Il mito dell’Europa


© 2008 Alfio Krancic

Dicevano:

“L’Europa è la fondamentale testa di ponte strategica dell’America (…) Un’Europa veramente “europea”non esiste. E’ una visione del futuro, un ideale ed un fine; ma certamente non una realtà (…) Per farla breve, l’Europa occidentale rimane in larga misura un protettorato americano…”.
Zbigniew Brzezinski, La Grande Scacchiera, Longanesi, 1998.

“L’Europa non esiste. Esiste un governatorato generale dell’Europa amministrato dalla NATO. Dunque che senso ha praticare la diplomazia nello spazio europeo? E’ irragionevole cercare accordi con i vassalli quando tutto viene deciso dal sovrano… La scelta che la diplomazia americana lascia al suo partner è solo quella tra morire o essere a stelle e strisce (ma di seconda classe). Per questo le trattative che si possono condurre con il sovrano d’Europa non possono essere che tattiche, tanto per allungare i tempi. Trattative strategiche possono essere intavolate solo con coloro che non sono ancora diventati a stelle e strisce e non intendono farlo. Come la Cina, l’India, il mondo islamico… In sostanza è tutto qui”.
Vitalij Tretjakov, “Il triangolo strategico della Russia”, Limes n. 2/1999, pp. 166-169.

3 thoughts on “Il mito dell’Europa

  1. Qualcuno si dovrebbe far trapiantare le palle invece dei capelli. E non solo lui, in Europa.
    Dovrebbe far capire all’intruso americano che l’Europa è in grado di camminare con le proprie gambe e non sulla carrozzella guidata dal futuro badante extracomunitario a stellestrisce.

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  2. con tali metodi si finisce dritti fra gli obiettivi della “Guerra Globale al Terrore”…
    chi scrive insiste a credere nell’opzione politica e nella necessità che l’Europa, quale entità geopolitica, stringa intese sempre più strette con le potenze emergenti (Russia, Cina, India, blocco sudamericano).
    solo in tal modo sarà possibile far fronte all’assoluta supremazia militare e di intelligence ed alla ancora presente anche se calante superiorità tecnologica ed economica dell’avversario.
    il punto è che qui da noi devono prioritariamente cambiare i decisori, contestualmente ad un epocale mutamento di opinione circa il significato del legame transatlantico e riguardo la realtà dei Paesi emergenti, dai quali ci tiene “lontani” una martellante propaganda

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