La NATO rilancia

A gennaio 2008, in sospetta coincidenza con le esternazioni del segretario alla difesa degli Stati Uniti, Robert Gates, sulla incompetenza delle forze non statunitensi della NATO dispiegate nel teatro afghano ed in previsione del prossimo vertice NATO di Bucarest ad aprile, è stato reso pubblico un ponderoso (150 pagine) studio intitolato “Verso una grande strategia per un mondo incerto. Rinnovando l’intesa transatlantica”. Elaborato da cinque ex alti ufficiali, esso propone la costituzione di una sorta di direttorio antiterrorismo permanente retto dagli Stati Uniti, dalla NATO e dall’Unione Europea.
In questo documento, patrocinato dalla fondazione olandese Noaber, si sostiene fra l’altro che l’Occidente deve essere pronto ad intraprendere un attacco nucleare preventivo per impedire la diffusione – che, secondo gli estensori, sarebbe imminente – di armi atomiche ed altre armi di distruzione di massa. Tale impiego preventivo rappresenterebbe un’opzione chiave di fronte alle minacce del fondamentalismo religioso, del terrorismo, del crimine organizzato… così come dei cambiamenti climatici, delle migrazioni massicce, dell’insicurezza degli approvvigionamenti energetici… insomma, per chi ha orecchie per capire, del nascente multipolarismo geopolitico, con tutte le conseguenze in termini di mutamento degli equilibri di potere che ne derivano.
Dal punto di vista operativo, “Verso una grande strategia per un mondo incerto” propone di concedere agli Stati Uniti un doppio voto, il primo come Stato nazionale ed il secondo come Paese membro della NATO. Tanto per chiarire oltre ogni ragionevole dubbio chi comanda in casa, la NATO dovrebbe essere sempre l’organismo in cui si discute primariamente ogni questione, ed i membri NATO che appartengono all’Unione Europea dovrebbero impegnarsi a non mutare il voto espresso in quel ambito quando la questione fosse poi affrontata nel quadro dell’UE. In tal modo, le deliberazioni dell’Unione Europea non verterebbero altro che sulle modalità per eseguire le decisioni già adottate dalla NATO. Fra le misure suggerite dallo studio, vi è pure quella di abolire i caveat che consentono ad ogni Paese membro NATO di ritagliarsi – almeno ufficialmente… – limiti operativi alla partecipazione alle missioni internazionali (in riferimento alla ritrosia dimostrata da diversi Paesi, soprattutto europei, verso un ulteriore coinvolgimento bellico in Afghanistan).
Si può ragionevolmente concludere che questo direttorio svuoterebbe il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite delle sue (residue) peculiarità, proprio a svantaggio dei due membri permanenti del Consiglio che non sono anche parte della NATO: guarda caso, Cina e Russia. Questa proposta, complessivamente, illustra la volontà statunitense di rompere con le coalizioni militari formate ad hoc, per associare in modo permanente gli “alleati” ai loro piani, creando un multilateralismo selettivo che si pone, ancora una volta, fuori dal diritto internazionale. Con una nemesi storica completa, l’Unione Europea, pensata per garantire la pace in Europa, diventerebbe un docile strumento della volontà egemonica statunitense su scala globale.

Gli autori dello studio, la cui versione in lingua inglese è qui (file .pdf, 3,54 Mb), sono:
Klaus Naumann (Germania), ex capo del Comitato militare della NATO;
Peter Inge (Regno Unito), ex capo di Stato Maggiore della Difesa;
John Shalikashvili (Stati Uniti), ex capo di Stato Maggiore interarmi;
Jacques Lanxade (Francia), ex capo di Stato Maggiore della Difesa;
Henk van den Breemen (Olanda), ex capo di Stato Maggiore della Difesa.

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