L’Unione Europea è l’antitesi dell’Europa

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“Le stucchevoli polemiche cui abbiamo assistito negli ultimi anni e hanno opposto coloro che rivendicano la necessità del riconoscimento delle radici cristiane e coloro che vorrebbero negarla, preferendo invece riconoscere quelle illuministiche, indicano quanto la cultura attuale sia abitata da opposti monismi e percio lontana dal superamento delle contraddizioni, insomma quanto poco sia europea: difatti si tratta di una cultura che emerge dal fenomeno pervasivo della globalizzazione, che con altre parole potremmo definire occidentalizzazione ovvero americanizzazione.
L’ ideologia globalista è portatrice d’una sorta di monismo economicistico secondo il quale il mondo in cui viviamo è l’unico possibile, non esistono alternative, il valore economico è l’unica discriminante tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, quindi le leggi del mercato devono prevalere.
Questo pensiero unico corrisponde al progetto statunitense, come ben evidenzia Jeremy Rifkin quando asserisce che per gli americani la libertà è associata all’autonomia, cioè al fatto di non dipendere dagli altri, soprattutto dal punto di vista economico: per essere liberi, gli americani pensano che si debba essere ricchi.
II sogno europeo invece è esattamente l’opposto: per gli Europei essere liberi è porsi in relazione con gli altri, unirsi, condividere, aprirsi. La nostra è da sempre una società dell’inclusione. Ora è evidente che l’Unione Europea e le sue istituzioni sono volte realizzare non il sogno europeo, ma quello a stelle e strisce, che è il suo opposto. Perciò si può dire che l’azione politica dell’Unione Europea è antieuropea e che l’uso della parola Europa come sinonimo di CEE e poi di UE, dapprima raro ed informale, negli ultimi anni più regolare ed esteso, nasconde non solo un’insidia, ma addirittura una menzogna.
I padri fondatori dell’Unione Europea posero gli Stati nazionali al centro del loro progetto d’integrazione, che essi concepivano appunto come un graduale negoziato tra Stati sovrani; poi, negli anni Ottanta del secolo scorso, prese piede la politica economica del cosiddetto Washington consensus, improntato sulla teoria neoliberale e sul principio del minimo intervento statale. Si innestò un processo che portò rapidamente all’erosione delle sovranita nazionali dei singoli Stati membri, giungendo cosi, per citare le parole del compianto professor Costanzo Preve, alla «incorporazione di quest’Europa politicamente e spiritualmente morente in questo mercenariato militare occidentalistico globalizzato».
La tendenza a confondere gli interessi dell’Unione Europea con quelli della NATO è emersa dopo la fine della Guerra Fredda e si è rafforzata con la pratica dell’ interscambiabilità di persone che occupano posti chiave nei due organismi. L’Unione Europea era all’origine una grande opportunità, difficile è capire se lo possa essere ancora, di certo perché ciò sia possibile si dovrebbe eludere ogni richiesta, da parte delle istituzioni UE, di cessioni di sovranità, anzi i singoli Stati membri dovrebbero fare ogni sforzo per riconquistare ognuno la propria e poi, volendo ancora perseguire una politica europeista, trovare piuttosto un modo di sommare sovranità e forze, cosi da poter divenire davvero un attore globale.
Per rendere possibile il cambiamento dell’attuale scenario è allora necessario un recupero culturale dell’identità europea che parta dalla soluzione di un malinteso che inquina da molto tempo l’opinione pubblica, ovvero dalla presa di coscienza del fatto che l’Europa non è Occidente o per meglio dire, essendo sua caratteristica principale la coesistenza armonica degli opposti, è sia Oriente sia Occidente. L’ identità europea va piuttosto difesa dai rischi connessi alla globalizzazione.
Far coincidere il concetto di Europa con quello di Occidente è truffaldino, almeno quanto farlo coincidere con quello di Unione Europea, ed anche di più, se si considera che l’idea contemporanea di Occidente è stata elaborata nell’ambito del pensiero politico statunitense «proprio per differenziarsi dall’Europa; anzi, addirittura contro l’Europa». Creare il malinteso è utile alla propaganda occidentalista per poi definire come nemico l’orientale di turno.
L’effetto è quello di indebolire la società europea, rendendola inconsapevole della particolare forma di convivenza di cui è portatrice.
(…)
La forma di coesistenza che permette di non scegliere tra due poli opposti ma di conciliarli è quella comunitaria, la quale, dopo aver caratterizzato a lungo l’Europa, ha lasciato spazio alla forma societaria; quest’ultima, sommamente individualista, promette il massimo della libertà, ma alla fine si rivela un apparato fatto per addomesticare i suoi membri e indirizzarli ad obiettivi precostituiti, decisi in altre sedi e talvolta perfino contrari agli interessi dei singoli coinvolti. Nell’epoca della globalizzazione il singolo è soprattutto consumatore, «solitario collezionista di sensazioni», educato fin dalla più tenera età attraverso la pubblicità, che pone molta attenzione e investe molte risorse nel tentativo di fidelizzarlo: quando ha successo, lo renderà a un tempo omologato e solitario.
In un’ideale organizzazione informata ad un perfetto collettivismo, invece, sarebbe escluso il problema della solitudine, ma esasperato il rischio dell’omologazione.
La comunità altresì può permettere all’individuo di svilupparsi pienamente, in quanto il senso d’appartenenza esalta o almeno aiuta ad accettare le peculiarità individuali. Vi è un’evidente omologia fra I’equilibrio tra generale e particolare che caratterizza l’ idea di Europa e I’equilibrio tra comunita e individuo.
Se il percorso politico necessario per una ricostruzione europea potrebbe passare indifferentemente da una modifica dell’attuale Unione Europea, oppure da un suo scioglimento e da una successiva riaggregazione mediante istituzioni con nomi differenti, imprescindibile è compiere in parallelo un percorso culturale di ricomposizione dei dualismi.”

Da L’Unione antieuropea, di Michele Orsini in “Eurasia. Rivista di studi geopolitici”, n. 2/2014, pp. 160-162 (grassetto nostro).

“Costruendo un muro di BRICS”

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Adrian Salbuchi per rt.com

La visita del Presidente Putin in Sud America è di un’importanza trascendentale in un epoca in cui il blocco BRICS sta diventando qualcosa in più di un mero accordo commerciale e in cui la Russia sta giocando un ruolo chiave come attore geopolitico globale.
Vladimir Putin ha compiuto una vista davvero storica in America Latina, visitando Cuba, il Nicaragua, l’Argentina e poi il Brasile dove nelle città di Fortaleza e Brasilia si è tenuto il sesto vertice BRICS (con un veloce sosta domenicale nella gloriosa Rio de Janeiro dove ha assistito alla finale dei Mondiali di calcio tra Argentina e Germania).

Fermare la valanga occidentale
A partire dalla tragedia dell’11 Settembre, gli Stati Uniti, il Regno Unito e i loro alleati della NATO (più Israele) sono diventati un pericolo per il mondo. Negli ultimi 13 anni abbiamo visto il rovesciamento di regime in Iraq in base a false accuse da parte degli USA e del Regno Unito di armi di distruzione di massa poi mai trovate; la distruzione della Libia nel 2011; lo sconsiderato caos originato dalla “primavera araba” che ha riportato paesi come l’Egitto indietro di decenni; la quasi distruzione della Siria; e la decennale minaccia di una guerra preventiva contro l’Iran per il suo non esistente programma nucleare.
Le stime delle vittime in Iraq parlano di centinaia di migliaia di persone, se non di milioni e non c’è ancora stata una singola richiesta di scuse da parte degli USA, del Regno Unito o della NATO. Oggi l’Iraq insieme alla Libia è nella morsa della guerra civile, la Siria sta lentamente uscendone e, più pericolosamente, l’Egitto si è ritirato dal suo ruolo di paese stabilizzatore del Medio Oriente.
Tutto grazie alle ingerenze occidentali e del “caos sociale architettato” che è la nuova forma di guerra intrapresa dagli Stati Uniti, dal Regno Unito, dalla NATO (e da Israele). Dopo i crescenti fallimenti riportati in Medio Oriente, ultimamente si sono spostati verso altre latitudini: ad esempio in Ucraina. Continua a leggere

Prevenire la guerra: solidarietà con la Russia!

dessin-ukraine-9961-617x411Dopo la lettera aperta al presidente russo Vladimir Putin, scritta dal tenente colonnello dell’aviazione tedesca in pensione Jochen Scholz, controfirmata da centinaia di persone tra avvocati, giornalisti, medici, militari, studiosi, scienziati, diplomatici e storici, è ancora dalla Germania che giunge un segnale di risveglio delle coscienze europee.

“Esattamente come nelle guerre precedenti, i propagandisti di guerra dei paesi NATO stanno cercando di inculcare nei loro popoli che l’aggressione sia in realtà una difesa dalla Russia, che dipingono come il vero aggressore.
Gli attivisti per la pace sono chiamati a prendere coscienza del contesto reale e conseguentemente a spiegare su questa base i fatti. Tale spiegazione deve comprendere il rifiuto categorico di tutte le considerazioni che la Russia sia almeno in parte da biasimare per l’escalation della crisi. Molti di coloro che onestamente rifiutano l’aggressione della NATO ritengono che, in effetti, in linea di principio la Russia “non sia migliore” giacché naturalmente persegue solo i propri interessi.
Ma quali interessi persegue la Federazione russa? Il suo interesse primario è la stabilità, sia domestica che nelle relazioni internazionali. Mantenere la sua architettura di sicurezza è necessario anche per questa stabilità, che è il motivo per cui la Russia ha un interesse particolare per la stabilità dei paesi che ospitano le basi militari russe. La Russia ha un interesse nello sviluppo della sua economia. Questo è in linea con gli interessi già indicati in quanto l’economia russa necessita di sicurezza e di stabilità per lo sviluppo della sua economia. Questi sono gli interessi russi. Sono il tipo di interessi per cui nessun paese può essere accusato per volerli perseguire.
Ma in che modo la Federazione russa persegue tali interessi? La Russia attacca e occupa altri paesi, come fa la NATO? La Russia finanzia, arma, ospita e addestra terroristi che commettono massacri contro la popolazione civile dei paesi stranieri al fine di provocare caos, come la coalizione USA, NATO e paesi del Golfo stanno facendo in Siria? La Russia si permette di strangolare altri paesi con sanzioni per forzarne la volontà? Vladimir Putin stila ogni settimana un elenco di persone da eliminare per mezzo dei droni sul territorio di stati sovrani stranieri, come fa Barack Obama? Le navi russe abbordano le navi battenti bandiere di paesi stranieri in acque internazionali, come fa Israele?
La politica della Russia per il mantenimento dei propri interessi è stata finora caratterizzata da moderazione e concessioni. Ovunque dovesse contrastare una mossa ostile, la Russia non si è mai avvicinata al pieno uso dell’arsenale di legittime contromisure. Gli interessi della Russia coincidono con la volontà di pace della maggior parte dell’umanità. Gli attivisti della pace devono riconoscere questo fatto.
La prospettiva di una guerra contro la Russia ha caratteristiche apocalittiche per la Germania e l’Europa. L’unica possibilità di difendere la pace sta in un avvicinamento alla Russia. La Federazione russa è il protettore della pace in Europa. Questa è la considerazione importante nella pratica che va utilizzata per contrastare la incessante propaganda anti-russa della NATO.
Una terza guerra mondiale può essere evitata solo al fianco della Russia. Solo in solidarietà con la Russia il movimento per la pace, in particolare in Germania, può diventare un fattore da prendere di nuovo sul serio. Solo in alleanza con la Russia la nostra richiesta di una “Germania fuori dalla NATO e la NATO fuori della Germania” ha una prospettiva realistica di essere attuata.
La timida posizione di “equidistanza”, da qualche parte nel mezzo tra la NATO e la Russia non è mai stata così sbagliata e pericolosa come oggi. Si potrebbe rendere un po’ inefficace la propaganda scatenata per creare sciovinismo tra le masse, ma soprattutto per zittire la resistenza contro la guerra. Infatti, se la menzogna sulla Russia come minaccia non viene respinta con decisione, la ragione centrale e psicologicamente più efficace della NATO per l’escalation della guerra resterà.
Anche in considerazione del pericolo di essere colpiti da una guerra, sempre più persone, in Germania in particolare, sono state allarmate dalla campagna anti-russa. Vogliono sapere la verità su questo vitale argomento. Le indagini e gli articoli d’opinione mostrano che la grande maggioranza della popolazione rifiuta la corsa dell’Occidente verso il confronto contro la Russia.
L'”Associazione dei liberi pensatori tedeschi” mette in guardia contro l’ulteriore peggioramento del confronto tra l’Occidente e la Russia. Chiediamo la fine della creazione del nemico e della disinformazione, così come della campagna anti-russa e della demonizzazione del presidente Putin.
La strategia USA si sta dirigendo verso una divisione dell’Europa e il confronto con la Russia e danneggia gli interessi dei paesi europei. L’Europa appartiene a tutti i popoli e le nazioni d’Europa; ha bisogno di coesistenza pacifica tra tutti i paesi e nazioni. Questo richiede di considerare gli interessi reciproci e la collaborazione sia con l’Ucraina che con la Russia.
Mostriamo la nostra solidarietà ai comunisti, agli antifascisti e ai democratici in Ucraina, che, a dispetto delle persecuzioni, si battono contro il revisionismo della storia, la russofobia e lo sciovinismo nazionale. Ci battiamo insieme a loro per l’amicizia con la Russia.
Queste sono pertanto le nostre richieste:
1. Nessun sostegno alla strategia USA di divisione dell’Europa con la ricostruzione di una cortina di ferro;
2. No alle sanzioni contro la Russia, in particolare perché danneggiano gli interessi economici e il mercato del lavoro in Germania e nei paesi europei, oltre all’interesse per relazioni stabili e di collaborazione;
3. Stop all’estensione della NATO verso est e all’isolamento militare della Russia attraverso questo accerchiamento; la NATO non deve muoversi ai confini della Russia e l’Ucraina non deve essere incorporata nella struttura militare della UE;
4. Sostegno per una Ucraina democratica, senza fascismo e revanscismo, con gli stessi diritti umani e civili e la piena libertà di religione e di Weltanschauung per tutti, indipendentemente dall’origine etnica, con rapporti di buon vicinato con l’Europa occidentale e la Federazione russa;
5. Niente soldi dei contribuenti per il sostegno finanziario e logistico delle organizzazioni fasciste e nessun sostegno finanziario per il loro addestramento.”

Da La NATO è l’aggressore, testo dell'”Associazione dei liberi pensatori tedeschi” sulla crisi in Ucraina.

Far guerra alla Russia, un gasdotto alla volta

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Eric Draitser per rt.com

Mentre la politica umana della crisi in Ucraina guadagna tutti i titoli dei giornali, è la politica del gas che in molti modi si trova nel cuore del conflitto.
Infatti, la questione energetica non solo ha fatto da cornice a gran parte delle dimensioni economiche della crisi, ha rivelato le divisioni profonde che esistono tra l’élite politica e degli affari in Europa che, nonostante il proprio bluff e la spacconeria sulle azioni della Russia in Ucraina e l’espansione delle sanzioni, capisce abbastanza chiaramente che la Russia è parte integrante del futuro economico dell’Europa.
Tuttavia, questo non ha fermato l’Occidente e i suoi agenti e clienti in Europa orientale dal tentativo di minare la posizione economica strategica della Russia attraverso una varietà di mezzi. Dal deragliamento dei negoziati sulla costruzione di condotti all’utilizzo di governi fantoccio come un cuneo tra Mosca e l’Europa, gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno tentato di minare la posizione economica e strategica della Russia a riguardo dell’infrastruttura di distribuzione del gas, rafforzando contemporaneamente la propria. Continua a leggere

La battaglia è appena iniziata

paese libero“Per quanto riguarda la popolazione italiana, le recenti elezioni hanno dimostrato che l’ondata sovranista ha toccato poco la nostra nazione. Non sopravvalutiamo il «successo» del PD, sostanzialmente ha funzionato l’operazione di unire al PD, il centro moderato che alla precedenti elezioni politiche aveva votato Monti (10% circa), non sono neanche da escludere consistenti brogli (di cui ha parlato apertamente Grillo), tuttavia, è chiaro anche da questi risultati che ancora non si intravvede in Italia il formarsi di una volontà collettiva che vada in direzione di un movimento sovranista. C’è da tenere nel debito conto questa importante differenza: la Francia ha solo da correggere una deviazione da un percorso di quella che resta una nazione sovrana, mentre in Italia il contesto è piuttosto diverso, in quanto nazione che, come la Germania e a differenza della Francia, ha un gran numero di basi militari statunitensi, a che partire da Tangentopoli, per concludere con il colpo finale che ha visto la definitiva sottomissione, a furia di attacchi scandalistici internazionali e di statuette in faccia che raggiungevano con facilità la faccia dell’allora nostro Presidente del Consiglio, l’incauto pagliaccio Berlusconi, provocando le sue dimissioni dal governo e la collaborazione forzata con i successivi governi, da Monti in poi. Da allora abbiamo perso anche del tutto la «sovranità limitata» di cui abbiamo goduto dal dopoguerra fino agli anni Ottanta, già seriamente compromessa con Tangentopoli (sovranità limitata che gli aveva fornito quella libertà di manovra, soprattutto in medio-oriente, necessaria al suo sviluppo). Per questi motivi, si tratta obiettivamente di una lotta molto più difficile. Inoltre, l’Italia ha completato la sua modernizzazione, il suo passaggio da paese prevalentemente agricolo a paese industriale sotto l’egemonia statunitense (un passaggio che era iniziato in realtà ben prima, dall’inizio del secolo, e che probabilmente ci sarebbe stato lo stesso anche se non fosse stata sotto la sfera d’influenza statunitense). Si fa fatica ad accettare che gli USA hanno da tempo concluso la fase egemonica, che lasciava un certo spazio di manovra agli «alleati» (subordinati) europei, e che senza una riconquista della sovranità nazionale, subordinandoci del tutto agli USA, non conserveremo nemmeno parte dell’attuale tenore di vita, già fortemente compromesso, mentre la nuova generazione è già senza prospettive. Finora non si vede una volontà collettiva intenzionata ad incamminarsi su di un percorso di recupero della sovranità. Se non si tratta di un opportunistico attendere l’evoluzione degli eventi, tipico della mentalità italiana, ma di un’incapacità permanente di reazione della nostra collettività, vedremo il declino dell’Italia come nazione significativa e il suo ritorno allo status di nazione povera.
10155523_705267379532435_6400827348388679339_nNon si possono considerare il Movimento 5 Stelle o la Lega di Salvini espressione di una volontà sovranista. Non bastano certo le recriminazioni sull’euro a fare del primo un movimento sovranista, anzi il voto favorevole all’abolizione del reato di immigrazione clandestina lo pone decisamente dalla parte dei movimenti non sovranisti. Detto per inciso, il controllo dell’immigrazione di per sé non ha nessuna connotazione razzista, in quanto una popolazione che risiede stabilmente su di un territorio ha tutto il diritto di stabilire chi, come e quanti individui provenienti da altre nazioni accettare sul proprio territorio. Questo diritto è uno degli attributi fondamentali della sovranità.
Per quanto riguarda la Lega, seppure essa ha una connotazione identitaria-comunitaria, un elemento essenziale della sovranità, il fatto che si manifesti in termini localistici, dimostra come ancora una volta in Italia il fattore identitario finisce per acquisire delle connotazioni patologiche (per usare un concetto previano che definiva nazionalismo e razzismo «patologie del comunitarismo», e tra queste, a mio parere, si può annoverare anche il localismo).
La non perdita di consensi del PD, nonostante il disastro economico e sociale, è preoccupante, perché tale partito è il principale nemico della sovranità nazionale e tra i principali responsabili del disastro economico in cui versa l’Italia (svendita delle aziende italiane pubbliche e private, intossicazione della vita politica ed economica attraverso un utilizzo distorto della magistratura, favoreggiamento di un’immigrazione finalizzata all’abbassamento del costo del lavoro). Cerchiamo di ricostruire per sommi capi questa degenerazione del principale partito della sinistra: il PCI non è nato come un partito anti-nazionale, Gramsci ne aveva fatto una questione centrale e in merito aveva avanzato analisi importanti e innovative, anche rispetto al dibattito di allora nei partiti comunisti; la lotta dei partigiani comunisti voleva essere anche una lotta di liberazione nazionale, anche se poi alla fine si trattò di scegliere tra due eserciti invasori; il PCI del dopoguerra nel suo simbolo aveva la bandiera italiana insieme alla bandiera rossa. Al crollo del comunismo, la seconda generazione cresciuta nell’insano recinto della «sovranità limitata», una generazione diversa da quella eroica della guerra e della lotta partigiana, invece che con una seria discussione sulla storia del comunismo ottocentesco, reagì con il puro e semplice rinnegamento della propria storia e passò armi e bagagli sul carro statunitense, passaggio che aveva già una sua storia quando Berlinguer guardava con favore all’«ombrello della NATO» e quando l’attuale presidente della repubblica faceva il suo viaggio «culturale» nel 1976 negli USA, guadagnandosi già da allora il titolo, non conferito ufficialmente, di referente della politica statunitense in Italia. Costoro come rinnegati si sono dimostrati disposti a svendere non solo la storia del loro partito, ma l’intera Italia.
(…)
L’evoluzione del contesto politico globale oggi pone al centro la riconquista della sovranità e bisogna attrezzarsi con le categorie adatte, nonché, ovviamente, con gli altrettanto necessari strumenti politici e militari
La battaglia è appena iniziata, ma il quadro politico acquisisce una maggiore chiarezza, si intravvedono le questioni dirimenti degli anni futuri e tra queste, lo possiamo dire con certezza, vi sarà la difesa della sovranità. Chiunque ritiene questo un obiettivo da perseguire è nostro amico, chi è contro è nostro nemico.
L’irrompere sulla scena della lotta per la difesa della sovranità deriva dalla nuova fase dello scontro in direzione di un mondo multipolare che vede una più netta contrapposizione tra Stati Uniti e Russia e relative manovre dei primi per subordinare i paesi europei alla proprio politica di aggressione alla Russia, una politica contraria agli interessi europei, basti considerare la sola questione energetica. Tali manovre hanno visto la perdita a partire dal governo Monti della residua sovranità limitata dell’Italia. Subordinazione che comporta la deindustrializzazione dell’Italia e la sua integrazione subordinata all’interno della sfera politica statunitense. Le conseguenze della deindustrializzazione vengono patite principalmente dalle classi inferiori e dai ceti medi produttivi.
Per principio, la difesa della sovranità non può essere né di «destra» né di «sinistra», se vogliamo rappresentare con queste categorie fuorvianti, sempre alla moda, le differenze ideologiche, in quanto senza sovranità qualunque sia l’indirizzo politico, economico e sociali delle forze politiche al governo esse dovranno sottostare alle imposizioni di chi detiene la sovranità effettiva. Quindi, chi antepone le differenze ideologiche alla difesa della sovranità è nostro nemico, qualunque sia il suo orientamento ideologico.
La difesa della sovranità è antecedente alle questioni ideologiche, agli indirizzi politici e sociali, ma può avere diverse declinazioni, di «destra» e di «sinistra», ad es. associate alla questione sociale, all’equità sociale (che non coincide con l’eguaglianza) e alla possibilità di un futuro dignitoso per ogni cittadino italiano. (E qui ad un eventuale lettore di «sinistra», scatterà subito una molla: «non ad ogni cittadino italiano, ma ad ogni essere umano». Ed è qui che sta l’errore, siccome la lotta avviene in un contesto determinato, noi lotteremo insieme a coloro che vivono in questo contesto, quello dello Stato dove si stabiliscono le leggi che regolano i rapporti tra i gruppi sociali, chi vive in altri contesti porterà invece avanti le sue lotte per migliorare la società in cui vive).
Non siamo che agli inizi di una era, se la Russia proseguirà nello scontro contro il sistema occidentale dovrà affrontare i problemi interni proponendo nuove soluzioni rispetto a quelle liberal-capitalistiche, perché soltanto con il coinvolgimento popolare potrà affrontare tale scontro (il consenso e l’appoggio popolare è l’unico autentico fattore di superiorità rispetto alla sola superiorità tecnica su cui punta l’Occidente), e tale coinvolgimento lo si realizza percorrendo una via opposta alle economie occidentali che vedono l’esclusione di fasce sempre più ampie di popolazione. Soltanto ridando una patria agli uomini, un contesto in cui la loro vita, il loro agire e patire, abbia un senso e una continuità questi sono disposti a compiere dei sacrifici, fino al massimo sacrificio della vita.”

Da La difesa della sovranità nelle lotte future, di Gennaro Scala.

I regimi alleati degli Stati Uniti si stanno preparando per la guerra

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Caleb Maupin* per rt.com (traduzione di M. Janigro)

Ogni anno lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) rende pubblico uno studio sulle spese militari nel mondo. Quest’anno il rapporto contiene molti dettagli interessanti.
Alcune cose all’interno del rapporto, presentato alla Commissione per il disarmo delle Nazioni Unite il 14 Aprile, non sono cambiate per nulla. Come accade da decenni, gli Stati Uniti rimangono il Paese che più spende nel mondo, nonostante i tanto pubblicizzati “tagli alla spesa”. Gli USA, la NATO e gli alleati non appartenenti alla NATO, ricoprono il 64% della spesa militare mondiale. Continua a leggere

Il declino dell’Europa

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Mentre l’Europa è totalmente presa dall’incantamento delle elezioni del Parlamento europeo sembra che la grande Storia stia imboccando altri sentieri.
Si tratta di cambiamenti epocali che avranno l’effetto di spostare sempre di più il centro geopolitico globale dall’asse USA-UE all’asse Russia-Cina, confinando, nel lungo termine, l’Europa alla periferia del mondo.

Mi riferisco in prima battuta al contratto di fornitura di gas russo alla Cina [1] che non solo è assolutamente senza precedenti, ma la cui reale importanza va ben oltre gli importi, pur mirabolanti, del controvalore economico.
Infatti, a mio avviso, approfondendo la notizia dello storico contratto di fornitura del gas siberiano alla Cina, pomposamente definito “un contratto senza precedenti” l’attenzione dovrebbe essere rivolta prima di tutto all’aspetto geopolitico di quest’accordo.
Innanzitutto notiamo la singolare sincronia della firma dell’accordo con il ritiro delle truppe russe dai confini ucraini e il conseguente allentamento della tensione su questa delicatissima area dello scacchiere internazionale.
Singolare che Putin abbia gonfiato i muscoli fino a pochi giorni dal suo viaggio in Cina per poi, appena andato in porto il supercontratto, mostrare evidenti segni di rilassamento, giungendo oggi a dichiarare di accettare serenamente gli esiti delle elezioni ucraine [2].
Non trovate strano questo comportamento?
La sincronicità in politica internazionale non è mai casuale. Continua a leggere