Verità nascoste e menzogne di Stato

La tanker Savina Kaylin e il cargo Rosaria D’Amato sotto sequestro nel Puntland

Dismesso l’uso dei dizionari (Zanichelli, Garzanti, Dardano, ect), alla voce “Repubblica delle Banane” Wikipedia riporta: “Attualmente il termine è entrato nel vocabolario di tutti i giorni per indicare un regime dittatoriale, stabile nell’instabilità, dove le consultazioni elettorali sono pilotate e la corruzione ampiamente diffusa così come una forte influenza straniera che può essere politica o economica o ambedue le cose, sia diretta che pilotata attraverso il governo interno.”
Per estensione, il termine è usato per definire esecutivi dove un leader concede vantaggi ad amici e sostenitori, senza grande considerazione delle leggi (in Italia se ne fa partecipe l'”opposizione” che si alterna con la “maggioranza”), mettendo alla porta il giudizio espresso degli elettori.
Alla voce caratteristiche si indica la collusione tra Stato e interessi monopolistici dove i profitti sono privatizzati e le perdite socializzate.
Chiudiamo qui la tiritera ritenendoci ampiamente autorizzati, a buon titolo, a definire l’Italia delle istituzioni, della politica e dei Poteri Forti un sistema-Paese ampiamente cleptocratico, caraibico.
Detto questo, passiamo a un po’ di “attualità” che ne metta in mostra qualche aspetto di “politica estera” da barzelletta, partendo da un comunicato dell’ANSA dello scorso 5 luglio.
Secondo l’agenzia di stampa, la Tanzania è pronta a mettere in campo la sua intelligence per aiutare l’Italia ad ottenere quanto prima il rilascio degli 11 (5 italiani) marittimi della petroliera Savina Kaylin, 105.000 tonnellate, 226 mt di lunghezza, tanker, e dei 22 (6 italiani) della Rosaria D’Amato, cargo, di 112.000 tonnellate, 225 mt di lunghezza di proprietà ambedue di armatori italiani. I dati sono nostri.
La prima sequestrata da “pirati somali” con modalità pagliaccesce, come abbiamo già avuto modo di descrivere, affidandoci alla lettura di una corrispondenza di un inviato de La Repubblica: il famosissimo “rapito” in Afghanistan Daniele Mastrogiacomo, passato dal Paese delle Montagne alla “cronaca” da una località imprecisata nel Corno d’Africa. La seconda di cui si è parlato solo per registrare il “furto” in pieno Oceano Indiano e chiuderla lì, senza clamore, visto l’imbarazzante precedente della Savina Kaylin.
La Kaylin è “fuori controllo” dal 24 Gennaio e la D’Amato dal 21 Aprile. Ambedue sono state scortate a “destinazione” con l’assistenza, perchè così è stato, delle fregate Zefiro ed Espero della Marina Militare che operano, e hanno operato, tra lo Stretto di Bab el Mandeb e il Golfo di Aden, con l’operazione Atalanta dell’UE e Ocean Shield della NATO.
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La Somalia nel mirino degli USA

somalia

Tutto lascia ormai pensare che si faccia imminente l’attacco contro le basi terrestri dove, secondo il Pentagono, si nasconderebbero i pirati. Negli Stati Uniti sono sempre più numerosi i servizi giornalistici e radiotelevisivi che equiparano “terrorismo islamico” e “pirateria somala”, descrivendo improbabili legami strategico-operativi tra i gruppi di combattenti che si oppongono all’occupazione alleata dell’Iraq e dell’Afghanistan e gli autori degli assalti ai mercantili. L’Associated Press, in un recente articolo a firma della giornalista Lolita C. Baldor, riporta le dichiarazioni di alcuni funzionari dell’esercito e dell’anti-terrorismo USA, secondo i quali “sta crescendo l’evidenza che gli estremisti stanno fuggendo dal confine Pakistan-Afghanistan tentando d’infiltrasi in Africa orientale, portando con loro le sofisticate tattiche terroristiche e le tecniche di attacco acquisite durante sette anni di guerra contro gli Stati Uniti e i loro alleati”.
“L’allarme è che la Somalia si appresti a divenire il nuovo Afghanistan, un santuario dove i gruppi legati ad al-Qaeda potrebbero addestrarsi e pianificare gli attacchi contro il mondo occidentale”, aggiungono le fonti militari. Il numero di estremisti islamici giunti in Corno d’Africa sarebbe ancora abbastanza piccolo, non più di 24-36 persone, “ma una cellula di queste dimensioni è stata responsabile dei devastanti attentati dell’agosto 1998 contro le ambasciate USA in Kenya e Tanzania che causarono la morte di 225 persone”. Il generale William “Kip” Ward, capo di Africom, il Comando statunitense per le operazioni nel continente africano, ha confermato all’Associated Press, l’“inquietudine” delle forze armate USA per quanto starebbe accadendo in Somalia. “Quando hai a disposizione ampi spazi territoriali, che sono senza governo, riesci ad avere un rifugio sicuro per le attività di sostegno e per quelle di addestramento”, ha dichiarato Ward. “E i combatterti stranieri che si stanno trasferendo in Africa orientale accrescono la minaccia terroristica nella regione”.
Secondo il Pentagono, il rischio terrorismo in Somalia proverrebbe dal gruppo islamico Al-Shebab, i cui uomini controllano ormai buona parte del paese, e dall’organizzazione militare nota con l’acronimo EEAQ. “Anche se ancora non viene considerata come una cellula ufficiale di al-Qaeda – scrive l’Associated Press – l’EEAQ ha legami con i maggiori leader terroristici ed è stata implicata negli attentati del 1998 in Tanzania e Kenya”. Secondo Washington, EEAQ ed Al-Shebab potrebbero decidere di addestrasi ed operare congiuntamente, “favorendo l’ingresso delle fazioni terroristiche di al-Qaeda tra le migliaia di miliziani che vivono in Somalia, organizzati prevalentemente su basi claniche e impegnati fino ad oggi in diatribe interne”.
Anche all’interno dell’Alleanza Atlantica non mancano i sostenitori della tesi sulla penetrazione di al-Qaeda in Corno d’Africa. In un’intervista al quotidiano on line Il Velino, un “alto ufficiale di provenienza NATO” ha dichiarato che la Somalia è “al momento utilizzata per reclutare e addestrare guerriglieri da inviare nelle aree ‘calde’”. “Presto però, si passerà ad altro come gli attacchi terroristici”, ha aggiunto l’anonimo interlocutore. Ricordando il sanguinoso attentato suicida del 12 ottobre del 2000 contro la fregata statunitense USS Cole, ancorata nel porto di Aden, l’ufficiale ipotizza che le flotte militari internazionali anti-pirateria potrebbero essere il prossimo bersaglio di un atto terroristico.
Con uno schema propagandistico già sperimentato alla vigilia dell’attacco all’Iraq di Saddam Hussein, gli alti comandi USA e NATO descrivono minuziosamente alleanze e minacce diaboliche, senza fornire però elementi concreti che provino quanto dichiarato. Basta però a creare un clima d’insicurezza generale e legittimare i piani d’intervento militare in Somalia.

Da Alla Turchia il comando della crociata anti-pirati, di Antonio Mazzeo.