Intervista a Zbigniew Brzezinski

Intervista a Zbigniew Brzezinski, ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale, sull’eredità di Bush e sul perché appoggi Obama contro McCain.
Di Michael Mechanic per Mother Jones.

Mother Jones: E per quanto riguarda le condizioni del nostro esercito all’estero? Abbiamo una grande presenza all’estero: quasi 800 basi in giro per il mondo. Siamo l’unico Paese a farlo. Crede che sia necessario o saggio?
Zbigniew Brzezinski: Potrebbe essere utile per il prossimo presidente passare in rassegna le dimensioni e l’efficacia dei nostri sforzi difensivi. C’è un che di preoccupante in una situazione in cui un solo Paese, che ha circa il 5% della popolazione mondiale, è responsabile di più del 50% della spesa militare mondiale. C’è qualcosa di bizzarro, in questo. Forse ha a che fare con il ruolo che dobbiamo svolgere nel mondo, il fatto che dobbiamo avere una spesa militare molto ma molto grande. Però bisogna semplicemente chiedersi se è davvero necessario che sia così. Mi ha stupito la frequenza e la pervasività di pubblicità pomposamente patriottiche per l’industria della difesa, solitamente accompagnate da deferenti saluti agli uomini e alle donne che stanno sacrificando le loro vite per difenderci. Siamo attualmente la potenza più orientata militarmente. Ma abbiamo davvero bisogno di tutto questo per la nostra sicurezza?

MJ: Per quanto riguarda l’Irak, abbiamo costruito molte di quelle che possono solo essere definite basi permanenti…
ZB: Basi permanenti possono diventare impermanenti.

MJ: Pensa che il piano sia questo?
ZB: Non è il piano, ma il fatto che costruiamo qualcosa non significa che deve esistere per sempre. Penso che se vinceranno i democratici non dovremo mantenere basi permanenti in Irak nei modi e nelle dimensioni che Bush sta forse ora progettando. Se firma degli accordi con Maliki lei pensa che il Congresso democratico li avallerà?

MJ: Vedremo.
ZB: Io penso che lo sappiamo.

MJ: Un’ultima domanda sulle nostre basi. Cosa pensa che potrebbe succedere se dovessimo cominciare a eliminare la nostra presenza militare?
ZB: Non eliminerei la nostra presenza militare. Ci sono molti luoghi nel mondo in cui è nel nostro interesse essere presenti e dove siamo i benvenuti. Il problema è: abbiamo bisogno di essere presenti ovunque nelle proporzioni attuali, abbiamo bisogno di spendere nella difesa quello che stiamo spendendo? Soprattutto se guardiamo ad altri aspetti della società americana: la decadenza delle infrastrutture, il sistema ferroviario sempre più obsoleto, i servizi aerei sovraccarichi, e così via. E se aggiungiamo a questo le potenziali conseguenze della malaccorta politica nei confronti dell’Iran, di qui a non molto penseremo ai 4 dollari per gallone di benzina come a un affare. Perché ne staremo pagando 10.”

L’intervista, nella sua versione integrale, si può leggere qui.

Del “nostro” è appena stato pubblicato in Italia L’ultima chance. La crisi della superpotenza americana, Salerno editrice.
Ne riparleremo.

5 thoughts on “Intervista a Zbigniew Brzezinski

  1. Andrew Bacevich, colonnello dell’esercito in pensione, ora professore di storia e relazioni internazionali all’università di Boston, autore di “I limiti del potere: la fine dell’eccezionalismo americano”, editore Metropolitan Books, best seller negli Stati Uniti negli ultimi mesi.

    riportiamo un breve stralcio da una sua intervista a Mother Jones:

    DOMANDA:
    “Durante il primo dibattito (con McCain – ndr), Obama ha affermato che la Cina è attiva in America Latina, Asia ed Africa. Egli ha detto: “La consistenza della loro presenza è contrastata solo dalla nostra assenza, in quanto ci siamo focalizzati sull’Irak. Abbiamo indebolito la capacità di proiettare la nostra potenza nel mondo perché abbiamo guardato tutto attraverso questa singola lente.” Questa mi pare un’affermazione della nostra politica estera militaristica.

    RISPOSTA:
    “Penso che lei abbia ragione. Ciò segnala la deferenza di Obama alla concezione del ruolo americano nel mondo. “La proiezione globale della potenza” è uno di quei fondamentali concetti che implicano un grande apparato militare, alte spese militari, ed una rete di basi sparse per supportare e sostenere la proiezione della potenza”.

    http://www.motherjones.com/interview/2008/10/andrew-bacevich.html

    tanto per togliere anche gli ultimi dubbi su quale sarà la politica estera della (più che probabile) prossima presidenza a stelle e strisce, si veda anche questo:

    http://mirumir.altervista.org/2008/08/non-solo-brzezinski-i-consiglieri-di.html

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  2. E poi (aspettando la [ormai declinante] comicità della Luciana Littizzetto, povera lei) a uno gli tocca il uolter che, in mezzo a una sterminata slavina di banalità, gli tocca anche ascoltarsi gli sproloqui sul negretto salvatore del mondo!!!!

    Si leggesse qualcosa, quel pirla 🙂

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  3. “VISIONI PROFONDAMENTE DIVERSE”
    http://it.notizie.yahoo.com/4/20081103/tts-factbox-usa-politica-estera-ca02f96.html

    McCain: “Se l’Iran si doterà di armi nucleari, allora faranno altrettanto anche tutti gli altri Paesi”. “Voglio essere certo che eserciteremo forti pressioni sugli iraniani, assieme ai nostri alleati, imponendo (a Teheran) – Il candidato democratico alla Casa Bianca Barack Obama e quello repubblicano John McCain hanno visioni profondamente diverse in politica estera.

    Ecco alcune dichiarazioni tratte dal loro secondo dibattito presidenziale:

    IRAN

    McCain: “Se l’Iran si doterà di armi nucleari, allora faranno altrettanto anche tutti gli altri Paesi”. “Voglio essere certo che eserciteremo forti pressioni sugli iraniani, assieme ai nostri alleati, imponendo (a Teheran) sanzioni significative e dure per indurli a modificare il loro atteggiamento. Sono certo che possiamo farlo”.

    Obama: “Non possiamo permettere all’Iran di dotarsi di armi nucleari. Non soltanto minaccerebbe Israele, il nostro più forte alleato nella regione e uno tra i nostri più forti alleati in tutto il mondo, ma lascerebbe anche intravedere la possibilità che armi nucleari finiscano nelle mani dei terroristi. Dobbiamo cercare di avviare delle trattative”.

    PAKISTAN

    Obama: “Incoraggeremo la democrazia in Pakistan, incrementando il nostro sostegno non militare a Islamabad in modo che questo Paese abbia più di una ragione per collaborare con noi ma anche sottolineando il fatto che il Pakistan deve dare la caccia ai militanti. E se ci troveremo ad avere sotto tiro Osama bin Laden e il governo pakistano non sarà in grado o non vorrà fare nulla per catturarlo, credo che agiremo e lo staneremo. Uccideremo bin Laden e annienteremo al Qaeda. Queste devono essere le nostre massime priorità a livello di sicurezza nazionale”.

    McCain: “Dobbiamo aiutare il governo pakistano a penetrare nel Waziristan, una regione violenta, e ottenere il sostegno della popolazione e sollecitarla a collaborare con noi contro i talebani e altri ribelli”.

    AFGHANISTAN

    Obama: “Dobbiamo fare in modo che il governo iracheno cominci ad assumersi più responsabilità, che inizi il ritiro delle nostre truppe in modo responsabile perché dobbiamo inviare un maggior numero di truppe in Afghanistan Dobbiamo inoltre lavorare con il governo di (Hamid) Karzai. Quando ho incontrato il presidente Karzai sono stato molto chiaro: Dovete fare uno sforzo maggiore tra la popolazione per permetterci di avere il sostegno della gente che è necessario'”.

    McCain: “Dobbiamo raddoppiare l’entità dell’esercito afghano. Dobbiamo avere una struttura di comando della Nato che sia più snella. Dobbiamo fare ancora molto e dobbiamo collaborare più strettamente con i pakistani”.

    RUSSIA

    McCain: “Dobbiamo dimostrare il nostro sostegno morale alla Georgia e all’Ucraina. Dobbiamo spenderci per il loro ingresso nella Nato. Dobbiamo far capire ai russi che ci sono delle sanzioni in caso di comportamenti come questi, in caso di attacchi alla Georgia, una democrazia e un paese ancora giovane. E inoltre, vogliamo che la comunità internazionale eserciti una forte pressione sulla Russia nella speranza che Mosca cambi il proprio atteggiamento non si tratta di una nuova edizione della Guerra Fredda ma la Russia rappresenta una minaccia”.

    Obama: “Non possiamo limitarci ad offrire sostegno morale. Dobbiamo fornire sostegno morale alla Polonia, all’Estonia e alla Lituana e a tutte le nazioni dell’ex blocco sovietico. Ma dobbiamo anche fornire a questi Paesi un sostegno economico e finanziario per aiutarli a ricostruire le loro economie Credo che (la Russia) non si stia comportando bene ma credo che per noi sia importante capire che non abbiamo a che fare con l’Unione Sovietica di un tempo ma con un Paese che ha ancora degli impulsi nazionalisti che, a mio parere, sono pericolosi”.

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