Falsa partenza

Con il nuovo trattato Start, che verrà firmato l’8 aprile a Praga, Stati Uniti e Russia, le due maggiori potenze nucleari, lanciano «un chiaro messaggio»: vogliono «guidare» la lotta contro la proliferazione delle armi nucleari. Lo ha detto il presidente Barack Obama che, dopo aver siglato l’accordo, interverrà il 12 aprile al summit del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla non-proliferazione e il disarmo nucleare. Qui, dice un portavoce della Casa Bianca, Obama «potrà esibire fatti e non solo parole». Quali sono i fatti? Per il Bulletin of the Atomic Scientists, gli Stati Uniti posseggono 5.200 testate nucleari operative, ossia sempre utilizzabili; la Russia, 4.850. Oltre a queste, le due potenze posseggono complessivamente 12.350 testate non operative (ma non ancora smantellate). Il nuovo Start non limita il numero delle testate nucleari operative contenute negli arsenali. Stabilisce solo un limite per le «testate nucleari dispiegate», ossia quelle pronte al lancio, installate su vettori strategici con gittata superiore ai 5.500 km: missili balistici intercontinentali con base a terra, missili balistici lanciati da sottomarini, bombardieri pesanti.
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Ora il nuovo Start permette a ciascuna delle due parti di mantenere 1.550 testate nucleari dispiegate, ossia un numero di poco inferiore (il 10%) a quello attuale, e un numero di vettori sostanzialmente invariato: 800 per parte, di cui 700 pronti al lancio in ogni momento. Un potenziale distruttivo tale da cancellare la specie umana e le forme di vita dalla faccia della Terra.
Inoltre il nuovo trattato non stabilisce alcun limite effettivo al potenziamento qualitativo delle forze nucleari.
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Resta fuori dal trattato anche la questione delle armi nucleari «tattiche», che gli USA continuano a mantenere in cinque paesi «non-nucleari» della NATO (Belgio, Germania, Italia, Olanda e Turchia) e in altri, violando in tal modo il Trattato di non-proliferazione.
Allo stesso tempo il nuovo Start non pone alcun limite al nuovo progetto di «scudo» antimissili, che gli USA vogliono estendere all’Europa, a ridosso del territorio russo: un sistema non di difesa ma di offesa che, una volta messo a punto, permetterebbe loro di lanciare un first strike, fidando sulla capacità dello «scudo» di neutralizzare gli effetti di una rappresaglia. A Washington assicurano che lo «scudo» non è diretto contro la Russia, ma contro la minaccia dei missili iraniani. A Mosca lo considerano invece un tentativo di acquisire un decisivo vantaggio strategico sulla Russia. Il generale russo Nikolai Makarov ha avvertito in questi giorni che, se gli USA continueranno a sviluppare lo «scudo», ciò «porterà inevitabilmente a una nuova fase della corsa agli armamenti, minando l’essenza stessa del trattato sulla riduzione della armi nucleari».
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Che lo Scudo antimissile USA ritorna con forza è testimoniato sia dalle parole di Robert Gates, il ministro della difesa (lo stesso di Bush) che ha raccomandato a Obama di scartare il piano Bush ma per sostituirlo con uno «più adatto», perché «stiamo rafforzando – ha dichiarato – non cancellando la difesa missilistica in Europa». Con la prima fase, completata nel 2011, gli USA dislocheranno in Europa missili intercettori Sm-3 a bordo di navi da guerra dislocate nel Mar Baltico e nella seconda, operativa nel 2015, installeranno una versione potenziata del missile, con base a terra, nell’Europa centrale – Romania e Bulgaria già sono coinvolte – e meridionale (in Italia?). E nell’ottobre 2009 Joe Biden, il vicepresidente USA, il democratico della lobby militare e fautore dell’allargamento della NATO a Est, è corso a Praga e a Varsavia – impegnate nel dislocamento di una megabase radar e di una batteria di missili intercettori – a rassicurare che «l’impegno per un sistema missilistico non era abbandonato».
Con questi fatti il presidente Barack Obama si presenterà l’8 aprile con il russo Medvedev nella simbolica Praga – quella della Primavera ’68 – dove annunciò un anno fa la volontà di ridurre gli armamenti atomici. E il 12 aprile sarà al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, esibendo il nuovo Start che conferisce alle due maggiori potenze nucleari, detentrici del 95% delle oltre 23mila armi nucleari esistenti al mondo, il diritto di «guidare» la lotta contro la proliferazione delle armi nucleari. Il dito accusatorio – come in questi giorni con il rilancio delle sanzioni contro Tehran del vertice alla Casa Bianca con Sarkozy – sarà puntato solo sull’Iran, accusato di voler fabbricare la bomba atomica. Mentre sicuramente resterà in ombra il fatto che Israele possiede già un «indiscutibile» arsenale di centinaia di armi nucleari, puntate su altri Paesi della regione.

Da Nuovo Start e vecchia politica di potenza, di Tommaso Di Francesco e Manlio Dinucci.
[grassetto nostro]

L’Alliance Ground Surveillance (AGS) a Sigonella

ags

Ignazio La Russa ce l’ha fatta. Lo aveva promesso nel giugno 2008: “Faremo di Sigonella una delle più grandi base d’intelligence del mondo”. Adesso è certo: la stazione aeronavale in mano all’US Navy ospiterà il nuovo sistema AGS (Alliance Ground Surveillance) dell’Alleanza Atlantica per la sorveglianza della superficie terrestre e la raccolta e l’elaborazione d’informazioni strategiche. Il governo italiano ha sbaragliato un’agguerritissima concorrenza: a volere i sofisticati impianti di spionaggio c’erano Germania, Grecia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna e Turchia. Gli investimenti in infrastrutture per oltre un miliardo e 560 milioni di euro facevano gola a tutti. Gli Stati Uniti dovevano però ripagare in qualche modo l’incondizionata fedeltà dei governi d’Italia alle scelte più scellerate di questi ultimi anni (guerre in Afghanistan e Iraq, nuova base militare di Aviano, comandi AFRICOM a Napoli e Vicenza, stazione radar satellitare MUOS a Niscemi, interventi in Libano, Darfur, Somalia e adesso Gaza). Roma dovrà comunque sborsare 150 milioni di euro entro la fine del 2010, anno in cui l’AGS diventerà pienamente operativo. Ma gli affari per i soliti noti del settore costruzioni militari è assicurato.
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L’elemento cardine del sistema sarà rappresentato da un modernissimo velivolo senza pilota equipaggiato con sistemi radar e sensori in grado di rilevare, seguire ed identificare con grande accuratezza e da grande distanza il movimento di qualsiasi veicolo sul terreno. Lo scorso anno, l’Alleanza Atlantica ha formalizzato la scelta per l’Euro Hawks UAV, una variante specifica dell’RQ-4B Global Hawk acquisito da US Air Force e US Navy, che offrirebbe “maggiori benefici in termini di supporto logistico, manutenzione ed addestramento”.
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Il primo prototipo di Euro Hawk diventerà operativo entro il 2009: due colossi del complesso militare industriale, Northrop Grumman ed EADS lo stanno costruendo dopo aver sottoscritto un contratto di 410 milioni di euro. I velivoli senza pilota della NATO destinati a Sigonella dovrebbero essere 6, a cui si aggiungeranno i 4 RQ-4B che l’US Air Force dislocherà in Sicilia quando saranno completati i lavori di realizzazione degli hangar di manutenzione degli aerei. “L’AGS è uno dei più costosi programmi di acquisizione intrapresi dall’Alleanza”, dicono a Bruxelles. Per l’intero sistema di rilevazione è infatti prevista una spesa che sfiora i 4 miliardi di euro. A beneficiarsene sarà un consorzio costruito ad hoc da imprese statunitensi ed europee: oltre a Northrop ed EADS ci sono pure General Dynamics, Thales e l’italiana Galileo Avionica, società del gruppo Finmeccanica. Se era ormai nota da tempo la notizia dell’arrivo a Sigonella di squadriglie di velivoli spia senza pilota, ha destato sorpresa l’accenno del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini, all’“allestimento a Sigonella del sistema SIGINT” (acronimo di Signals Intelligence). Ha dichiarato Camporini: “Abbiamo scelto questa base dopo un’attenta valutazione e per la sua centralità strategica nel Mediterraneo che le consentirà di concentrare in quella zona le forze d’intelligence italiane, della NATO e internazionali”. A Sigonella saranno dunque centralizzate le attività di raccolta d’informazioni ed analisi di comunicazioni, segnali e strumentazioni straniere, trasformando la Sicilia in un’immensa centrale di spionaggio mondiale. Un “Grande Fratello” USA e NATO, insomma, ma non solo. I sistemi di Signals Intelligence hanno infatti una funzione determinante per scatenare il “first strike”, convenzionale o nucleare che sia. Sono lo strumento chiave di ogni “guerra preventiva”. Una delle articolazioni SIGINT è la cosiddetta ELINT – Electronic Intelligence, che si occupa in particolare d’individuare la posizione di radar, navi, strutture di comando e controllo, sistemi antiaerei e missilistici, con lo scopo di pianificarne la distruzione in caso di conflitto. Per il funzionamento di aerei senza pilota, AGS e centrali di spionaggio, il ministro della difesa ha preannunciato l’arrivo in Sicilia di “800 uomini della NATO, con le rispettive famiglie”. I solerti sindaci dei comuni di Motta Sant’Anastasia (Catania) e Lentini (Siracusa) sono stati premiati. Ben quattro varianti ai piani regolatori approvate negli ultimi anni, consentiranno bibliche colate di cemento su terreni agricoli e aranceti: su di essi prolifereranno residence e villaggi per i militari nordamericani.

Da Il Grande Fratello di Sigonella, di Antonio Mazzeo.
[grassetti nostri]

agslogo

Secondo il governo Zapatero, con l’AGS a Zaragoza la Spagna avrebbe dovuto contribuire con 90 milioni di euro, il 5,8% del budget previsto per il sistema. Ignazio La Russa fa invece fa riferimento ad un contributo italiano per Sigonella di 150 milioni di euro, il 10% cioè del costo del programma. Come fa l’Italia a giudicare attrattivo l’AGS quando spenderà quasi il doppio di quanto avrebbe speso Madrid, che però si è ritirata per la scarsa sostenibilità di quell’investimento?
Ma non è ancora finita. Il rappresentante del governo, Javier Fernández, ha infatti spiegato ai giornalisti che l’AGS a Zaragoza “presentava molti inconvenienti perché, dovendo essere implementato nei pressi dell’aeroporto della città, poteva generare restrizioni al traffico aereo, saturazione nello spazio aereo e problemi durante gli atterraggi e i decolli. Proprio per questo l’uso di aerei senza pilota non è stato ancora regolato in Spagna”. Prima il governo Prodi, poi quello Berlusconi, devono probabilmente aver dimenticato che a Sigonella operano quotidianamente centinaia di cacciabombardieri, aerei cargo e cisterna di Stati Uniti, Italia e alleati NATO, e che a meno di una ventina di chilometri sorge lo scalo di Catania-Fontanarossa, più di due milioni di passeggeri all’anno, il cui traffico è regolato da due impianti radar di Sigonella, gestiti da personale dell’Aeronautica militare italiana.
A credere alle promesse di ricaduta economica e occupazionale dell’AGS c’è comunque il quotidiano La Sicilia di Catania che ha ottenuto dal ministro La Russa una lunga intervista. “Sigonella diventerà ancora di più un punto nevralgico della sicurezza dove si concentreranno le forze di intelligence dell’Italia e della NATO, e questo non solo aumenterà il ruolo italiano nella NATO, ma sul piano sociale darà posti di lavoro con l’arrivo di alcune migliaia di americani, cioè le 800 famiglie dei militari, che diventeranno piccoli ambasciatori della Sicilia”, ha spiegato La Russa. “Sigonella aveva il vantaggio di trovarsi geograficamente in posizione ottimale per il controllo sia dello spazio aereo europeo e sia di quello dell’Africa e del Medio Oriente, mentre se fosse stata scelta una base tedesca il controllo della zona sud sarebbe stato difficoltoso. Sono lieto di aver portato questa iniziativa nella mia Sicilia, contribuendo in questo modo anche allo sviluppo del territorio”.
Sarà opportuno non dimenticare che a capo dello storico quotidiano siciliano c’è l’editore-industriale-costruttore Mario Ciancio, proprietario di un immenso aranceto nel territorio di Lentini che, provvidenzialmente, l’amministrazione comunale ha autorizzato a variarne la destinazione d’uso. Vi potranno essere costruite più di mille villette unifamiliari per il personale USA di Sigonella. Per il progetto esecutivo e i futuri lavori esiste già una società, la Scirumi Srl. I soci? La Maltauro di Vicenza e la famiglia Ciancio, naturalmente.

Da Le beffe dell’AGS Nato che il ministro La Russa impone a Sigonella, di Antonio Mazzeo.
[grassetti nostri]

Europa (sempre) campo di battaglia

Il Piano Strategico della politica estera statunitense per gli anni 2007-2012, pubblicato nell’aprile 2007 dal Dipartimento di Stato, afferma a chiare lettere che la sua principale priorità è fronteggiare il “comportamento negativo” della Russia in diverse aree, dalla vendita di equipaggiamenti militari a Stati ritenuti inaffidabili quali Iran, Siria e Venezuela, alla pressione esercitata sui Paesi ex sovietici per farli rientrare nella sua sfera d’influenza.
Si spiega forse in questo modo la determinazione statunitense nel cercare di acquisire una supremazia strategica nel settore degli armamenti nucleari, confermata dalla prestigiosa rivista Foreign Affairs (edita dal Council of Foreign Relations – CFR) quando ammette candidamente che “secondo la dottrina della sicurezza nazionale statunitense, lo scudo stellare non deve essere concepito come uno strumento difensivo a sé stante ma come elemento prezioso nel quadro di un contesto offensivo”.
Lo scenario prefigurato sarebbe quello nel quale gli Stati Uniti vorrebbero essere in grado di lanciare un “primo colpo” (first strike) riducendo al minimo una possibile rappresaglia grazie al progettato scudo antimissile da installare nell’Europa orientale. Come già avvenuto in passato, il Pentagono prevede che sarà l’Europa il campo di battaglia destinato a pagare le conseguenze di un eventuale confronto bellico con la Russia.