Erano proprio meteoriti?

pianeta
Oltre 1000 feriti in Russia per un insolito sciame meteorico che ha colpito una zona scarsamente abitata degli Urali.
Erano proprio meteoriti? Siamo sicuri?

Da fonti interne dell’amministrazione USA veniamo confidenzialmente a sapere che forse le cose non stanno esattamente come ci sono state raccontate…
E anche di là dell’Atlantico qualcuno fa delle affermazioni fuori dal coro.
Ha iniziato il giornale russo Znak riportando la notizia secondo la quale il meteorite era stato intercettato dal sistema di difesa anti-missile di Urzhumka vicino a Chelyabinsk.
Poi il vice Primo Ministro Dmitry Rogozin, secondo il quale “è necessario sviluppare un nuovo sistema di difesa per identificare e neutralizzare minacce provenienti dallo spazio” ha fatto nascere qualche sospetto. (1)
Ma la vera ‘bomba’ esplode quando il leader liberale Vladimir Zhirinovsky afferma pubblicamente che non si è trattato affatto di meteoriti ma del test di un’arma spaziale americana (2). Da notizie riservate pare che tale arma sarebbe stata abbattuta da un missile russo.
Secondo Zhirinovsky il nuovo segretario di Stato americano John Kerry voleva avvisare il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov del test ma non sarebbe riuscito ad avvisarlo in tempo perché quest’ultimo era in viaggio in Africa.
Il dipartimento di Stato USA – da parte sua – ha recentemente confermato che John Kerry non è stato in grado di parlare con Lavrov – in missione ufficiale in Africa – a proposito di “urgenti questioni internazionali”.
Immediatamente alcuni organi di stampa si sono precipitati ad enfatizzare la scarsa affidabilità di Zhirinovsky, noto per le sue posizioni ultranazionaliste.
Il Washington Post scrive che Zhirinovsky “ha accusato l’America per la pioggia meteorica di oggi” (3), WaPo sottolinea come Zhirinovsky sia noto “per la sua retorica nazionalista, anti-occidentale e alle volte bizzarra”, mentre Der Spiegel lo definisce senza mezzi termini un “clown politico”.
Al tempo stesso – manco a dirlo – coloro che hanno riportato la notizia sono stati subito etichettati come ‘complottisti’… (4)
Noi che non complottisti non siamo – ma neppure burattini del mainstream – un po’ di domande ce le facciamo e attendiamo fiduciosi le risposte:
– Perché meteoriti in un periodo dell’anno in cui la terra non sfiora il quadrante di cielo dove ci sono gli sciami meteorici?
– Perché un meteorite che ha fatto tanto disastro fa un buchetto sul ghiaccio di soli 6 metri di diametro?
– Perché non sono state – a oggi – mostrate tracce fisiche del meteorite mentre vi sono ben 20.000 persone che stanno lavorando a riparare i danni?
– Perché nelle sequenze di alcuni filmati pubblicati in rete si vedono degli altri oggetti che volano più velocemente del meteorite e che sembrano cercare di intercettarne la traiettoria? (5)
Piero Cammerinesi

(1) presstv.ir e ibtimes.com
(2) rt.com
(3) washingtonpost.com
(4) worldnews.nbcnews.com e americanlivewire.com
(5) luogocomune.net

Fonte

La guerra ambientale è in atto

Dalle mistificazioni scientifiche del Global Warming alle manipolazioni globali della Geoingegneria.
Gli interventi del convegno svoltosi a Firenze lo scorso 27 Ottobre 2012.
Fonte

Enzo Pennetta
Controllo demografico e riscaldamento globale: interessi e obiettivi di una teoria controversa

Antonio Mazzeo
Governare le guerre climatiche e nucleari attraverso comandi satellitari e telematici del MUOS

Fabio Mini
I futuri multipli: quale guerra prepariamo? Guerre ambientali e nuovi scenari geopolitici

Come creare uno tsunami

Pat Bradley è un cameraman che ha assistito, alla fine degli anni ’50, ad alcuni test nucleari condotti dagli Stati Uniti nel Pacifico vicino alle isole Marshall. La sua testimonianza accompagna le impressionanti immagini delle detonazioni sottomarine nei test Wahoo e Umbrella, del 16 maggio e 8 giugno 1958.
In questo video, pubblicato dal sito AtomCentral, il racconto di Bradley accompagna le immagini terribili della colonna d’acqua, alta quasi 300 metri, e dell’onda generata, che investe la nave posta a poche miglia di distanza. Ci furono tre ondate successive, ricorda Bradley, della quale la terza fu la più alta, che sommersero l’atollo sul quale lui stesso si trovava, costringendolo ad arrampicarsi e rifugiarsi sulle palme per sfuggire allo tsunami creato dalla potenza dell’esplosione.
(a cura di Matteo Marini)

Fonte