NATO niet, NATO da

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Per la prima volta nella storia dell’Alleanza Atlantica, la Russia parteciperà al vertice NATO in programma a Bucarest a partire da mercoledì 2 aprile. Se da un lato è chiaro che verrà rinviata qualsiasi decisione in merito all’inserimento di Georgia ed Ucraina nel MAP (il piano che regola la fase di transizione prima dell’adesione formale alla NATO, la quale a questo punto non potrebbe avvenire prima di altri quattro anni), dall’altro è altamente probabile che la Russia verrà coinvolta nella soluzione del problema afghano.
Il progetto attorno al quale le diplomazie stanno lavorando febbrilmente è quello secondo il quale la Russia, d’accordo con i governi del Kazakhistan ed Uzbekistan, fornirebbe alla NATO un corridoio di transito via terra per il trasporto di forniture non militari destinate alla missione ISAF in Afghanistan. La questione è densa di implicazioni geopolitiche, riassunte dal presidente russo Putin in una recente conferenza stampa con il cancelliere tedesco Angela Merkel durante la quale non ha mancato di puntualizzare – nuovamente – che “in un momento in cui non esiste più una contrapposizione tra due sistemi rivali, l’infinita espansione di un blocco militare e politico ci sembra non solo inutile ma anche dannosa e controproducente. L’impressione è che si stia tentando di creare un’organizzazione che rimpiazzi le Nazioni Unite”.
Anche il ministro degli esteri Lavrov ha lasciato intendere la disponibilità russa a collaborare in Afghanistan con la NATO, purché questa raggiunga un accordo complessivo con l’OTSC (Organizzazione del Trattato per la Sicurezza Collettiva, che raggruppa la Russia e le repubbliche ex sovietiche dell’Asia Centrale). Del resto, la crescente incertezza politica del Pakistan pone seri interrogativi sull’opportunità che gli Stati Uniti continuino a dipendere così fortemente da questo Paese – dove passano circa tre quarti di tutti i rifornimenti – per approvvigionare le proprie truppe in Afghanistan.
Membri storici della NATO come Germania e Francia sono anch’essi consapevoli che l’alleanza può subire in Afghanistan una sconfitta catastrofica, e che essa e la Russia dopo tutto condividono obiettivi molto simili in quella regione. Quello che preoccupa gli Stati Uniti è che un tale legame fra la NATO, la Russia e l’OTSC (e magari l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, all’interno della quale è presente anche la Cina) possa minare la loro politica di “contenimento” nei confronti della stesse Russia e Cina, oltre ad incrinare la pretesa di proiettare la NATO come un’organizzazione politica attiva su scala globale. La parte più rischiosa è che la cooperazione Russia-NATO rafforzi i vincoli della prima con i Paesi europei, indebolendo la centralità del rapporto euro-atlantico.
La proposta russa di collaborazione in Afghanistan giunge in un momento in cui la NATO è nella condizione di dover accettare aiuti da chiunque sia in grado di offrirglieli. Putin, ormai al termine del proprio mandato presidenziale, ha efficacemente sfidato gli Stati Uniti a compiere una scelta tutt’altro che facile.
Staremo a vedere.

One thought on “NATO niet, NATO da

  1. Il cul-de-sac, senza uscita, nel quale la sciagurata leadership
    anglo-americana ha cacciato tutto l’ Occidente nelle sue smanie di dominio internazionalista mondiale per abbattere Stati e Nazioni Sovrane, cancellare interi palinsesti di culture e religioni, è giunto stratregicamente, al suo “collo di bottiglia”:1
    1) la crisi finanziaria USA
    (a ‘sto punto, e visto “chi” la guida: USAC, United States AmeriCommunism; e visto anche il carattere spiccatamente COLLETTIVISTICO, della sua economia, statalizzata dalla parte della domanda “bellica” del Cliente Unico, anziché dell’ offerta formalmente “privata”),
    e le pratiche di salvataggio della speculazione TUTTA PAGATA DALLE ECONOMIE EUROPEE;
    2)il fallimento strategico delle guerre (Afgha-iraqena) intraprese per mantenerne in moto sia il dominio sul Great Game energetico che la macchina produttiva USA, rivelatesi senza sbocco alcuno, e neppure via d’ uscita;
    anziché “liberare” la classe dirigente europea dai complessi di sudditanza nei confronti del Colosso d’ argilla, hanno vieppiù accentuato la sottomissione di questi, attuata attraverso colonnelli di ferro piazzati dai servizi britannici alla testa dei singoli paesi:
    Nell’ Ordine:
    Tony Blair, mediante “scandalo Mucca Pazza”, l’ uovo da cui spuntano gli attuali serpenti:
    1) Angela Merkel, ex-intrattenitrice STASI (di Misha Wolf) per ospiti stranieri a Berlino Est; poi catapultata, sulla strada inaugurata dai due Leader gemelli e fondatori dell’ “am-euro-comunismo”,
    Ceausescu e Berlinguer, intronata alla testa della Germania riunficata anch’ essa a mezzo scandalo fondi-neri che eliminò Kohl;
    2) Nicholas Sarkozy, instaurato al potere in Francia, ma già respinto dal dissenso popolare crescente, che ripercorre, da “franglese” che è, la strada che portò Guy Mollet il predecessore al suo calvario di Dien Bien Phu, Port Said, Algeria;
    3) Il Papa tedesco, perciò ricattato da “complesso di colpa”, e genuflesso Battista di guerre sante di fronte al Nuovo Vice Messia intronato in Vaticano nella veglia Pasquale in Mondovisione;(uno dei colpi più riusciti di sempre del Warfare Psycholigical Branch, ultimamente assai attivo dietro le mura dello staterello sempre in cerca di ingaggio “missionario”)
    4) in Italia l’ uomo forte sarà colui che ora predica il “protezionismo europeo”: allo scopo strategico di impedire la FATALE integrazione energetica a livello delle reti distributive gas e petrolio; sì da favorirne l’ “unbundling” richiesto dagli inglesi del commissario Mandelson, e consegnare in pratica ai medesimi monopolisti l’ ENI, l’ ENEL e le municipalizzate:
    Come già fece, con il sodale Draghi, all’ epoca del banchetto proprio da loro, solertissimi valletti, imbandito sul “Britannia”
    (cfr. episodio della Sirena morta imbandita a tavola da Mark Clark e i suoi ne “La Pelle” di Malaparte; sostituendovi il mitico pesce con il cadavere di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino saltati in aria al cospetto del panfilo real-britanno che colà incrociava)
    a spese dell’ IRI, delle banche, della TELECOM eccetera.
    Insomma deve impedire che affluiscano, imponendo barriere, i capitali dei Fondi Sovrani di EuRoma a ossigenarci, per far restare il territorio sotto saldo presidio inglese.
    Questo disegno ricorda il III Reich dopo Stalingrado: sulla difensiva, accentuando sull’ Europa occupata il tallone di ferro anglo-nazista*, allora come oggi. Quanto durerà e quanti danni farà è compito di tutti evitare siano i massimi.

    (vedi “operazione Barbarossa” 1941, concordata da Churchill e Hitler per mezzo di Rudolph Hess: che mirava alla sorgenti petrolifere del Caucaso, al comando dell’ “inglese” Heinrich Von Manstein Capo di Stato Maggiore dell’ Armata Orientale, disfatta a Stalingrado)

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