Littoral Combat Ship

Annunciato nel novembre 2001 dalla US Navy nell’ambito del Future Surface Combatant Program, il programma militare Littoral Combat Ship (LCS) – fregate leggere destinate a missioni di tipo costiero – deriva da un antico progetto dell’italiana Fincantieri. La scelta del tipo di carena è stata infatti ripresa dal motoscafo veloce Destriero costruito da Fincantieri e poi utilizzato per numerosi traghetti, mercantili e navi militari.
Il programma LCS prevede la costruzione di 55 navi per un valore di circa 19 miliardi di dollari. A realizzarle saranno due consorzi, di cui uno guidato da Lockheed Martin – principale operatore statunitense nel settore militare, nonché azienda appaltatrice del cacciabombardiere F-35 Joint Strike Fighter – che coinvolge per la parte costruttiva Marinette Marine e Bollinger Shipyards e per la parte ingegneristica Gibbs & Cox.
Gli LCS sono unità di medie dimensioni particolarmente innovative ed adatte ad essere impiegate in diverse tipi di missioni nell’ambito della difesa da minacce di tipo asimmetrico, essendo dotate di tre tipi di moduli da combattimento per un’unica piattaforma nave (superficie, cacciamine, antisommergibile).
Queste navi hanno un dislocamento di 3.000 tonnellate, sono lunghe 115,3 metri e larghe 17,5. Hanno un ponte di volo particolarmente ampio ed un hangar in grado di ospitare due elicotteri H-60. Grazie ad un sistema di propulsione combinato diesel/turbine a gas, possono raggiungere una velocità superiore ai 40 nodi.
Il prototipo della LCS, che ha effettuato le prime prove nel lago Michigan alla fine dello scorso mese di luglio, ha suscitato l’interesse anche di altre marine militari, fra le quali anche quella di Israele con cui la Lockheed Martin ha in corso di finalizzazione un accordo per la realizzazione di un massimo di quattro unità, con valore totale di circa 2 miliardi di dollari.

[Segue]

3 thoughts on “Littoral Combat Ship

  1. La US Navy e le Small Boats,
    di Giovanni Martinelli

    http://www.paginedidifesa.it/2009/martinelli_090114.html

    (…)
    Tra i molti lavori presentati, ve ne è uno in particolare (America’s Defense Meltdown), redatto per conto del Center for defense information (Cdi)), che per la sua originalità merita più di un cenno, soprattutto nel capitolo che riguarda la possibile evoluzione della US Navy. E questo anche perché a redigerlo è una firma importante: William Lind, uno dei massimi teorici di quella ‘fourth generation warfare’ che a sua volta finisce con il rappresentare il filo conduttore di tale capitolo, oltre che dell’intero rapporto. In sintesi, ciò che si afferma è che per la Marina americana sia arrivato il momento di spostare l’attenzione dalle operazioni alturiere a quelle da effettuarsi in ambito costiero, laddove cioè i futuri conflitti tenderanno a manifestarsi con sempre maggiore frequenza.

    Sulla base di questa considerazione generale, viene tracciato un profilo di quella che dovrebbe essere la US Navy di domani, con la riconferma dell’importanza della componente subacquea (in quantità e qualità) alla quale aggiungere semmai un nucleo di battelli di dimensioni più piccole (anche a propulsione convenzionale) proprio per i contesti littoral, delle portaerei che però dovrebbero trasformarsi da ‘aircraft’ a ‘general purpose carrier’ in grado di ospitare assetti diversi (dai velivoli alle truppe) e, infine, della componente anfibia con la raccomandazione all’utilizzo di un maggiore numero di unità di derivazione commerciale nonché lo sviluppo di piattaforme più piccole per supportare meglio le operazioni sempre in ambito costiero.
    (…)

    Ma perché, al di là delle specifiche – e a dir poco estreme, forse anche troppo – tesi esposte in questo lavoro, appare comunque interessante soffermarsi sull’argomento delle unità di piccole dimensioni destinate ad operare in acque costiere? Perché in realtà esso riflette, sia pure con diverse differenze tra le varie proposte, una tendenza di fondo che negli Stati uniti è in atto da almeno 20 anni a questa parte e che peraltro si scontra con il crescente gigantismo di certe realizzazioni recenti.

    Già sul finire degli anni 80 infatti, il Vice admiral Arthur Cebrowski, considerato il padre della Network centric warfare (Ncw) e futuro direttore dell’Office of force trasformation, elaborò il concetto di una nuova categoria di unità di piccole dimensioni, chiamata Streetfighter, da affiancare alla più tradizionale componente di superficie composta da caccia e incrociatori.
    (…)

    Un concetto successivamente affinato, insieme a Stuart Johnson, in un’analisi (Alternative Fleet Architecture Design) datata 2005; vengono infatti delineate nel dettaglio le caratteristiche di due unità: la Very small surface combatant (Vsc-100) e la Small surface combatant (Ssc-1000), la prima di circa 100 tonnellate di dislocamento e la seconda di 1.000, caratterizzate entrambe da una modularità molto spinta.

    Non è certo dunque difficile scorgere nel lavoro dell’Ammiraglio americano l’origine del programma Littoral combat ship (Lcs) poi varato dalla Us Navy; ma è anche opinione diffusa che in realtà esso abbia finito con il tradire parte delle aspettative, sia per la notevole crescita dimensionale (con piattaforme ormai intorno alle 3.000 tonnellate di dislocamento) che per quella dei costi (letteralmente esplosi).
    (…)

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  2. Pingback: Un mercato che non va mai in crisi | Kelebek Blog

  3. pare proprio che (anche) il programma LCS sia destinato a un misero fallimento.
    come riporta RT…

    “…the LCS have been swamped with complications ranging from technical issues to cost overruns. Last year, the Navy said it had brought the cost for each LCS down to under $400 million, but the first two each carried a $700 million price tag.
    To make matters worse, one suffered a major leak-causing crack in its hull, while the other’s on-board technology failed to distinguish underwater mines from light hitting the waves. The LCS’ computer networks also proved to be susceptible to hackers, and a Defense Department study found that the ships are “not expected to be survivable” in combat.
    “[The LCS] is a total disaster,” Norman Polmar, a naval historian, analyst and author, told Fox News”

    http://rt.com/usa/navy-destroyer-largest-zumwalt-921/.

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