Curare l’alluvione

italia oggi

Un giorno saranno chiamati criminali tutti coloro che hanno gettato i popoli europei nella squallida avventura della NATO, dell’Euro e dell’Unione Europea.
Un giorno saranno chiamati a rispondere sia i furbi che gli sciocchi: sia chi ha rovinato intere famiglie di italiani col prelievo fiscale, coi licenziamenti, colla flessibilità in uscita, coi lavori precari, colle pensioni negate, colle privatizzazioni, coi favori ad altri che criminali già sono, come debenedetti, agnelli ed il marciume altoborghese italiano, sia chi glielo ha permesso con la scusa del tatticismo, agitando stupidi “ombrelli”, sventolando lo sciocco spauracchio di berlusconi sotto la fetida ala di debenedetti.
Oggi questi criminali sono ancora ai posti di comando – i più alti – e cooperano indisturbati per terminare l’assassinio dei popoli italiani, fedeli come non mai al loro alleato atlantico, agli interessi del capitale, indisturbati da un’opposizione populista che infilza moscerini quando la carne del popolo è rossa di sangue ed urla la povertà.
La generazione dei trecento euro è già realtà non solo in Grecia, ma anche nel nostro paese, dove i sindacati non si fanno scrupolo di attaccare prima di tutto chi mette in dubbio i loro orticelli prima ancora che il padrone, dove pochi guitti miliardari benedetti dall’atlantismo allevano fedeli servi, utili idioti o futuri traditori del popolo.
Nell’Italia, dove l’ignoranza è forza, la realtà è televisione, la scienza è opinione, il diritto è irresponsabilità di una casta giudicante, l’università è saccente ed inutile baronia, l’organizzazione è squallido dominio burocratico, lo stato è impunito assassino, la politica è insipiente codismo populista ovvero gestione mafiosa di interessi del capitale.
Un giorno tutto questo terriccio marcio sarà fango pronto per essere lavato da un fiume in piena improvvisa, impietosa, distruttrice. Ma un giorno viene nel domani. E bisogna cominciare a sputarci sopra oggi.
Enzo Pellegrin

(Fonte)

Uno sparo dal mondo

10450530_10152523470801678_986835566447526021_nEcco il titolo piú appropriato per una comunicazione mediatica su quanto avviene nel mondo oggi…, appena fuori dai nostri confini o piú in là ove tramonta il sole.
Ucraina, Libia, Egitto, Siria, Israele e Gaza, Libano, Irak, Nigeria, Sudan, Somalia, Yemen, Pakistan, Afghanistan… quelli in cui lo “sparo” trova grosso riscontro sui media mondiali, piú o meno a secondo di interessi geopolitici, economici e pure ideologici.
Una caterva gli “spari” con silenziatore, quelli “locali” che ancora non innescano alcun interesse o considerati circoscritti a nazioni ancora “controllabili”.
Ciad, Sierra Leone, Repubblica del Congo, Centrafrica nel continente nero.
Cina (con gli Uiguri musulmani), Ceylon, Filippine, India e tante altre nazioni nel mondo…, tutti Paesi e regioni che non vengono in mente fin quando non ne sentiamo il nome in tv o ne abbiamo notizia dai giornali e da internet.
Già, in Europa siamo in pace grazie alla Unione Europea…, così pontificano i signori della dittatura UEista.
Peccato abbiano scatenato una guerra civile in Ucraina rovesciando con la illusione dell’euro un governo democraticamente eletto.
E non guardiamo indietro quando l’UEismo, al servizio degli USA e della NATO, ha aggredito la Serbia, “creato” il Kosovo e partecipato attivamente a tutte le “primavere arabe” che hanno portato al bagno di sangue odierno.
E l’ONU? Assiste, dibatte, ammonisce e…, soprattutto, tace.
Certo non è l’Occidente il solo “male del mondo”, il demone della guerra alligna ovunque. Purtroppo sembra pure connaturato alla natura umana.
Ma, filosofia a parte, il Grande Satana ci mette lo zampino, dove e quando vuole.
Ed i suoi diavoletti scatenano sulla terra veri e propri Sabba infernali, mostrando nel contempo angelici volti alla Renzi.
“Uno sparo dal mondo”… nella speranza che non si tramuti, prima o poi, in un botto definitivo.
Vincenzo Mannello

L’inevitabile tracollo euro-atlantico è in arrivo?

krym“Il tentativo degli occidentali (statunitensi ed europei) di isolare la Russia determinerà un boomerang, ossia alla fine a rimetterci saranno europei e statunitensi.
I media ufficiali dell’occidente stanno buttando fumo nell’occhio alla propria opinione pubblica parlando dell’aereo malese scomparso e di una Unione Europea che cerca fonti energetiche alternative al gas russo, ovviamente inesistenti! Quale paese potrebbe mai fornire il gas che potrebbe venire a mancare dalla Russia?
Obama che alza la voce, tuonando sanzioni contro la Russia, in realtà da un lato sta cercando di impedire una più stretta alleanza tra Cina e Russia e quindi pensa ad isolare internazionalmente i due paesi. L’incontro del G7 ha proprio la finalità di tentare di isolare la Russia e l’incontro trilaterale di Obama con Sud Corea e Giappone è per accerchiare la Cina. Infine l’incontro con i rappresentanti dei paesi arabi (Emirati Arabi e Arabia Saudita) è per tentare di frenare l’alleanza di questi con la Cina e dissuadere l’abbandono del dollaro.
La missione di Obama, però appare ardua. Sul fronte europeo, anche se tutti sono fedeli alleati degli USA, alla fine la Germania farà prevalere i propri interessi, che necessariamente passano per una “amicizia” con Russia e finiranno per riconoscere la situazione creatasi, ossia finiranno per riconoscere la riunificazione della Crimea con Russia. Non è un caso che proprio oggi, alla vigilia del vertice del G7, Der Spiegel pubblica un sondaggio di opinione in cui la maggioranza dei tedeschi accetta la riunificazione di Crimea con Russia.
Quindi per Obama tutto sarà vano per la semplice ragione che alla fine prevarranno gli interessi personali. Ne’ Europa, ne’ USA potranno impedire l’alleanza tra Cina e Russia; inoltre l’Arabia sa bene che la Cina rappresenta il futuro ed un socio commerciale sempre più importante per cui volente o nolente dovrà accettare l’abbandono del dollaro negli scambi col gigante cinese.
Gli USA, malgrado il loro immenso potere militare, con la crescente perdita del potere economico e l’impossibilità di continuare a trovare paesi disponibili a finanziare il proprio debito pubblico perderanno sempre più importanza a livello mondiale ed in Medio Oriente.
In definitiva il tracollo del valore del dollaro è vicino.  In questi ultimi anni, la Cina ha avvertito spesso gli USA di cambiare politica economica, ma gli USA hanno fatto finta di non sentire. Fino ad ora la Cina, il principale creditore degli USA, aveva cercato di tenere su il valore del dollaro proprio perché avendo una enorme quantità di dollari, un suo forte deprezzamento avrebbe significato forti perdite anche per lei. Adesso però ha decisamente cambiato politica: ha cominciato a vendere i titoli del debito pubblico USA (vedasi “La crisi irreversibile degli Stati Uniti”), ha utilizzato le montagne di dollari in suo possesso per investimenti in America Latina ed Africa, sta fortificando le relazioni con la Russia e si sta avvicinando sempre più all’Arabia Saudita, principale riserva di petrolio del Golfo e seconda riserva mondiale dopo il Venezuela.
Con la caduta del valore del dollaro, ci sarà l’inevitabile tracollo economico degli USA e in definitiva anche il tracollo degli europei, la cui unione (Unione Europea) comincia a traballare. La crisi economica in atto non solo potrebbe accelerare la disgregazione dell’Unione Europea e la fine dell’Euro, ma potrebbe accelerare anche la disgregazione di molti singoli Stati.”

Da Verso la fine del predominio del dollaro e la morte dell’occidente, di Attilio Folliero.

Ripudiare il debito-truffa!

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Debito pubblico, chi lo crea stampando moneta e chi lo paga con le tasse

Nel 2014 diventerà operativo il Fiscal Compact, per chi voglia rinfrescarsi la memoria ecco la definizione che riporta Wikipedia:
“Il Patto di bilancio europeo o Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria, conosciuto anche con l’anglicismo Fiscal Compact (letteralmente riduzione fiscale), è un accordo approvato con un trattato internazionale il 2 Marzo 2012 da 25 dei 27 Stati membri dell’Unione Europea, entrato in vigore il 1º Gennaio 2013.”
L’accordo contiene le regole d’oro della gestione fiscale degli Stati membri, tra queste c’è l’impegno del nostro Paese a ridurre il rapporto tra debito pubblico e PIL al 60 per cento attraverso una maxi manovra finanziaria all’anno per i prossimi 20 anni, la prima avverrà quest’anno. Dato che al momento questo rapporto supera il 132 per cento (equivalente a 2.080 miliardi di euro circa) bisogna ridurlo di almeno 900 miliardi di euro, il che equivale a circa 45 miliardi l’anno per due decadi. Per chi voglia cifre aggiornate al nano secondo sul debito pubblico qui trovate dove il conteggio avviene in tempo reale.
Naturalmente nel dibattito italiano non si parla del Fiscal Compact, ma di questo non dobbiamo sorprenderci, se ne parlerà a josa quando bisognerà tirar fuori i soldi per rispettarlo, tra qualche mese. In pratica il pagamento dei 45 miliardi avverrà o attraverso l’aumento delle tasse o attraverso la contrazione della spesa pubblica, che può comprendere sia la riduzione dell’occupazione che dei salari pubblici, o in tutti e due i modi. Morale: saremo più poveri perché dobbiamo tirare la cinghia ulteriormente per ridurre il volume totale dei nostri debiti.
La prima domanda da porre ai lettori di questo giornale ed a tutti coloro che commentano quasi religiosamente i suoi articoli è la seguente: a chi dobbiamo restituire questi soldi? La risposta più semplice è la seguente: alla banche straniere che ce li hanno prestati. Ma dal 2011 in poi la percentuale delle banche straniere nostre creditrici è scesa ed oggi è inferiore al 40 per cento. Chi ha in portafoglio gran parte del nostro debito pubblico sono le banche italiane, tra le quale c’è anche il Monte dei Paschi, che deve allo Stato, e cioè a noi poveri debitori, 4 miliardi di euro.
Creditori e debitori sono le stesse persone, direte voi, perché fanno tutti parte dello Stato, della collettività. Ma questa spiegazione non è del tutto corretta perché né lo Stato dei contribuenti né le banche nazionali controllano la massa monetaria, detto in parole povere, non stampano moneta. Entrambi la ricevono dalla banca centrale attraverso il debito. Assurdo? Succede in quasi tutto il mondo a parte qualche eccezione, come la Svezia e la Cina dove la banca centrale è di proprietà dello Stato, quindi si potrebbe dire che la collettività si indebita con se stessa.
La Banca Centrale Europea è l’unico organismo che ha il diritto di stampare moneta, lo dovrebbe fare secondo parametri fissi ma data la crisi Draghi è riuscito ad aggirarli ed è lui alla fine che stabilisce quanta moneta cartacea si stampa. Da notare che nessuno di noi europei lo ha eletto. La BCE è una banca privata, di proprietà degli azionisti delle banche centrali dell’EU, tutti enti ed organii non statali, tra costoro ci sono anche alcune delle nostre banche.
Come funziona il meccanismo? La BCE crea dal nulla euro, nel gergo comune trasforma carta straccia in banconote, questi soldi vengono dati in prestito, oggi a tassi vicini allo zero, alle banche di Eurolandia. Con questi soldi le banche acquistano i buoni del Tesoro dello Stato con i quali i governi nostrani ripagano ogni anno solo gli interessi sul debito pubblico, di più infatti non si riesce a fare. Idealmente questi soldi dovrebbero alimentare l’economia e farla crescere: prestiti all’industria, per l’innovazione o per le opere pubbliche ecc. La crescita economica dovrebbe far aumentare il gettito fiscale con il quale ripagare il prestito. Ma non è così nel nostro caso, e questo lo sanno tutti ormai, l’austerità taglia le gambe alla crescita quindi il circolo virtuale appena descritto diventa un circolo vizioso di impoverimento.
Il punto cruciale su cui i lettori di questo giornale dovrebbero riflettere è il seguente: perché la BCE e non lo Stato o l’UE ha il diritto di produrre dal nulla il bene denaro? E perché i contribuenti in crisi di Eurolandia devono ripagare questo bene creato dal nulla, in un momento in cui per farlo si rischia di finire nella depressione economica, alla BCE – tutti i soldi alla fine lì infatti finiscono dato che la banca centrale, ed i suoi azionisti privati, sono il solo creditore dell’intero sistema? Dato che dietro gli euro, come dietro qualsiasi moneta cartacea non c’è nulla, ma solo la fiducia di chi queste banconote le continua ad usare indebitandosi, cioè noi, e dato che il diritto a stampare moneta dal nulla alla BCE glielo abbiamo dato noi, cittadini di sistemi democratici, attraverso la delega ai nostri governanti, perché non azzerare questo debito e ripartire da zero? In passato ciò è avvenuto con le guerre, oggi si potrebbe farlo per evitarle.
Loretta Napoleoni

Fonte

Venere dalle belle chiappe e la culona

Pareva che Mercoledì, 26 Ottobre 2011, Berlusconi avesse superato gli esami a Bruxelles. Pareva che il duo Merkel/Sarkozy, i burocrati (che parlano a nome degli Europei) e i banchieri (che divorano gli Europei) avessero anche loro superato gli esami, varando un piano “Salva Stati”. Ed invece……. Ed invece tutto è andato a puttane: i mercati non credono alle promesse di Berlusconi e lo dimostrano facendo schizzare alle stelle lo “spread” (il differenziale tra gli interessi che pagano i titoli di Stato tedeschi ed italiani); i mercati non credono al piano “Salva Stati”, proposto da Merkel/Sarkozy ed approvato dai “soloni” di Bruxelles.
Su queste cose si è acceso in Italia un dibattito surreale, condotto da accademici, giornalisti e politici. Un dibattito incentrato sulla “credibilità” di Berlusconi. Stranamente nessuno pone il problema se quel circo equestre, pomposamente chiamato “Istituzioni Europee” sia o non sia credibile. Ha fallito, ma nessuno osa contraddirlo, nessuno osa proporne la destituzione.
Intendiamoci: io sono convinto, convintissimo, che Berlusconi va destituito. Ma vorrei che a sostituirlo fosse chiamato un qualche Tizio che ripristinasse la Legge Bancaria del 1935, voluta da Benito Mussolini. Oppure le Leggi bancarie varate in Germania da Adolfo Hitler. E, poiché nessuno propone di nazionalizzare le banche italiane ed europee, mi dichiaro estraneo al teatrino italyota “Berlusconi Sì, Berlusconi No”.

***

Eravamo, dunque, al teatrino italyota (“Berlusconi Sì, Berlusconi No”), quando deflagra la notizia: George Papandreu, il premier greco, sottoporrà a referendum popolare le misure restrittive varate dal Parlamento greco su dettato delle Istituzioni Europee. E molti esprimono malumore per questo fatto. Poveretti come soffrono! Io riconosco le loro buone ragioni: avevano imposto alla Grecia misure lacrime e sangue e il Parlamento greco le aveva votate. Dopodiché i “patrioti europei”, che si riuniscono a Bruxelles, avevano promosso a pieni voti Papandreu (che si era mostrato sollecito alle loro richieste) e promosso con riserva Berlusconi (che aveva promesso, anche lui, misure lacrime e sangue).
Signori, da oggi il dibattito accademico, giornalistico e politico cambia di contenuti. Non più “riuscirà Berlusconi a varare misure lacrime e sangue?” secondo le direttive della BCE; ma “perché gli Italiani devono pagare i guasti provocati dalla finanza apolide?”. Se lo chiedono i Greci, dobbiamo chiederlo anche noi Italiani. Si, loro hanno la “Venere Kallipigia”, ma anche noi abbiamo tante Veneri nei nostri musei. E, in fatto di chiappe, le Veneri italiane non sono meno belle delle Veneri greche.
Concludo con le parole di un nostro grande poeta: “eravamo grandi”, quando le antenate di Angela Merkel e di Nicolas Sarkozy pascolavano le pecore in qualche landa desolata della Palestina. Tornino in Palestina a pascolare le pecore, non pretendano di pascolare noi Europei.
Antonino Amato

Propedeuticità euro-atlantica

A sostegno della tesi che l’adesione alla NATO sia una precondizione indispensabile per poter fare il proprio ingresso nell’Unione Europea, ossia che attraverso il controllo del blocco militare gli Stati Uniti determinino effettivamente quali Paesi possano entrare nell’UE, riportiamo le dichiarazioni del ministro della Difesa moldavo Valeriu Marinuta, intervistato da Radio Free Europe/Radio Liberty.
Marinuta ha affermato che “aderire alla NATO è cruciale per guadagnare l’appartenenza all’Unione Europea” e che “di norma, i Paesi entrano prima nella NATO e poi nell’Unione Europea”, evidenziando che difficilmente per la Moldavia verrà adottato un approccio diverso. E considerato lo stato di neutralità del Paese, la cui costituzione vieta la partecipazione a qualsiasi alleanza militare, ne risulterebbe compromessa la vocazione europeista.

In questo specchietto è riassunta la tempistica delle adesioni a NATO e UE a partire dalla loro nascita (in blu gli Stati europei non facenti parte dell’Alleanza Atlantica). La propedeuticità è evidente in particolare dagli anni Novanta, nel periodo che segue il crollo del Muro di Berlino.

La sovranità europea finisce a Cipro

Lo scorso 24 Febbraio, una maggioranza parlamentare costituita dai 32 membri dei partiti di opposizione ha approvato una risoluzione che forza l’esecutivo del presidente Demetris Christofias e del suo Partito Progressista dei Lavoratori a presentare la richiesta di adesione al programma della NATO denominato Partnership for Peace (PfP), meccanismo di transizione impiegato nel periodo 1999-2009 per portare dodici Paesi dell’Europa orientale nel blocco militare dominato dagli Stati Uniti.
Cipro è ancora, per ora, l’unico membro dell’Unione Europea che non appartiene alla NATO né al programma PfP, l’unico che non abbia mai chiesto di aderire all’Alleanza Atlantica né sentito il bisogno di formulare una richiesta in tal senso, e l’unico Paese europeo (esclusi i micro Stati di Andorra, Liechtenstein, Monaco, San Marino e Città del Vaticano) a non coltivare rapporti con essa.
Negli stessi giorni, il governo cipriota è stato interpellato dalla Gran Bretagna circa la possibilità di dispiegare nella base di Akrotiri, una delle due che insieme a Dhekelia i britannici mantengono sull’isola, cacciabombardieri da utilizzare contro la Libia.
Dovesse mai diventare un partner della NATO, Cipro non mancherà di ospitare le unità navali e sottomarine della Sesta Flotta statunitense che presidia, dallo Stretto di Gibilterra al Canale di Suez, l’intero Mar Mediterraneo. Non potrà inoltre negare l’uso e l’ammodernamento delle proprie infrastrutture militari e, molto probabilmente, sarà un punto d’appoggio dello scudo antimissilistico che Stati Uniti e NATO stanno sviluppando in Europa, Vicino Oriente e regione del Caucaso.
Cipro rappresenta l’ultimo pezzo della catena che consente il totale controllo del bacino Mediterraneo. Tutti gli altri Paese europei ai margini di o dentro esso sono membri della NATO o del programma PfP: Albania, Croazia, Francia, Italia, Grecia, Slovenia, Spagna e Turchia nella NATO; Bosnia, Malta e Montenegro nel programma PfP. E tutti i Paesi africani che vi si affacciano sono membri di un’altra partnership atlantista, il cosiddetto Dialogo Mediterraneo: Algeria, Egitto, Marocco e Tunisia. Eccezion fatta per la Libia, la quale non mancherebbe di aderirvi qualora vi si formasse un nuovo governo, specialmente se installato dopo un’intervento militare USA/NATO.