L’Atlantismo è un totalitarismo (3° parte)

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Concludiamo la pubblicazione, in tre parti, del breve saggio di Guillaume de Rouville, autore francese  e curatore del sito l’idiot du village. geopolitique, chaos & idiotie.
Traduzione di M. Guidoni.

Per arrivare ad imporsi, l’Atlantismo ha bisogno (i) di sovvertire le sovranità delle nazioni europee e (ii) di controllarne le opinioni pubbliche. Deve raggirare, indebolire o corrompere tutte le componenti democratiche delle società del nostro continente, al fine di poter avere la meglio sulle ribellioni, i dubbi, le contestazioni alle quali potrebbe trovarsi di fronte. In altre parole, l’Atlantismo attacca direttamente e in profondità i fondamenti della democrazia dei popoli europei, ai quali è richiesto di seguire ciecamente un’ideologia nascosta (perché è impresentabile), senza nome (perché è innominabile) e che li spoglia della loro sovranità e del loro libero arbitrio.

L’Atlantismo sovverte le sovranità nazionali

Senza parlare del numero incalcolabile di governi democraticamente eletti rovesciati dagli Stati Uniti dal 1945 in tutto il mondo, con l’aiuto diretto o la tacita approvazione dei loro alleati Atlantisti, per limitarci all’Europa, si possono segnalare i casi della Grecia e dell’integrazione europea.
In Grecia, all’indomani della seconda guerra mondiale, i Britannici e gli Stati Uniti appoggiano i movimenti di estrema destra e i vecchi collaboratori dei Nazisti al fine di impedire la presa del potere legale da parte dei movimenti democratici progressisti. Le potenze occidentali atlantiste fomentano la guerra civile che si conclude con la vittoria dei loro favoriti e con quasi 200.000 morti. Dopo una evoluzione democratica verso la fine degli anni 60, gli Americani, con l’aiuto delle potenze europee e grazie alle loro reti atlantiste, mettono al potere, nel 1967, una giunta militare che proclama il regno dell’ordine morale [7] e la fine dell’apertura democratica.
L’integrazione europea guidata da Jean Monnet è prima di tutto un progetto atlantista. C’erano sicuramente altre maniere che avrebbero potuto portare alla realizzazione di un’Europa più unita. L’Atlantismo ha fatto la scelta dell’impotenza europea per non contrastare le ambizioni egemoniche degli Stati Uniti. L’Atlantismo ha ridotto la sovranità europea e represso tutti i movimenti indipendenti, gollisti, sovranisti, comunisti, sia di destra che di sinistra. Ha imposto i suoi dirigenti a tutti i livelli della burocrazia europea e a capo dei principali Stati d’Europa, che hanno imposto trattati ingiusti anche quando questi venivano rifiutati dai popoli (come nel 2005 col Trattato costituzionale).
L’Atlantismo europeo ha distrutto, a tappe successive, tutti i principi di sovranità di cui disponevano gli Stati-nazione d’Europa (e quindi lo spazio democratico dei popoli europei).
Ha così attaccato la sovranità (i) elettorale – il principale organo decisionale, la Commissione, non è eletto; i trattati rifiutati dai popoli sono tuttavia imposti; con la sistematica messa da parte della democrazia diretta a vantaggio della democrazia rappresentativa – (ii) monetaria – una banca centrale indipendente dai popoli o dai loro eletti che non presta direttamente agli Stati membri che devono finanziarsi a tassi più elevati sui mercati finanziari-, (iii) di bilancio – mediante l’imposizione della regola d’oro e il controllo dei bilanci nazionali attraverso una commissione composta da tecnocrati non eletti – e (iv) militare – integrazione di tutti i Paesi europei nella NATO.
L’ultimo principio di sovranità attaccato dall’Atlantismo è quello della sovranità militare francese, avendo la Francia resistito più a lungo delle altre nazioni europee al rullo compressore dell’Atlantismo (fu questa la parentesi gollista). Oggi gli Atlantisti propongono la fusione tra la francese EADS e l’inglese BAE allo scopo di togliere alla Francia il pieno controllo della sua catena industriale di armamenti. Domani, mineranno la deterrenza nucleare francese usando il pretesto ecologico antinucleare.
In Francia, la messa all’angolo dei non-atlantisti si è pienamente realizzata sotto la presidenza Sarkozy. La diplomazia (con a capo Bernard Kouchner), l’esercito, i media (grazie agli sforzi di Christine Ockrent) sono stati quasi tutti depurati delle loro componenti non atlantiste. Hollande, da buon cane da guardia dell’Atlantismo, completerà l’opera.
La French-American Foundation e gli Atlantico-Boys
La French American Foundation è un’organizzazione senza scopo di lucro che dal 1976 si dedica a scoprire in Francia uomini e donne influenti suscettibili di vestire i colori dell’Atlantismo.
Qualche vecchio Young Leader della French American Foundation che ci governa in questo momento : François Hollande (1996), Arnaud Montebourg (2000), Pierre Moscovici (1996). Nell’opposizione, il più in vista è Jean-Francois Copé.
Una lista non esaustiva degli Atlantico-Boys in Francia (oltre a quelli già menzionati) e della loro rete: Alain Finkielkraut, André Glucksmann, Bernard Kouchner, Bernard-Henri Lévy, Alexandre Adler, Caroline Fourest, Frédéric Encel, Philippe Val, Francois Heisbourg, Mohamed Sifaoui, Jean-Claude Casanova, Pierre Rosanvallon, Alain Minc, Jean Daniel, Pierre-André Taguieff; la rivista Commentaire, la Fondation Saint Simon (sciolta nel 1999), il Cercle de l’Oratoire, l’Institut Turgot, l’Atlantis Institute, le riviste Le Meilleur des MondesLa Règle du JeuLe Nouvel ObservateurLe MondeLibération, ecc.

L’Atlantismo è un controllo e una manipolazione delle masse

“La consapevole e intelligente manipolazione di abitudini e opinioni organizzate delle masse è un importante elemento nella società democratica. Coloro che manipolano questo invisibile meccanismo della società costituiscono un governo nascosto che rappresenta il vero potere decisorio del paese”.
Propaganda, par Edward Bernays, 1928.

“L’Atlantismo è nato all’inizio della guerra fredda. Negli anni 50, un vasto programma chiamato Operazione Mockingbird, oggi ben documentato, è stato messo in atto dalla CIA per infiltrare i media nazionali e stranieri e influenzare i loro contenuti affinché questi ultimi si mostrino favorevoli agli interessi americani. La metodologia consisteva nel fornire rapporti redatti a partire da informazioni della CIA ai giornalisti consapevoli o inconsapevoli di questa manovra. Queste informazioni erano poi trasmesse dai giornalisti e dalle agenzie di stampa”.
11-Septembre: de la misère journalistique à la logique de collabos, de Lalo Vespera, ReOpen911.info

Senza la collaborazione dei media, non sarebbe possibile all’Atlantismo imporre i suoi principi all’opinione pubblica. I media sono parte integrante della macchina da guerra atlantista. Per creare il consenso e il pensiero unico in una società aperta bisogna controllare l’informazione. Perciò è necessario mettere a capo dei principali media dei servi zelanti dell’Atlantismo. In Francia, nel settore privato dei media, solo pochi grandi gruppi industriali appartenenti a una nebulosa oligarchia sono nei posti di comando (mercanti d’armi e industriali che vivono in parte grazie alle commesse statali): è naturale per loro servire gli interessi del più forte (il periodo della collaborazione con i Nazisti sta ancora a ricordarcelo [8]). Nel settore pubblico, il Presidente della Repubblica e la sua cerchia scelgono le loro cinghie di trasmissione che infonderanno lo spirito di sottomissione negli ingranaggi della macchina della disinformazione.
I responsansabili dell’informazione commettono dei crimini mediatici nel momento in cui si rendono semplici esecutori della propaganda atlantista, come abbiamo visto durante la guerra contro la Serbia, durante l’invasione dell’Afghanistan e il bombardamento della Libia da parte della NATO, durante la guerra in Irak, la destabilizzazione della Siria (sempre da parte della NATO) o come stiamo costatando a proposito della continua pulizia etnica di cui sono vittime i Palestinesi. In ognuno di questi casi, i media avallano le spiegazioni ufficiali, gli danno forza e credibilità, presuppongono intenzioni umanitarie, anche se coprono crimini che dovrebbero sollevare la nostra indignazione e portare all’incriminazione giudiziaria e politica dei loro principali responsabili.
Il tabù creato attorno all’11 Settembre è sintomatico della maniera in cui viene costruito il pensiero unico in una società in cui si presume regnino la libertà di espressione e la diversità dei punti di vista. Si demonizza chi osa porre domande, si dà la caccia alle teste calde, a cui viene data la responsabilità dei crimini peggiori del secolo scorso, li si ridicolizza. Si erigono nell’opinione pubblica barriere psicologiche invalicabili (attraverso accuse come quelle di antisemitismo, di negazionismo e di revisionismo) affinché la coscienza del cittadino non arrivi a vedere quello che c’è dietro; si erigono muri nelle coscienze per racchiudere il consenso nel solo campo di possibilità ammesse dagli atlantisti.
C’è una forma d’intolleranza radicale verso il pensiero alternativo che è mantenuto racchiuso nella Rete. Quest’intolleranza è radicale nel senso che stigmatizza i «devianti» e tenta di farne dei paria da mettere al bando della società e che giunge a chiudere del tutto, per il pensiero dissidente, l’accesso ai grandi media che contano, quando si tratta di discutere i fondamenti dell’Atlantismo.
La psiche degli Europei al servizio dell’Atlantismo
«Gli Europei non si sono mai liberati psicologicamente dallo stato di dipendenza nel quale sono caduti alla fine della seconda guerra mondiale. Col pretesto che gli Stati Uniti sono venuti a liberare gli Europei più di 60 anni fa, si vorrebbe che oggi questi ultimi abbandonino ogni volontà di indipendenza e ogni aspirazione a scegliere un modello di sviluppo alternativo. Non c’è alcuna logica in tutto ciò. Gli Stati Unti dovrebbero forse essere eternamente sottomessi alla Francia sulla base del pretesto che grazie alle armi, alle finanze e, in definitiva, alla flotta di Luigi XVI [9] gli Americani hanno potuto ottenere la loro indipendenza dall’Inghilterra? Che gli Europei siano riconoscenti agli Stati Uniti per il loro coinvolgimento nelle due Guerre Mondiali, è giusto e sacrosanto. Come è ugualmente giusto che gli Americani siano riconoscenti nei confronti della Francia per il sostegno che questo Paese ha dato loro in un momento decisivo della loro storia [10]. Ma la riconoscenza non deve portare alla dipendenza e al vassallaggio. Ѐ normale che le élites europee si lascino mantenere in questa condizione di dipendenza o che non cerchino affatto di contrastarla? Il semplice rispetto di se stessi dovrebbe essere sufficiente a che ognuno rifiuti di considerarsi il soggetto di un’altra persona. Accettare di sottomettersi è un’attitudine morale e psicologica perniciosa e umiliante. C’è, in realtà, una sicura umiliazione nel lasciarsi dettare il proprio stile di vita e nell’andare sempre a cercare i propri riferimenti culturali, politici, economici oltreatlantico, senza mai porsi una domanda sui loro valori e sui loro benefici.», La Démocratie ambiguë.

Concludere per finire

Abbiamo fatto una breve raccolta delle caratteristiche atlantiste. Si tratta di una panoramica certamente incompleta, ma i tratti principali bastano già da soli a disegnare il ritratto di un totalitarismo contemporaneo non meno pericoloso e inquietante di quelli che lo hanno preceduto. Che si inventi un nemico reale o immaginario o un nemico che diventa reale a forza di essere immaginato (e sperato), i crimini dell’Atlantismo non possono essere scusati sotto il falso pretesto che il suo alter ego nel male (l’islamismo radicale) ne commetterebbe di uguali o che il suo modello (il totalitarismo imperialista del suo padrone) gli intimerebbe l’ordine di perpetrarli. L’Atlantismo ha bisogno del crimine dell’altro per commettere il suo in piena impunità e con la coscienza pulita.
Nell’essenza della sua logica c’è la morte degli altri, la guerra generalizzata, la miseria su larga scala. L’Atlantismo è infatti un’ideologia di genocidio, proprio come l’imperialismo americano. Caratterizzazione esagerata che discredita chi la utilizza, direbbero alcuni? Banalizzazione di un crimine che non può essere evocato alla leggera, diranno altri? Poniamoci allora questa semplice domanda: quanti morti e quante sofferenze ci sono al suo attivo (come autore o come complice)? La risposta dello storico è chiara e netta: milioni di vittime dalla fine della seconda guerra mondiale; milioni dalla caduta del muro di Berlino [11] e un lungo fiume di ombre, di sangue e di sofferenze che non cessa di scorrere in tutti i continenti.
La lotta contro l’Atlantismo è per noi Europei la grande avventura umana di quest’inizio di secolo. A ognuno il compito di prendervi parte secondo i propri mezzi e le proprie credenze. Che sia credente o non lo sia, fortunato o sfortunato, qui o altrove, ognuno può fare la sua parte nella lotta contro la fatalità dell’Atlantismo che trascinerà con essa, se sarà necessario al suo trionfo, i cadaveri della democrazia e della pace nei carnieri del capitalismo. La lotta contro l’Atlantismo è un umanesimo.

Note
[7] Su questo argomento si veda il film de Costa Gavras: Z.
[8]  Vedi: “Le Choix de la Défaite”, d’Annie Lacroix-Riz, Éditions Armand Colin, 2010.
[9] Ѐ grazie all’appoggio decisivo della flotta francese, diretta dal conte di Rochambeau, che gli Stati Uniti vinsero la battaglia di Yorktown nel 1781, importante punto di svolta della Guerra d’Indipendenza.
[10] Durante la Guerra d’Indipendenza degli Stati Uniti contro la Gran Bretagna, fra il 1775 e il 1783.
[11] A titolo d’esempio: il genocidio degli indigeni in Guatemala dopo il colpo di Stato del 1954; l’embargo all’Irak che uccise centinaia di migliaia di bambini in un periodo di 10 anni; la mattanza del Congo da oltre 15 anni con l’aiuto dei grandi gruppi occidentali che, fino ad oggi, è costata la vita a circa 4 milioni di civili.

(Fonte)

L’Atlantismo è un totalitarismo (2° parte)

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Proseguiamo la pubblicazione, in tre parti, del breve saggio di Guillaume de Rouville, autore francese e curatore del sito l’idiot du village. geopolitique, chaos & idiotie.
Traduzione di M. Guidoni.

Autoritratto del totalitarismo
Vediamo ora, a grandi linee e per dare qualche riscontro, le principali caratteristiche che ci permettono di dire che l’Atlantismo è a tutti gli effetti un totalitarismo.

1. L’Atlantismo è un imperialismo

“Quale dovrebbe essere quel ruolo? Una egemonia globale benevolente. Avendo sconfitto “l’impero del male”, gli Stati Uniti godono di un predominio strategico e ideologico. Il primo obiettivo della politica estera statunitense dovrebbe essere di preservare e innalzare quel predominio rafforzando la sicurezza dell’America, sostenendo i propri amici, curando i propri interessi, e difendendo i propri principi nel mondo”.
Toward a Neo-Reaganite Foreign Policy, di William Kristol e Robert Kagan, Foreign Affairs, luglio/agosto 1996.

Ѐ un’ideologia che serve uno Stato militarizzato (gli Stati Uniti [2]) che ha fatto ricorso (a) al terrore – guerre preventive, rapimenti, deportazioni nei campi di tortura, assassini extragiudiziali quotidiani, ecc.- (b) alla paura – minaccia terroristica strumentalizzata fra le sue popolazioni e (c) alle minacce – di ritorsioni economiche contro gli Stati recalcitranti, di guerre su tutti i fronti, di colpi di Stato – per imporre sulla superficie del globo la sua visione ultra-liberista e per accaparrarsi, con la forza distruttiva, le risorse naturali di cui essa pensa di aver bisogno per il suo dominio.
Ѐ un’ideologia al servizio di una visione egemonica della potenza americana. Quest’ultima rivendica il suo carattere egemonico: (i) nel dominio militare, attraverso i think tanks neoconservatori come il Project for a New American Century (e la sua manifesta volontà di impedire l’emergere di qualunque potenza capace di rivaleggiare con quella degli Stati Uniti) o l’American Entreprise Institute e, infine, attraverso la sua dottrina militare ufficiale chiamata Full Spectrum Dominance; (ii) nel dominio economico e finanziario con, fra le altre cose, l’imposizione del dollaro come moneta di scambio internazionale; (iii) nel dominio culturale, con la messa in atto di un programma di corruzione delle élites occidentali e internazionali, soprattutto attraverso, l’operazione Mockingbird [3] negli anni 50 e il National Endowment for Democracy oggi.
L’Atlantismo aderisce, senza proferir parola e come un buon soldato, a questa proiezione planetaria di un ego che non è il suo. Senza l’Atlantismo la visione egemonica degli Stati Uniti non potrebbe avere il carattere globale che essa ha oggi. L’Atlantismo partecipa pienamente all’insieme dei crimini commessi in nome di quest’ego smisurato, sia direttamente, sia giustificandoli o trasformandoli, davanti ai suoi popoli, in “azioni umanitarie’.

2. L’Atlantismo è un terrorismo

“Alla fine della Guerra Fredda, una serie di inchieste giudiziarie condotte su misteriosi atti di terrorismo commessi in Francia costrinse il Primo ministro italiano Giulio Andreotti a confermare l’esistenza di un’armata segreta in Francia come in altri Paesi dell’Europa occidentale membri dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (NATO). Coordinata dalla sezione delle operazioni militari clandestine della NATO, quest’armata segreta era stata messa in piedi dall’Agenzia centrale americana d’informazioni (CIA) e dai servizi segreti britannici (MI6 o SIS) all’indomani della seconda guerra mondiale allo scopo di lottare contro il comunismo in Europa occidentale. […] Se dobbiamo credere alle fonti secondarie oggi disponibili, le armate segrete si sono ritrovate implicate in tutta una serie di azioni terroriste e di violazioni dei diritti umani per le quali sono stati accusati i partiti di sinistra al fine di screditarli agli occhi degli elettori. Queste operazioni, che miravano a diffondere un clima di paura fra le popolazioni, comprendevano attentati a treni o mercati (in Francia), l’uso sistematico della tortura contro gli oppositori al regime (in Turchia), il sostegno ai tentativi di colpi di Stato d’estrema destra (in Grecia e in Turchia) e il pestaggio di gruppi di oppositori.”
Les Armées secrètes de l’OTAN, Daniele Ganser, Éditions Demi- Lune, pagina 24.

Dagli attentati degli Anni di piombo in Italia al conflitto in Afghanistan, dalla guerra del Kosovo all’aggressione contro la Libia e dalla destabilizzazione della Siria fino alla preparazione d’un attacco contro l’Iran [4], il terrorismo è stato uno dei mezzi privilegiati dall’Atlantismo per il raggiungimento dei suoi obiettivi.
Per imporsi all’Europa del dopoguerra, l’Atlantismo non ha esitato ad utilizzare il metodo terrorista degli attentati sotto falsa bandiera: in Italia, per esempio, per screditare le forze di sinistra gli Atlantisti hanno usato le bombe, negli anni 60 (attentato di piazza Fontana a Milano), 70 e 80 (attentato della stazione di Bologna) nei luoghi pubblici con l’intenzione di uccidere persone innocenti. Grazie alla potenza dei suoi media l’Atlantismo ha potuto attribuire quelle stragi all’opera di gruppuscoli d’estrema sinistra e giustificare, così, la progressiva emarginazione del pensiero progressista in quei Paesi e assicurare il trionfo della loro ideologia.
Oggi, per destabilizzare i Paesi che contestano uno dei suoi sei pilastri, esso strumentalizza su larga scala, sotto la spinta degli Stati Uniti, il terrorismo islamico (principalmente wahabita-salafita) con l’aiuto dei suoi alleati, che sono l’Arabia Saudita e il Qatar: è stato visto all’opera, in particolare, in Serbia, in Cecenia, in Libia e in Siria. Esso utilizza la stessa leva per creare sacche di terrorismo che gli consentano (i) di arricchirsi vendendo armi e consulenze nel quadro della guerra al terrorismo, (ii) di estendere il numero dei suoi interventi e basi militari (quelle della NATO o solo degli Stati Uniti, a seconda delle situazioni) là dove esso vi vede un interesse geostrategico e (iii) di dare sostanza alla teoria dello scontro di civiltà, che gli permette di ottenere l’approvazione popolare delle sue politiche di conquista.
Il terrorismo è, più generalmente, nel cuore della dottrina e delle strategie militari delle democrazie occidentali e in particolare di quelle degli Stati Uniti (dottrina Shock and Awe) che le mettono in opera, soprattutto, attraverso la NATO (per maggiori dettagli su questo argomento, rinviamo ad un articolo precedente: Dommages Collatéraux: la face cachée d’un terrorisme d’État).
Qui si vede bene che l’Atlantismo è sempre e solo l’esecutore docile, ma consenziente, dell’imperialismo americano da cui deriva tutti i concetti (guerra contro il terrorismo, scontro di civiltà) e le strategie (manipolazione del terrorismo islamico). Quando gli fa comodo (per gestire la sua opinione pubblica interna), l’imperialismo americano lascia giocare il ruolo di protagonista agli Atlantisti europei, ma solo in apparenza, come in Libia, dove Nicolas Sarkozy e David Cameron hanno fatto a gara per mettersi in mostra, anche se tutte le operazioni militari erano dirette, in realtà, dall’esercito americano.

3. L’Atlantismo è un razzismo

“Questa logica del “Mussulmano colpevole per natura’, solo perché Mussulmano, è alla base dell’istituzionalizzazione della tortura da parte degli Stati Uniti che possono così sottoporre a trattamenti disumani migliaia di persone in giro per il mondo (Guantanamo non è che uno dei campi di tortura diretti dall’amministrazione americana) sulla base di un semplice sospetto di “terrorismo”, sospetto che non è oggetto di alcun controllo giudiziario. La colpevolezza di un Mussulmano non ha bisogno di essere provata, essa si deduce dalla sua stessa natura. Si tratta qui di una forma di essenzialismo, che è esso stesso una forma radicale di razzismo” .
L’esprit du temps ou l’islamophobie radicale.

Per giustificare la sua guerra contro il terrorismo e lo scontro di civiltà, l’Atlantismo stigmatizza l’Islam e cristallizza il Mussulmano con tratti poco lusinghieri: il Mussulmano sarebbe per natura un nemico degli Occidentali, perfino del genere umano, dei valori democratici e della pace. Una volta cristallizzato, è più facile andare a ucciderlo; poiché le popolazioni occidentali non vedranno altro nelle sofferenze dei Mussulmani che la giusta punizione da riservare alla feccia dei popoli.
L’islamofobia, il nazionalismo pro-occidentale e il sionismo – che è una forma di razzismo e di etnicismo – sono al centro della matrice ideologica atlantista. La cosa più sorprendente, senza dubbio, e la più inquietante, è che questi elementi sono condivisi dalle élites (e in parte dai popoli occidentali) al di là del divario politico destra-sinistra. Si può arrivare all’islamofobia radicale per vie opposte: il difensore della laicità vi arriverà in nome del suo odio per le religioni, il piccolo borghese socialdemocratico in nome del femminismo o della difesa dell’omosessualità; il conservatore in nome della protezione delle sue radici minacciate; il sionista in nome del diritto di un popolo eletto al suo spazio vitale, anche se ciò deve passare per la pulizia etnica di un altro popolo, ecc.

4. L’Atlantismo è un antiumanesimo

A partire dal 2001, l’Europa ha fallito nel difendere i diritti dell’uomo sul proprio suolo e si è resa complice di gravi violazioni del Diritto internazionale in nome della “guerra al terrorismo”. Dei cittadini europei o stranieri sono stati prelevati dai servizi segreti americani sul suolo europeo al di fuori di qualunque disposizione legale – si tratta delle “extraordinary renditions” – e sono stati condotti nelle prigioni segrete della CIA, alcune delle quali situate in Paesi europei“.
ReOpen911.info

Esso si fonda sul dogma dell’infallibilità democratica, che vuole che gli Occidentali non possano mai agire male né commettere dei crimini di massa, perché essi rappresenterebbero delle società democratiche aperte. Essi sono dunque liberi di bombardare civili e obietivi economici, di assassinare cittadini di tutto il mondo, di destabilizzare i regimi che non gradiscono e, così facendo, eserciteranno semplicemente il diritto del migliore, un modo per dire, in modo più aristocratico, il diritto del più forte. L’altro non è il simile o il fratello umano; l’altro è l’avversario, il nemico, un essere non civilizzato, a malapena un essere. Si può allegramente negare la sua umanità o trattarlo come una variabile geopolitica.
Vincere non gli basta, deve disumanizzare, torturare, umiliare, violare, degradare, distruggere. Gli Atlantisti hanno collaborato militarmente, economicamente, diplomaticamente, mediaticamente a tutti i progetti disumani degli Stati Uniti: per limitarsi ad esempi recenti, si potranno citare il campo di tortura di Guantanamo (diventato campo di addestramento di gihadisti al servizio dell’impero), Abu Ghraib in Irak e l’umiliazione dei prigionieri, la morte filmata di Gheddafi, le esecuzioni sommarie (in special modo quelle coi droni), i rapimenti effettuati dalla CIA in suolo europeo (extraordinary rendition) e i danni collaterali in Afghanistan, ecc.
Da un altro punto di vista, si può anche dire che l’Atlantismo è un’alienazione consumista: l’uomo non è sacro; può essere ucciso per realizzare obiettivi economici e geostrategici. Questa profanazione dell’uomo che viene fatta a vantaggio della merce (i cui marchi, essi, sì, sono intoccabili) è intrinsecamente mortale. Il profitto è al di sopra dell’uomo: per quanto riguarda la Francia, possiamo fare gli esempi dello scandalo del sangue contaminato e del Mediator del gruppo Servier.
Hollande e Jules Ferry
Non è un caso che François Hollande abbia scelto Jules Ferry come patrono laico della sua “presidenza normale”. Jules Ferry rappresenta perfettamente l’ideale atlantista: l’uomo che è capace di utilizzare la democrazia per servire le banche e il colonialismo, ingannando la gente con qualche concessione sociale di sinistra. Non recherà mai danno ai pilastri del potere bancario e ai capitalisti colonizzatori. Conquistatore al servizio dei potenti, è un razzista che non si rammarica di nulla, nonostante i crimini dei suoi amici partiti per colonizzare terre lontane.

5. L’Atlantismo è un neo-colonialismo

Se il braccio armato dell’Atlantismo è la NATO, il suo braccio economico è costituito dal binomio FMI-Banca Mondiale. Queste due istituzioni (nelle mani degli Stati Uniti e degli Europei), per mantenere i Paesi in via di sviluppo alle dipendenze degli Occidentali, hanno utilizzato le tre leve principali seguenti [5]: (i) l’indebitamento degli Stati e dei popoli [6], (ii) la privatizzazione delle loro economie e delle funzioni sovrane dello Stato a beneficio delle grandi aziende occidentali (i famosi piani di aggiustamento strutturale) e (iii) l’apertura forzata delle loro economie al libero scambio e alla concorrenza mondiale (anche se non vi sono preparati e si trovano in una situazione di sicura vulnerabilità di fronte all’Occidente).
L’Atlantismo commette consapevolmente dei crimini economici di massa per il profitto di pochi eletti: così facendo, dimostra la sua fedeltà ai principi dell’ultra-liberalismo esaltato dalla prima potenza mondiale, che subordina i valori umani al fondamentalismo del mercato.

Note
[2] Gli Stati Uniti hanno un bilancio militare annuo equivalente a quello di tutti gli altri Paesi messi insieme.
[3] Si veda infra.
[4] Nel settembre 2012, gli Stati Uniti hanno ritirato dalla lista delle entità da loro considerate terroriste l’organizzazione dissidente iraniana Moudjahidin-e Khalk (MEK) che compie regolarmente attentati sul suolo iraniano.
[5] L’Europa cerca di imporre ciò, chiaramente, attraverso gli Accordi di Partenariato Economico.
[6] Per i popoli, attraverso lo sviluppo incontrollato della microfinanza.

(Fonte)

L’Atlantismo è un totalitarismo (1° parte)

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Iniziamo la pubblicazione, in tre parti, del breve saggio di Guillaume de Rouville, autore francese e curatore del sito l’idiot du village. geopolitique, chaos & idiotie.
Traduzione di M. Guidoni.

Un dovere d’introspezione
L’Atlantismo è l’ideologia dominante delle società europee attuali, quella che avrà di sicuro più influenza sul divenire dei nostri destini comuni; tuttavia è una di quelle ideologie quasi nascoste di cui si parla apertamente solo nel cerchio ristretto del mondo alternativo. Sono Atlantisti tutti gli europei che collaborano alla visione egemonica degli Stati Uniti e condividono la sua particolare ideologia che risponde al candido nome di imperialismo. In altre parole, l’Atlantismo è l’ideologia degli esecutori servili dell’ideologia imperialista americana; esso le è subordinata e dalla sua sottomissione non raccoglie che le briciole cadute a terra dalla mensa dopo il banchetto dell’imperatore.
Ѐ un’ideologia minore che fa parte di un’ideologia maggiore. Ѐ a un tempo vile e aggressiva: vile, perché gioca solo ruoli secondari; aggressiva, perché prende in prestito dal proprio padrone d’oltre atlantico le sue visioni egemoniche deliranti e tutte le sue caratteristiche totalitarie. Ѐ un totalitarismo nel totalitarismo, un dominio dei dominati, un imperialismo di servi e di schiavi diventati maestri nell’arte di sottomettersi. Parlare dell’Atlantismo europeo è parlare del progetto imperialista americano e viceversa. La sola cosa che li distingue è la loro posizione nella gerarchia totalitaria: il primo non è che l’emanazione del secondo, non si definisce che attraverso di esso, si accontenta di imitarlo e di obbedirgli in tutto; in compenso, non gli è alla pari in nulla.
Ogni continente ha i suoi collaboratori al servizio dell’imperialismo americano, ogni zona d’influenza di quest’ultimo ha il suo proprio Atlantismo. Potremmo così accontentarci di evocare le caratteristiche totalitarie dell’imperialismo americano per comprendere l’Atlantismo. Ma la posizione di subordinazione che gli Europei hanno adottato in relazione al loro modello nordamericano è il risultato di una scelta delle nostre élites con la quale dobbiamo confrontarci direttamente, piuttosto che imputare ogni forma di responsabilità sull’oligarchia americana. Prendiamoci la nostra parte di responsabilità, guardiamo come veramente siamo, facciamo il lavoro d’introspezione necessario prima di rialzare la testa e ritrovare la nostra dignità. Poiché, prima di poter ribellarsi contro i propri padroni, bisogna sapersi percepire come schiavi e riconoscere la parte di consenso e di codardia che c’è in questa situazione.

Da un totalitarismo all’altro
Le caratteristiche di questa ideologia sono numerose e non rivestono tutte la stessa importanza, ma evidenziano molto chiaramente una ideologia totalitaria che ha sue proprie specificità che non si ritrovano necessariamente nella stessa forma nei totalitarismi eretti a modelli cristallizzati come lo stalinismo o il nazismo. Non ci sembra utile, in effetti, paragonare l’Atlantismo ad altri totalitarismi del passato, poiché può esserci un totalitarismo a sé stante che non condivide necessariamente tutte le caratteristiche dei modelli più compiuti, modelli che appartengono a un’altra epoca.
Ci sono gradi diversi nel totalitarismo atlantista; come ci sono diversi modi di subirlo. A seconda che si sia un popolo dell’Africa o del Medio Oriente o un cittadino tedesco o francese appartenente alla classe dei privilegiati, il totalitarismo atlantista non sarà vissuto nella stessa maniera. Se globalmente è assassino, esso può essere localmente benefico per una minoranza. In altre parole, il totalitarismo atlantista è a geometria variabile (il suo carattere è ambiguo): tanto spietato e brutale verso gli uni, può divenire più compassionevole e portatore di qualche beneficio per coloro che lo rispettano e chinano il capo di fronte alla sua potenza. Esso è ugualmente presente ovunque e quasi mai tollera la contestazione, soprattutto quando questa assume un carattere di minaccia per il suo dominio.
Infatti, se potete contestarne gli aspetti secondari e godere, nel farlo, della più totale libertà, non vi sarà mai permesso di attaccarne, con la forza dei fatti [1], i fondamenti: (1) il liberismo finanziario e la potenza delle banche, (2) il dominio del dollaro negli scambi internazionali, (3) le guerre di conquista del complesso militar-industriale volte all’accaparramento delle risorse naturali dei Paesi lontani dai suoi valori; (4) l’egemonia totale degli Stati Uniti (in campo militare, economico e culturale) da cui riceve le sue direttive e la sua ragion d’essere; (5) l’alleanza incrollabile con l’Arabia Saudita (principale Stato terrorista islamico del mondo); (6) il sostegno senza eccezione al sionismo.
L’Atlantismo è, in effetti, un totalitarismo che definisce una libertà controllata, limitata agli elementi che non la rimettono in causa; una libertà senza conseguenza; una libertà senza portata contestataria; una libertà consumistica e libidica; una libertà impotente. Ѐ una libertà che ci rivolge questo messaggio: «Schiavo, fa’ ciò che vuoi, purché mi baci i piedi e lavori per me».
Per giudicare il carattere totalitario dell’Atlantismo, conviene averne uno sguardo generale e vedere come opprime e come uccide, in un luogo qualsiasi del pianeta. Poco ci importa che possa essere tollerabile per intere popolazioni (le élites occidentali e i loro protetti), se poi si rende terribile e spietato per il resto dell’umanità, poiché la sua mansuetudine agli occhi di alcuni non lo rendono migliore o meno criminale. Così, la sua ambiguità è il risultato della percezione che possiamo averne quando ci mettiamo nella pelle dell’uomo bianco occidentale. Perché, se proviamo per un istante a metterci al posto degli Iracheni, dei Libici, dei Siriani (tre esempi fra i tanti), la sua essenza perde l’ambiguità e si rivela per ciò che è: una potenza criminale che corrompe l’umanità e i valori democratici.

Nota
[1] Le parole delle minoranze alternative sono raramente dei fatti nel senso che possono cambiare il corso delle cose.

(Fonte)

Il nuovo “ricco progetto di Blair”: promuovere il Gasdotto Trans-Adriatico nonostante le obiezioni degli Italiani

Trans Adriático-oleogasoduto

Claudio Gallo per rt.com

Perché un olivicoltore della solare Italia meridionale dovrebbe ricordare Tony Blair, l’ex Primo Ministro britannico che guidò la Gran Bretagna nella guerra contro l’Irak per distruggere le immaginarie armi di distruzione di massa di Saddam?
Dimentichiamoci che servì brillantemente come “barboncino” di George W. Bush o che fra i ranghi del Partito Laburista era l’erede più coerente delle distruttive riforme neoliberiste della Thatcher. Davanti agli olivicoltori di San Foca, tra le migliori spiagge della Puglia in Italia, si trova ora un profeta della globalizzazione “inevitabile”, un PR cosmico che ha voce in capitolo sul processo di pace-truffa in Medio Oriente (di solito viene a salvare il più forte) e gentilmente spiega ad alcuni dittatori come affrontare quelle stupide democrazie occidentali. Sì, Blair – che cosa stai facendo questa volta? Egli sta promuovendo un enorme progetto globale in nome di alcuni pezzi grossi i quali si preoccupano meno di nulla che la gente del posto non lo voglia.
Lo schema è, come sempre, un caso di potenti élite contro la gente comune, e indovinate lui da che parte sta? Continua a leggere

Le ragioni dell’altra parte

nemicoDavanti alle immagini angoscianti e ossessive della guerra senza fine al ‘terrorismo’, che l’America ha decretato all’indomani dell’11 Settembre, mi torna alla mente un pezzo che Tiziano Terzani scrisse alla vigilia dell’attacco all’Afghanistan. Raccontava le impressioni di due mezze giornate passate fra i seguaci di Osama bin Laden, in uno dei campi di addestramento al confine fra Pakistan e Afghanistan:
“Ne uscii sgomento ed impaurito. Per tutto il tempo in mezzo ai mullah, duri e sorridenti, e a tanti giovani dagli sguardi freddi e sprezzanti, mi ero sentito un appestato, il portatore di un qualche morbo da cui non mi ero mai sentito affetto. Ai loro occhi la mia malattia era semplicemente il mio essere occidentale, rappresentante di una civiltà decadente, materialista, sfruttatrice, insensibile ai valori universali dell’Islam.
Avevo provato sulla mia pelle la conferma che, con la caduta del muro di Berlino e la fine del comunismo, la sola ideologia ancora determinata ad opporsi al Nuovo Ordine che, con l’America in testa, prometteva pace e prosperità al mondo globalizzato era quella versione fondamentalista e militante dell’Islam.” [1]
C’erano in quelle parole una volontà di capire, di andare oltre la verità ‘ufficiale’, di vedere anche le ragioni dell’altra parte, che oggi, a tredici anni di distanza, sembrano molto lontane.
Un califfato medievale che muove all’assalto dell’Occidente, teste mozzate, donne rapite, cristiani seppelliti vivi o crocefissi, intere etnie annientate.
Terrore, sgomento, angoscia: questi i messaggi trasmessi dai media, il cui fine consiste nell’inculcare nella mente della gente semplice una fiducia totale nei confronti del potere salvifico degli Stati Uniti e dei suoi alleati, unici depositari dei ‘valori’ umani minacciati.
Quale dialogo ci può essere con un ‘Califfato del Terrore’? Nessuno, non serve dirlo. Nessuno, se l’altro viene ridotto a non umano, a terrore allo stato puro.
Con queste parole non voglio giustificare nessuno. Voglio solo far sentire un’altra voce, cercare di andare oltre l’apparenza ci ciò che ci viene mostrato. Come è possibile far finta di non sapere che in questo momento in Irak migliaia di persone stanno vivendo nel terrore o morendo sotto i bombardamenti americani? Come è possibile considerare giusto attaccare con i droni un popolo o anche un esercito di guerriglieri, senza scendere sul campo di battaglia, cioè da vigliacchi, e pensare o pretendere che non ci sia alcuna reazione? Come è possibile credere che lo Stato Islamico abbia conquistato i suoi territori in un mese e sia pronto a conquistare il mondo intero se la sua fondazione fu annunciata già dal 2006? E se lo Stato Islamico voleva attuare il genocidio delle minoranze, perché dopo otto anni tali minoranze occupano ancora i loro territori? E se persecuzioni in passato ci sono state, perché il democratico e umanitario Occidente non ha battuto ciglio?
Stranamente, tutti gli eccidi, tutte le atrocità, ancora una volta, compaiono quando gli Stati Uniti si apprestano a scatenare l’ennesima guerra. E per convincere, la minaccia si fa sempre più grande. E non penso sia un caso che il premio Nobel per la pace Obama abbia impedito di pubblicare le foto di Abu Ghraib: sono così orrende, così indecenti, così vergognose, come ha detto il generale che ha condotto l’inchiesta, che metterebbero a rischio non solo le truppe americane, ma la stessa politica estera statunitense.
In Occidente, la gente, così plagiata dai mezzi d’informazione da far apparire più libera la Corea del Nord, può essere ancora convinta, ma siamo sicuri che il mondo islamico, soprattutto quei Paesi che tanto hanno sofferto per le invasioni americane, siano ancora disposti a continuare a subire ogni sorta di sopruso? E perché dovrebbero crederci?
Dell’Occidente, finora, hanno visto solo il volto rapace e assassino.
Marcella Guidoni

[1] Tiziano Terzani, Lettere contro la guerra, Milano 2002, p. 24

Kosovo e Ucraina: analogie e differenze

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Neil Clark per rt.com

Ci sono stati almeno due Paesi in Europa nella storia recente che hanno intrapreso operazioni militari “anti-terrorismo” contro “separatisti”, ma hanno ottenuto due reazioni molto diverse dalle élite occidentali.
Il governo del Paese europeo A lancia quella che definisce una operazione militare ‘anti-terrorismo’ contro ‘separatisti’ in una parte del Paese. Noi vediamo immagini sulla televisione occidentale di abitazioni che vengono bombardate e un sacco di persone in fuga. Gli Stati Uniti, il Regno Unito e le altre potenze della NATO condannano ferocemente le azioni del governo del Paese A e lo accusano di perpetrare ‘genocidio’ e ‘pulizia etnica’ e dicono che vi è una urgente ‘crisi umanitaria’. Politici occidentali e giornalisti dell’establishment ci raccontano che ‘bisogna fare qualcosa’. E qualcosa è fatto: la NATO lancia un intervento militare ‘umanitario’ per fermare il governo del Paese A. Il Paese A è bombardato per 78 giorni e notti. Il leader del Paese (che è etichettato come ‘il nuovo Hitler’) è accusato di crimini di guerra – e viene poi arrestato e inviato con un aereo della RAF per essere processato per crimini di guerra a L’Aia, dove muore, non-condannato, nella sua cella carceraria.
Il governo del Paese europeo B lancia quella che definisce una operazione militare ‘anti-terrorismo’ contro ‘separatisti’ in una parte del Paese. La televisione occidentale non mostra immagini, o almeno non molte, di abitazioni che vengono bombardate e persone in fuga, anche se altre emittenti televisive lo fanno. Ma qui gli Stati Uniti, Regno Unito e le altre potenze della NATO non condannano il governo, o lo accusano di aver commesso ‘genocidio’ o ‘pulizia etnica’. Politici occidentali e giornalisti dell’establishment non ci dicono che ‘bisogna fare qualcosa’ per impedire che il governo del Paese B uccida la gente. Al contrario, gli stessi poteri che hanno sostenuto l’azione contro il Paese A, sostengono l’offensiva militare del governo nel Paese B. Il leader del Paese B non è accusato di crimini di guerra, né è etichettato come ‘il nuovo Hitler’, nonostante il sostegno che il suo governo ha da gruppi nazionalisti estremi, della destra radicale, ma in realtà, riceve generose quantità di aiuti.
Chiunque difenda le politiche del governo nel Paese A, o in alcun modo contesti la narrazione dominante in Occidente viene etichettato come “negatore del genocidio” o un “apologeta dell’omicidio di massa.” Ma un tale obbrobrio non aspetta coloro che difendono l’offensiva militare del governo nel Paese B. Sono coloro che si oppongono alle sue politiche che vengono infangati.
Ciò che rende i doppi standard ancora peggiori, è che da qualsiasi valutazione oggettiva, il comportamento del governo nel Paese B è stato di gran lunga peggiore di quello del Paese A e che più sofferenza umana è stata causata dalle sue azioni aggressive.
Nel caso in cui non abbiate ancora indovinato – il Paese A è la Jugoslavia, il Paese B è l’Ucraina. Continua a leggere

Noi e gli altri

coca cola

Come l’Occidente ha rappresentato gli altri mondi

Fin dalle sue origini, la storia delle relazioni degli Stati Uniti con gli altri popoli fu caratterizzata dalla volontà di dominio e dal disprezzo dell’altro. La prima cultura con cui al principio si incontrarono o, meglio, si scontrarono fu quella degli Uomini Rossi.
Era questo uno dei popoli più nobili che mai siano esistiti sulla faccia della terra: viveva in armonia con la natura, rispettava ogni creatura vivente e credeva nella sacralità della Terra. Un modello di vita e di pensiero agli antipodi del nostro. Forse i pionieri non lo capirono. Ma è più probabile che non gli interessasse: erano animati dall’arroganza e dalla cupidigia, assetati dalla brama di conquista e di possesso.
La conquista del West fu rappresentata come la lotta dei civili uomini bianchi contro i selvaggi uomini rossi. La civiltà contro il mondo selvaggio. Già allora fu la lotta del Bene contro il Male e il selvaggio uomo rosso veniva rappresentato come spietato e violento. Da questo scontro, il mondo primitivo dei selvaggi non poteva non uscirne sconfitto. Il risultato fu il genocidio di un popolo meraviglioso.
Agli inizi del Novecento, dopo una lunga serie di guerre, gli Stati Uniti si affacciavano alla ribalta della storia come nuova potenza mondiale. Ma fu la seconda guerra mondiale ad avere un ruolo decisivo per gli eventi drammatici che stiamo oggi vivendo, perché fu allora che nacque il mito di fondazione dell’uomo occidentale. Fu il mito che servì a giustificare tutte le guerre successive perché fece degli americani i paladini della libertà e di ogni guerra una guerra di liberazione. Nella titanica lotta del Bene contro il Male, noi siamo sempre stati dalla parte giusta, l’altro sempre dalla parte sbagliata. Noi, gli umani, gli altri, i non umani. Gore Vidal, nel suo libro Le menzogne dell’impero ci racconta di come venivano rappresentati i giapponesi ai soldati americani: una razza non umana, che ha un’attrazione verso il suicidio, una razza quasi demoniaca, con quegli occhi a mandorla che impediscono di ben utilizzare l’aviazione moderna.
Dopo la seconda guerra mondiale, quando ormai il Bene aveva trionfato sul Male, ecco che un nuovo mostro comparve sul palcoscenico della storia: era l’Unione Sovietica. Le guerre continuarono. Corea, Vietnam, Guatemala, Nicaragua, e tante altre. Milioni di civili inermi uccisi, villaggi di contadini bruciati, squadroni della morte e torture, in tutti gli angoli del pianeta.
Tutto continuò ad essere giustificato dalla rappresentazione demoniaca del nemico. Il Mondo Libero lottava per contenere l’Impero del Male.
Quando l’Impero del Male crollò, qualcuno si illuse che il mondo sarebbe vissuto finalmente in pace. Ma così non fu.
Uno strano incantesimo aveva mutato colui che aveva combattuto il Male.
Ѐ l’11 Settembre 2001: il nuovo spartiacque della storia. La più grande superpotenza planetaria viene attaccata, per la prima volta, sul suo territorio. Il nemico viene immediatamente identificato: è Osama bin Laden, il vecchio amico. Bush dichiara la guerra infinita al terrorismo. Ѐ nato un nuovo mostro. Si nasconde nelle impervie montagne dell’Afghanistan e il destino di quel Paese è subito segnato. Interi villaggi di contadini vengono rasi al suolo, centinaia di prigionieri massacrati e torturati.
Oggi, dopo tredici anni di guerra e la fine di Osama bin Laden, il Paese più ricco e potente del mondo è ancora là, a bombardare il Paese più povero e disperato della Terra. Una guerra di un nemico invisibile, una guerra di macchine telecomandate contro uomini inermi. Una sproporzione gigantesca. Oggi l’Afghanistan è un cumulo di rovine e quel nobile popolo di guerrieri vive indicibili sofferenze. Ma le televisioni e i giornali, avvitati sugli interessi occidentali, tacciono o ripetono formule retoriche.
Dal 2001 l’Occidente non ha smesso più di attaccare e devastare i Paesi islamici. La guerra infinita proclamata da Bush è tuttora in atto. E non se ne intravede nemmeno una fine lontana.
La primavera del 2003 inizia con l’attacco all’Irak. Una nuova minaccia incombe sul mondo: le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. Viene ordito l’enorme inganno, trasmesso in diretta mondiale. Parte “Colpisci e terrorizza”. Baghdad è in fiamme. Il 1 maggio, Bush dichiara: “Missione compiuta”.
Le armi non ci sono. Ma non importa. C’è un dittatore da eliminare. Inizia l’opera di demonizzazione, di riduzione dell’umano a non umano. A cominciare dal linguaggio. Parte la caccia. Sì, la caccia, perché il nemico è una bestia. Anzi, la Bestia. E le bestie non abitano in dimore umane, ma in tane, in covi. Quindi si parla di stanare, scovare.
E quella Bestia verrà mostrata in pubblico, sporca, pidocchiosa, vinta, di fronte al Teatro del Mondo.
Qualcuno non ci avrà forse visto l’umiliazione dell’uomo arabo?
L’umiliazione raggiunse il livello massimo con Abu Ghraib. Non ho memoria di una cosa peggiore: lì si è toccato il fondo dell’umano degrado, dell’orrore e del disprezzo. Quelle immagini hanno cambiato per sempre il mio pensiero sul mondo occidentale: quel mondo che celebra la giornata della memoria e seppellisce nelle sabbie dell’oblio e dell’indifferenza un orrore così grande. Da allora, la “giornata della memoria” l’ho ribattezzata la “giornata dell’ipocrisia”.
L’Islam fu una splendida civiltà, che raggiunse le più alte vette della scienza, delle lettere e della filosofia. Certo, per affermarsi compì anche degli eccidi, come il Cristianesimo, anzi, molto meno. Come è possibile, oggi, assistere impotenti all’umiliazione di una civiltà, un tempo così grande, che si vede umiliata e offesa dall’arroganza dell’Occidente?
Ho visitato molti Paesi islamici, parlo la lingua degli arabi e ho conosciuto personalmente tanti musulmani. Ho notato più volte che all’inizio la gente dice quel che un interlocutore occidentale vuol sentir dire, sui terroristi, sui dittatori, sulla democrazia. Ma quando ti conosce meglio e sente che c’è un interesse sincero per il loro mondo, allora si apre e ti trovi davanti tutto un altro mondo.
Un giorno, un iracheno mi disse: “Sono sempre stato un laico e odiavo i partiti religiosi, ma dopo le atrocità americane penso che non ci sia alternativa alla gihad”.
Eppure, dietro alla retorica, pare riconoscerlo anche il governo italiano che, non appena invia altre armi in Irak, eleva l’allerta terrorismo. Forse lo sa, che quelle armi non potranno portare che altra rabbia, altro dolore, altra vendetta.
Ma l’Occidente è prigioniero delle sue sole ragioni. Quelle degli altri non esistono mai.
Marcella Guidoni