Pinotti “di pace”

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Roma, 4 maggio – L’Italia è disponibile a inviare una forza di pace in Ucraina. Lo dice il ministro della Difesa Roberta Pinotti in un’intervista a Repubblica e aggiunge: “Non possiamo stare a guardare. Certo, senza agire da soli, ma attraverso l’ONU, la NATO e l’Unione Europea.”
(AGI)

Quanto ci costa il DEF della NATO

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Mentre nella «spending review» il governo promette una riduzione di 300-500 milioni nel bilancio della difesa — senza dire nulla, a quanto pare sugli F35 — , l’Italia sta assumendo nella NATO crescenti impegni che portano a un inevitabile aumento della spesa militare, diretta e indiretta. La NATO non conosce crisi. Si sta costruendo un nuovo quartier generale a Bruxelles: il costo previsto in 460 milioni di euro, è quasi triplicato salendo a 1,3 miliardi. Lo stesso è stato fatto in Italia, dove si sono spesi 200 milioni di euro per costruire a Lago Patria una nuova sede per il JFC Naples: il Comando interforze NATO agli ordini dell’ammiraglio USA Bruce Clingan – allo stesso tempo comandante delle Forze navali USA in Europa e delle Forze navali USA per l’Africa – a sua volta agli ordini del Comandante supremo alleato in Europa, Philip Breedlove, un generale statunitense nominato come di regola dal presidente degli Stati Uniti.
Tali spese sono solo la punta dell’iceberg di un colossale esborso di denaro pubblico, pagato dai cittadini dei paesi dell’Alleanza. Vi è anzitutto la spesa iscritta nei bilanci della difesa dei 28 Stati membri che, secondo i dati NATO del febbraio 2014, supera complessivamente i 1.000 miliardi di dollari annui (circa 750 miliardi di euro), per oltre il 70% spesi dagli Stati Uniti. La spesa militare NATO, equivalente a circa il 60% di quella mondiale, è aumentata in termini reali (al netto dell’inflazione) di oltre il 40% dal 2000 ad oggi.
Sotto pressione degli Stati Uniti, il cui budget della difesa (735 miliardi di dollari) è pari al 4,5% del prodotto interno lordo, gli alleati si sono impegnati nel 2006 a destinare al bilancio della difesa come minimo il 2% del loro pil. Finora, oltre agli USA, lo hanno fatto solo Gran Bretagna, Grecia ed Estonia. L’impegno dell’Italia a portare la spesa militare al 2% del pil è stato sottoscritto nel 2006 dal governo Prodi. Secondo i dati NATO, essa ammonta oggi a 20,6 miliardi di euro annui, equivalenti a oltre 56 milioni di euro al giorno. Tale cifra, si precisa nel budget, non comprende però diverse altre voci. In realtà, calcola il Sipri, la spesa militare italiana (al decimo posto su scala mondiale) ammonta a circa 26 miliardi di euro annui, pari a 70 milioni al giorno. Adottando il principio del 2%, questi salirebbero a oltre 100 milioni al giorno.
Agli oltre 1.000 miliardi di dollari annui iscritti nei 28 bilanci della difesa, si aggiungono i «contributi» che gli alleati versano per il «funzionamento della NATO e lo sviluppo delle sue attività». Si tratta per la maggior parte di «contributi indiretti», tipo le spese per «le operazioni e missioni a guida NATO». Quindi i molti milioni di euro spesi per far partecipare le forze armate italiane alle guerre NATO nei Balcani, in Afghanistan e in Libia costituiscono un «contributo indiretto» al budget dell’Alleanza.
Vi sono poi i «contributi diretti», distribuiti in tre distinti bilanci. Quello «civile», che con fondi forniti dai ministeri degli esteri copre le spese per lo staff dei quartieri generali (4.000 funzionari solo a Bruxelles). Quello «militare», composto da oltre 50 budget separati, che copre i costi operativi e di mantenimento della struttura militare internazionale. Quello di «investimento per la sicurezza», che serve a finanziare la costruzione dei quartieri generali, i sistemi satellitari di comunicazione e intelligence, la creazione di piste e approdi e la fornitura di carburante per le forze impegnate in operazioni belliche. Circa il 22% dei «contributi diretti» viene fornito dagli Stati Uniti, il 14% dalla Germania, l’11% da Gran Bretagna e Francia. L’Italia vi contribuisce per circa l’8,7%: quota non trascurabile, nell’ordine di centinaia di milioni di euro annui. Vi sono diverse altre voci nascoste nelle pieghe dei bilanci. Ad esempio l’Italia ha partecipato alla spesa per il nuovo quartier generale di Lago Patria sia con la quota parte del costo di costruzione, sia con il «fondo per le aree sottoutilizzate» e con uno erogato dalla Provincia, per un ammontare di circa 25 milioni di euro (mentre mancano i soldi per ricostruire L’Aquila). Top secret resta l’attuale contributo italiano al mantenimento delle basi USA in Italia, quantificato l’ultima volta nel 2002 nell’ordine del 41% per l’ammontare di 366 milioni di dollari annui. Sicuramente oggi tale cifra è di gran lunga superiore.
Si continua così a gettare in un pozzo senza fondo enormi quantità di denaro pubblico, che sarebbero essenziali per interventi a favore di occupazione, servizi sociali, dissesto idrogeologico e zone terremotate. E i tagli di 6,6 miliardi, previsti per il 2014, potrebbero essere evitati tagliando quanto si spende nel militare in tre mesi.
Manlio Dinucci

Fonte

Come si misura la sofferenza in Afghanistan?

sanctions.si

“Non esiste un dolorometro. La combinazione di macelleria-inferno – creata dalla NATO e dai talebani nel penultimo paese meno sviluppato del mondo, per la lotta tra i signori della guerra occidentali e quelli locali, l’inettitudine di un regime criminale formato da famiglie mafiose e protetto dalla NATO – ha strappato la vita a decine di migliaia di civili e costretto a fuggire dalle loro case milioni di loro.
Nell’Ospedale dei Bambini Indira Gandhi di Kabul il numero di bambini ricoverati per denutrizione severa si è quadruplicato dal 2012. Sono apparsi bimbi-vecchi, con la pelle che cade dal viso piena di rughe, a causa del marasma (Decadimento progressivo delle funzioni dell’organismo provocato da vecchiaia o da gravi malattie, n.d.t.), risultato di un forte deficit calorico.
Alle società occidentali che vivono dell’affare della guerra non importa neppure della morte di circa 3.400 soldati della NATO o lo sconvolgente dato che una media di 18 veterani delle guerre in Iraq e Afganistan si tolgano ogni giorno la vita. Alcuni, forse, per aver partecipato alla mattanza “per errore” di 16-23.000 afgani.
Il Nobel per la Pace Obama sostiene di essere l’artefice della “prima transizione democratica” afgana, una farsa dove la gente non potrà neppure scegliere tra un signore della guerra e l’altro; dalle urne uscirà quello deciso dallo Studio Ovale.”

Da Obama ha mentito: la NATO non se ne andrà dall’Afganistan, di Nazanín Armanian, politologa ispano-iraniana.

Oggetto: uscita dal Patto Atlantico (N.A.T.O.)

natojoinus

Riceviamo e, molto volentieri, pubblichiamo:

“(…)
Valutato che proprio in questi giorni, la pericolosa escalation delle dichiarazioni del Presidente americano Obama contro il Governo Russo sta portando dalla crisi diplomatica internazionale alla terza guerra mondiale a rischio nucleare, usando la NATO come braccio armato degli USA. Questo degenerato Patto Atlantico sta trascinando oggi l’Italia in un conflitto che va contro i nostri stessi interessi economici e strategici (come già in Libia); un conflitto alle porte di casa, contro la più grande potenza nucleare del mondo, necessario solo alle ‘smodate ambizioni del Governo degli Stati Uniti, impazzito di fronte alla prospettiva del proprio collasso monetario e morale’.
Ricordando che l’articolo 11 della Costituzione Italiana cita testualmente: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”, e per questo, nel nostro Governo è sempre stato previsto il Ministero della Difesa (e non della Guerra).
Tutto ciò premesso,
si impegna il Sindaco e la Giunta comunale
1. ad attivarsi in tutte le sedi istituzionali per sostenere l’uscita dell’Italia dal Patto Atlantico, e quindi ribadendo che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”;
2. ad inviare l’ordine del giorno a tutti i Parlamentari, affinché sollecitino il Governo ad agire prima che sia troppo tardi.”

Il testo completo della mozione presentata in data odierna, lunedì 31 Marzo 2014, dal consigliere del Comune di Riva del Garda (TN) per la Lega Nord Trentino, Francescomaria Bacchin, è qui.

Bombe liberatrici

bombe democratiche

La Seconda Guerra Mondiale fu una “missione di pace” ante litteram.
Giorgio NATOlitano dixit.

“Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano si è recato a Cassino, in provincia di Frosinone per partecipare alla cerimonia di commemorazione del 70° anniversario della distruzione della città, in piazza De Gasperi alla quale ha preso parte anche il ministro della Difesa, Roberta Pinotti. Il 15 Marzo del 1944 dopo un mese dalla completa distruzione dell’abbazia di Montecassino, le forze alleate sganciarono sulla città mille tonnellate di bombe e milleduecento di proiettili. Dopo otto ore di bombardamenti la città fu totalmente distrutta.
(…)
“Sono qui per rinnovare l’omaggio della Repubblica per un sacrificio terribile che viene riconosciuto a Cassino e al territorio. Omaggio per lo straordinario tributo di fatica e di sangue con cui combatterono per liberazione di Italia e Europa. Anche a distanza di 70 anni nella memoria di qualsiasi donna o uomo nato qui è impressa la storia terribile che deve essere tramandata alle nuove generazioni. Memoria che deve servire per ricordare l’irrazionalità della guerra. Il tema non può essere su chi ha aveva ragione, se è stato un errore o meno bombardare l’abbazia ma va considerato il fine che è stato raggiunto” ha detto Napolitano ricordando il sacrificio degli eserciti stranieri tra i quali i polacchi.
E’ un capo dello Stato commosso che ricorda come “io stesso ho subito i bombardamenti su Napoli e che sapevamo che quello era il prezzo da pagare per liberarci dal nazifascismo e per questo accogliemmo quelle bombe come liberatrici”.”

[Fonte - grassetto nostro]

Soldi adesso e sei un buffone

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A venti giorni dal via libera del Parlamento all’esecutivo, è già scattata la prima fiducia per il governo Renzi, evidentemente troppo impegnato a promettere agli Italiani miracolistiche moltiplicazioni dei pani.
Stasera, giusto in tempo per andare a cena, la Camera dei Deputati ha infatti approvato in via definitiva il disegno di legge di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 16 Gennaio 2014, n. 2, recante proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione.
“Migliorare le già eccellenti relazioni tra USA e Italia” come diceva la scorsa settimana Renzi incontrando a Villa Taverna il segretario di Stato USA, John Kerry.
E aspettando di organizzare un incontro “importante” con Obama negli ultimi giorni di Marzo, quando il presidente americano sarà a Roma.

“Nelle operazioni di pace si mente per costituzione”

ospedali in difesa

Come motiva la tesi che i costi delle guerre moderne superano di gran lunga le capacità produttive di un’economia di guerra e i costi di una guerra totale devono essere sostenuti dagli Stati, mentre i profitti si orientano sempre più verso le tasche dei privati?
E’ una constatazione. La guerra è diventata permanente ed è strumentale al profitto, non più ai valori comuni. La guerra, combattuta o preparata, è la principale ragione del debito globale che ha raggiunto livelli insostenibili. Noi tutti paghiamo tasse non più rivolte a pagare servizi pubblici ma a pagare interessi. I beneficiari di questo sistema non sono gli Stati, ma quelli che vivono sulle forniture belliche e sul sistema economico-finanziario della guerra permanente.

La “guerra per bande”, come lei la definisce, è un tratto distintivo delle guerre moderne. In cosa consiste?
Finito lo scopo del bene pubblico è finito lo scopo dello Stato. E allora le istituzioni statali e lo Stato sono al servizio d’interessi particolari perseguiti da bande private e pubbliche più o meno agglomerate, in guerra o alleanza reciproca. Gli elementi costitutivi della forza dello Stato: il popolo, la gente che vota, il territorio, il governo, le leggi, chi le fa e chi le deve difendere come le forze armate e quelle di polizia, sono strumenti più o meno consapevoli delle bande.

Perché ritiene che “nelle operazioni di pace si mente per costituzione”?
Perché chi garantisce le truppe e i finanziamenti delle operazioni ha bisogno di sentirsi dire che le operazioni sono umanitarie, che portano la pace, che garantiscono il futuro. Tutte cose non vere. Nessuna operazione cosiddetta di pace ha raggiunto gli scopi dichiarati, a partire dalla Somalia, ai Balcani, a Timor Est, al Libano, all’Iraq, all’Afghanistan e così via. In compenso i “soldati di pace” hanno dovuto combattere e morire, esattamente come in guerra, coscienti delle menzogne.”

Da Armi e sangue nel nome del profitto, intervista al generale Fabio Mini in occasione della pubblicazione del libro “La guerra spiegata a…”, Einaudi, tratta da La Gazzetta di Parma del 4 Febbraio 2014, p. 5.

[Guerre sotto falso nome e spese folli]