No al ricorso contro la revoca del MUOS

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A Palermo, venerdì 10 Maggio dalle ore 9.00 in poi, dinanzi al TAR Sicilia, in via Butera angolo Piazzetta S. Spirito (Porta Felice/Foro Umberto I).
Partecipiamo numerosi, determinati ma ordinati, silenziosi ma decisi!
Noi diciamo NO al MUOS e al ricorso del Ministero della Difesa contro la Regione Sicilia e la revoca delle autorizzazioni per la costruzione del MUOS emessa dal governo Crocetta.

Dalle ore 9.00 in poi, presidio sit-in organizzato dal Comitato mamme NO MUOS in collaborazione con il Comitato di Base di Palermo.
Sono ammesse bandiere NO MUOS e striscioni, che possono essere piazzati sia in Piazzetta S. Spirito (di fianco Porta Felice-fronte Istituto Nautico), sia in via Butera di fronte il portone d”ingresso al TAR.

[A questa pagina del sito della giustizia amministrativa si trovano le specifiche del ricorso.
Il collegio giudicante è composto dal presidente Filoreto D'Agostino e dai consiglieri Nicola Maisano e Giovanni Tulumello - modifica del 9/5/2013, ore 14:35]

US Seals, raid per gioco in Sicilia

sigoI militari americani di stanza nell’isola si divertono a girare a bassa quota con gli elicotteri nelle campagne attorno a Palermo: poi atterrano, fanno esercitazioni in assetto di guerra nei campi e se ne ripartono. A volte anche di notte

I BlackHawk americani sono apparsi per la prima volta a fine settembre. Una lunga formazione di nove elicotteri scuri che hanno sfiorato a tutta la velocità le campagne alle porte di Corleone. I contadini li hanno osservati volare via in direzione di Contessa Entellina, sempre in provincia di Palermo, lasciandosi alle spalle il suono cupo dei rotori. Non sapevano che quel raid improvviso era solo la prova generale dei giochi di guerra nei cieli della Sicilia.
A fine ottobre la scena si è ripetuta. Questa volta un elicottero è sceso a terra. Le foto lo identificano come un velivolo delle forze speciali, con mitragliatrici sulle fiancate e sistemi elettronici d’avanguardia. E anche i marines sbarcati al suolo avevano l’equipaggiamento dei commandos: dovrebbe trattarsi di una squadra del combat rescue, le truppe scelte che devono penetrare dietro le linee nemiche per soccorrere i piloti abbattuti. Come fecero in Bosnia nel 1995 salvando il capitano Scott o’ Grady, nascosto nei boschi per sfuggire ai miliziani serbi. I contadini di Contessa Ezzellina hanno accolto quella pattuglia calata dal cielo con abbracci e sorrisi: anche i marines con visori infrarossi sugli elemetti si sono messi in posa per una foto ricordo. Poi sono tornati a bordo e decollati a tutta velocità.
Ma dopo il primo contatto amichevole, da ottobre ad oggi le cose sono cambiate. La frequenza degli atterraggi a Contessa Entellina si è intensificata, fino a diventare da febbraio quasi un appuntamento settimanale. Vengono descritte come esercitazioni di combattimento, con le formazioni di elicotteri che arrivano al calar del sole e sbarcano le squadre d’assalto sul terreno. Poi, in genere dopo due-quattro ore, i BlackHawk tornano a recuperare i commandos.
Spesso gli americani piazzano sul terreno anche strumenti elettronici: forse apparati di trasmissione o sistemi di misurazione, che vengono smontati prima di ripartire. Il tutto sopra poderi seminati a grano, non in un poligono desertico o in una base statunitense.
In un paio di occasioni, lo sbarco in Sicilia è avvenuto a notte fonda, gettando nel panico le popolazioni che vivono in quei territori agricoli. Dopo il frastuono delle pale dell’atterraggio, la scena raccontata da chi ha seguito le fasi della missione notturna è quella di un action movie, con lucine azzurrognole (presumibilmente dei visori o dei faretti istallati sulle armi dei militari) a mezz’aria che si muovono in velocità a zig zag verso immaginari obiettivi. L’ultima missione a Contessa Entellina si è tenuta proprio alla vigilia di Pasqua. Questa volta, secondo il racconto dei presenti, dall’elicottero non sono scesi soltanto i commandos, ma anche un signore in abiti civile che per oltre tre ore è rimasto indaffarato con le sue misurazioni.
Anche le dinamiche sono cambiate: non ci sono più contatti con la popolazione locale. «Qualche volta ho cercato nuovamente di avvicinarmi a loro per chiedere il perché della loro presenza“ spiega G.S., un contadino della zona “e al loro primo atterraggio abbiamo parlato. Non ho capito granché perché non conosco quasi per nulla l’inglese. Ma dopo quel primo atterraggio, hanno sempre evitato incontri con i civili. Se si accorgevano di una presenza, salivano in cielo per pochi minuti e spostavano di qualche centinaio di metri il loro punto di sbarco».
Chi ha autorizzato queste missioni militari in zone abitate? Si tratta di semplici esercitazioni o i raid degli elicotteri hanno anche altre finalità? Alcuni degli abitanti fanno notare come le misteriose operazioni in provincia di Palermo si siano intensificate proprio con l’aumentare delle polemiche tra il governo regionale e i vertici dell’US Navy della grande base di Sigonella, da dove probabilmente decollano questi stormi. Un confronto quello tra la giunta Crocetta e l’amministrazione statunitense sfociato nella decisione di revocare le autorizzazioni regionali al cantiere del MUOS, il sistema di comunicazioni satellitare fondamentale per i piani futuri del Pentagono. Solo una suggestione, tra le tante ispirate dall’enigma degli assalti aerei nelle campagne della Sicilia più profonda.
Piero Messina

Fonte

Stanotte a Niscemi

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Qui il resoconto dei fatti.
Così li commenta Antonio Mazzeo:

“Il Presidente on. Crocetta, sibilla gelese, intuì perlomeno una settimana le intenzioni belliche della ministra Cancellieri che, con un messaggio ai siciliani, avrebbe preannunciato il 7 gennaio 2013, che avrebbe usato ogni mezzo per imporre il MUOS a Niscemi. Ne abbiamo le prove e i testimoni. Dunque Lui ha avuto almeno una settimana (oltre i due mesi dalla sua elezione) per revocare in autotuela le autorizzazioni del suo predecessore, don Raffaele Lombardo. E non lo ha fatto. Cioè non lo ha voluto fare.
L’annuncio (perchè solo di mero annuncio si tratta, non esistendo alcun decreto né altro atto legittimo) di dichiarazione di “sito d’importanza strategica” ha “consentito” alla giunta Crocetta-Lumia-Lupo-D’Alia & C. di non doversi sporcare le mani.
Sulla ex prefetta catanese, possiamo solo dire, che come il paternese La Russa, fa solo la passacarte di Washington. Il 21 dicembre 2012, a Roma, la Cancellieri ha ricevuto un incazzatissimo ambasciatore USA David Thorne, l’uomo che più si è speso per convincere il buon Lombardo ad autorizzare i lavori del MUOS. E il cerchio e la vicenda si chiude. Anche di questo abbiamo le prove. Ma ne riparleremo presto…”.