Curare l’alluvione

italia oggi

Un giorno saranno chiamati criminali tutti coloro che hanno gettato i popoli europei nella squallida avventura della NATO, dell’Euro e dell’Unione Europea.
Un giorno saranno chiamati a rispondere sia i furbi che gli sciocchi: sia chi ha rovinato intere famiglie di italiani col prelievo fiscale, coi licenziamenti, colla flessibilità in uscita, coi lavori precari, colle pensioni negate, colle privatizzazioni, coi favori ad altri che criminali già sono, come debenedetti, agnelli ed il marciume altoborghese italiano, sia chi glielo ha permesso con la scusa del tatticismo, agitando stupidi “ombrelli”, sventolando lo sciocco spauracchio di berlusconi sotto la fetida ala di debenedetti.
Oggi questi criminali sono ancora ai posti di comando – i più alti – e cooperano indisturbati per terminare l’assassinio dei popoli italiani, fedeli come non mai al loro alleato atlantico, agli interessi del capitale, indisturbati da un’opposizione populista che infilza moscerini quando la carne del popolo è rossa di sangue ed urla la povertà.
La generazione dei trecento euro è già realtà non solo in Grecia, ma anche nel nostro paese, dove i sindacati non si fanno scrupolo di attaccare prima di tutto chi mette in dubbio i loro orticelli prima ancora che il padrone, dove pochi guitti miliardari benedetti dall’atlantismo allevano fedeli servi, utili idioti o futuri traditori del popolo.
Nell’Italia, dove l’ignoranza è forza, la realtà è televisione, la scienza è opinione, il diritto è irresponsabilità di una casta giudicante, l’università è saccente ed inutile baronia, l’organizzazione è squallido dominio burocratico, lo stato è impunito assassino, la politica è insipiente codismo populista ovvero gestione mafiosa di interessi del capitale.
Un giorno tutto questo terriccio marcio sarà fango pronto per essere lavato da un fiume in piena improvvisa, impietosa, distruttrice. Ma un giorno viene nel domani. E bisogna cominciare a sputarci sopra oggi.
Enzo Pellegrin

(Fonte)

Tutti quegli artisti europei seppelliti dalla megacultura americana

“La cosa più importante che ho imparato è quanto l’Inghilterra è stata sommersa dalla cultura americana dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. L’America ci ha mandato dei grandi dischi e dei grandi film, ma il dilagare ha soffocato la cultura inglese. E’ indubbiamente a causa della lingua comune, ma in Francia i governi hanno anche protetto la loro cultura, sovvenzionato il loro cinema; in Inghilterra il cinema si è lasciato agonizzare lentamente. Mi sono reso conto fino a che punto non conoscevo i poeti russi, i cineasti tedeschi, i romanzieri italiani, tutti quegli artisti europei geniali ma dimenticati, seppelliti dalla megacultura americana.”

Joe Strummer (1952-2002), cantante e chitarrista di The Clash
(da un’intervista del 1998)

Senza un cattivo, la NATO non esisterebbe

red-iceberg“Ora, la NATO è pronta ad aggiungere l’Ucraina, ma nessuno a Berlino, Washington, Parigi o Londra sembra porsi la domanda fondamentale: “Permettere a Kiev di entrare nella NATO rende i loro Paesi più sicuri?”.
Le alleanze militari non sono come locali notturni, dove un gestore può lasciare che un cliente passi la corda di velluto perché ha un aspetto piacente. Piuttosto, tali raggruppamenti sono destinati a rafforzare la sicurezza dei propri membri, di solito reciprocamente. Ad esempio, la NATO si è formata a causa di una minaccia sovietica post-bellica, che tutti i membri fondatori credevano di affrontare. Più tardi, l’avversario Patto di Varsavia aveva lo stesso obiettivo, tranne il nemico percepito che era costituito dagli Stati Uniti. Quando quella preoccupazione svanì, altrettanto fece il Patto. Ma quando l’Unione Sovietica si sciolse, la NATO non ebbe uguale destino. Ora si è giunti a una situazione in cui la NATO è fine a se stessa, non uno strumento per proteggere tutti i suoi membri da una minaccia chiara. Affinché la NATO rimanga rilevante e giustifichi il suo enorme bilancio e la burocrazia che sostiene, essa deve inventare pericoli. In altre parole, la leadership dell’Alleanza sta tutelando il proprio posto di lavoro. Senza un cattivo, la NATO non esisterebbe.”

Da Cosa guadagnano gli Stati Uniti col finanziare la sicurezza dell’Europa?, di Bryan MacDonald.

Noi e gli altri

coca cola

Come l’Occidente ha rappresentato gli altri mondi

Fin dalle sue origini, la storia delle relazioni degli Stati Uniti con gli altri popoli fu caratterizzata dalla volontà di dominio e dal disprezzo dell’altro. La prima cultura con cui al principio si incontrarono o, meglio, si scontrarono fu quella degli Uomini Rossi.
Era questo uno dei popoli più nobili che mai siano esistiti sulla faccia della terra: viveva in armonia con la natura, rispettava ogni creatura vivente e credeva nella sacralità della Terra. Un modello di vita e di pensiero agli antipodi del nostro. Forse i pionieri non lo capirono. Ma è più probabile che non gli interessasse: erano animati dall’arroganza e dalla cupidigia, assetati dalla brama di conquista e di possesso.
La conquista del West fu rappresentata come la lotta dei civili uomini bianchi contro i selvaggi uomini rossi. La civiltà contro il mondo selvaggio. Già allora fu la lotta del Bene contro il Male e il selvaggio uomo rosso veniva rappresentato come spietato e violento. Da questo scontro, il mondo primitivo dei selvaggi non poteva non uscirne sconfitto. Il risultato fu il genocidio di un popolo meraviglioso.
Agli inizi del Novecento, dopo una lunga serie di guerre, gli Stati Uniti si affacciavano alla ribalta della storia come nuova potenza mondiale. Ma fu la seconda guerra mondiale ad avere un ruolo decisivo per gli eventi drammatici che stiamo oggi vivendo, perché fu allora che nacque il mito di fondazione dell’uomo occidentale. Fu il mito che servì a giustificare tutte le guerre successive perché fece degli americani i paladini della libertà e di ogni guerra una guerra di liberazione. Nella titanica lotta del Bene contro il Male, noi siamo sempre stati dalla parte giusta, l’altro sempre dalla parte sbagliata. Noi, gli umani, gli altri, i non umani. Gore Vidal, nel suo libro Le menzogne dell’impero ci racconta di come venivano rappresentati i giapponesi ai soldati americani: una razza non umana, che ha un’attrazione verso il suicidio, una razza quasi demoniaca, con quegli occhi a mandorla che impediscono di ben utilizzare l’aviazione moderna.
Dopo la seconda guerra mondiale, quando ormai il Bene aveva trionfato sul Male, ecco che un nuovo mostro comparve sul palcoscenico della storia: era l’Unione Sovietica. Le guerre continuarono. Corea, Vietnam, Guatemala, Nicaragua, e tante altre. Milioni di civili inermi uccisi, villaggi di contadini bruciati, squadroni della morte e torture, in tutti gli angoli del pianeta.
Tutto continuò ad essere giustificato dalla rappresentazione demoniaca del nemico. Il Mondo Libero lottava per contenere l’Impero del Male.
Quando l’Impero del Male crollò, qualcuno si illuse che il mondo sarebbe vissuto finalmente in pace. Ma così non fu.
Uno strano incantesimo aveva mutato colui che aveva combattuto il Male.
Ѐ l’11 Settembre 2001: il nuovo spartiacque della storia. La più grande superpotenza planetaria viene attaccata, per la prima volta, sul suo territorio. Il nemico viene immediatamente identificato: è Osama bin Laden, il vecchio amico. Bush dichiara la guerra infinita al terrorismo. Ѐ nato un nuovo mostro. Si nasconde nelle impervie montagne dell’Afghanistan e il destino di quel Paese è subito segnato. Interi villaggi di contadini vengono rasi al suolo, centinaia di prigionieri massacrati e torturati.
Oggi, dopo tredici anni di guerra e la fine di Osama bin Laden, il Paese più ricco e potente del mondo è ancora là, a bombardare il Paese più povero e disperato della Terra. Una guerra di un nemico invisibile, una guerra di macchine telecomandate contro uomini inermi. Una sproporzione gigantesca. Oggi l’Afghanistan è un cumulo di rovine e quel nobile popolo di guerrieri vive indicibili sofferenze. Ma le televisioni e i giornali, avvitati sugli interessi occidentali, tacciono o ripetono formule retoriche.
Dal 2001 l’Occidente non ha smesso più di attaccare e devastare i Paesi islamici. La guerra infinita proclamata da Bush è tuttora in atto. E non se ne intravede nemmeno una fine lontana.
La primavera del 2003 inizia con l’attacco all’Irak. Una nuova minaccia incombe sul mondo: le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. Viene ordito l’enorme inganno, trasmesso in diretta mondiale. Parte “Colpisci e terrorizza”. Baghdad è in fiamme. Il 1 maggio, Bush dichiara: “Missione compiuta”.
Le armi non ci sono. Ma non importa. C’è un dittatore da eliminare. Inizia l’opera di demonizzazione, di riduzione dell’umano a non umano. A cominciare dal linguaggio. Parte la caccia. Sì, la caccia, perché il nemico è una bestia. Anzi, la Bestia. E le bestie non abitano in dimore umane, ma in tane, in covi. Quindi si parla di stanare, scovare.
E quella Bestia verrà mostrata in pubblico, sporca, pidocchiosa, vinta, di fronte al Teatro del Mondo.
Qualcuno non ci avrà forse visto l’umiliazione dell’uomo arabo?
L’umiliazione raggiunse il livello massimo con Abu Ghraib. Non ho memoria di una cosa peggiore: lì si è toccato il fondo dell’umano degrado, dell’orrore e del disprezzo. Quelle immagini hanno cambiato per sempre il mio pensiero sul mondo occidentale: quel mondo che celebra la giornata della memoria e seppellisce nelle sabbie dell’oblio e dell’indifferenza un orrore così grande. Da allora, la “giornata della memoria” l’ho ribattezzata la “giornata dell’ipocrisia”.
L’Islam fu una splendida civiltà, che raggiunse le più alte vette della scienza, delle lettere e della filosofia. Certo, per affermarsi compì anche degli eccidi, come il Cristianesimo, anzi, molto meno. Come è possibile, oggi, assistere impotenti all’umiliazione di una civiltà, un tempo così grande, che si vede umiliata e offesa dall’arroganza dell’Occidente?
Ho visitato molti Paesi islamici, parlo la lingua degli arabi e ho conosciuto personalmente tanti musulmani. Ho notato più volte che all’inizio la gente dice quel che un interlocutore occidentale vuol sentir dire, sui terroristi, sui dittatori, sulla democrazia. Ma quando ti conosce meglio e sente che c’è un interesse sincero per il loro mondo, allora si apre e ti trovi davanti tutto un altro mondo.
Un giorno, un iracheno mi disse: “Sono sempre stato un laico e odiavo i partiti religiosi, ma dopo le atrocità americane penso che non ci sia alternativa alla gihad”.
Eppure, dietro alla retorica, pare riconoscerlo anche il governo italiano che, non appena invia altre armi in Irak, eleva l’allerta terrorismo. Forse lo sa, che quelle armi non potranno portare che altra rabbia, altro dolore, altra vendetta.
Ma l’Occidente è prigioniero delle sue sole ragioni. Quelle degli altri non esistono mai.
Marcella Guidoni

Le notizie sono bombe

bombe dolci“La guerra culturale in corso è dunque tra un Occidente liberal-totalitario, dove il “circo mediatico” è il nuovo clero, e gli oppositori della globalizzazione (Stati, nazioni, popoli ancora per così dire, borghesi primitivi o comunque non pienamente addomesticati ai processi di ridefinizione delle classi sociali in senso di un primato ideologico e politico neo-borghese come sopra illustrato), considerati tout court soggetti politici e sociali “vecchi”, nostalgici di un passato “totalitario” estinto e sublimato nei radiosi orizzonti della “fine della Storia”, “fuori dalla realtà” e “fuori dal mondo”. Costanzo Preve suddivise il “nuovo clero” politicamente corretto in due ramificazioni tra esse distinte:
– clero regolare (i detentori del sapere universitario scientifico, i professori liberal unificati al dogma di Francis Fukuyama della fine della Storia e dell’estensione della democrazia di libero mercato in ogni angolo del mondo);
– clero secolare (i controllori e gli operatori dei media generalisti, a mezzo tv e stampa, ossia i diffusori presso il volgo del mantra “non c’è alternativa” all’Occidente, alla NATO, all’economia di mercato, al dileguare di ogni forma di socialità e di “economia morale”, all’estinzione dell’idea stessa di comunità, politica, economica o nazionale).
Nell’ambito di questo quadro d’insieme è doveroso descrivere alcuni passaggi relativi al più eclatante caso di manipolazione della percezione, presso l’opinione pubblica, di abusate tematiche lessicali quali “rivoluzione”, “dittatura”, “guerra”, “invasione” ed “annessione” tutt’ora in corso, ossia il caso ucraino del dicembre 2013-giugno 2014.
La Russia (insieme alla Siria, all’Iran ed a qualche Stato latinoamericano disobbediente al padrone a stelle e strisce) è infatti il bad boy da punire, non in quanto significante un manifesto caso d’insubordinazione geopolitica (Putin non è Chavez o Fidel Castro, è chiaro…) bensì perché (per molti versi, insieme alla Repubblica popolare cinese), con la sua stessa esistenza come Stato nazionale retto da una leadership nazional-globalista e non liberal-globalista, con una prospettiva  geopolitica euroasiatica, pone in discussione, in quanto new global palyer, il dominio transatlantico a livello mondiale. Il golpe realizzato in Ucraina tra il dicembre 2013 ed il febbraio 2014 ha potuto contare sullo schieramento a favore della causa di Euromaidan da parte dell’intero “circo mediatico” atlantista occidentale. Le vicende dell’Ucraina ci sono state arbitrariamente raccontate come quelle di un popolo in lotta contro una brutale dittatura repressiva eterodiretta da Mosca, che soltanto il provvidenziale “intervento democratico” occidentale avrebbe potuto aiutare nell’intento di liberare se stesso dal “giogo” imposto dalla Russia, attraverso la successiva integrazione del Paese nelle strutture dell’Unione europea e della NATO. Giornalisti di fama parlarono apertamente della necessità dell’Occidente di «vincere la partita» geopolitica e mediatica con l’«avversario» russo, ponendosi in questo senso non come osservatori, commentatori ed analisti indipendenti ma come attori protagonisti dello scontro militare, economico e mediatico in atto.”

Da La guerra culturale e mediatica dell’atlantismo contro l’Europa. La costruzione di un’opinione pubblica unificata in nome del liberalismo totalitario antitradizionale, relazione presentata da Paolo Borgognone alla rassegna giornalistica nazionale “Passepartout”.
Su gentile concessione dell’autore, il testo è disponibile qui.

Poroshenko, Assad e la strana “democrazia” occidentale

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Obama ha adottato dal 25 scorso il miliardario ucraino Poroshenko. Lo ha già presentato al mondo come il figlio prediletto della nuova democrazia ucraina ed incoronato quale “campione dei diritti dell’uomo” a Kiev e dintorni.
Che sia giunto al governo tramite il rovesciamento di un presidente (Yanukovich) eletto da “tutto” il popolo ucraino e “ribaltato” dalle sparatorie di piazza Maidan, armate e finanziate con la presenza sul campo della “troika UEista”, è dettaglio insignificante.
Oddio, per quanto se ne sappia da noi, Yanukovich non era un granché ma, come mi ripetono da 65 anni, un eletto si cambia con una nuova elezione…. no?
Ed inoltre, certificato dall’OCSE, il voto in Ucraina del 25 maggio scorso è stato “regolare”.
Che 5 milioni di cittadini russofoni non abbiano votato e che, anzi, abbiano impedito pure la apertura dei seggi è dettaglio altrettanto insignificante per Obama.
Quel che conta è che il suo figlioccio abbia riportato il 53% dei voti espressi dalla minoranza degli aventi diritto (modello Renzi in Italia).
Poroshenko “diga” della democrazia europea contro Putin, l’aggressore dell’Est.
Guai a chi lo tocca, intima oggi al mondo Obama e, mentre che c’è, consiglia (si fa per dire) ai suoi servi UEisti di aumentare le spese militari.
Per essere pronti alla probabile aggressione dello zar moscovita occorrono nuove armi, rigorosamente di fabbricazione statunitense.
Renzi (per restare a casa nostra) avrà capito bene?
Si prevedono più MUOS, numerosi F-35 e qualche Sigonella in più.
Intanto che accade nel mondo?
Che si vota in Siria, più o meno che nelle stesse condizioni dell’Ucraina.
Con una differenza, di non poco conto: si vota in due terzi del paese e, incredibile ma certificato, va alle urne circa il 75% di siriani.
Ovvero una ampissima maggioranza.
Assad, di riffe o di raffe (non posso escludere nulla) prende l’88% dei voti espressi.
Obama sentenzia: elezioni truffa.
Non cambia niente, appoggiamo i ribelli (di Al Qaeda) che si battono per instaurare la “democrazia” a Damasco.
Che tale impostazione sia ostica da recepire pure da tanti di noi cittadini dell’impero UEista è già un problema sempre piú serio.
Risulta difficile comprendere come una minoranza basata su un 43% di elettori complessivi possa governare un impero di 350 milioni di europei.
Non sembra proprio “democratico”.
Se aggiungiamo pure i famosi “euroscettici” che tarlano Bruxelles dall’interno del sistema partitocratico andiamo ben oltre.
Ma l’UEismo altro non è che la longa manus di Obama, per giunta quella finanziaria che si infila nelle tasche dei comuni cittadini per prelevare euro e trasformarli in dollari per le banche.
Quindi Obama decide per tutti: Poroshenko è buono, bello e “democratico”.
Assad brutto, cattivo e “dittatore”.
Peste (atomica?) colga chi attacca l’Ucraina e difende Assad…!!
In tutti e due i casi… Putin.
Vincenzo Mannello