Fabio Mini su Vicenza e dintorni

 

Da un’intervista con Il Giornale di Vicenza:

Allora, che base sarà?
Se l’America non cambia strategia e se mantiene questa visione anacronistica, Vicenza è condannata ad essere una punta avanzata della proiezione militare Usa nel mondo.
Che ruolo giocherà rispetto ai rapporti di politica estera tra Italia e Usa?
Nullo, come nel passato. Sarà la conferma che l’Italia non partecipa al dibattito sulle strategie e sulla sicurezza regionale. Non è una novità.
Cosa pensa del possibile allargamento della NATO fino ai confini della Russia?
Doveva essere uno strumento per aiutare le democrazie deboli e creare un’ampia area di sicurezza e sviluppo in Europa. Per il bene di tutti, e questa volta con la Russia, e non contro. É invece diventato uno strumento col quale la NATO appare provocatoria e aggressiva e gli Stati deboli possono ricattare la NATO. Tutto questo serve soltanto a resuscitare la guerra fredda e non è l’obiettivo che ci si era posti dopo il crollo del Muro.
Come si posiziona la nuova base alla luce degli ultimi conflitti in Georgia?
Come dimostrazione del suo anacronismo. Mentre noi discutiamo a Vicenza su una base militare destinata a soldati pronti al combattimento ovunque e posta al centro di una città d’arte, da cui comunque ci vorranno 24 ore per intervenire in caso di emergenza, tutti i paesi dell’est europeo tentano di convincere amici e alleati a schierarsi militarmente da loro, convinti che i problemi di convivenza con la Russia siano risolvibili solo con le armi. Ci sono altri Paesi, come la Georgia,
che per costringere l’occidente all’azione contro la Russia sono disposti a scatenare un’altra corsa agli armamenti e a distruggere quel poco di sicurezza raggiunta anche grazie agli americani in Europa.
Dobbiamo impedire che questa mentalità impostata sull’intervento armato prevalga e dobbiamo sviluppare un vero soft power in grado di far riflettere prima di agire a vanvera sia gli alleati che i competitori, grandi e piccoli. La dislocazione delle basi americane e NATO deve diventare un elemento di tale soft power e non una nuova minaccia armata. Il problema tuttavia non è soltanto americano. L’Europa potrebbe fare molto, per adesso sta cercando di spacciare per soft power soltanto la propria incertezza. Per questo gli americani si sentono costretti a ricorrere continuamente alla forza in nome e per conto di tutti. Oggi sarebbe il tempo di convincere gli europei ad assumersi qualche responsabilità nella sicurezza continentale e far capire agli americani che i tornei di bocce e i concerti che le basi organizzano per farsi benvolere da tedeschi e italiani sono più utili altrove.”

Qui un breve resoconto della serata presso il Teatro Astra del capoluogo berico che ha visto lo stesso generale Mini protagonista, lo scorso venerdì 19 settembre.

2 thoughts on “Fabio Mini su Vicenza e dintorni

  1. Ciao, mi sento dire solo che il generale Mini, per chi non lo sapesse ancora, non è un cavallo pazzo dell’EI nè il coniglio nel cappello nè altro di simile. Questa persona che sa sempre contraddistinguersi per libertà di pensiero e per un’oratoria diretta e senza perifrasi, è uno dei nostri migliori ufficiali ed è stato tra l’altro Capo di Stato Maggiore del Comando Nato del Sud Europa e ha comandato per un anno l’operazione Nato in Kosovo, di cui ha parlato parecchio sempre nello stile di cui sopra.

    Per la precisione, la cronaca, la correttezza giornalistica …

    Ciao.

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