Considerazioni di un diciottenne

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Riceviamo e (molto volentieri) pubblichiamo:

Ciao, sono un ragazzo prossimo a compiere 18 anni, ti scrivo perché ho letto vari articoli del tuo blog e mi piace veramente molto.
Ho notato che sei una persona competente e per me (un 18enne che desidera cambiare il Paese) potresti essere un mentore.
Non so il perché ma voglio condividere il mio pensiero con te sperando che ti interessi. So di non essere un tuo pari e probabilmente sbaglio non dandoti del lei, ma voglio parlarti come se fossi un conoscente, se desideri il lei, in caso di risposta a questa mail comunicamelo e sarò lieto di accontentarti.
Allora, personalmente penso che in questa epoca moderna non si debba parlare più di “Italia” ma di “Europa” nel senso che per poter combattere o comunque liberarci dal controllo americano dobbiamo unirci e creare degli Stati Uniti Europei smentendo tutti i tabù legati al Patto Atlantico e a tutto quello successo dopo, certo inizialmente bisognerebbe “sconfiggere” i governi fantoccio europei, iniziando proprio dall’Italia di cui penso il partito 5Stelle sia il migliore per attuare questa “liberazione”.
Mi considero un’europeista diverso dagli altri, approvo l’idea di Europa come entità statale e governativa ma non approvo la propaganda di “democrazia” e commercio che si crea intorno a noi (soprattutto derivata dall’influenza dell’ONU, della NATO e in primo luogo degli Stati Uniti).
Mi scuso per la mancanza degli accenti ma scrivendo da un notebook americano non ne trovo sulla tastiera.
Spero in una tua risposta.
Diego Rinaldi

L’Atlantismo è un totalitarismo (3° parte)

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Concludiamo la pubblicazione, in tre parti, del breve saggio di Guillaume de Rouville, autore francese  e curatore del sito l’idiot du village. geopolitique, chaos & idiotie.
Traduzione di M. Guidoni.

Per arrivare ad imporsi, l’Atlantismo ha bisogno (i) di sovvertire le sovranità delle nazioni europee e (ii) di controllarne le opinioni pubbliche. Deve raggirare, indebolire o corrompere tutte le componenti democratiche delle società del nostro continente, al fine di poter avere la meglio sulle ribellioni, i dubbi, le contestazioni alle quali potrebbe trovarsi di fronte. In altre parole, l’Atlantismo attacca direttamente e in profondità i fondamenti della democrazia dei popoli europei, ai quali è richiesto di seguire ciecamente un’ideologia nascosta (perché è impresentabile), senza nome (perché è innominabile) e che li spoglia della loro sovranità e del loro libero arbitrio.

L’Atlantismo sovverte le sovranità nazionali

Senza parlare del numero incalcolabile di governi democraticamente eletti rovesciati dagli Stati Uniti dal 1945 in tutto il mondo, con l’aiuto diretto o la tacita approvazione dei loro alleati Atlantisti, per limitarci all’Europa, si possono segnalare i casi della Grecia e dell’integrazione europea.
In Grecia, all’indomani della seconda guerra mondiale, i Britannici e gli Stati Uniti appoggiano i movimenti di estrema destra e i vecchi collaboratori dei Nazisti al fine di impedire la presa del potere legale da parte dei movimenti democratici progressisti. Le potenze occidentali atlantiste fomentano la guerra civile che si conclude con la vittoria dei loro favoriti e con quasi 200.000 morti. Dopo una evoluzione democratica verso la fine degli anni 60, gli Americani, con l’aiuto delle potenze europee e grazie alle loro reti atlantiste, mettono al potere, nel 1967, una giunta militare che proclama il regno dell’ordine morale [7] e la fine dell’apertura democratica.
L’integrazione europea guidata da Jean Monnet è prima di tutto un progetto atlantista. C’erano sicuramente altre maniere che avrebbero potuto portare alla realizzazione di un’Europa più unita. L’Atlantismo ha fatto la scelta dell’impotenza europea per non contrastare le ambizioni egemoniche degli Stati Uniti. L’Atlantismo ha ridotto la sovranità europea e represso tutti i movimenti indipendenti, gollisti, sovranisti, comunisti, sia di destra che di sinistra. Ha imposto i suoi dirigenti a tutti i livelli della burocrazia europea e a capo dei principali Stati d’Europa, che hanno imposto trattati ingiusti anche quando questi venivano rifiutati dai popoli (come nel 2005 col Trattato costituzionale).
L’Atlantismo europeo ha distrutto, a tappe successive, tutti i principi di sovranità di cui disponevano gli Stati-nazione d’Europa (e quindi lo spazio democratico dei popoli europei).
Ha così attaccato la sovranità (i) elettorale – il principale organo decisionale, la Commissione, non è eletto; i trattati rifiutati dai popoli sono tuttavia imposti; con la sistematica messa da parte della democrazia diretta a vantaggio della democrazia rappresentativa – (ii) monetaria – una banca centrale indipendente dai popoli o dai loro eletti che non presta direttamente agli Stati membri che devono finanziarsi a tassi più elevati sui mercati finanziari-, (iii) di bilancio – mediante l’imposizione della regola d’oro e il controllo dei bilanci nazionali attraverso una commissione composta da tecnocrati non eletti – e (iv) militare – integrazione di tutti i Paesi europei nella NATO.
L’ultimo principio di sovranità attaccato dall’Atlantismo è quello della sovranità militare francese, avendo la Francia resistito più a lungo delle altre nazioni europee al rullo compressore dell’Atlantismo (fu questa la parentesi gollista). Oggi gli Atlantisti propongono la fusione tra la francese EADS e l’inglese BAE allo scopo di togliere alla Francia il pieno controllo della sua catena industriale di armamenti. Domani, mineranno la deterrenza nucleare francese usando il pretesto ecologico antinucleare.
In Francia, la messa all’angolo dei non-atlantisti si è pienamente realizzata sotto la presidenza Sarkozy. La diplomazia (con a capo Bernard Kouchner), l’esercito, i media (grazie agli sforzi di Christine Ockrent) sono stati quasi tutti depurati delle loro componenti non atlantiste. Hollande, da buon cane da guardia dell’Atlantismo, completerà l’opera.
La French-American Foundation e gli Atlantico-Boys
La French American Foundation è un’organizzazione senza scopo di lucro che dal 1976 si dedica a scoprire in Francia uomini e donne influenti suscettibili di vestire i colori dell’Atlantismo.
Qualche vecchio Young Leader della French American Foundation che ci governa in questo momento : François Hollande (1996), Arnaud Montebourg (2000), Pierre Moscovici (1996). Nell’opposizione, il più in vista è Jean-Francois Copé.
Una lista non esaustiva degli Atlantico-Boys in Francia (oltre a quelli già menzionati) e della loro rete: Alain Finkielkraut, André Glucksmann, Bernard Kouchner, Bernard-Henri Lévy, Alexandre Adler, Caroline Fourest, Frédéric Encel, Philippe Val, Francois Heisbourg, Mohamed Sifaoui, Jean-Claude Casanova, Pierre Rosanvallon, Alain Minc, Jean Daniel, Pierre-André Taguieff; la rivista Commentaire, la Fondation Saint Simon (sciolta nel 1999), il Cercle de l’Oratoire, l’Institut Turgot, l’Atlantis Institute, le riviste Le Meilleur des MondesLa Règle du JeuLe Nouvel ObservateurLe MondeLibération, ecc.

L’Atlantismo è un controllo e una manipolazione delle masse

“La consapevole e intelligente manipolazione di abitudini e opinioni organizzate delle masse è un importante elemento nella società democratica. Coloro che manipolano questo invisibile meccanismo della società costituiscono un governo nascosto che rappresenta il vero potere decisorio del paese”.
Propaganda, par Edward Bernays, 1928.

“L’Atlantismo è nato all’inizio della guerra fredda. Negli anni 50, un vasto programma chiamato Operazione Mockingbird, oggi ben documentato, è stato messo in atto dalla CIA per infiltrare i media nazionali e stranieri e influenzare i loro contenuti affinché questi ultimi si mostrino favorevoli agli interessi americani. La metodologia consisteva nel fornire rapporti redatti a partire da informazioni della CIA ai giornalisti consapevoli o inconsapevoli di questa manovra. Queste informazioni erano poi trasmesse dai giornalisti e dalle agenzie di stampa”.
11-Septembre: de la misère journalistique à la logique de collabos, de Lalo Vespera, ReOpen911.info

Senza la collaborazione dei media, non sarebbe possibile all’Atlantismo imporre i suoi principi all’opinione pubblica. I media sono parte integrante della macchina da guerra atlantista. Per creare il consenso e il pensiero unico in una società aperta bisogna controllare l’informazione. Perciò è necessario mettere a capo dei principali media dei servi zelanti dell’Atlantismo. In Francia, nel settore privato dei media, solo pochi grandi gruppi industriali appartenenti a una nebulosa oligarchia sono nei posti di comando (mercanti d’armi e industriali che vivono in parte grazie alle commesse statali): è naturale per loro servire gli interessi del più forte (il periodo della collaborazione con i Nazisti sta ancora a ricordarcelo [8]). Nel settore pubblico, il Presidente della Repubblica e la sua cerchia scelgono le loro cinghie di trasmissione che infonderanno lo spirito di sottomissione negli ingranaggi della macchina della disinformazione.
I responsansabili dell’informazione commettono dei crimini mediatici nel momento in cui si rendono semplici esecutori della propaganda atlantista, come abbiamo visto durante la guerra contro la Serbia, durante l’invasione dell’Afghanistan e il bombardamento della Libia da parte della NATO, durante la guerra in Irak, la destabilizzazione della Siria (sempre da parte della NATO) o come stiamo costatando a proposito della continua pulizia etnica di cui sono vittime i Palestinesi. In ognuno di questi casi, i media avallano le spiegazioni ufficiali, gli danno forza e credibilità, presuppongono intenzioni umanitarie, anche se coprono crimini che dovrebbero sollevare la nostra indignazione e portare all’incriminazione giudiziaria e politica dei loro principali responsabili.
Il tabù creato attorno all’11 Settembre è sintomatico della maniera in cui viene costruito il pensiero unico in una società in cui si presume regnino la libertà di espressione e la diversità dei punti di vista. Si demonizza chi osa porre domande, si dà la caccia alle teste calde, a cui viene data la responsabilità dei crimini peggiori del secolo scorso, li si ridicolizza. Si erigono nell’opinione pubblica barriere psicologiche invalicabili (attraverso accuse come quelle di antisemitismo, di negazionismo e di revisionismo) affinché la coscienza del cittadino non arrivi a vedere quello che c’è dietro; si erigono muri nelle coscienze per racchiudere il consenso nel solo campo di possibilità ammesse dagli atlantisti.
C’è una forma d’intolleranza radicale verso il pensiero alternativo che è mantenuto racchiuso nella Rete. Quest’intolleranza è radicale nel senso che stigmatizza i «devianti» e tenta di farne dei paria da mettere al bando della società e che giunge a chiudere del tutto, per il pensiero dissidente, l’accesso ai grandi media che contano, quando si tratta di discutere i fondamenti dell’Atlantismo.
La psiche degli Europei al servizio dell’Atlantismo
«Gli Europei non si sono mai liberati psicologicamente dallo stato di dipendenza nel quale sono caduti alla fine della seconda guerra mondiale. Col pretesto che gli Stati Uniti sono venuti a liberare gli Europei più di 60 anni fa, si vorrebbe che oggi questi ultimi abbandonino ogni volontà di indipendenza e ogni aspirazione a scegliere un modello di sviluppo alternativo. Non c’è alcuna logica in tutto ciò. Gli Stati Unti dovrebbero forse essere eternamente sottomessi alla Francia sulla base del pretesto che grazie alle armi, alle finanze e, in definitiva, alla flotta di Luigi XVI [9] gli Americani hanno potuto ottenere la loro indipendenza dall’Inghilterra? Che gli Europei siano riconoscenti agli Stati Uniti per il loro coinvolgimento nelle due Guerre Mondiali, è giusto e sacrosanto. Come è ugualmente giusto che gli Americani siano riconoscenti nei confronti della Francia per il sostegno che questo Paese ha dato loro in un momento decisivo della loro storia [10]. Ma la riconoscenza non deve portare alla dipendenza e al vassallaggio. Ѐ normale che le élites europee si lascino mantenere in questa condizione di dipendenza o che non cerchino affatto di contrastarla? Il semplice rispetto di se stessi dovrebbe essere sufficiente a che ognuno rifiuti di considerarsi il soggetto di un’altra persona. Accettare di sottomettersi è un’attitudine morale e psicologica perniciosa e umiliante. C’è, in realtà, una sicura umiliazione nel lasciarsi dettare il proprio stile di vita e nell’andare sempre a cercare i propri riferimenti culturali, politici, economici oltreatlantico, senza mai porsi una domanda sui loro valori e sui loro benefici.», La Démocratie ambiguë.

Concludere per finire

Abbiamo fatto una breve raccolta delle caratteristiche atlantiste. Si tratta di una panoramica certamente incompleta, ma i tratti principali bastano già da soli a disegnare il ritratto di un totalitarismo contemporaneo non meno pericoloso e inquietante di quelli che lo hanno preceduto. Che si inventi un nemico reale o immaginario o un nemico che diventa reale a forza di essere immaginato (e sperato), i crimini dell’Atlantismo non possono essere scusati sotto il falso pretesto che il suo alter ego nel male (l’islamismo radicale) ne commetterebbe di uguali o che il suo modello (il totalitarismo imperialista del suo padrone) gli intimerebbe l’ordine di perpetrarli. L’Atlantismo ha bisogno del crimine dell’altro per commettere il suo in piena impunità e con la coscienza pulita.
Nell’essenza della sua logica c’è la morte degli altri, la guerra generalizzata, la miseria su larga scala. L’Atlantismo è infatti un’ideologia di genocidio, proprio come l’imperialismo americano. Caratterizzazione esagerata che discredita chi la utilizza, direbbero alcuni? Banalizzazione di un crimine che non può essere evocato alla leggera, diranno altri? Poniamoci allora questa semplice domanda: quanti morti e quante sofferenze ci sono al suo attivo (come autore o come complice)? La risposta dello storico è chiara e netta: milioni di vittime dalla fine della seconda guerra mondiale; milioni dalla caduta del muro di Berlino [11] e un lungo fiume di ombre, di sangue e di sofferenze che non cessa di scorrere in tutti i continenti.
La lotta contro l’Atlantismo è per noi Europei la grande avventura umana di quest’inizio di secolo. A ognuno il compito di prendervi parte secondo i propri mezzi e le proprie credenze. Che sia credente o non lo sia, fortunato o sfortunato, qui o altrove, ognuno può fare la sua parte nella lotta contro la fatalità dell’Atlantismo che trascinerà con essa, se sarà necessario al suo trionfo, i cadaveri della democrazia e della pace nei carnieri del capitalismo. La lotta contro l’Atlantismo è un umanesimo.

Note
[7] Su questo argomento si veda il film de Costa Gavras: Z.
[8]  Vedi: “Le Choix de la Défaite”, d’Annie Lacroix-Riz, Éditions Armand Colin, 2010.
[9] Ѐ grazie all’appoggio decisivo della flotta francese, diretta dal conte di Rochambeau, che gli Stati Uniti vinsero la battaglia di Yorktown nel 1781, importante punto di svolta della Guerra d’Indipendenza.
[10] Durante la Guerra d’Indipendenza degli Stati Uniti contro la Gran Bretagna, fra il 1775 e il 1783.
[11] A titolo d’esempio: il genocidio degli indigeni in Guatemala dopo il colpo di Stato del 1954; l’embargo all’Irak che uccise centinaia di migliaia di bambini in un periodo di 10 anni; la mattanza del Congo da oltre 15 anni con l’aiuto dei grandi gruppi occidentali che, fino ad oggi, è costata la vita a circa 4 milioni di civili.

(Fonte)

L’Atlantismo è un totalitarismo (2° parte)

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Proseguiamo la pubblicazione, in tre parti, del breve saggio di Guillaume de Rouville, autore francese e curatore del sito l’idiot du village. geopolitique, chaos & idiotie.
Traduzione di M. Guidoni.

Autoritratto del totalitarismo
Vediamo ora, a grandi linee e per dare qualche riscontro, le principali caratteristiche che ci permettono di dire che l’Atlantismo è a tutti gli effetti un totalitarismo.

1. L’Atlantismo è un imperialismo

“Quale dovrebbe essere quel ruolo? Una egemonia globale benevolente. Avendo sconfitto “l’impero del male”, gli Stati Uniti godono di un predominio strategico e ideologico. Il primo obiettivo della politica estera statunitense dovrebbe essere di preservare e innalzare quel predominio rafforzando la sicurezza dell’America, sostenendo i propri amici, curando i propri interessi, e difendendo i propri principi nel mondo”.
Toward a Neo-Reaganite Foreign Policy, di William Kristol e Robert Kagan, Foreign Affairs, luglio/agosto 1996.

Ѐ un’ideologia che serve uno Stato militarizzato (gli Stati Uniti [2]) che ha fatto ricorso (a) al terrore – guerre preventive, rapimenti, deportazioni nei campi di tortura, assassini extragiudiziali quotidiani, ecc.- (b) alla paura – minaccia terroristica strumentalizzata fra le sue popolazioni e (c) alle minacce – di ritorsioni economiche contro gli Stati recalcitranti, di guerre su tutti i fronti, di colpi di Stato – per imporre sulla superficie del globo la sua visione ultra-liberista e per accaparrarsi, con la forza distruttiva, le risorse naturali di cui essa pensa di aver bisogno per il suo dominio.
Ѐ un’ideologia al servizio di una visione egemonica della potenza americana. Quest’ultima rivendica il suo carattere egemonico: (i) nel dominio militare, attraverso i think tanks neoconservatori come il Project for a New American Century (e la sua manifesta volontà di impedire l’emergere di qualunque potenza capace di rivaleggiare con quella degli Stati Uniti) o l’American Entreprise Institute e, infine, attraverso la sua dottrina militare ufficiale chiamata Full Spectrum Dominance; (ii) nel dominio economico e finanziario con, fra le altre cose, l’imposizione del dollaro come moneta di scambio internazionale; (iii) nel dominio culturale, con la messa in atto di un programma di corruzione delle élites occidentali e internazionali, soprattutto attraverso, l’operazione Mockingbird [3] negli anni 50 e il National Endowment for Democracy oggi.
L’Atlantismo aderisce, senza proferir parola e come un buon soldato, a questa proiezione planetaria di un ego che non è il suo. Senza l’Atlantismo la visione egemonica degli Stati Uniti non potrebbe avere il carattere globale che essa ha oggi. L’Atlantismo partecipa pienamente all’insieme dei crimini commessi in nome di quest’ego smisurato, sia direttamente, sia giustificandoli o trasformandoli, davanti ai suoi popoli, in “azioni umanitarie’.

2. L’Atlantismo è un terrorismo

“Alla fine della Guerra Fredda, una serie di inchieste giudiziarie condotte su misteriosi atti di terrorismo commessi in Francia costrinse il Primo ministro italiano Giulio Andreotti a confermare l’esistenza di un’armata segreta in Francia come in altri Paesi dell’Europa occidentale membri dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (NATO). Coordinata dalla sezione delle operazioni militari clandestine della NATO, quest’armata segreta era stata messa in piedi dall’Agenzia centrale americana d’informazioni (CIA) e dai servizi segreti britannici (MI6 o SIS) all’indomani della seconda guerra mondiale allo scopo di lottare contro il comunismo in Europa occidentale. […] Se dobbiamo credere alle fonti secondarie oggi disponibili, le armate segrete si sono ritrovate implicate in tutta una serie di azioni terroriste e di violazioni dei diritti umani per le quali sono stati accusati i partiti di sinistra al fine di screditarli agli occhi degli elettori. Queste operazioni, che miravano a diffondere un clima di paura fra le popolazioni, comprendevano attentati a treni o mercati (in Francia), l’uso sistematico della tortura contro gli oppositori al regime (in Turchia), il sostegno ai tentativi di colpi di Stato d’estrema destra (in Grecia e in Turchia) e il pestaggio di gruppi di oppositori.”
Les Armées secrètes de l’OTAN, Daniele Ganser, Éditions Demi- Lune, pagina 24.

Dagli attentati degli Anni di piombo in Italia al conflitto in Afghanistan, dalla guerra del Kosovo all’aggressione contro la Libia e dalla destabilizzazione della Siria fino alla preparazione d’un attacco contro l’Iran [4], il terrorismo è stato uno dei mezzi privilegiati dall’Atlantismo per il raggiungimento dei suoi obiettivi.
Per imporsi all’Europa del dopoguerra, l’Atlantismo non ha esitato ad utilizzare il metodo terrorista degli attentati sotto falsa bandiera: in Italia, per esempio, per screditare le forze di sinistra gli Atlantisti hanno usato le bombe, negli anni 60 (attentato di piazza Fontana a Milano), 70 e 80 (attentato della stazione di Bologna) nei luoghi pubblici con l’intenzione di uccidere persone innocenti. Grazie alla potenza dei suoi media l’Atlantismo ha potuto attribuire quelle stragi all’opera di gruppuscoli d’estrema sinistra e giustificare, così, la progressiva emarginazione del pensiero progressista in quei Paesi e assicurare il trionfo della loro ideologia.
Oggi, per destabilizzare i Paesi che contestano uno dei suoi sei pilastri, esso strumentalizza su larga scala, sotto la spinta degli Stati Uniti, il terrorismo islamico (principalmente wahabita-salafita) con l’aiuto dei suoi alleati, che sono l’Arabia Saudita e il Qatar: è stato visto all’opera, in particolare, in Serbia, in Cecenia, in Libia e in Siria. Esso utilizza la stessa leva per creare sacche di terrorismo che gli consentano (i) di arricchirsi vendendo armi e consulenze nel quadro della guerra al terrorismo, (ii) di estendere il numero dei suoi interventi e basi militari (quelle della NATO o solo degli Stati Uniti, a seconda delle situazioni) là dove esso vi vede un interesse geostrategico e (iii) di dare sostanza alla teoria dello scontro di civiltà, che gli permette di ottenere l’approvazione popolare delle sue politiche di conquista.
Il terrorismo è, più generalmente, nel cuore della dottrina e delle strategie militari delle democrazie occidentali e in particolare di quelle degli Stati Uniti (dottrina Shock and Awe) che le mettono in opera, soprattutto, attraverso la NATO (per maggiori dettagli su questo argomento, rinviamo ad un articolo precedente: Dommages Collatéraux: la face cachée d’un terrorisme d’État).
Qui si vede bene che l’Atlantismo è sempre e solo l’esecutore docile, ma consenziente, dell’imperialismo americano da cui deriva tutti i concetti (guerra contro il terrorismo, scontro di civiltà) e le strategie (manipolazione del terrorismo islamico). Quando gli fa comodo (per gestire la sua opinione pubblica interna), l’imperialismo americano lascia giocare il ruolo di protagonista agli Atlantisti europei, ma solo in apparenza, come in Libia, dove Nicolas Sarkozy e David Cameron hanno fatto a gara per mettersi in mostra, anche se tutte le operazioni militari erano dirette, in realtà, dall’esercito americano.

3. L’Atlantismo è un razzismo

“Questa logica del “Mussulmano colpevole per natura’, solo perché Mussulmano, è alla base dell’istituzionalizzazione della tortura da parte degli Stati Uniti che possono così sottoporre a trattamenti disumani migliaia di persone in giro per il mondo (Guantanamo non è che uno dei campi di tortura diretti dall’amministrazione americana) sulla base di un semplice sospetto di “terrorismo”, sospetto che non è oggetto di alcun controllo giudiziario. La colpevolezza di un Mussulmano non ha bisogno di essere provata, essa si deduce dalla sua stessa natura. Si tratta qui di una forma di essenzialismo, che è esso stesso una forma radicale di razzismo” .
L’esprit du temps ou l’islamophobie radicale.

Per giustificare la sua guerra contro il terrorismo e lo scontro di civiltà, l’Atlantismo stigmatizza l’Islam e cristallizza il Mussulmano con tratti poco lusinghieri: il Mussulmano sarebbe per natura un nemico degli Occidentali, perfino del genere umano, dei valori democratici e della pace. Una volta cristallizzato, è più facile andare a ucciderlo; poiché le popolazioni occidentali non vedranno altro nelle sofferenze dei Mussulmani che la giusta punizione da riservare alla feccia dei popoli.
L’islamofobia, il nazionalismo pro-occidentale e il sionismo – che è una forma di razzismo e di etnicismo – sono al centro della matrice ideologica atlantista. La cosa più sorprendente, senza dubbio, e la più inquietante, è che questi elementi sono condivisi dalle élites (e in parte dai popoli occidentali) al di là del divario politico destra-sinistra. Si può arrivare all’islamofobia radicale per vie opposte: il difensore della laicità vi arriverà in nome del suo odio per le religioni, il piccolo borghese socialdemocratico in nome del femminismo o della difesa dell’omosessualità; il conservatore in nome della protezione delle sue radici minacciate; il sionista in nome del diritto di un popolo eletto al suo spazio vitale, anche se ciò deve passare per la pulizia etnica di un altro popolo, ecc.

4. L’Atlantismo è un antiumanesimo

A partire dal 2001, l’Europa ha fallito nel difendere i diritti dell’uomo sul proprio suolo e si è resa complice di gravi violazioni del Diritto internazionale in nome della “guerra al terrorismo”. Dei cittadini europei o stranieri sono stati prelevati dai servizi segreti americani sul suolo europeo al di fuori di qualunque disposizione legale – si tratta delle “extraordinary renditions” – e sono stati condotti nelle prigioni segrete della CIA, alcune delle quali situate in Paesi europei“.
ReOpen911.info

Esso si fonda sul dogma dell’infallibilità democratica, che vuole che gli Occidentali non possano mai agire male né commettere dei crimini di massa, perché essi rappresenterebbero delle società democratiche aperte. Essi sono dunque liberi di bombardare civili e obietivi economici, di assassinare cittadini di tutto il mondo, di destabilizzare i regimi che non gradiscono e, così facendo, eserciteranno semplicemente il diritto del migliore, un modo per dire, in modo più aristocratico, il diritto del più forte. L’altro non è il simile o il fratello umano; l’altro è l’avversario, il nemico, un essere non civilizzato, a malapena un essere. Si può allegramente negare la sua umanità o trattarlo come una variabile geopolitica.
Vincere non gli basta, deve disumanizzare, torturare, umiliare, violare, degradare, distruggere. Gli Atlantisti hanno collaborato militarmente, economicamente, diplomaticamente, mediaticamente a tutti i progetti disumani degli Stati Uniti: per limitarsi ad esempi recenti, si potranno citare il campo di tortura di Guantanamo (diventato campo di addestramento di gihadisti al servizio dell’impero), Abu Ghraib in Irak e l’umiliazione dei prigionieri, la morte filmata di Gheddafi, le esecuzioni sommarie (in special modo quelle coi droni), i rapimenti effettuati dalla CIA in suolo europeo (extraordinary rendition) e i danni collaterali in Afghanistan, ecc.
Da un altro punto di vista, si può anche dire che l’Atlantismo è un’alienazione consumista: l’uomo non è sacro; può essere ucciso per realizzare obiettivi economici e geostrategici. Questa profanazione dell’uomo che viene fatta a vantaggio della merce (i cui marchi, essi, sì, sono intoccabili) è intrinsecamente mortale. Il profitto è al di sopra dell’uomo: per quanto riguarda la Francia, possiamo fare gli esempi dello scandalo del sangue contaminato e del Mediator del gruppo Servier.
Hollande e Jules Ferry
Non è un caso che François Hollande abbia scelto Jules Ferry come patrono laico della sua “presidenza normale”. Jules Ferry rappresenta perfettamente l’ideale atlantista: l’uomo che è capace di utilizzare la democrazia per servire le banche e il colonialismo, ingannando la gente con qualche concessione sociale di sinistra. Non recherà mai danno ai pilastri del potere bancario e ai capitalisti colonizzatori. Conquistatore al servizio dei potenti, è un razzista che non si rammarica di nulla, nonostante i crimini dei suoi amici partiti per colonizzare terre lontane.

5. L’Atlantismo è un neo-colonialismo

Se il braccio armato dell’Atlantismo è la NATO, il suo braccio economico è costituito dal binomio FMI-Banca Mondiale. Queste due istituzioni (nelle mani degli Stati Uniti e degli Europei), per mantenere i Paesi in via di sviluppo alle dipendenze degli Occidentali, hanno utilizzato le tre leve principali seguenti [5]: (i) l’indebitamento degli Stati e dei popoli [6], (ii) la privatizzazione delle loro economie e delle funzioni sovrane dello Stato a beneficio delle grandi aziende occidentali (i famosi piani di aggiustamento strutturale) e (iii) l’apertura forzata delle loro economie al libero scambio e alla concorrenza mondiale (anche se non vi sono preparati e si trovano in una situazione di sicura vulnerabilità di fronte all’Occidente).
L’Atlantismo commette consapevolmente dei crimini economici di massa per il profitto di pochi eletti: così facendo, dimostra la sua fedeltà ai principi dell’ultra-liberalismo esaltato dalla prima potenza mondiale, che subordina i valori umani al fondamentalismo del mercato.

Note
[2] Gli Stati Uniti hanno un bilancio militare annuo equivalente a quello di tutti gli altri Paesi messi insieme.
[3] Si veda infra.
[4] Nel settembre 2012, gli Stati Uniti hanno ritirato dalla lista delle entità da loro considerate terroriste l’organizzazione dissidente iraniana Moudjahidin-e Khalk (MEK) che compie regolarmente attentati sul suolo iraniano.
[5] L’Europa cerca di imporre ciò, chiaramente, attraverso gli Accordi di Partenariato Economico.
[6] Per i popoli, attraverso lo sviluppo incontrollato della microfinanza.

(Fonte)

L’Atlantismo è un totalitarismo (1° parte)

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Iniziamo la pubblicazione, in tre parti, del breve saggio di Guillaume de Rouville, autore francese e curatore del sito l’idiot du village. geopolitique, chaos & idiotie.
Traduzione di M. Guidoni.

Un dovere d’introspezione
L’Atlantismo è l’ideologia dominante delle società europee attuali, quella che avrà di sicuro più influenza sul divenire dei nostri destini comuni; tuttavia è una di quelle ideologie quasi nascoste di cui si parla apertamente solo nel cerchio ristretto del mondo alternativo. Sono Atlantisti tutti gli europei che collaborano alla visione egemonica degli Stati Uniti e condividono la sua particolare ideologia che risponde al candido nome di imperialismo. In altre parole, l’Atlantismo è l’ideologia degli esecutori servili dell’ideologia imperialista americana; esso le è subordinata e dalla sua sottomissione non raccoglie che le briciole cadute a terra dalla mensa dopo il banchetto dell’imperatore.
Ѐ un’ideologia minore che fa parte di un’ideologia maggiore. Ѐ a un tempo vile e aggressiva: vile, perché gioca solo ruoli secondari; aggressiva, perché prende in prestito dal proprio padrone d’oltre atlantico le sue visioni egemoniche deliranti e tutte le sue caratteristiche totalitarie. Ѐ un totalitarismo nel totalitarismo, un dominio dei dominati, un imperialismo di servi e di schiavi diventati maestri nell’arte di sottomettersi. Parlare dell’Atlantismo europeo è parlare del progetto imperialista americano e viceversa. La sola cosa che li distingue è la loro posizione nella gerarchia totalitaria: il primo non è che l’emanazione del secondo, non si definisce che attraverso di esso, si accontenta di imitarlo e di obbedirgli in tutto; in compenso, non gli è alla pari in nulla.
Ogni continente ha i suoi collaboratori al servizio dell’imperialismo americano, ogni zona d’influenza di quest’ultimo ha il suo proprio Atlantismo. Potremmo così accontentarci di evocare le caratteristiche totalitarie dell’imperialismo americano per comprendere l’Atlantismo. Ma la posizione di subordinazione che gli Europei hanno adottato in relazione al loro modello nordamericano è il risultato di una scelta delle nostre élites con la quale dobbiamo confrontarci direttamente, piuttosto che imputare ogni forma di responsabilità sull’oligarchia americana. Prendiamoci la nostra parte di responsabilità, guardiamo come veramente siamo, facciamo il lavoro d’introspezione necessario prima di rialzare la testa e ritrovare la nostra dignità. Poiché, prima di poter ribellarsi contro i propri padroni, bisogna sapersi percepire come schiavi e riconoscere la parte di consenso e di codardia che c’è in questa situazione.

Da un totalitarismo all’altro
Le caratteristiche di questa ideologia sono numerose e non rivestono tutte la stessa importanza, ma evidenziano molto chiaramente una ideologia totalitaria che ha sue proprie specificità che non si ritrovano necessariamente nella stessa forma nei totalitarismi eretti a modelli cristallizzati come lo stalinismo o il nazismo. Non ci sembra utile, in effetti, paragonare l’Atlantismo ad altri totalitarismi del passato, poiché può esserci un totalitarismo a sé stante che non condivide necessariamente tutte le caratteristiche dei modelli più compiuti, modelli che appartengono a un’altra epoca.
Ci sono gradi diversi nel totalitarismo atlantista; come ci sono diversi modi di subirlo. A seconda che si sia un popolo dell’Africa o del Medio Oriente o un cittadino tedesco o francese appartenente alla classe dei privilegiati, il totalitarismo atlantista non sarà vissuto nella stessa maniera. Se globalmente è assassino, esso può essere localmente benefico per una minoranza. In altre parole, il totalitarismo atlantista è a geometria variabile (il suo carattere è ambiguo): tanto spietato e brutale verso gli uni, può divenire più compassionevole e portatore di qualche beneficio per coloro che lo rispettano e chinano il capo di fronte alla sua potenza. Esso è ugualmente presente ovunque e quasi mai tollera la contestazione, soprattutto quando questa assume un carattere di minaccia per il suo dominio.
Infatti, se potete contestarne gli aspetti secondari e godere, nel farlo, della più totale libertà, non vi sarà mai permesso di attaccarne, con la forza dei fatti [1], i fondamenti: (1) il liberismo finanziario e la potenza delle banche, (2) il dominio del dollaro negli scambi internazionali, (3) le guerre di conquista del complesso militar-industriale volte all’accaparramento delle risorse naturali dei Paesi lontani dai suoi valori; (4) l’egemonia totale degli Stati Uniti (in campo militare, economico e culturale) da cui riceve le sue direttive e la sua ragion d’essere; (5) l’alleanza incrollabile con l’Arabia Saudita (principale Stato terrorista islamico del mondo); (6) il sostegno senza eccezione al sionismo.
L’Atlantismo è, in effetti, un totalitarismo che definisce una libertà controllata, limitata agli elementi che non la rimettono in causa; una libertà senza conseguenza; una libertà senza portata contestataria; una libertà consumistica e libidica; una libertà impotente. Ѐ una libertà che ci rivolge questo messaggio: «Schiavo, fa’ ciò che vuoi, purché mi baci i piedi e lavori per me».
Per giudicare il carattere totalitario dell’Atlantismo, conviene averne uno sguardo generale e vedere come opprime e come uccide, in un luogo qualsiasi del pianeta. Poco ci importa che possa essere tollerabile per intere popolazioni (le élites occidentali e i loro protetti), se poi si rende terribile e spietato per il resto dell’umanità, poiché la sua mansuetudine agli occhi di alcuni non lo rendono migliore o meno criminale. Così, la sua ambiguità è il risultato della percezione che possiamo averne quando ci mettiamo nella pelle dell’uomo bianco occidentale. Perché, se proviamo per un istante a metterci al posto degli Iracheni, dei Libici, dei Siriani (tre esempi fra i tanti), la sua essenza perde l’ambiguità e si rivela per ciò che è: una potenza criminale che corrompe l’umanità e i valori democratici.

Nota
[1] Le parole delle minoranze alternative sono raramente dei fatti nel senso che possono cambiare il corso delle cose.

(Fonte)

Curare l’alluvione

italia oggi

Un giorno saranno chiamati criminali tutti coloro che hanno gettato i popoli europei nella squallida avventura della NATO, dell’Euro e dell’Unione Europea.
Un giorno saranno chiamati a rispondere sia i furbi che gli sciocchi: sia chi ha rovinato intere famiglie di italiani col prelievo fiscale, coi licenziamenti, colla flessibilità in uscita, coi lavori precari, colle pensioni negate, colle privatizzazioni, coi favori ad altri che criminali già sono, come debenedetti, agnelli ed il marciume altoborghese italiano, sia chi glielo ha permesso con la scusa del tatticismo, agitando stupidi “ombrelli”, sventolando lo sciocco spauracchio di berlusconi sotto la fetida ala di debenedetti.
Oggi questi criminali sono ancora ai posti di comando – i più alti – e cooperano indisturbati per terminare l’assassinio dei popoli italiani, fedeli come non mai al loro alleato atlantico, agli interessi del capitale, indisturbati da un’opposizione populista che infilza moscerini quando la carne del popolo è rossa di sangue ed urla la povertà.
La generazione dei trecento euro è già realtà non solo in Grecia, ma anche nel nostro paese, dove i sindacati non si fanno scrupolo di attaccare prima di tutto chi mette in dubbio i loro orticelli prima ancora che il padrone, dove pochi guitti miliardari benedetti dall’atlantismo allevano fedeli servi, utili idioti o futuri traditori del popolo.
Nell’Italia, dove l’ignoranza è forza, la realtà è televisione, la scienza è opinione, il diritto è irresponsabilità di una casta giudicante, l’università è saccente ed inutile baronia, l’organizzazione è squallido dominio burocratico, lo stato è impunito assassino, la politica è insipiente codismo populista ovvero gestione mafiosa di interessi del capitale.
Un giorno tutto questo terriccio marcio sarà fango pronto per essere lavato da un fiume in piena improvvisa, impietosa, distruttrice. Ma un giorno viene nel domani. E bisogna cominciare a sputarci sopra oggi.
Enzo Pellegrin

(Fonte)

I caccia della NATO sganciarono ordigni inesplosi

“Undici zone di rilascio al largo delle coste pugliesi. La mappa diffusa dalla Capitaneria di Porto di Molfetta durante il conflitto in Kosovo, parla chiaro: i caccia della NATO sganciarono ordigni inesplosi – probabilmente caricati con uranio impoverito – nel basso Adriatico in undici aree, due delle quali a 12 miglia dalla costa.
Questa mappa si infranse, qualche mese dopo la fine della guerra, nel disconoscimento dell’unità di crisi italiana che si occupava della vicenda bombe. «Circa la mappa del basso Adriatico indicante 11 siti di “probabile rilascio”… i rappresentanti del Comando Generale delle Capitanerie di Porto e del Ministero della Difesa non ne hanno riconosciuto l’attendibilità». Ma è difficile credere che allora la mappa non sia stata sconfessata proprio per prevenire possibili rivendicazioni. Quella mappa, redatta sulla base delle indicazioni fornite dalle Autorità militari, avrebbe legittimato la richiesta di una bonifica del basso Adriatico. Disconoscerla ha significato “legittimare” una bonifica mai avvenuta. Le operazioni di sminamento condotte dalla Marina militare e dalla NATO, si sono fermate al di là del Gargano, escludendo la costa pugliese a sud di Manfredonia. Il fermo bellico disposto dal governo nel ’99 fu imposto anche ai pescatori pugliesi, ma accertato che la bonifica del basso Adriatico non è mai stata realizzata, ci chiediamo perché all’epoca del conflitto sia stato ordinato anche a quelle marinerie la sospensione delle attività: un intervento indispensabile, si diceva allora, per il recupero degli ordigni. In Puglia il fermo bellico ha garantito, peraltro con un anno di ritardo, solo gli indennizzi agli operatori. Un tardivo rimborso spese, insomma: il contentino fatto apposta per tacitare gli animi. Di misure di sicurezza e prevenzione degli incidenti sul lavoro, neanche a parlarne. “Continueremo comunque a pescare bombe” – ci disse all’epoca un pescatore, profeta suo malgrado.
Di contro alla rassegnazione dei pescatori, le autorità militari ostentavano sin d’allora il successo delle prime operazioni di bonifica. Ancora, dai documenti ufficiali si apprendeva che le aree designate per il rilascio del carico bellico fossero sei in tutto l’Adriatico (mentre la sola mappa redatta a Molfetta, ne segnalava undici) e che le zone dove erano stati “effettivamente affondati gli ordigni” fossero state “tutte indagate” con le prime operazioni di bonifica. Ma i dati ufficiali sembrano smentiti dalla realtà: molti i ritrovamenti accidentali di bombe finite nelle reti dei pescatori anche dopo la bonifica, mentre sempre l’Icram dichiarava già nel ’99 (verbale della riunione del 30 agosto 1999 dell’Unità di crisi per gli ordigni NATO affondati in Adriatico) l’eventualità che, a operazioni concluse, fosse “rimasto sui fondali adriatici un numero rilevante, probabilmente dell’ordine delle migliaia, di ordigni dispersi” rappresentati soprattutto da piccole bomblets, dell’ordine di grandezza di una ventina di centimetri, provenienti dall’apertura delle bombe a grappolo. La portata di queste dichiarazioni fu tale da indurre il governo ad avviare una nuova fase di bonifica qualche mese più tardi (gennaio 2000). Ma sull’attendibilità della mappa con le zone di rilascio nei mari di Puglia pendeva ancora l’invalicabile veto della NATO, e così le autorità decisero che, di nuovo, il Basso Adriatico potesse attendere.
Nessuna bonifica neppure per gli ordigni a caricamento speciale (iprite e composti contenenti arsenico), affondati nel basso adriatico nel corso della seconda guerra mondiale.
A seguito di specifiche campagne di indagine, l’allora Icram, oggi Ispra, ha accertato la presenza sui fondali del Basso Adriatico di almeno ventimila ordigni con caricamento chimico…”.

Da Armi chimiche: un’eredità ancora pericolosa. Mappatura, monitoraggio e bonifica dei siti inquinati dagli ordigni della seconda guerra mondiale, a cura di Legambiente e Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche, pp. 12-13.

Oggi, sul Portale Ambientale della Regione Puglia, alla voce Disinquinamento del Basso Adriatico, si legge:
“La verifica della presenza degli ordigni bellici nelle aree individuate (già effettuata nel Porto di Molfetta) sarà effettuata dall’ISPRA con il concorso del Centro di Ricerca della NATO “NURC” (NATO Underwater Research Centre). Il piano prevede che la bonifica degli ordigni bellici sia attuata dallo SDAI – Corpo Speciale dello Stato Maggiore della Marina Militare.
Il nucleo SDAI, una volta rinvenuti gli ordigni a caricamento speciale, si avvale del supporto del Centro Tecnico Logistico Interforze Nucleare Biologico e Chimico (CETLI NBC) di Civitavecchia e dell’11° Reggimento Genio Guastatori di Foggia. Obiettivo complementare del Piano è quello di definire lo stato di qualità dei fondali delle aree in esame (prioritarie e non, per un totale di 19) e accertare eventuali successivi interventi di messa in sicurezza e bonifica, a tal fine l’ARPA Puglia, di concerto con il CETLI NBC, effettuerà le apposite determinazioni analitiche dei fondali marini.
L’ARPA Puglia, di concerto con la Direzione Marittima di Bari, sta curando l’organizzazione di corsi di informazione e formazione rivolti agli operatori della pesca circa le migliori pratiche da adottare nel caso di salpamento a bordo di residuati bellici o altri rifiuti pericolosi.”

Ma il sito web specifico per il programma risulta inattivo.

[Il Pentagono, ovverossia Il peggior inquinatore del Pianeta]

Due appuntamenti con Gianni Lannes

cover_italia_usa_e_getta_4582Due appuntamenti con Gianni Lannes (giornalista e fotografo freelance) per parlare dello stato di sudditanza politico-militare dell’Italia

Venerdì 24 Ottobre alle ore 20:30
presso Cooperativa Borgo Etico
Via Cavalcavia, 90
CESENA
Ingresso libero

presentazione di:
Italia, USA e Getta.
I nostri mari: discarica americana per ordigni nucleari

di Gianni Lannes

promuove l’Associazione Laboratorio di Ricerca e Conoscenza
per info: info@larico.org

***
Sabato 25 Ottobre alle ore 17:00
presso la Libreria Ubik Irnerio
Via Irnerio, 27
BOLOGNA
Ingresso libero

L’Italia in guerra. Al comando degli USA e della NATO

presentazione di:
Italia, USA e Getta.
I nostri mari: discarica americana per ordigni nucleari

globalizzazione natodi Gianni Lannes
e
La Globalizzazione della NATO.
Guerre imperialiste e globalizzazioni armate

di Mahdi Darius Nazemroaya

con Gianni Lannes (giornalista e fotografo freelance)
Alessandro Iacobellis (esperto di politica internazionale e traduttore de La Globalizzazione della NATO)
modera Federico Roberti, curatore di byebyeunclesam
introduce Eduardo Zarelli, Arianna editrice

per info: redazione@ariannaeditrice.it