Tornado per l'”autodifesa”

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Il Generale di S.A. Vincenzo Camporini, nominato Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica dal Consiglio dei Ministri del governo Prodi il 20 Settembre 2006, per una rotazione prevista tra Aviazione, Marina ed Esercito, è attualmente Capo di Stato Maggiore della Difesa e quindi ai vertici di comando delle Forze Armate.
Il suo curriculum dice che a parte un breve periodo di frequenza ad un corso NATO, lontano negli anni, è il primo alto ufficiale italiano che non abbia certificazioni atlantiche, che non ha fatto registrare frequentazioni imbarazzanti e, elemento di per sé significativo, non è stato pataccato, almeno per ora, né dal Congresso né dalle Amministrazioni USA con la “Legion of Merit”, la più alta onorificenza offerta ai militari appartenenti alla NATO.
Camporini, quindi, ha alle spalle uno stato di servizio, almeno dal nostro punto di vista, decente.
Naturalmente esegue gli ordini che gli impartisce il Ministero della Difesa e perciò lunedì 24 novembre ha fatto partire per l’Afghanistan, delegando l’atto formale al Generale S.A. Daniele Tei, i quattro Tornado del 6° Stormo di Ghedi, come deliberato dal CdM del governo Berlusconi il 23 settembre u.s.
I Tornado sono inseriti nel dispositivo Joint Air Task Force di Herat, anche se la destinazione iniziale è l’aereoporto di Mazar-e Sharif (cinquecento km a nord est del PRT-West Rac a guida italiana) – dove sono attualmente operativi dieci Tornado tedeschi che martellano quotidianamente obiettivi “nemici” nel nord e nell’est dell’Afghanistan – in attesa del completamento dei rifugi corazzati in cemento armato per la protezione passiva su Camp Arena e Camp Vianini.
I Tornado si portano dietro, si afferma, un pod ottico-elettronico Rec-Lite, volando a quote medio-alte (tra i novemila e gli undicimila metri) per il rilevamento a terra e saranno armati solo per l’autodifesa (?!), in un teatro di guerra dove qualche nucleo di coraggiosissimi straccioni, senza coordinamento, per contrastare delle sofisticate macchine da guerra come i Tornado ha a disposizione solo delle pallottole calibro 7,62 mm che non superano il tiro utile di 300 metri.
Insomma i Tornado saranno “i nostri occhi” come titola la Repubblica, per la difesa dei Rambo di Sarissa e di ISAF-NATO nelle provincie di Bagdis, Herat e Farah, con una capacità di fuoco a terra che supera per un solo cacciabombardiere quella di tutti i combattenti pashtun dell’Afghanistan.
Questa almeno la spiegazione ufficiale uscita dal Comando Operativo Interforze (COI) di Centocelle, che programma ed organizza le “missioni di pace” dell’Italietta in Africa, Vicino Oriente ed Asia. Un micro-CENTCOM alla periferia di Roma, ad imitazione della struttura di comando del generale Petraeus a Tampa, in Florida.
Alloggiato sulle aree dell’ex aeroporto Francesco Baracca, il COI seleziona e coordina il personale militare destinato ai tanti teatri di “pace” dove poi si fa la guerra, trasformando con la propaganda mediatica gli aggrediti in “terroristi” e gli aggressori in “esportatori di pace e di democrazia”. Che l’Italia partecipi anche alle attività di “training”, “advising” e “mentoring” a favore dell’Afghan Border Police e dell’Afghan National Civil Order, rendendo operativo lo schieramento in teatro di militari dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e… della Forestale, deve continuare a rimanere una notizia confinata all’ambito strettamente riservato delle cosiddette Istituzioni e dei Palazzi del Potere.
La percezione è che tra Kabul e Roma sia al lavoro un efficientissimo apparato di censura capace di manipolare, mimetizzare e sopprimere le notizie che possano creare un impatto negativo su un’opinione pubblica nazionale schierata contro tutte le avventure belliche della sfiatatissima Italia. Più osservatori indipendenti vanno sostenendo concordemente che questa task force molto, molto riservata faccia capo all’ambasciatore Ettore Sequi, ricevuto in gran pompa al Quirinale il 12 settembre 2008 dal Capo del cosiddetto Consiglio Supremo di Difesa, onorevole Giorgio Napolitano.
Scelto da D’Alema e confermato da Frattini, Ettore Sequi è un diplomatico di carriera – rappresentante in Afghanistan anche dell’Unione Europea – che, a quanto si sussurra in giro, ha strutturato una catena di complicità locali e nazionali (oltre a piazzare Ong come CESVI ed INTERSOS a Kabul) capace di annullare il diritto di informazione e di intimidire, con l’appoggio di polizia e servizi segreti dell’ex Presidente della Unocal Hamid Karzai, sia i corrispondenti locali che qualche collaboratore occasionale di Peacereporter.
Dopo il sequestro Mastrogiacomo e la protratta carcerazione subìta dal direttore di Emergency, Rahamatullah Hanefi, amico e collaboratore di Gino Strada, dall’Afghanistan arrivano con il contagocce unicamente informazioni e notizie regolarmente manipolate.
Il resto lo fanno l’ANSA e gli organi di informazione del Bel Paese.

4 thoughts on “Tornado per l'”autodifesa”

  1. I Tornado italiani e tedeschi hanno le spezzoniere MW-1, pesanti quanto una coppia di JP-223, ma essendo in un unico blocco esse sono molto penalizzanti come aerodinamica. Hanno 112 tubi per un totale di submunizioni e mine antipista, anticarro o anti-bunker di 226-4700, a seconda dei tipi come il KB-44 anticarro o lo STABO antipista, tutti estremamente sofisticati e dotati di paracadute. Poco usati i missili AGM-65 Maverick a guida laser, oltre a quasi tutti i tipi più comuni di bombe a guida laser semiattiva (e non) NATO. Normalmente non vi è il sistema di illuminazione o apparati optronici, resisi disponibili solo dopo molto tempo dall’entrata in linea. Alcuni Tornado italiani e tutti quelli della Marineflieger dispongono dei missili MBB AS-34 Kormoran (equivalenti all’AM-39 Exocet francese). È possibile usare gli AGM-88B/C HARM , i vecchi Shrike, apparentemente non usati, e gli ALARM inglesi (solo RAF e RSAF), missili antiradar dotati di speciali caratteristiche come quella di essere talmente piccoli da essere trasportabili fino a 9 esemplari (teorici) e di usare un paracadute per scendere da alta quota e prolungare i tempi di ricerca dei radar nemici, in caso di lancio senza aggancio positivo. Appena individuato il radar, il missile sgancia il paracadute e riparte. In alternativa, si autodistrugge ad una certa quota.

    Le macchine sono generalmente utilizzabili anche per l’attacco nucleare, con armi come la WE-177 inglese o ordigni statunitensi equivalenti, lanciabili anche a bassa quota ed alta velocità.

    ? “L’autodifesa è affidata a due missili AIM-9L Sidewinder posizionati all’interno dei piloni subalari principali, mentre quelli esterni trasportano i sistemi ECM.”
    Salute.

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  2. Cento ore di volo dei Tornado italiani sui cieli dell’Afghanistan

    Il 21 gennaio sul cielo di Sheberghan, a circa 150 chilometri a ovest di Mazar-e Sharif, i Tornado italiani hanno effettuato la centesima ora di volo in Afghanistan per assicurare alle Forze ISAF (International Security Assistance Force) il supporto alle operazioni terrestri attraverso la ricognizione e la sorveglianza aerea.
    I Tornado italiani forniscono oggi più di un terzo del materiale fotografico in formato digitale indispensabile per l’attività di Intelligence, Surveillance and Reconnaissance (ISR), divenendo così il primo assetto tra quelli di “Ricognizione” per quantità e qualità di materiale fornito. Nel prossimo futuro, grazie all’aggiornamento del software del sistema di ricognizione, denominato POD Reccelite, sarà possibile trasmettere le informazioni ISR in tempo reale a terra via data link.
    Quella dei Tornado è stata la 45^ sortita dal 28 novembre scorso, data del loro arrivo in Teatro Operativo, e il traguardo delle 100 ore di volo viene tagliato in meno di un mese dal raggiungimento della Final Operational Capability ( Foc).

    Fonte: Italfor Herat

    http://www.paginedidifesa.it/2009/pdd_090202.html

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  3. L’attività dei Tornado italiani in Afghanistan

    Gli aerei Tornado italiani rischierati nella base di Mazar-e Sharif hanno superato le 200 ore di volo, 100 della quali effettuate nel solo mese di febbraio.
    “Il mese di febbraio è stato particolarmente prolifico per l’attività di volo dei Tornado che hanno volato cento ore in poco più di un mese”, ha affermato il colonnello Francesco Vestito, comandante della Joint Air Task Force (JATF) del Regional Command West (RC-W) “e questo traguardo è chiaro indice del sostenuto ritmo di attività al quale la componente Tornado è sottoposta nella missione ISAF.

    Con circa 200 obiettivi fotografici battuti su tutto il territorio afgano, la capacità Intelligence, Surveillance and Reconnaissance (ISR) del Task Group Devil si pone tra le più evolute tecnologicamente fra quelle delle Forze aeree della Coalizione. Questo significativo risultato è frutto dell’affiatamento tra la componente naviganti e quella tecnica del 6° stormo di Ghedi (Brescia), che sta esprimendo un elevato apporto in termini di efficienza tecnica di particolare valore, per la quale i vertici militari Nato in Afghanistan hanno espresso il loro apprezzamento”.

    “L’eccezionale risultato dei Tornado rappresenta le elevate performance che le Forze italiane possono esprimere nell’ambito della missione ISAF grazie soprattutto al valore e alla determinazione del nostro personale” ha commentato il generale Paolo Serra, comandante di RC-W.

    http://www.paginedidifesa.it/2009/pdd_090308.html

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