Italiani? No, grazie

All’inizio dell’anno, sul settimanale della base USAF di Aviano – il “Compass” – è apparso un annuncio, nello spazio dedicato alle offerte di lavoro, per la ricerca di personale addetto a diverse funzioni: cuochi, camerieri, cassieri etc., per coprire i posti messi a disposizione dal reparto che si occupa della gestione dei tanti servizi (mense, alberghi, foresterie, palestre, piscine e persino un golf club) presenti all’interno di questo angolo di Stati Uniti nel Nord-est. Fin qui nulla di strano, se non che nell’annuncio si precisava che “i posti sono riservati a personale civile americano ed a cittadini dei Paesi membri della NATO, esclusi quelli del Paese ospite, l’Italia”.
Un tale provvedimento nasceva molto probabilmente dalla volontà di abbattere i costi, in quanto i contratti italiani sono mediamente più onerosi (ed in euro) di quelli previsti per il personale statunitense e di molti altri Paesi europei (in dollari). Le organizzazioni sindacali operanti nella base hanno sottolineato che si tratta di posizioni tradizionalmente ricoperte da personale italiano, ma che da qualche tempo vengono affidate a civili statunitensi, in numero di 150 fino ad oggi. Esse hanno denunciato questa pratica irregolare e contraria agli accordi ed alla normativa italiana, che prevede lavoratori civili statunitensi solo per i ruoli di supporto ed al seguito dei militari, assunti nel Paese di origine e soltanto in missione in Italia. Il principio che sta a monte di tali norme è quello della compensazione dei disagi che derivano dalla presenza di servitù militari così estese come quelle di Aviano. I posti di lavoro riservati di diritto ai lavoratori italiani costituirebbero proprio una compensazione dei disagi e dei costi che la comunità locale paga in termini di impatto, non solo ambientale, di una grande base militare.
Immediato il dietrofront dei vertici militari statunitensi, che hanno ammesso l’errore porgendo le scuse del caso e promettendo di apportare adeguate misure correttive all’annuncio. Le spiegazioni della base non hanno però del tutto convinto l’allora presidente della Regione, Riccardo Illy, che – nonostante i suoi ottimi rapporti con l’USAF testimoniati dai gradi di comandante onorario assegnatigli e dal volo di prova da lui compiuto su un F-16 (vedi foto) – ha deciso di chiedere spiegazioni per iscritto direttamente all’Ambasciata statunitense.
Pare che in futuro una commissione interna di nuova nomina si occuperà di redigere i bandi per le assunzioni di personale all’interno della base, questa l’assicurazione fornita al sindaco di Aviano. Il quale, comunque, ha anche accennato alla necessità di assumere personale statunitense per non penalizzare i familiari dei militari che arrivano in Italia e che qui non possono – non si sa bene per quale ragione – lavorare.
Insomma, oltre il danno anche la beffa.

One thought on “Italiani? No, grazie

  1. Giovanni Cardellini è stato dipendente della Base avianese per 33 anni, dal 1967 fino a otto anni fa. In precedenza aveva fatto il poliziotto per sei anni e per un breve periodo era stato assunto alla Zanussi. Come dipendente civile dell’Usaf di battaglie sindacali ne ha fatte molte. Lui l’Ambasciata Usa a Roma la occupò per protesta nel 1976 con altri ventinove colleghi di tutte le basi italiane. Si trattava di avere il riconoscimento al primo contratto nazionale come lavoratori italiani.
    Ma quella per il contratto non fu la prima battaglia dell’ex coordinatore della Fisascat Cisl in Base. Nel 1971 sempre lui – con un manipolo di altri colleghi e la tutela legale dell’avvocato Nicolò Sartor – denunciò perfino il presidente americano Nixon per “comportamento antisindacale”. «L’anno prima – racconta Cardellini come se fosse ieri – era stato approvato lo Statuto dei lavoratori che prevedeva anche la rappresentanza sindacale in tutti i luoghi di lavoro. Diritto che non c’era verso di vedere applicato nelle basi statunitensi. Ci fu il processo a Pordenone davanti all’allora giudice del lavoro Attilio Passanante. Vincemmo e dopo la sentenza in tutte le basi Usaf fu possibile organizzare la rappresentanza sindacale».

    A proposito di oggi, l’ex “accusatore” di Nixon non crede che nell’annuncio del Compass ci sia stato un errore. «Non è un errore, mi pare piuttosto una volontà “scientifica” di assumere personale Usa in sostituzione di civili italiani. Un tentativo che è cominciato negli anni ’90. All’inizio solo con alcuni casi che sono diventati sempre più frequenti.

    http://cuca2000.noblogs.org/post/2008/02/24/base-spunta-anche-un-esposto

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