“La proposta sarebbe un duplicato della NATO”

Bruxelles, 18 luglio. – La Gran Bretagna ha bloccato una proposta UE per la creazione di un quartier generale per la sicurezza e la difesa. L’ipotesi di accordo è stata presentata oggi al Consiglio Esteri a Bruxelles dall’Alto rappresentante per la politica estera, Catherine Ashton, e aveva già il via libera di Francia e altri Stati UE.
“La Gran Bretagna – ha detto in un intervento il ministro britannico William Hague – non è d’accordo su questa struttura permanente né ora né nel futuro perché la proposta sarebbe un duplicato della NATO”. Hague ha anche sottolineato che si tratterebbe di una struttura costosa mentre molto di più si potrebbe fare sulle strutture preesistenti.
La Gran Bretagna è una forte sostenitrice della NATO come polo di difesa e questa non è la prima volta che blocca dei piani di strutture di questo tipo. Londra ha più volte esercitato il diritto di veto anche sull’Agenzia europea per la Difesa bloccandone il progetto di un piano di bilancio triennale.
(AGI)

L’Agenzia di Difesa Europea

L’Agenzia di Difesa Europea è l’organismo creato nel luglio 2004 dal Consiglio dei ministri dell’Unione Europea per migliorare le capacità di difesa europee. Essa ha quattro principali funzioni:
– lo sviluppo delle capacità di difesa;
– la cooperazione nel campo degli armamenti;
– la base tecnologica ed industriale della difesa europea ed il mercato degli equipaggiamenti;
– promuovere la collaborazione nei campi della ricerca e della tecnologia.
Si tratta di una gamma piuttosto ampia di responsabilità, anche se essa non si occupa affatto degli aspetti operativi e delle questioni di politica e strategia di difesa. Quindi l’Agenzia è, o comunque dovrebbe essere, un organismo “neutro”.
Ad essa partecipano tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, tranne la Danimarca che ha scelto di restare fuori dalla Politica Europea di Sicurezza e Difesa (PESD, che a sua volta è una specificazione della PESC, la Politica Estera e di Sicurezza Comune). Il bilancio del 2006 è stato pari a 20 milioni di euro, necessari per la retribuzione del personale (circa ottanta lavoratori), il trasloco nei nuovi uffici e l’avviamento degli studi di fattibilità. L’Agenzia fungerà da luogo dove gli Stati membri si riuniscono per cooperare su tutto lo spettro delle attività prima elencate, cercando di creare il consenso sulle priorità nel campo delle capacità e quindi di avanzare proposte e presentare progetti.
Tra qualche anno, gli obiettivi prioritari saranno determinati attraverso un’analisi delle capacità necessarie a sostenere gli scopi della PESD. Alla fin fine, toccherà ai ministri della Difesa dei Paesi membri, che hanno comunque l’ultima parola su qualunque proposta dell’Agenzia, decidere se modificare alcuni elementi nelle loro pianificazioni nazionali e se utilizzare il denaro in modo differente per includervi la dimensione europea, esito non scontato ma probabile poiché l’Agenzia gode di un sostegno politico notevole.
Per evitare duplicati, l’Agenzia coordinerà la proprie attività con quelle della NATO attraverso alcuni meccanismi, formali ma soprattutto informali. Ad esempio, con un confronto dei rispettivi programmi di lavoro annuali.
Partendo dalla constatazione che fondamentalmente sono gli Stati Uniti che restringono il flusso di tecnologia nel settore della difesa attraverso l’Atlantico e limitano l’accesso delle aziende europee al mercato statunitense, mentre godono di un assai libero accesso a quello europeo, l’Agenzia suggerisce agli Stati membri di investire in una più forte base tecnologica industriale per la difesa quale mezzo per ridurre questo evidente squilibrio, sul quale d’altro canto essa non può – o non vuole? – intervenire in alcun modo.
La nostra personale impressione? Tanto fumo, poco arrosto e la solita decennale sudditanza.
Siglata dalle inequivocabili parole di Hilmar Linnenkamp, non per nulla EDA Deputy Chief Executive, per il quale “la coerenza fra l’Unione Europea e la NATO è una necessità assoluta”.