furono rinchiusi in campi situati presso Kukes e Tropoje.
Secondo le stesse fonti, i prigionieri più giovani e vitali furono poi trasferiti nel carcere della cittadina di Burrel a nord di Tirana. Un gruppo di essi fu incarcerato in una baracca dentro una “casa gialla” nelle campagne di Burrel, ed una stanza di questa “casa gialla” – come hanno descritto i giornalisti – sarebbe servita da sala operatoria per estrarre gli organi dei prigionieri. In seguito, gli organi erano inviati attraverso l’aeroporto di Rinas a cliniche all’estero dove venivano impiantati ai clienti bisognosi.
Nel febbraio 2004, gli esperti del Tribunale dell’Aja hanno perquisito la casa sospetta di Burrel, che Rainews24 è riuscita a raggiungere.

Il collegamento al video è qui.

Un aereo fantasma si aggira per l’Europa

 

Ancora voli segreti nei cieli d’Europa? Continua il rischio rendition nel Vecchio Continente? Eppure il parlamento di Bruxelles si è espresso in modo netto nel 2007 contro la pratica dei voli e dei rapimenti illegali.
Nei giorni scorsi la Joj tv, un’emittente commerciale slovacca, nel suo notiziario mostrava un misterioso velivolo sulle piste dell’aeroporto di Bratislava.
Rainews24 ha cercato di approfondire la notizia incontrando i giornalisti di questo canale.
L’attenzione su questo tema è ancora forte anche nel Parlamento Europeo dove, dopo l’approvazione della relazione sui voli segreti della CIA, lo scorso anno, sta per prendere il via un nuovo gruppo di lavoro con funzioni di monitoraggio sul rispetto da parte dei Paesi membri delle raccomandazioni contenute nella relazione stessa. Cosa chiedeva la Commissione? Che le inchieste sui rapimenti e i voli segreti, avviate da alcuni magistrati, proseguissero celermente; raccomandava che i Paesi europei si attivassero immediatamente per ottenere il ritorno e il risarcimento delle vittime e, lamentando la mancanza di meccanismi di controllo parlamentare e giudiziario dei servizi segreti, invitava gli Stati membri a darsi strumenti efficaci ed adeguati di verifica. Infine, sollecitando il rispetto dei diritti umani, auspicava un rafforzamento della cooperazione tra gli Stati membri ai fini della sicurezza.
Di tutto questo parla l’inchiesta di Rainews24, anche con un’intervista all’ex-presidente della Commissione sui voli segreti, l’eurodeputato portoghese Carlos Coelho.

Il collegamento al video è alla seguente pagina:
http://www.rainews24.it/ran24/rainews24_2007/inchieste/04042008_aereo_fantasma/

Voli CIA, gli occhi socchiusi della Germania

cia

Il 14 febbraio 2007 il Parlamento Europeo ha approvato definitivamente la relazione della commissione d’inchiesta sui voli CIA in Europa presentata dall’europarlamentare Claudio Fava. Il rapporto accusa quattordici Paesi europei di complicità con la CIA nel sequestro e nel trasporto di sospetti terroristi nel territorio dell’Unione Europea e critica l’operato dell’Alto Rappresentante per la politica estera europea, Javier Solana.
Il Parlamento Europeo ha denunciato la mancanza di cooperazione da parte di molti Stati membri nonché del Consiglio dell’Unione Europea nei confronti della commissione, la quale ha ascoltato circa duecento testimoni. Oltre l’Italia, dove i magistrati hanno chiesto il rinvio a giudizio di trentaquattro persone (tra cui ventisei agenti segreti statunitensi e due ex dirigenti del Sismi, il servizio segreto militare italiano) accusate di essere coinvolte nel rapimento di Abu Omar, gli altri Paesi chiamati in causa sono Regno Unito, Germania, Svezia, Austria, Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro, Danimarca, Belgio, Turchia, Macedonia e Bosnia.

Il collegamento al video è alla seguente pagina: http://www.rainews24.it/ran24/inchieste/19022007_voli_cia.asp

Quello scudo spaziale a forma di lancia

Gli Stati Uniti hanno deciso di installare dieci missili intercettori in Polonia ed un radar nella Repubblica Ceca come primi elementi di uno scudo spaziale per difendersi da attacchi dei cosidd etti “Stati canaglia”. L’accordo è stato fatto direttamente con i due Paesi senza coinvolgere la NATO né, tanto meno, l’Unione Europea.
Le proteste delle popolazioni ceca e polacca non sembrano fermare il progetto, e nemmeno le forti proteste russe. E se l’obiettivo di questi missili non fossero in effetti i missili iraniani ma quelli russi, potrebbero dieci missili contrastare le migliaia di testate atomiche russe? Gli ex generali intervistati formulano un’altra spiegazione: “Questi missili polacchi – dice Vladimir Dvorkin, ex Generale Maggiore – sono programmati per colpire apparati spaziali lanciati dal Kazakhistan o da altri cosmodromi. Non fa differenza da dove sono lanciati perché li possono colpire sulle orbite basse e medie”.
Secondo i militari russi, i missili dislocati in Polonia potrebbero appunto servire a distruggere i satelliti, sia russi e cinesi, che verranno lanciati nello spazio con finalità strategiche. In conformità alla politica spaziale dell’amministrazione Bush che non permette ad altri paesi, al di fuori degli Stati Uniti, l’uso strategico dello spazio.

Il collegamento al video è alla seguente pagina:
http://www.rainews24.it/ran24/rainews24_2007/inchieste/17052007_scudospaziale/

Quelle imbarazzanti novanta atomiche in giardino

La ong statunitense Natural Resources Defense Council (NRDC) ha pubblicato la mappa degli ordigni atomici presenti in Europa, ed in Italia: si tratta di circa 390 sparse fra Germania, Belgio, Olanda, Turchia e Regno Unito, ed altre 90 in Italia per un totale di 480 testate.
Rainews 24 ha intervistato Hans M. Krinstensen, l’autore del rapporto della NRDC, ed alcuni dei cittadini di Aviano che hanno citato in giudizio civile il governo degli Stati Uniti con la richiesta che vengano rimosse le 50 armi atomiche presenti nella locale base, in quanto “pericolose ed in contrasto con il Trattato di Non Proliferazione Nucleare, sottoscritto e ratificato dall’Italia, che sancisce l’obbligo per il nostro Paese di non ospitare ordigni nucleari e per un paese nucleare, come gli Stati Uniti, l’obbligo di non dispiegare tali armamenti al di fuori del proprio territorio”.
Rainews 24 ha inoltre intervistato gli ex ministri greci della Difesa e della Giustizia che hanno promosso il trasferimento al di fuori della Grecia degli ordigni nucleari NATO presenti, come già aveva fatto il Canada. Anche i parlamenti di Belgio e Germania hanno cominciato a discutere di questa eventualità. Secondo il Direttore del Gruppo di Pianificazione Nucleare della NATO Guy Roberts “ogni decisione in questo campo è rimessa alla sovranità nazionale. Ogni nazione è libera di decidere se intende o meno partecipare attivamente alla gestione condivisa dei dispositivi nucleari”.
Ma quale può essere la necessità di stoccare nelle basi italiane bombe atomiche come le B-61 che avrebbero un tempo di attivazione addirittura di alcuni mesi? Il rischio sembra quello che le attuali testate, vecchie ed obsolete, vengano sostituite presto da ordigni di nuova concezione e di potenza scalabile che potrebbero aggirare i vincoli dei trattati di non proliferazione.

Il collegamento al video è alla seguente pagina: http://www.rainews24.it/ran24/rainews24_2007/inchieste/04042007_atomiche/

Base USA di Sigonella, il pericolo annunciato

Nella base USA di Sigonella dovrà essere installato un nuovo sistema radar integrato della Marina statunitense, il Mobile User Objective System (MUOS). Le simulazioni effettuate dalla Maxim, ditta incaricata di verificare il rischio che le microonde dei radar potrebbero comportare per le attrezzature presenti nella base, hanno segnalato la necessità di collocare il nuovo sistema radar in un altro luogo, a causa del pericolo di innescare la detonazione degli ordigni in deposito presso la base.
Al momento, però, il progetto non ha subito modifiche.

Il collegamento al video è alla seguente pagina:
http://www.rainews24.it/ran24/rainews24_2007/inchieste/22112007_sigonella/

Voli CIA, l’Europa indaga

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“La CIA è stata chiaramente, in diverse occasioni, responsabile del rapimento e della detenzione illegale di sospetti terroristi sul territorio di Stati membri dell’Unione Europea, così come del loro trasferimento” ha detto l’europarlamentare Claudio Fava nel suo primo rapporto quale relatore della commissione d’inchiesta sulle denunce di abusi commessi dai servizi segreti statunitensi sul territorio del Vecchio Continente. “Le cosiddette extraordinary renditions (consegne speciali) non furono episodi ma una pratica diffusa e condivisa anche da molti Paesi europei” ha aggiunto Fava.
Paesi che, fra l’altro, spesso non collaborano nell’accertamento della verità. Fra di essi anche l’Italia, che ha fornito risposte incomplete ed inadeguate sui fatti relativi al sequestro avvenuto nel 2003 a Milano ai danni dell’imam Abu Omar.

Il collegamento al video è alla seguente pagina: http://www.rainews24.it/ran24/inchieste/voli_cia.asp

Voli e sequestri CIA. Il caso Arar

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A gennaio 2006 Dick Marty, parlamentare svizzero e responsabile affari legali del Consiglio d’Europa, ha concluso il suo lavoro nato dalle segnalazioni su prigioni e voli CIA in Europa da parte della stessa stampa statunitense e di varie ong.
Dopo aver interpellato 46 Paesi del Vecchio Continente, egli ha denunciato le reticenze istituzionali e le complicità di molti governi su diversi fatti gravi sconosciuti all’opinione pubblica: si tratta di almeno cento sequestri illegali di sospetti terroristi islamici sul suolo europeo, fra i quali spiccano i rapimenti (provati) di due cittadini egiziani in Svezia e di Abu Omar in Italia.
Italia che invece è stata solo lo sfondo della vicenda di Maher Arar, l’ingegnere informatico di Ottawa deportato con un volo segreto in Giordania e poi trasferito in Siria dove fu torturato per mesi. Le autorità canadesi incaricate dell’indagine hanno dimostrato, attraverso il voluminoso rapporto del giudice Dennis O’Connor, che Arar non aveva alcun ruolo in progetti di natura terroristica.

Il collegamento al video è alla seguente pagina: http://www.rainews24.it/ran24/inchieste/voli_cia_arar.asp

Rendition

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La fiction racconta quello che l’informazione ha taciuto.
Esce nelle sale italiane “Rendition, detenzione illegale” di Gavin Hood, il film che si ispira alla vicenda di Maher Arar.
Rainews24, unico canale italiano, lo ha intervistato nel 2006 dopo la sua deposizione davanti alla Commissione Europea sui voli segreti della Cia alla quale raccontò il suo rapimento ed i 10 mesi di segregazione e tortura in Siria.
L’inchiesta di Mario Sanna ripropone l’intervista integrale di Arar in cui il giovane canadese di origini siriane pone diversi interrogativi sulle complicità dei governi europei (come quello italiano) nella pratica illegale delle “consegne speciali”.
In particolare, Arar ha raccontato a Rainews24 la sua sosta all’aeroporto romano di Ciampino: un fatto trascurato dall’informazione e che dimostrerebbe invece complicità tra i sequestratori e le autorità del nostro Paese.

Il collegamento al video è alla seguente pagina: http://www.rainews24.it/ran24/rainews24_2007/inchieste/rendition_12032008/

Voli segreti CIA: il caso Al Kassim

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La commissione d’indagine del Parlamento Europeo sui voli segreti della CIA ha ascoltato, il 14 settembre 2006, i legali di tre cittadini europei sequestrati clandestinamente negli anni scorsi.
Uno dei tre è un cittadino italiano di origine marocchina, Britel Abu Al Kassim, sequestrato in Pakistan nel 2002 e poi trasferito segretamente in Marocco.
Nell’inchiesta sono state raccolte le testimonianze del suo avvocato e della moglie Khadja Anna Lucia Pighizzini.

Il collegamento al video è nella seguente pagina: http://www.rainews24.it/ran24/inchieste/voli_cia_alkassim.asp