Roberta Pinotti e i costi della sovranità ceduta

2f8bcdeb-824c-4b45-9fec-a0ae2ac7bf3e004Medium
Il tira e molla sulla questione F-35 cui stiamo assistendo in questi ultimi giorni, a partire dalla sua apparizione nel salotto televisivo preferito dalla sinistra di governo, quello condotto dal conterraneo Fabio Fazio, ribadisce ciò che ai più avveduti era noto da tempo, e cioè l’improvvisazione che contraddistingue l’operato del neoministro della Difesa, la genovese Roberta Pinotti.
Il compianto Giancarlo Chetoni, in un suo articolo del Dicembre 2009 durante l’ultimo governo del Cavaliere di Arcore, parlando del generale Del Vecchio, sottolineava come la sua vasta esperienza militare nei ranghi della NATO gli avesse procurato l’elezione a senatore nelle file del PD, a scapito del collega Fabio Mini, voce eccessivamente critica nei confronti delle politiche militari degli esecutivi di centro-destra e centro-sinistra succedutisi nel corso degli anni.
E aggiungeva: “[Del Vecchio] Lavorerà in coppia con Roberta Pinotti, la parlamentare ligure responsabile del settore Difesa di Bersani, che durante il governo Prodi fu promossa per la sua totale e manifesta incompetenza a presidente della IV° Commissione della Camera nella XV° legislatura per lanciare un segnale di disponibilità e di collaborazione della maggioranza PD-Ulivo al PdL, dove si distinse per un rapporto di lavoro particolarmente intenso ed amichevole con il sulfureo presidente dell’ISTRID on. Giuseppe Cossiga di Forza Italia, figlio di Francesco, per poi passare nel corso della XVI° a fare altrettanto con La Russa, questa volta da rappresentante a Palazzo Madama. Sarà lo stesso Ministro della Difesa a dichiarare la sua riconoscenza alla Pinotti a Montecitorio ed a ribadirlo nel salotto di Bruno Vespa.
Ecco cosa ha scritto su ComedonChisciotte una sua ex collaboratrice: “La conobbi la prima volta nella sede della FLM di Largo della Zecca negli anni ’80 durante una riunione sindacale (io ero delegata della RSU dove lavoravo). Caspiterina! Da sostenitrice delle lavoratrici me la ritrovo guerrafondaia. Ripeto, se lo avessi saputo che ci saremmo ridotte così mi sarei iscritta ad un corso di cucina o di taglio e cucito.”
Il declino ormai inarrestabile, organizzativo, politico, etico del Partito Democratico nasce anche da queste prese d’atto.”
Non a caso.
Aprendo il nostro armadio, abbiamo ritrovato uno scheletro che vogliamo ora esporre ai lettori confidando nella comprensione postuma dell’amico Giancarlo, anch’egli ben consapevole che i veri costi che nessuno taglia (erano e) sono quelli della sovranità ceduta.
Poche settimane prima di scrivere quel pezzo, infatti, Chetoni aveva inviato una missiva all’attenzione della senatrice Pinotti, allora Responsabile nazionale Dipartimento Difesa del PD, in relazione a una notizia pubblicata sul sito di quest’ultima, opportunamente fatta scomparire.
Con la sua sagacia tutta labronica, e intitolando il proprio messaggio “ti serve un corso intensivo”, Chetoni le scriveva: “Mia cara e divertentissima Pinotti, dovevi continuare a fare l’insegnante invece che presiedere (si fa per dire) la Commissione Difesa della Camera, prima, ed occuparti, dopo, di difesa come ministra ombra del PD. Oltre che fare dichiarazioni francamente vergognose dimostri davvero sulla materia di non capirci una pippa. Ma chi te l’ha detto che con i Predator si riesce ad individuare gli ordigni esplosivi? La Russa, quello dell’auricchio “piccanto”? Roba da matti! Ti hanno scelto apposta perché serviva una “peones” ampiamente sprovveduta e facilmente lavorabile. Consiglio a te, Franceschini & soci del PD e del PdL l’uso, intensivo, di un bel cartone, pieno, di perette di glicerina, a settimana.”
La Pinotti, probabilmente per il tramite della propria segreteria personale, ebbe a rispondere con un laconico (e “imbarazzato”, notava Giancarlo nel girarci la corrispondenza) “Al mio simpaticissimo estimatore: il suggerimento non è di La Russa, infatti lui ci manda i Tornado”.
Da parte nostra, a quasi cinque anni di distanza e ora che ella riveste la massima carica ministeriale, non resta altro che rinnovare quell’invito.
Federico Roberti

Dalla padella alla brace

partito atlantico

“La speranza è che gli italiani conservino un briciolo di memoria sui passaggi che ci hanno portato al “governo di solidarietà nazionale“.
Siamo passati da una disastrosa presenza sulla scena di nani e ballerine, di corrotti e corruttori a una casta maleodorante di serissimi usurai-predatori altrettanto ammanigliati e in evidentissimo, pari o addirittura maggiore conflitto di interessi.
L’unica novità, peggiorativa, introdotta dal successore di Berlusconi sarà la decisione di imprimere un ulteriore colpo di acceleratore al prelievo forzato di ingenti risorse collettive e alla implosione ormai definitiva di quello che una volta chiamavamo con legittimo orgoglio Stato Sociale, prima che il repubblicano Spadolini si inventasse la locuzione Azienda Italia e Treu introducesse con la legge 196 del 1997 la “flessibilità del lavoro atipico e interinale“, insomma del precariato, perché l’Italia potesse governare, come sostenne l’allora Presidente del Consiglio Prodi, il processo di globalizzazione dei mercati.
Con che risultati è sotto l’occhio di tutti mentre si continua da decine di anni a importare “manodopera” sia con le quote annuali di migranti arcobaleno programmate dai governi nazionali che con quella clandestina da Europa dell’Est, Africa, Asia e America Latina per aiutare i nostri giovani a trovare lavoro.
Un altro metodo per procurare un avvenire a disoccupati e precarizzati è alzare ad ogni riforma previdenziale l’età per andare in pensione, perché sale – si sostiene – l’aspettativa di vita dei lavoratori e delle lavoratrici del Bel Paese.
La conferma del disastro che le programmazioni dei flussi ha provocato e continua a provocare questa volta è arrivata da Visco, il nuovo Governatore della Banca (privata) d’Italia: la percentuale dei giovani che non riesce a trovare lavoro cresce mese dopo mese.
Il Cavaliere sarebbe arrivato ad un identico risultato con più gradualità, per “tenere” Palazzo Chigi da Palazzo Grazioli con il suo largo bacino di utenze di prostituzione, anche morale.
Insomma siamo passati dalla padella alla brace.”

Così Giancarlo Chetoni, del quale in questi giorni ricorre il primo anniversario della scomparsa, commentava la formazione del “governo di solidarietà nazionale” con a capo Mario Monti, nel suo ultimo articolo pubblicato su questo blog, a fine 2011.
Mai avrebbe immaginato che tale prassi si sarebbe consolidata sotto l’egida del medesimo Presidente della Repubblica, anche se oggi c’è di mezzo un Grillo in cui gli Italiani ripongono le ultime speranze di riscatto.

In memoria di Giancarlo Chetoni

Nato a Livorno il 7 Giugno 1948, ivi deceduto lo scorso 30 Aprile 2012, riposa presso il locale cimitero de La Misericordia.
In ordine cronologico, una scelta degli articoli scritti dal 2006 fino all’inizio della collaborazione con questo blog.

Gli analisti del Pentagono

Nucleare iraniano e prospettive di guerra

Kossiga e dintorni

Rai di Margherita e Quercia

Come Hezbollah ha spiazzato Tsahal

Libano e dintorni

Libano: arrivano gli occhi a mandorla

Retroscena e azzardi sul Libano

Libano: una faccenda sporca

Prodi: amicizie pericolose

Prodi: amicizie pericolose 2

Prodi tra Libano e “Autostrade”

Occhio agli scarponi

Iraq: aerei di “lavoratori” che cadono…

Libano anno zero

Mastrogiacomo e l’Afghanistan

Venti di Guerra. A cercarli

Il lungo inverno di Kabul

La trappola afghana

Strada, l’Afghanistan e l’Italietta

Libano: venti di guerra. Come l’occidente sta armando la guerra civile

Kleiaat: un gran brutto affare

L’agonia della Repubblica

Da Roma e dal Vaticano

D’Alema e Damasco

D’Alema story: il baffo e le pillole MK 82

L’irreversibile tramonto dell’imperialismo USA

Il canarino di Abu Mazen

Kosovo: la nostra Europa

Dalla strage di Ustica agli attentati di Roma

Segreto di Stato: la strage di Bologna

Grillo? In galera!

Barboncini da salotto

La fucilazione del Maresciallo D’Auria

Le mirabolanti imprese della “diplomazia italiana”

La Forleo è davvero fuori di testa?

La corsa ad ostacoli di Clementina Forleo

Le Guerre della Repubblica delle Banane

Forleo e De Magistris: percorsi paralleli

Calabria: Politica, Affari e Massonerie (di ieri e di oggi)

Castelporziano e Villa Rosebery: il pesce puzza sempre dalla testa

Il riconoscimento del Kosovo: una scelta scellerata

La guerra segreta dell’Italietta in Afghanistan

Gaza: un bilancio dell’aggressione sionista

L’F35 è “invisibile”? No, è un bel bidone!

[Post modificato il 30 Agosto 2012]

Segreto di Stato: la strage di Bologna

Di Giancarlo Chetoni

L’anniversario della strage alla Stazione di Bologna anche quest’anno è stata la fotocopia di una manifestazione ormai collaudata da 27 anni, da quando il grande orologio esterno della stazione si fermò alle 10.25 del 2 agosto ‘80 per segnare l’ora del più grave attentato registrato nella storia della Repubblica con un bilancio di 85 morti ed oltre 200 feriti.
A distanza di 48 ore da quel massacro, con una tempistica più che sospetta, la stessa che adotterà l’Amministrazione Bush l’11 settembre 2001, il presidente del Consiglio Francesco Cossiga dichiarerà a Montecitorio e a Palazzo Madama che gli autori della carneficina andavano cercati nell’area neo-fascista, dando il via a una gigantesca campagna mediatica che avrà, di fatto, nei mesi successivi il potere di influenzare gli atti istruttori della magistratura locale e qualche anno più tardi il dibattimento nel primo e nel secondo grado di giudizio in Corte di Assise, rispettivamente l’11 luglio 1988 e il 12 luglio 1990.
Una pressione finalizzata ad indirizzare, a furor di popolo, le indagini della magistratura in una direzione “precostituita”. Continua a leggere

I Lince sotto inchiesta

Roma, 26 Marzo – “Il provvedimento di sequestro di un Vtml ‘Lince’ disposto dalla Procura di Civitavecchia permetterà agli inquirenti di fare finalmente chiarezza sui tanti decessi di militari avvenuti a causa del ribaltamento del mezzo in dotazione alle Forze armate”. Così afferma in una nota Luca Marco Comellini, segretario del PDM-partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia.
Stamane ho consegnato copia agli inquirenti delle 12 interrogazioni presentate dal deputato radicale Maurizio Turco, cofondatore del PDM, “affinché sia il magistrato a chiedere alla difesa se durante i collaudi, le fasi d’istruzione ed esercitazioni, o missioni operative, i mezzi ‘Lince’ abbiano presentato problemi, ovvero quanti incidenti si siano verificati e per quali cause”.
(TMNews)

[Forse Chetoni aveva ragione...]

Le faine nel pollaio

Se gli italiani conserveranno un briciolo di memoria, i Caronte del PdL e del PD saranno Alfano e Bersani. Uscito apparentemente di scena, nel frattempo il cavalier di Arcore è tornato a curare gli affari di famiglia, a dettare legge insieme a Monti & soci “per salvare l’Italia dalla bancarotta” e a guidare il Milan Calcio.
Un altro “bene di lusso” che il professor Bocconi ometterà di tassare.
Napolitano, dal canto suo, dichiarerà pubblicamente che anche i meno abbienti dovranno partecipare ai sacrifici.
Il deputato Berlusconi, dopo aver cambiato pelle e alleati, non disdegnerà qualche uscita pubblica come al Congresso dei Liberali Democratici di Giovanardi, un vecchio arnese della Balena Bianca, per sostenere il suo fermissimo “no” alla patrimoniale sui grandi patrimoni finanziari e immobiliari e un “si” all’imposta, ad estimi moltiplicati, sulla prima casa, alla cancellazione degli sgravi fiscali anche per gli asili nido e ai tagli, lacrime e sangue, a trasporti, sanità e previdenza sociale messi in campo dall’ex Commissario Europeo e dal suo pool di “tecnici”.
Il 12 Dicembre Bossi farfuglierà, per un evidente, grave, disagio psichico post ictus: “L’asse con il PdL adesso non c’è. Ognuno sta a casa sua anche perché Berlusconi è con i comunisti al governo e noi della Lega all’opposizione”. Chi ha messo in bocca al “capo” una separazione “a tempo” in attesa di rinnovare l’alleanza politica in occasione delle prossime tornate amministrative al Nord? Forse Maroni, Tosi & amici?
Dei quaquaraquà del PD, Bindi, Franceschini, Letta inutile parlare. Basterà quell’ingiuntivo “avanti con le liberalizzazioni” recitato per conto delle Coop da Bersani contro farmacisti e tassisti per capire la portata della svolta storica percorsa dal PCI-PdS-DS e PD nella piena accettazione delle regole di mercato su economia e lavoro.
Quelle stesse che il senatore Ichino ha formulato per un’ulteriore flessibilizzazione del lavoro, sostenuto dal 55% delle firme dei Gruppi Parlamentari della “sinistra”.
Il giuslavorista più scortato al mondo le chiama in inglese norme flex-security.
Il resto delle novità arriveranno col testo definitivo del decreto che ieri l’altro ha ottenuto la fiducia al Senato.
Provvedimenti mercanteggiati in Commissione Bilancio e Tesoro da PdL, Terzo Polo e PD, anche se rimarranno invariati gli importi della “manovra”  partorita da Monti & soci. E un’altra da 10 miliardi in arrivo da qui a tre mesi, come anticipato dall’Ufficio Studi della Confartigianato di Mestre.
Domenica 11 Dicembre La Repubblica titolava, senza vergogna, a firma Eugenio Scalfari in un editoriale: “I due Mario l’Europa l’hanno salvata”.
Salvata?
Si salva un pollaio se lo lasci incustodito e in giro ci sono delle faine come Monti e Draghi?

Continua a leggere