Ha aperto il supermercato del crimine

L’accordo di Pulcinella che ha consentito al Kosovo di proclamare unilateralmente l’indipendenza lo scorso 17 febbraio e di essere poi riconosciuto dagli Stati europei singolarmente, uno dopo l’altro, sta andando in porto con una certa precisione. Era stato annunciato già a dicembre 2007 dall’International Herald Tribune, secondo il quale il cosiddetto “Piano di Lubjiana” (capitale della Slovenia, presidente di turno dell’Unione Europea) sarebbe dovuto scattare nei primi due mesi del 2008, cioè immediatamente dopo le elezioni in Serbia. Il primo degli Stati che si staccò dalla Jugoslavia non è stato anche il primo a riconoscere formalmente l’indipendenza del Kosovo, ma certamente non ha difeso alcun tipo di approccio comune da parte dell’Europa alla delicatissima questione. La quale Europa – o meglio, quella burocrazia che continua a fregiarsi di tale nome – mira ostensibilmente a subentrare all’ONU nell’amministrazione delle funzioni internazionali di controllo.
Dopo i pronti ed immediati riconoscimenti del padrino a stelle e strisce e del fratello schipetaro – le bandiere di entrambe sventolavano numerosissime per le vie di Prishtina in festa – giungono a seguire i riconoscimenti dei “pezzi da novanta” europei, Gran Bretagna, Francia, Germania ed Italia. Contemporaneamente a quelli di una Turchia immemore della questione kurda e dell’Afghanistan dalle mille lotte tribali e sotto occupazione straniera. A seguire la fila di vassalli, valvassori e valvassini, in particolare i Paesi aspiranti all’ingresso nell’Unione Europea.
Voci fuori dal coro: l’incazzatissima Russia, la preoccupatissima Cina, l’Indonesia più grande Paese di religione musulmana al mondo.
La secessione del Kosovo dalla Serbia è il culmine dell’aggressione condotta dalla NATO contro la Jugoslavia nel 1999 e corrisponde perfettamente agli obiettivi strategici degli Stati Uniti, con l’Europa che fornisce un esempio più chiaro che non si potrebbe di come si sia appiattita, esecutrice prona e succube della loro volontà. L’occupazione USA-NATO del Kosovo garantisce una zona di influenza altamente militarizzata accanto alle rotte degli oleodotti e dei corridoi di trasporto che collegano l’Europa occidentale al Mar Nero e fino al Caspio; inoltre, controlla da vicino il multimiliardario traffico di droga che usa Kosovo, Albania e Macedonia come zone di transito dell’eroina afghana verso l’Europa.
Con l’esito, a livello istituzionale, di promuovere la criminalizzazione della Stato, appaltato a noti tagliagole del calibro di Hashim Thaci.

3 thoughts on “Ha aperto il supermercato del crimine

  1. Of course, according to this post, Kosovo is the only country that is the cause of the drug epidemic. Are their hands the only guilty ones? You are right, the Balkan route, from Turkey, to Albania, to Kosovo, and then to Italy and Germany etc is well known for trafficking in large amounts of heroin. But the way certain types of media focus on Kosovo as a haven for “drug lords” conceals the havens they themselves have created, i.e. Italy.

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  2. nient’affatto, si afferma che il kosovo è nodo essenziale della principale rotta attraverso cui l’eroina prodotta in afghanistan (e/o che usa la materia prima ivi coltivata) giunge in europa occidentale.
    non prima di aver pagato pedaggio presso il “campo” vicino ad urosevac

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  3. Accosento con voi. Tuttavia, per risolvere il problema della droga, dobbiamo riconoscere che il problema della droga è un’una cooperazione internazionale richiedente internazionale. Molti paesi sono coinvolti nel trasporto delle droghe. Ogni paese ha il loro proprio ruolo. Spero che i sistemi della giustizia in Europa orientale ed occidentale possano cooperare per combattere le malvagità del commercio di droghe.

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