Basi USA in Irak

La legge di bilancio supplementare per le operazioni militari in Irak, siglata dal Presidente Bush nel maggio 2005, quantificava i fondi per la costruzione delle basi destinate ad ospitare i soldati statunitensi, descrivendole come “in alcuni casi molto limitati, insediamenti a carattere permanente”. All’epoca, le forze armate USA occupavano in Irak 106 installazioni, secondo il Washington Post che riportava inoltre l’intenzione dei responsabili militari di consolidare queste installazioni in quattro grandi basi aeree. In verità, altre fonti – riferendo della volontà statunitense di instaurare un rapporto di lunga durata con il nuovo governo iracheno – già precedentemente avevano accennato a progetti per molte più basi permanenti, esattamente nel numero di 14.
Secondo l’Iraq Study Group, alla fine del 2006 c’erano in Irak ancora 55 basi statunitensi, e le richieste finanziarie del Pentagono nel 2007, necessarie per costruire enormi sale di ristorazione, nuove piste di atterraggio e varie altre infrastrutture, difficilmente potrebbero essere interpretate come l’indicazione di un imminente ritiro. L’accordo di sicurezza fra Stati Uniti ed Irak che dovrebbe essere firmato dal nuovo governo iracheno che uscirà dallo scrutinio del prossimo ottobre, andrà molto probabilmente a legalizzare le seguenti 14 basi militari permanenti, che al termine dei lavori di approntamento saranno capaci di ospitare circa 80.000 uomini in vista di future operazione nella regione:
1. Zona Verde di Baghdad: attualmente ospita gli uffici delle maggiori società di consulenza statunitensi e l’ambasciata USA, la più estesa mai realizzata al mondo (pari a sei volte la sede dell’ONU a New York);
2. Camp Falcon – Al Sarq nei pressi di Baghdad, con una capacità di 5.000 uomini;
3. Camp Victory – Al Nasr a 5 km dall’aeroporto internazionale di Baghdad, potrà ospitare più di 14.000 soldati;
4. Camp Anaconda – Balad Air Base, la più grande infrastruttura logistica statunitense in Iraq (15 miglia quadrate e capace di ospitare fino a 20.000 uomini), è il secondo aeroporto al mondo per volume di traffico, superato soltanto da quello londinese di Heathrow;
5. Camp Taji, precedentemente sede della Guardia Repubblicana irachena, ora contrassegnato da un Burger King ed un Pizza Hut;
6. Al Taqaddum Air Base, nell’Iraq centrale ad una settantina di chilometri dalla capitale;
7. Camp Fallujah, localizzata nell’area più problematica di tutto il Paese;
8. Camp Speicher nei pressi di Tikrit, 170 chilometri circa a nord di Baghdad;
9. Camp Al Qayyara, 80 chilometri a sud-est di Mossul;
10. Camp Marez, presso l’aeroporto della stessa Mossul;
11. Camp Renegade, strategicamente insediata vicino ai giacimenti petroliferi, raffinerie ed impianti petrolchimici della città di Kirkuk;
12. una base di cui non si conosce il nome né l’esatta localizzazione, in via di costruzione nell’area fra Erbil e Kirkuk;
13. Al Talil Air Base, a pochi chilometri da Nassiriyah;
14. infine la Patrol Base Shocker, operativa dal novembre 2007, è situata a ridosso del confine con l’Iran presso la città irachena di Badrah ed ospita un centro di intelligence militare e civile che tiene sotto controllo le attività dell’ingombrante vicino.

10 thoughts on “Basi USA in Irak

  1. 14 – Patrol Base Shocker!! Al confine con l’Iran! Nomen omen? Sarà ma, per il momento, prediligo ancora l’ipotesi Grimaldi che vede una continuità strategica USA/Iran (con triangolazione israeliana) fin dai tempi ostaggi ambasciata con operazione Iran-Contras. E la recente notizia di azioni comuni Iran-Turchia nel Kurdistan (Turchia bastione della NATO…) sembrerebbe confermarla.

    Ma poi mi chiedo: sostenere queste basi e relativi effettivi ( cui bisognerà aggiungere anche i contractors, no?) con il loro stile di vita quanto costa anche solo in trasporto aereo? Avranno il carburante a prezzi ultracalmierati o hanno già soluzioni alternative, tipo kerosene sintetico da carbone? E questi raggruppamenti non saranno un facile bersaglio per la guerriglia mordi & fuggi?

    Ma la domanda cruciale (credo) resta un’altra: per quanto tempo riuscirà l’economia statunitense a reggere questo mostruoso apparato di controllo mondiale?

    A meno che la risposta non sia nella NATO allargata…

    "Mi piace"

  2. Ma no, non esiste contiguità (e tantomeno continuità) strategica tra USA e Iran – e tra Iran e Israele! Oggi il mondo islamico, e un Paese legato alle proprie tradizioni come l’Iran in particolare, è di fatto intollerabile per gli intolleranti globalizzatori.
    Le azioni comuni tra Iran e Turchia dimostrano il contrario : anche la Turchia è alla ricerca di uno spazio di autonomia maggiore, l’opinione pubblica è tutt’altro che favorevole al ruolo di bastione della NATO assegnato per anni alla Turchia, e oggi in discussione.
    Queste ipotesi di fantapolitica (Iran – USA ecc.) creano solo confusione, da silviù sicuramente in buona fede, da altri non so.
    Sarebbe comunque giusto manifestare solidarietà per TUTTI i Paesi messi all’indice e sulla lista nera dal “mondo occidentale” : dall’Iran a Cuba, dalla Siria al Venezuela … Contro, come detto giustamente, questo mostruoso apparato di controllo mondiale

    "Mi piace"

  3. Guarda caso, la storia dell'”inciucio” tra USA e Iran viene divulgata, nell’ambito degli opinionisti “controcorrente”, da Grimaldi, a sinistra, da Adinolfi, a destra. Il perché è semplice: la loro visione è ideologica, quindi se l’Iraq del Baath andava bene in quanto “laico”, “antimperialista” o retto da un “duce”, l’Iran è da rigettare in quanto “oscurantista”, “in mano ai preti” ecc. Argomenti che, si noti, non vengono trascurati dalla propaganda atlantica per coinvolgere emotivamente un pubblico europeo “secolarizzato”.
    E sempre gli stessi opinionisti, a supporto delle loro argomentazioni, indicano nell’Iran quello che dette inizio alle ostilità con l’Iraq… bene, anche questo sarà, al momento buono, un altro “argomento” dela propaganda bellicista.
    Entrambi non sono né stupidi né in malafede.
    Però non si rendono conto che oggi lo scenario è cambiato e che anche se l’Iran in Iraq fa la “sua politica” (e cosa dovrebbe fare?), per forza di cose è un ostacolo al progetto di egemonia planetaria perseguito dagli atlantici. Ma a quanto è dato di sapere, l’Iran è già abbondantemente armato per controbattere un attacco, quindi tutta la propaganda atlantica è attestata a delle ‘punture di spillo’, mentre le bordate di Ahmadinejad sul Sionismo e l’Olocausto cominciano a sortire degli effetti, anche nelle opinioni pubbliche dei Paesi sottomessi agli atlantici, nei quali, comunque, su internet è possibile documentarsi sui crimini del regime sionista.

    "Mi piace"

  4. l’Irak era nemico degli iraniani ai tempi di Saddam Hussein ma non lo è certo oggi.
    anzi, a pensarci bene, a muovere gli angloamericani alla decisione definitiva per l’invasione possono essere stati anche i non marginali segnali di riavvicinamento fra i due Paesi occorsi negli ultimi tempi prima della primavera 2003. una intesa strategica Iran/Irak (con la Siria probabilmente al seguito) sarebbe stata rovinosa per gli interessi statunitensi nell’area

    "Mi piace"

  5. Un bellissimo (e sottovalutato) film di qualche anno fa “Syriana”, partiva da Teheran e tutti i primi cinque minuti valgono, per me, più di una analisi geostrategica. Ho rivisto la cassetta un mesetto fa e ho avuto conferma del mio ricordo. Straordinario (e allucinante) il finale.
    Per tornare a bomba vorrei che qualcuno ricordasse che quando parliamo di Iran ci riferiamo a persiani, non a arabi…
    E, per ribaltare il giusto commento di Piero, perché l’Iran non dovrebbe usare gli amerlocchi. Li chiamavamo così, molti decenni orsono . 🙂

    "Mi piace"

  6. ok, BYEBYE, ovviamente tutte le opinioni sono rispettabili e insieme opinabili 🙂

    ma io Cheney, per dire, cattolico irlandese non riesco proprio a vedermelo 🙂

    e finita lì.
    ciao

    "Mi piace"

  7. Grazie della segnalazione (io da Carmilla passo una volta alla settimana…).
    In compenso su Petrolio, in un commento, era segnalato questo link
    http://gas2.org/2007/12/19/air-force-will-be-coal-powered-by-2011/
    anche con il mio povero inglese ho avuto conferma che una delle due soluzioni che prospettavo nel # 1 in effetti era già in corso
    ma, visto che (almeno qui in Italia) il kerosene lo pagano senza né accise né IVA, prenderanno due piccioni con la solita fava :-((

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.