Il premio degli USA per i governi che si disarmano

487739_512309288815211_439031248_n

L’America ama i nemici. Senza i nemici è un Paese privo di scopi e di direzione. Le diverse componenti della Sicurezza nazionale hanno bisogno di nemici per giustificare i loro bilanci gonfiati, per esagerare l’importanza del loro lavoro, per proteggere le proprie cariche, per assegnarsi una missione dopo il crollo dell’Unione Sovietica:
in una parola, per reinventare se stesse.
William Blum,
Con la scusa della libertà

Il 29 Gennaio 1991, in un celebre discorso davanti al Congresso riunito in seduta plenaria, George Bush senior proclamava un Nuovo Ordine Mondiale. L’Unione Sovietica era in dissoluzione e gli Stati Uniti d’America si avviavano ad estendere la loro supremazia sul mondo intero.
Era da poco iniziata la Guerra del Golfo e gli Stati Uniti, per la prima volta nella storia, erano riusciti a mettere insieme un’enorme coalizione internazionale dove le due superpotenze non erano schierate su fronti contrapposti.
Terminata la guerra, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nell’Aprile del 1991, approvava la risoluzione n. 687 che creava l’UNSCOM (United Nations Special Commission), l’organizzazione per le ispezioni militari. Lo scopo era quello di rendere illegali le armi di distruzione di massa per l’Irak. Secondo tale risoluzione, Baghdad avrebbe dovuto consegnare tutte le proprie armi alle Nazioni Unite. L’Irak sceglieva di distruggere unilateralmente le proprie apparecchiature belliche. In seguito l’ONU avrebbe verificato la demolizione attraverso una lunga serie di ispezioni.
Il disarmo non servirà a Saddam Hussein per difendersi da una nuova aggressione americana. Continua a leggere

La falsità è il ​​segno distintivo del moderno imperialismo statunitense

10561636_742262789153192_2557786127284485091_n

“La falsità è allora il ​​segno distintivo del moderno imperialismo statunitense.
L’attuale impero USA è un progetto più subdolo dell’impero britannico – perché almeno allora i Britannici riconoscevano apertamente di avere un impero.
Ma gli Stati Uniti non riconoscono mai la costruzione del proprio impero – non solo ciò, i propagandisti imperiali hanno la faccia tosta di accusare falsamente altri di espansionismo territoriale e di cercare di costruire i loro propri imperi – ad esempio sostenendo che il leader jugoslavo Slobodan Milosevic voleva costruire una “Grande Serbia” o che la Russia ha “invaso” l’Ucraina.
E’ chiaro, da qualsiasi valutazione oggettiva, che l’imperialismo USA è la principale causa di instabilità nel mondo di oggi e lo è da molti anni. La più grave minaccia alla pace globale certamente non era Milosevic, Ahmadinejad, Assad, o uno qualsiasi degli altri “Nuovi Hitler” emersi negli ultimi trenta anni – ma l’aggressore seriale che mette nel mirino i loro Paesi.
Il sorgere dello Stato Islamico (IS) e la crescita di gruppi jihadisti in generale è direttamente causata dalle aspirazioni egemoniche degli Stati Uniti in Medio Oriente – e la loro decisione di colpire i governi secolari, dalla mentalità indipendente come quelli in Irak e Siria, che erano baluardi contro il fondamentalismo islamico.
Mentre in Europa, la sponsorizzazione USA di un “cambio di regime” in Ucraina – al ritmo di 5 miliardi di dollari – e i tentativi di portare il Paese nel suo impero, ha contribuito a causare una crisi umanitaria, in cui più di 2.000 persone hanno perso la vita e oltre 100.000 sono diventate profughi, secondo le Nazioni Unite.
“I nostri Paesi”, allora. Quanto sangue ancora verrà versato nei piani espansionistici di Washington? Quanti Paesi saranno ancora distrutti? E per quanto tempo ancora ci dovremo aspettare che l’esistenza stessa dell’Impero USA venga negata?”

Da “I nostri Paesi” – il piccolo lapsus così rivelatore, di Neil Clark (traduzione nostra).

Verso l’apocalisse?

CRETINETTE ITALIANo, se basta ignorare la Storia.

Adunque. L’Italia e l’Europa tutta in recessione. Guerre e stragi in Ucraina, in Siria, a Gaza, in Irak, in Libia e ovunque un marine USA abbia lasciato le sue impronte: persino Don Camillo Bergoglio dall’alto soglio pontificio intravede il terzo conflitto mondiale. Epperò nessuno sul convoglio che deraglia pensa a frenare, a cambiare binario, a sostituire il conducente, visto che non si può saltar giù su un pianeta devastato dai cambiamenti climatici. Ma Gaia, il pianeta vivente, sopravviverà – ha scritto Kurt Vannegut – perché eliminerà le sue tossine, gli esseri umani. Che è una gran bella soddisfazione.
Davanti all’apocalisse è d’uopo tornare al latino di Cicerone per smentirlo. “Mendaci neque quum vera dicit creditor.” Non è vero, perché il mentitore ormai non può essere creduto a prescindere, in quanto la verità non la dice neppure per sbaglio.
Eppure c’è qualcuno che gli crede, magari per disperazione, perché non sa più a quale santo votarsi, perché il falso è sempre meglio del vuoto spinto dove è scomparsa la sinistra. Già. Parliamo del Bel Paese che sta rapidamente diventando brutto a sua insaputa, sempre più piccolo ogni qual volta viene definito grande dalla sua classe cosiddetta dirigente. Parliamo del Bimbo di Pontassieve, come viene chiamato alle ‘ascine e a San Frediano, mezzo bischero e mezzo becero, reincarnazione di Michele di Lando del tumulto de’ Ciompi, che andò a ciompare, a rottamare le grandi corporazioni , finì con l’accordarsi con esse e venne “ciompato”. Nulla di male che cianci dalla mattina alla sera, che faccia promesse da realizzare in 60 giorni, poi in sei mesi, poi in tre anni.
Ha avuto predecessori più famosi ed infausti, come l’altro cavaliere del ventennio che parlava di otto milioni di baionette mentre non si arrivava a quella cifra con le forchette e i coltelli da tavola. Ma gli italiani sconfitti con quei coltelli da cobelligeranti si convinsero di aver vinto la guerra. Fino a due mesi fa avevano creduto agli ottanta sghei di Renzi, che poi sono scesi a sessanta e, tra quattro mesi, non lasceranno traccia nelle loro tasche o nell’economia nazionale perché privi di copertura. (Sì, meniamo gran vanto di appartenere a quella specie di uccelli della saggezza che sono i gufi).
I problemi veri per la nostra gente non sono le promesse mancate del consocio di Berlusconi, i problemi veri sono quelli dei guasti già apportati al sistema Italia, alla sua democrazia, al suo futuro.
Dalle riforme istituzionali, prima fra tutte quella del pasticciaccio brutto del senato, all’Italicum che con le modifiche in fieri al Nazareno va peggiorando di giorno in giorno, a quella della giustizia che già si delinea pro domo sua, e cioè di Silvio. E dopo mesi e mesi di silenzio sulla politica estera assistiamo ad un improvviso, vorticoso presenzialismo del Presidente del Consiglio su tutte le piazze; due ore a Bruxelles, dieci minuti al Cairo, venti minuti a Bagdad. Certo dal primo luglio dovrebbe rappresentare – andiamoci piano – anche l’Europa, ma cosa ci sta mettendo di suo Matteo Renzi? Poco o nulla che si discosti di un millimetro dal mattinale dello Italian Desk, State Department, USA: migliaia di vecchi mitragliatori sovietici confiscati nell’ex-Jugoslavia ai Kurdi, aviogetti da addestramento e da combattimento Aer-Macchi ad Israele, un contributo tutto italiano alle stragi dei civili a Gaza (nessuna risposta in parlamento all’interpellanza SEL sulla necessità di sospendere queste ed altre forniture di armi per un valore di ottocento milioni di dollari al governo di tel Aviv). E poi un’adesione incondizionata alla guerra finanziaria e commerciale scatenata dagli Stati Uniti contro la Russia che costerà al nostro paese decine di migliaia di posti di lavoro. Gran Bretagna e Germania hanno aderito a queste sanzioni, ma dilazionandole nel tempo e dopo dibattiti ai Comuni e al Bundestag sui loro costi reali che diventeranno astronomici se colpiranno il settore energetico.
Silenzio invece nel nostro parlamento su questo tema, lo stesso silenzio che sta accompagnando una apparente preliminare adesione italiana al TTIP, il trattatato commerciale transatlantico discusso in questi giorni a Bruxelles, fortemente voluto dagli Stati Uniti, e destinato ad apportare il colpo di grazia alla vacillante economia del nostro paese.
Basta tutto questo ad evocare incubi da apocalisse? Lo temiamo, perché se si ripete in farsa, la storia, ignorata, si trasforma in tragedia. Alla fine dell’ottocento il neo-liberismo, l’abbattimento delle tariffe, il prepotere delle importazioni dagli USA, gli accordi sottoscritti da primi ministri britannici, da Bismark e da Cavour – “Jesus Christ is free trade, and Free Trade is Jesus Christ” – portarono alla disoccupazione di massa, alla recessione ed alla prima guerra mondiale. Negli anni venti l’ossessione per il pareggio dei bilanci, e non le guerre commerciali, produsse il crash del 1929 – 1930 e il tardivo ricorso a Keynes non bastò a risollevare completamente l’America di Roosevelt dalla recessione. Bastò invece lo sforzo bellico che accompagnò l’entrata in guerra degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale.
Sarebbe bello, da smemorati di Collegno, affidarsi alla farsa e non credere alla tragedia.
Lucio Manisco

Papa Francesco, cappellano militare di BombObama

Obama-Papa-640

“È lecito fermare l’aggressore ingiusto”…così parlò ieri Papa Francesco con evidente riferimento alla nuova missione “umanitaria” degli USA in Irak.
Fatta di bombardieri e droni a tutto campo e di centinaia di “consiglieri militari” di vietnamita memoria.
Chi sia “l’aggressore ingiusto” il Papa lo ha solo fatto intuire malgrado avrebbe potuto pure nominarlo, in fin dei conti gode dell’infallibilità di giudizio.
Credo proprio che il Califfo dell’ISIS fosse il suo bersaglio, il demone di turno da “fermare” come precisato nell’uso del verbo.
Oddio, a me è venuto spontaneo pensare agli appelli dei Papi che esortavano alle Crociate per “liberare” la Terra Santa.
Od a quelli che imploravano i governanti dell’epoca a “fermare li Turchi”.
Sempre contro i musulmani però, guarda caso.
Ieri ed oggi.
Poi maliziosamente mi è tornato in mente quando, proprio per le stragi commesse dai Crociati in Terra Santa, un non lontano predecessore di Sua Santità chiese “perdono” per i massacri e le violenze perpetrate dai “missionari” in quel di Acri e Gerusalemme ai danni dei civili (donne e bambini) maomettani.
Stragi, particolare non trascurabile per chi abbia la memoria corta, eseguite “in trasferta”.
Certo, il Califfo e le sue truppe sono estremamente violenti.
Le teste cadono letteralmente a migliaia, i cristiani sono in fuga e corrono seri pericoli.
Ma decidere chi sia “l’aggressore ingiusto” sulla Terra non è come pontificare su Angeli e Demoni.
Papa Francesco sa benissimo che con il verbo “fermare” gli USA intendono radere al suolo tutto ciò che si oppone ai loro disegni di “pace”.
BombObama ha “fermato” già “pericoli” in tanti, troppi posti ed in altri ci tenta.
Irak, Afghanistan, Libia, Siria, Yemen, Somalia sono le principali destinazioni delle amorevoli cure americane.
Sempre con contorno di migliaia di morti di donne e bambini, “effetti collaterali” delle azioni.
Spesso e volentieri autorizzate da quell’ONU richiamato impropriamente da Francesco come legittimato a decidere chi sia “buono o cattivo”.
E che, ma Francesco fa finta di non saperlo, con veti e controveti di soli 5 Stati, tutto è tranne che “democratico”.
Faccio pure notare (metto un carico sgradito a tanti) che mai e poi mai un Papa ha chiesto di “fermare” Israele che pure si è annessa Gerusalemme e che per stragi di civili non scherza.
Personalmente, e me ne assumo responsabilità, ritengo quindi questa uscita papale degna non del Vicario di Cristo ma del “cappellano militare di BombObama”.
Vincenzo Mannello

“Costruendo un muro di BRICS”

brics

Adrian Salbuchi per rt.com

La visita del Presidente Putin in Sud America è di un’importanza trascendentale in un epoca in cui il blocco BRICS sta diventando qualcosa in più di un mero accordo commerciale e in cui la Russia sta giocando un ruolo chiave come attore geopolitico globale.
Vladimir Putin ha compiuto una vista davvero storica in America Latina, visitando Cuba, il Nicaragua, l’Argentina e poi il Brasile dove nelle città di Fortaleza e Brasilia si è tenuto il sesto vertice BRICS (con un veloce sosta domenicale nella gloriosa Rio de Janeiro dove ha assistito alla finale dei Mondiali di calcio tra Argentina e Germania).

Fermare la valanga occidentale
A partire dalla tragedia dell’11 Settembre, gli Stati Uniti, il Regno Unito e i loro alleati della NATO (più Israele) sono diventati un pericolo per il mondo. Negli ultimi 13 anni abbiamo visto il rovesciamento di regime in Iraq in base a false accuse da parte degli USA e del Regno Unito di armi di distruzione di massa poi mai trovate; la distruzione della Libia nel 2011; lo sconsiderato caos originato dalla “primavera araba” che ha riportato paesi come l’Egitto indietro di decenni; la quasi distruzione della Siria; e la decennale minaccia di una guerra preventiva contro l’Iran per il suo non esistente programma nucleare.
Le stime delle vittime in Iraq parlano di centinaia di migliaia di persone, se non di milioni e non c’è ancora stata una singola richiesta di scuse da parte degli USA, del Regno Unito o della NATO. Oggi l’Iraq insieme alla Libia è nella morsa della guerra civile, la Siria sta lentamente uscendone e, più pericolosamente, l’Egitto si è ritirato dal suo ruolo di paese stabilizzatore del Medio Oriente.
Tutto grazie alle ingerenze occidentali e del “caos sociale architettato” che è la nuova forma di guerra intrapresa dagli Stati Uniti, dal Regno Unito, dalla NATO (e da Israele). Dopo i crescenti fallimenti riportati in Medio Oriente, ultimamente si sono spostati verso altre latitudini: ad esempio in Ucraina. Continua a leggere

Le notizie sono bombe

bombe dolci“La guerra culturale in corso è dunque tra un Occidente liberal-totalitario, dove il “circo mediatico” è il nuovo clero, e gli oppositori della globalizzazione (Stati, nazioni, popoli ancora per così dire, borghesi primitivi o comunque non pienamente addomesticati ai processi di ridefinizione delle classi sociali in senso di un primato ideologico e politico neo-borghese come sopra illustrato), considerati tout court soggetti politici e sociali “vecchi”, nostalgici di un passato “totalitario” estinto e sublimato nei radiosi orizzonti della “fine della Storia”, “fuori dalla realtà” e “fuori dal mondo”. Costanzo Preve suddivise il “nuovo clero” politicamente corretto in due ramificazioni tra esse distinte:
– clero regolare (i detentori del sapere universitario scientifico, i professori liberal unificati al dogma di Francis Fukuyama della fine della Storia e dell’estensione della democrazia di libero mercato in ogni angolo del mondo);
– clero secolare (i controllori e gli operatori dei media generalisti, a mezzo tv e stampa, ossia i diffusori presso il volgo del mantra “non c’è alternativa” all’Occidente, alla NATO, all’economia di mercato, al dileguare di ogni forma di socialità e di “economia morale”, all’estinzione dell’idea stessa di comunità, politica, economica o nazionale).
Nell’ambito di questo quadro d’insieme è doveroso descrivere alcuni passaggi relativi al più eclatante caso di manipolazione della percezione, presso l’opinione pubblica, di abusate tematiche lessicali quali “rivoluzione”, “dittatura”, “guerra”, “invasione” ed “annessione” tutt’ora in corso, ossia il caso ucraino del dicembre 2013-giugno 2014.
La Russia (insieme alla Siria, all’Iran ed a qualche Stato latinoamericano disobbediente al padrone a stelle e strisce) è infatti il bad boy da punire, non in quanto significante un manifesto caso d’insubordinazione geopolitica (Putin non è Chavez o Fidel Castro, è chiaro…) bensì perché (per molti versi, insieme alla Repubblica popolare cinese), con la sua stessa esistenza come Stato nazionale retto da una leadership nazional-globalista e non liberal-globalista, con una prospettiva  geopolitica euroasiatica, pone in discussione, in quanto new global palyer, il dominio transatlantico a livello mondiale. Il golpe realizzato in Ucraina tra il dicembre 2013 ed il febbraio 2014 ha potuto contare sullo schieramento a favore della causa di Euromaidan da parte dell’intero “circo mediatico” atlantista occidentale. Le vicende dell’Ucraina ci sono state arbitrariamente raccontate come quelle di un popolo in lotta contro una brutale dittatura repressiva eterodiretta da Mosca, che soltanto il provvidenziale “intervento democratico” occidentale avrebbe potuto aiutare nell’intento di liberare se stesso dal “giogo” imposto dalla Russia, attraverso la successiva integrazione del Paese nelle strutture dell’Unione europea e della NATO. Giornalisti di fama parlarono apertamente della necessità dell’Occidente di «vincere la partita» geopolitica e mediatica con l’«avversario» russo, ponendosi in questo senso non come osservatori, commentatori ed analisti indipendenti ma come attori protagonisti dello scontro militare, economico e mediatico in atto.”

Da La guerra culturale e mediatica dell’atlantismo contro l’Europa. La costruzione di un’opinione pubblica unificata in nome del liberalismo totalitario antitradizionale, relazione presentata da Paolo Borgognone alla rassegna giornalistica nazionale “Passepartout”.
Su gentile concessione dell’autore, il testo è disponibile qui.

Prevenire la guerra: solidarietà con la Russia!

dessin-ukraine-9961-617x411Dopo la lettera aperta al presidente russo Vladimir Putin, scritta dal tenente colonnello dell’aviazione tedesca in pensione Jochen Scholz, controfirmata da centinaia di persone tra avvocati, giornalisti, medici, militari, studiosi, scienziati, diplomatici e storici, è ancora dalla Germania che giunge un segnale di risveglio delle coscienze europee.

“Esattamente come nelle guerre precedenti, i propagandisti di guerra dei paesi NATO stanno cercando di inculcare nei loro popoli che l’aggressione sia in realtà una difesa dalla Russia, che dipingono come il vero aggressore.
Gli attivisti per la pace sono chiamati a prendere coscienza del contesto reale e conseguentemente a spiegare su questa base i fatti. Tale spiegazione deve comprendere il rifiuto categorico di tutte le considerazioni che la Russia sia almeno in parte da biasimare per l’escalation della crisi. Molti di coloro che onestamente rifiutano l’aggressione della NATO ritengono che, in effetti, in linea di principio la Russia “non sia migliore” giacché naturalmente persegue solo i propri interessi.
Ma quali interessi persegue la Federazione russa? Il suo interesse primario è la stabilità, sia domestica che nelle relazioni internazionali. Mantenere la sua architettura di sicurezza è necessario anche per questa stabilità, che è il motivo per cui la Russia ha un interesse particolare per la stabilità dei paesi che ospitano le basi militari russe. La Russia ha un interesse nello sviluppo della sua economia. Questo è in linea con gli interessi già indicati in quanto l’economia russa necessita di sicurezza e di stabilità per lo sviluppo della sua economia. Questi sono gli interessi russi. Sono il tipo di interessi per cui nessun paese può essere accusato per volerli perseguire.
Ma in che modo la Federazione russa persegue tali interessi? La Russia attacca e occupa altri paesi, come fa la NATO? La Russia finanzia, arma, ospita e addestra terroristi che commettono massacri contro la popolazione civile dei paesi stranieri al fine di provocare caos, come la coalizione USA, NATO e paesi del Golfo stanno facendo in Siria? La Russia si permette di strangolare altri paesi con sanzioni per forzarne la volontà? Vladimir Putin stila ogni settimana un elenco di persone da eliminare per mezzo dei droni sul territorio di stati sovrani stranieri, come fa Barack Obama? Le navi russe abbordano le navi battenti bandiere di paesi stranieri in acque internazionali, come fa Israele?
La politica della Russia per il mantenimento dei propri interessi è stata finora caratterizzata da moderazione e concessioni. Ovunque dovesse contrastare una mossa ostile, la Russia non si è mai avvicinata al pieno uso dell’arsenale di legittime contromisure. Gli interessi della Russia coincidono con la volontà di pace della maggior parte dell’umanità. Gli attivisti della pace devono riconoscere questo fatto.
La prospettiva di una guerra contro la Russia ha caratteristiche apocalittiche per la Germania e l’Europa. L’unica possibilità di difendere la pace sta in un avvicinamento alla Russia. La Federazione russa è il protettore della pace in Europa. Questa è la considerazione importante nella pratica che va utilizzata per contrastare la incessante propaganda anti-russa della NATO.
Una terza guerra mondiale può essere evitata solo al fianco della Russia. Solo in solidarietà con la Russia il movimento per la pace, in particolare in Germania, può diventare un fattore da prendere di nuovo sul serio. Solo in alleanza con la Russia la nostra richiesta di una “Germania fuori dalla NATO e la NATO fuori della Germania” ha una prospettiva realistica di essere attuata.
La timida posizione di “equidistanza”, da qualche parte nel mezzo tra la NATO e la Russia non è mai stata così sbagliata e pericolosa come oggi. Si potrebbe rendere un po’ inefficace la propaganda scatenata per creare sciovinismo tra le masse, ma soprattutto per zittire la resistenza contro la guerra. Infatti, se la menzogna sulla Russia come minaccia non viene respinta con decisione, la ragione centrale e psicologicamente più efficace della NATO per l’escalation della guerra resterà.
Anche in considerazione del pericolo di essere colpiti da una guerra, sempre più persone, in Germania in particolare, sono state allarmate dalla campagna anti-russa. Vogliono sapere la verità su questo vitale argomento. Le indagini e gli articoli d’opinione mostrano che la grande maggioranza della popolazione rifiuta la corsa dell’Occidente verso il confronto contro la Russia.
L'”Associazione dei liberi pensatori tedeschi” mette in guardia contro l’ulteriore peggioramento del confronto tra l’Occidente e la Russia. Chiediamo la fine della creazione del nemico e della disinformazione, così come della campagna anti-russa e della demonizzazione del presidente Putin.
La strategia USA si sta dirigendo verso una divisione dell’Europa e il confronto con la Russia e danneggia gli interessi dei paesi europei. L’Europa appartiene a tutti i popoli e le nazioni d’Europa; ha bisogno di coesistenza pacifica tra tutti i paesi e nazioni. Questo richiede di considerare gli interessi reciproci e la collaborazione sia con l’Ucraina che con la Russia.
Mostriamo la nostra solidarietà ai comunisti, agli antifascisti e ai democratici in Ucraina, che, a dispetto delle persecuzioni, si battono contro il revisionismo della storia, la russofobia e lo sciovinismo nazionale. Ci battiamo insieme a loro per l’amicizia con la Russia.
Queste sono pertanto le nostre richieste:
1. Nessun sostegno alla strategia USA di divisione dell’Europa con la ricostruzione di una cortina di ferro;
2. No alle sanzioni contro la Russia, in particolare perché danneggiano gli interessi economici e il mercato del lavoro in Germania e nei paesi europei, oltre all’interesse per relazioni stabili e di collaborazione;
3. Stop all’estensione della NATO verso est e all’isolamento militare della Russia attraverso questo accerchiamento; la NATO non deve muoversi ai confini della Russia e l’Ucraina non deve essere incorporata nella struttura militare della UE;
4. Sostegno per una Ucraina democratica, senza fascismo e revanscismo, con gli stessi diritti umani e civili e la piena libertà di religione e di Weltanschauung per tutti, indipendentemente dall’origine etnica, con rapporti di buon vicinato con l’Europa occidentale e la Federazione russa;
5. Niente soldi dei contribuenti per il sostegno finanziario e logistico delle organizzazioni fasciste e nessun sostegno finanziario per il loro addestramento.”

Da La NATO è l’aggressore, testo dell'”Associazione dei liberi pensatori tedeschi” sulla crisi in Ucraina.