I falsi amici dell’Europa (e della Russia)

“Lasciatemi proseguire con qualcosa che potete trovare completamente sorprendente, soprattutto provenendo da me: voi che siete diplomatici, giornalisti, parlamentari, giuristi internazionali e uomini d’affari di domani, spero che riterrete che la vostra prima responsabilità, oltre a costruire una Gran Bretagna e una NATO le più solide possibili, consista nel rafforzare e costruire le capacità dell’Unione Europea. Troverete strano ed anche un po’ strabico che sia l’ambasciatore americano alla NATO a tenere questo discorso davanti voi e a preconizzare, per i dirigenti britannici ed internazionali di domani, la costruzione di un’UE più forte. Perché dunque faccio un tale discorso?
Se noi abbiamo appreso una cosa dall’11 settembre 2001, o anche, in questo caso, da sessanta o cento anni a questa parte, è che gli Stati Uniti ed il Regno Unito non hanno soltanto bisogno uno dell’altro, ma hanno bisogno di un’Europa forte. Negli Stati Uniti, abbiamo bisogno di un’Europa che sia il più possibile unita, pronta a fare tutta la sua parte per difendere la nostra sicurezza comune e promuovere i nostri valori condivisi. Ed i britannici, come tutti gli europei, hanno bisogno di un’America che sia impegnata, che consulti l’Europa e che cooperi con essa allo scopo di trovare soluzioni comuni a sfide comuni (…).
Oggi, le sfide che dobbiamo superare insieme vanno dal terrorismo, dall’estremismo violento e dalle armi di distruzione di massa fino alla necessità di ridurre la nostra dipendenza verso l’energia fossile, reagire alla povertà, alle malattie ed alla fame che toccano ancora troppa gente nel mondo. Insieme, dobbiamo ricomporre i rapporti con il Cremlino che ha fermamente rafforzato il suo potere statale, che si è ritirato dal Trattato sulle armi convenzionali in Europa e che minaccia di puntare i suoi missili contro i suoi vicini, anche se lavoriamo insieme alla Russia sull’Iran, la Corea del Nord e su altri interessi comuni di primaria importanza. Dobbiamo mantenere verso l’Iran la giusta proporzione di diplomazia, di aperture politiche ed economiche, e di pressione perché ricominci a cooperare con il Consiglio di Sicurezza, affinché abbandoni ogni idea terroristica e dia al suo popolo il futuro che esso merita. E dobbiamo incoraggiare la Cina ad utilizzare la sua crescente potenza in direzione della stabilità e della pace, presso i suoi vicini o negli affari del mondo. In breve, viviamo in un mondo complicato e pericoloso che richiede da parte di quelli che hanno la possibilità di vivere in società libere di riunire le loro forze per proteggere ciò che abbiamo e per consolidare ed allargare la Comunità democratica.
(…)
Quando noi, gli Stati Uniti, cerchiamo nel mondo i partner che possono rispondere a queste sfide, guardiamo certamente ai nostri alleati dell’Asia e alle altre potenti democrazie a sud ed a est; ma spesso, ci arrestiamo alla sola UE. Noi consulteremo sempre Londra per prima, come le altre capitali, ma sempre più spesso ci volteremo anche verso le istituzioni europee. Con quindici missioni su tre continenti, l’UE ha provato la sua capacità di costituire un insieme più grande della somma delle sue parti. Oggi, l’UE fornisce aiuti allo sviluppo, ai diritti umani, ai programmi anticorruzione, agli istruttori di polizia, alle facoltà d’inquadramento e, più importante, alla capacità di riunire tutte queste cose nella proporzione giusta per far fronte al problema della fase.
La Gran Bretagna è stata nazione pilota per la costruzione di queste capacità nell’UE ed esse sono proficue: a prova di ciò, la missione civile-militare dell’UE in Bosnia, le missioni di polizia a Timor Est ed a Rafah, e gli sforzi di mantenimento della pace in Ciad. Sosteniamo la direzione europea in ciascuno di questi casi. Ma mentre la capacità europea di condurre azioni comuni in materia di potenza “morbida” (soft power) è aumentata, il nostro impegno transatlantico in materia di potenza “forte” (hard power) è diminuito. (…) già, in Ciad, le nazioni europee che partecipano alla missione scoprono che anche per organizzare un’operazione modesta di sostegno della pace, occorrono elicotteri di manovra, aerei da trasporto a lungo raggio d’azione; mezzi sofisticati di informazioni, di sorveglianza e di riconoscimento; mezzi di comunicazione moderni ed interoperabili. Tutto l’aiuto allo sviluppo del mondo, tutto il sostegno alla buona gestione e tutti gli addestramenti di polizia del mondo non servono a nulla se inizialmente non potete fornire la sicurezza alle persone che cercate di aiutare.
(…)
L’organizzazione che servo, la NATO, trae gli stessi insegnamenti in Afghanistan. È per questo che sono a Londra oggi per dire che gli Stati Uniti, che il Regno Unito, che la NATO ed il mondo democratico hanno bisogno di una capacità di difesa europea più forte e più potente. Una Politica Europea di Sicurezza e di Difesa (PESD) che usa soltanto il soft power non basta. Ciò impone che la Gran Bretagna utilizzi con determinazione la sua direzione in Europa perché le spese europee di difesa aumentino nuovamente: occorre migliorare i mezzi militari europei collocati in settori trascurati come quelli degli elicotteri, i droni, le forze speciali; disporre di comunicazioni interoperabili e di soldati addestrati alla lotta antiribellione. È nostro interesse comune perché gli americani ed i britannici non possono continuare a portare tale parte della responsabilità globale senza ulteriore aiuto dei nostri alleati ed amici. (…) questo ci riporta alla mia idea prima: abbiamo bisogno di un’UE più forte, abbiamo bisogno di una NATO più forte, e se l’Afghanistan ci ha fatto apprendere una cosa, è che abbiamo bisogno di relazioni più prossime e affidabili tra loro. Andrò più lontano: se da ambo le parti dell’Atlantico crediamo realmente ad un approccio globale sulla sicurezza, che riunisca il meglio della nostra potenza, soft e hard allo stesso tempo, abbiamo bisogno di uno spazio dove possiamo pianificare ed addestrarci a tali missioni, come un’unica famiglia UE-NATO. Non abbiate timore, non sto parlando del ravvicinamento di istituzioni o anche della fusione dei loro mandati. Quello non avrebbe senso né per l’Europa né per l’America. L’Europa ha bisogno di uno spazio dove possa agire indipendentemente, ed abbiamo bisogno di un’Europa capace e determinata a farlo, nella difesa dei nostri interessi e valori comuni. Tuttavia, non possiamo continuare ad andare ciascuno per proprio conto in regioni lontane del mondo, e scegliere ogni volta i nostri partner. Le coalizioni di volonterosi hanno il loro limite. Dobbiamo apprendere a pensare, prepararci ed agire insieme, pur preservando l’autonomia di ogni istituzione. Non soltanto in Afghanistan ed in Kosovo, dove la NATO e l’UE sono impegnate; ma ogni volta che saremo chiamati a sostenere la sicurezza e lo sviluppo, che sia nei territori palestinesi, in Africa o per le prossime sfide appena concepibili oggi. Se possiamo realizzarlo come Comunità transatlantica, potremo anche, come membri nel cuore della famiglia delle Nazioni Unite, rafforzare gli sforzi dell’organizzazione.
(…)
Le buone notizie, sono che gli astri sembrano allinearsi per favorire tale coerenza. A Parigi, abbiamo il Presidente che vuole utilizzare la sua presidenza dell’UE per rafforzare l’Europa della difesa, ed in seguito riportare la Francia in una NATO rinnovata. A Washington, i dirigenti di qualsiasi parte chiamano ad un’Europa unita. Ed a Londra, David Miliband ci chiede di sostenere l’onda civile del mondo a favore della democrazia, tanto con il soft power che con l’hard power. Così, i vecchi contenziosi ed altre discussioni si alleviano sulle due rive dell’Atlantico. Dobbiamo ora mostrare una saggezza uguale per ridurre le barriere tra le organizzazioni. (…) I vecchi membri dell’UE e della NATO come il Regno Unito, la Francia e la Germania detengono le chiavi di questo grande accordo. Gli Stati Uniti restano pronti ad aiutarli, ma gli europei devono prendere l’iniziativa di far sciogliere i ghiacciai dell’assurdo “conflitto freddo” tra le due organizzazioni (…). (…) la mia generazione è pronta ad iniziare il lavoro ad elaborare uno dei più grandi partenariati della storia, l’Unione transatlantica, per rispondere alle sfide più recenti che influiscono sulla nostra sicurezza e la nostra libertà.”

Estratti del discorso di Victoria Nuland, ambasciatore statunitense presso la NATO, pronunciato il 25 febbraio 2008 alla London School of Economics.
(Grassetti nostri).

La signora ha poi rincarato la dose, lo scorso 9 giugno, in un’intervista concessa a RIA Novosti: “I would love to live in a world where Russia wanted to be a NATO member…”.
Ma che tenerezza!

8 thoughts on “I falsi amici dell’Europa (e della Russia)

  1. Questa “signora” potrebbe dare un contributo molto più efficace alla pace tra gli “uomini” se prendesse in considerazione
    il fatto che c’è una grande richiesta di lavoratrici nei postriboli
    di Shangai. Credo che l’intera(o parte) umanità le sarebbe grata.
    Saluti.

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  2. Questo argomento anche se secondario, lo vorrei conoscere meglio, non capisco un cazzo della Signora di Shangai e poi cosa c’entra la pace tra gli uomini se non c’è altro che bestie feroci ….ciao

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  3. Questa Signora ? Neanche a Shsngai nei postriboli non se la caverebbe…. BUGIARDA dice un sacco di palle , anche L’Europa serve e per arrivare, !!!!ma dove? IN GUERRA …. Ma contro chi ?
    Lo decidono gli uomini pazzi!!!!!!!!!ciao
    La mandiamo in una foresta afollata di Beduini incazzati e arrapati ….vediamo se si diverte!!!!ciao

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  4. Come parliamo di VERI VERI gentiluomini,onesti ecc. così parliam di Pudiche Simpatiche Donne…. aspettando….ciao

    Mat-Trix

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  5. siamo noi europei fragili e non uniti contro l’ oriente che si è arrichito venendo in europa a fare tutto e di più la cina diventata la grande potenza del mondo capace di far sparire i morti e le armi nucleari io ci credo che presto verrà la fine del mondo rimarranno sulla terra il dio allah

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